Hai mai pensato che è possibile utilizzare il cambio di campo nel tennis per ottenere il massimo?

Sono soltanto 90 secondi, eppure possono fare un’enorme differenza nel nostro gioco.

Nel tuo!

I professionisti questo lo sanno, anche se non significa che sappiano sempre applicarsi al meglio, e lo vediamo spesso anche nei match in tv.

Dopotutto questo argomento fa sicuramente riferimento al piano mentale, e non tutti hanno in questo aspetto della Forza Interiore la loro massima espressione.

Probabilmente perché molti tennisti non allenano abbastanza questo aspetto e nel modo corretto, oltre naturalmente al fatto che magari non è parte della loro predisposizione naturale.

Ma tutto si migliora con un buon allenamento, questo è certo, soprattutto quando si utilizzano le migliori tecniche e l’atteggiamento più idoneo per assimilarle: apertura, curiosità, resilienza, attenzione, disciplina, determinazione, entusiasmo e un pizzico di giocosità e divertimento.

Essere un professionista significa proprio questo: ricercare sempre, in ogni circostanza operativa, l’atteggiamento più appropriato per incarnare al meglio le proprie attitudini, a partire da quelle mentali che, sotto forma di credenze, convinzioni, pensieri e dogmi, ci governano e guidano, spesso inconsapevolmente.

Il segreto sta dunque nel rendere l’inconsapevolezza più consapevole, l’inconscio più cosciente, la confusione meno caotica, il complicato più semplice, in modo da trasformare il circolo vizioso di pensieri-abitudini-azioni in un circuito virtuoso che si avvicini all’espressione del nostro massimo potenziale.

Non importa quale sia il tuo attuale livello di gioco; se in ogni caso desideri migliorarti dovrai comportarti da vero professionista e prestare attenzione e cura ad ogni particolare, come per esempio quello di utilizzare ogni piccola pausa tra un punto e l’altro e soprattutto il cambio di campo nel tennis per tirare fuori il meglio di te con l’intento di esprimere il tuo miglior tennis.

Soltanto incontrando la miglior versione di te stesso potrai anche realizzare ottime performance.

È un cammino che coinvolge l’essere e il giocatore a 360°, fino a realizzare una perfetta integrità.

UTILIZZARE IL CAMBIO DI CAMPO NEL TENNIS PER ESPRIMERE LA FORZA INTERIORE

Come detto, per utilizzare il cambio di campo nel tennis come un’opportunità a proprio vantaggio, uno spazio e un tempo in cui ritrovarsi del tutto a contatto con la propria integrità, occorre innanzitutto predisporsi con l’atteggiamento migliore  affinché ciò accada.

Parallelamente sarà necessario conoscere perfettamente le tecniche, in modo da saperle replicare nel breve tempo disponibile.

L’insieme di una buona attitudine e di valide tecniche mentali renderà più semplice il nostro intento di utilizzare il cambio di campo nel tennis per resettarci continuamente e rilanciare la sfida con rinnovate energie motivazioni.

L’idea è che in quei 90 secondi di tempo concessi ai giocatori per il cambio di campo si possa recuperare l’insieme delle risorse disponibili, a livello energetico, fisico, emozionale, mentale e spirituale.

Queste in effetti sono le componenti della Forza Interiore.

Per ritornare prontamente alla sfida ogni volta che si rientra dal cambio di campo avremo la concreta necessità di avvalerci di tutto ciò che ci caratterizza e che qui e ora mettiamo al nostro completo servizio. Avremo infatti bisogno, durante la prosecuzione del match,  di una grande quantità di energia per sostenerci, del supporto pieno del corpo fisico per manifestare al meglio la tecnica appresa anche quando l’impegno diventa estremamente duro e si protrae a lungo, dell’equilibrio delle nostre emozioni che fungeranno anche da carburante e da spinta motivazionale, oltre che da bilancia emotiva, di una mente lucida con pensieri chiari, mirati e ordinati, libera da interferenze, in modo che possa individuare di continuo la strategia migliore da realizzare ed essere una guida sicura fino alla fine del match, e anche oltre.

Infine, dovremo ricordarci sempre, soprattutto durante le difficoltà, della ragione di fondo per cui siamo in campo, desiderosi di esprimere integralmente i nostri valori e la nostra essenza, in modo unico e irripetibile, nella forma di abilità, talento, attitudine e potenzialità che ci permettono di crescere ed evolvere ogni volta che incontriamo e ci confrontiamo con noi stessi e con gli altri.

Un incontro, appunto, non uno scontro.

