Vincere la partita interiore nel campo da tennis è l’ostacolo più arduo e il primo obiettivo per ogni tennista quando entra nella sua arena preferita. Difatti, il giocatore di tennis si concentra su di sé e sulla propria prestazione, ancor prima che sull’avversario, poiché sa che per rendere al massimo e superare la sfida dovrà vincere la partita interiore nel campo da tennis .

In accordo con quanto affermato da Tim Gallway, il massimo esperto di Inner Game, esiste una partita nascosta che ogni tennista è chiamato a giocare tra sé e sé ogni volta che scende in campo.

Naturalmente questo vale nel tennis come pure in qualsiasi altra disciplina sportiva, e le cose non cambiano quando ci si sposta dallo sport alle circostanze importanti della vita in cui siamo chiamati ad offrire il meglio di noi.

Spesso questa partita interiore è un gioco duro e serrato che esprime il livello di conflittualità presente in quel momento nel giocatore: la rappresenta e la esalta sul campo di gara, facendolo diventare un campo di battaglia, in cui l’atleta ne viene spesso fuori ferito e malconcio, e tutti gli agonisti ne sanno qualcosa a riguardo.

È la lotta tra le nostre due metà più significative: tra la coscienza e l’inconscio, tra il raziocinio e l’istinto, e soprattutto tra il nostro io pensante e quello che agisce.

La qualità di questa relazione determina l’esito della relativa prestazione.

Se e quando l’io pensante si dimostra eccessivamente critico, giudicante e prescrittivo nei confronti di quella parte di noi destinata all’azione, ecco che il nostro meccanismo operativo si inceppa, perdendo l’efficacia consueta che lo contraddistingue.

Diventa lento, insicuro, macchinoso, disfunzionale.

È un po’ come invitare un millepiedi a riconsiderare il modo in cui cammina, ormai naturale, automatico e appreso tanto tempo prima; se ora gli chiedessimo di badare bene a quale zampetta mette prima dell’altra, valutando se la scelta sia corretta o meno, consigliandolo magari di cambiare questa consolidata dinamica, l’esito sarebbe disastroso.

La stessa cosa accade all’essere umano: se pensa in modo eccessivo e con un atteggiamento critico e giudicante  a ciò che deve fare questo finisce con l’interferire con la sua stessa operatività, generando incertezze, timore e paura di sbagliare, confusione.

Abbiamo tirato troppo le briglia del cavallo che cavalchiamo con l’intento di controllarlo, ma lo abbiamo notevolmente rallentato e appesantito nelle sue abituali manovre e, appunto, imbrigliato.

Metaforicamente, il cavallo rappresenta per noi umani l’aspetto istintuale ed emotivo, ovvero parte del  prezioso carburante che alimenta la nostra macchina biologica, peraltro necessario a procedere con energia ed entusiasmo lungo la via scelta.

La scintilla che accende i processi vitali.

Senza questa scintilla abbiamo difficoltà ad accenderci e illuminarci, ad attivarci adeguatamente, ad avanzare in modo naturale, spontaneo  e disinvolto.

Nelle spiacevoli circostanze in cui questo accade sul campo da tennis, il tennista ha smarrito i propri automatismi e la naturale fluidità dei movimenti; i suoi gesti tecnici diventano più innaturali e inefficaci, meno liberi e spontanei, le scelte meno ordinate e rapide, l’atteggiamento più forzato.

In questo caso, vincere la partita interiore nel campo da tennis diventa impresa sempre più ardua.

Quando l’io pensante agisce in modo eccessivamente giudicante, prescrittivo e coercitivo nei confronti dell’io operativo si innesca un deleterio quanto rischioso scontro tra il pensare e il sentire, in cui vengono sicuramente penalizzate le nostre emozioni, soprattutto in merito alla nostra autostima e alla conseguente autoefficacia, ovvero la convinzione di essere capaci di svolgere bene una determinata azione.

Senza quella persuasione diventiamo pericolosamente inefficaci e maldestri nelle nostre azioni, di qualunque tipo, anche nelle più semplici e familiari.

Abbiamo tirato troppo la corda e questa si è del tutto contratta, rattrappita e attorcigliata; non servirà più a nulla fintanto che non riusciremo a sbrogliarla e liberarla, per poterla di nuovo riutilizzare.

VINCERE LA PARTITA INTERIORE NEL CAMPO DA TENNIS CON L’ESPERIENZA

Il tennis, per le sue caratteristiche specifiche, è uno sport in cui il gioco interiore si fa spesso estremamente duro, talvolta persino crudele.

Ve lo posso assicurare per esperienza personale, come giocatore, istruttore e mental coach.

Il tennis infatti è uno sport individuale, a parte quelle eccezioni rappresentate dal doppio e dalle competizioni a squadre. Uno sport solitario in cui il giocatore in campo non ha alcun appiglio esterno.

Persino il pugile ha il suo coach che lo incoraggia continuamente nel suo angolo, con cui può scambiare parole e gesti di conforto a fine ripresa; inoltre, colpire fisicamente il suo avversario lo aiuta a esternare la pressione psicoemotiva che si accumula con l’evolversi della sfida.

In un altro sport duro e solitario, il ciclismo, il corridore ha comunque il supporto dei suoi compagni di squadra e dell’ammiraglia, il suo team, che gli fornisce tutto ciò di cui ha bisogno in quel frangente: indicazioni, incoraggiamenti, strategie da utilizzare, integratori, cibo, acqua.

Insomma, al tennista alcune di queste poche consolazioni sono negate, quindi non gli resta che interiorizzarsi, ma in quei momenti di stress questo non fa che aumentare la portata del gioco interno, raggiungendo valori cruciali via via che la partita si dirige verso i suoi momenti più caldi.

Nel frattempo, il giocatore si chiede come può vincere la partita interiore nel campo da tennis , in modo da liberare finalmente le energie necessarie con cui smettere di combattere contro di sé per dedicarsi interamente alla sfida in corso e al proprio avversario.

Se e quando le cose non vanno per il verso giusto, il tennista inasprisce il dialogo interiore rivolgendosi soprattutto a quella parte di sé che ora agisce in modo inefficace, criticandola apertamente, e questo non fa che peggiorare la situazione.

Sono i casi in cui il tennista grida, inveisce, impreca, insulta se stesso, finché la sua autostima e l’autoefficacia finiscono sotto le scarpe da tennis, calpestate con sadica e masochistica violenza.

Come un pugile in difficoltà, il tennista si ritrova messo alle corde.

Come uscirne?

Il giocatore di tennis ha a questo punto una sola possibilità: cambiare modalità.

Cambiare la qualità dei pensieri e il modo in cui li comunica all’io che agisce.

Semplice, ma tutt’altro che facile.

Semplice, in quanto è chiaro a tutti che non abbiamo altre possibilità per vincere la partita interiore nel campo da tennis . Difficile, in quanto cambiare è sempre difficile, e cambiare atteggiamento in corso d’opera è ancora più arduo, una prerogativa di pochi.

Occorre molta capacità adattiva, flessibilità comportamentale e resilienza, un termine ormai in voga che tutti gli sportivi conoscono ma che solo pochi riescono a utilizzare come una potenzialità.

Per riportare il gioco interno su binari consoni e vincere la partita interiore nel campo da tennis , il giocatore deve fare rapidamente appello alla sua forza interiore e riconsiderare tutte le cose a cui può ora appigliarsi: il sistema di valori e di credenze, l’immagine direttiva che lo guida, i sentimenti e le emozioni positive, i pensieri incoraggianti e l’energia con cui solitamente si attiva l’io interiore che agisce.

Il tennista può farlo direttamente, se ne ha abilità e competenze, oppure utilizzare delle tecniche adatte allo scopo che lo aiutino a raggiungere questi obiettivi.

In entrambi i casi è opportuno farsi affiancare da un coach professionista che abbia elevata competenza in materia di preparazione mentale e Training Integrato.

Se desideri approfondire in modo pratico come vincere la partita interiore nel campo da tennis , leggi il prossimo articolo 2 Soluzioni per Vincere la Partita Interiore nel Tennis.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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