Questo rappresenta il vero spirito del gioco, la sua essenza, che abbiamo l’occasione di far nostri in modo che diventino una bussola sicura per il cammino intrapreso.

UTILIZZARE IL CAMBIO DI CAMPO NEL TENNIS IMPARANDO DAI TOP PLAYER

Finale di Wimbledon del 1970: si affrontano il leggendario tennista australiano Ken Rosewall,  che può già vantare di una splendida carriera, e il più giovane e talentuoso connazionale John Newcombe, che ha circa 10 anni in meno del rivale.

Diversi in stile e temperamento, i due si affrontano a viso aperto, ma il più giovane sembra a tratti patire il carisma, l’organizzazione, la calma e il meraviglioso rovescio del grande Ken, dimostrandosi peraltro nella prima parte dell’incontro incapace di calmare la mente attaccata dalle interferenze negative, di cui ho parlato spesso in altri articoli a proposito della partita interiore, quella che ciascun giocatore gioca interiormente anziché contro l’ avversario.

Newcombe ha una sola possibilità prima di soccombere nel quinto set, dato che le sensazioni non sono delle migliori dopo aver appena perso il quarto: individuare  nella prima pausa all’inizio del set decisivo un’ulteriore pillola di motivazione, da rinforzare quanto più possibile attraverso la  persuasione verbale.

La sua cavalcata finale incomincia da questo fondamentale dialogo interiore al cambio di campo:

Vuoi veramente vincere? Sì, voglio assolutamente vincere! Okay, allora devi sbarazzarti di ogni energia negativa ed entrare in campo vedendo solo una palla da tennis e un giocatore all’altra estremità del campo. Tutto il resto – l’arbitro, i guardialinee, i raccattapalle, la folla, gli amici, la famiglia e il fatto che sia una finale di Wimbledon – deve essere irrilevante”.

È chiaro qui il riferimento alle tecniche basate sul focus e sul dialogo interiore costruttivo.

Newcombe racconterà successivamente come riuscì a utilizzare il cambio di campo al meglio per entrare nel suo corpo e nella mente e spazzare via tutte le sensazioni negative e i demoni interiori, aprendosi un varco verso il flow.

“Ricordo chiaramente un punto sul 15 a 30 del mio primo game di servizio. Feci un fallo alla prima di servizio e Ken entrò nel campo cercando di farmi pressione per il secondo servizio. Senza pensarci veramente su, con calma, servii un ace sulla riga centrale.

Da quel momento in poi l’incontro fu mio, perché sentivo di sapere cosa avrebbe fatto Ken ancor prima che egli colpisse la palla, e vinsi il set 6 a 1”.

E anche la finale di Wimbledon del 1970.

Cinque anni dopo, nello stesso campo centrale si affrontano in finale Arthur Ashe e Jimmy Connors, quest’ultimo dato come nettamente favorito.

Eppure, per Jimbo, sembra tutto enormemente difficile, tant’è che ha perso i primi due set facilmente, in brevissimo tempo,  per 6/1 6/1.

Ashe sembra aver ben studiato a casa la lezione,  il modo per battere Connors, e in campo sta applicando perfettamente la strategia concordata basata sulla perfetta conoscenza dell’avversario: attacchi in controtempo e improvvisi, smorzate, palle senza peso sul diritto di Jimbo, passanti lenti e bassi, ritmo discontinuo senza punti di riferimento, con improvvise accelerazioni, cambi di ritmo e angolazioni.

Inoltre, quello che scava ulteriormente la differenza tra loro è il cambio di campo: Ashe se ne sta immobile, intento a respirare con gli occhi chiusi, impegnato a recuperare e a visualizzare la sua tattica, Connors appare nervosissimo come una belva rinchiusa in una gabbia.

Ashe ritorna in campo sereno e con la mente lucida, e si dimostra ordinato, fluido, energico, efficace.

Connors è pieno di energia, fin troppa, che non sa minimamente come utilizzare.

Il giocatore afro-americano sembra conoscere perfettamente le tecniche di meditazione e di rilassamento, che lo predispongono perfettamente al flow, e pur con mezzi tecnici inferiori a Connors, soprattutto da fondo campo, riesce a dominarlo nei primi due set.

Nel terzo set, tuttavia, la partita si fa più equilibrata e se l’aggiudica Connors in volata,  per 7/5; sembra che l’inerzia sia ora dalla sua, ma Ashe nel quarto intensifica il suo livello di attenzione e di concentrazione e ottiene ancora il massimo dai suoi cambi di campo, in cui raccoglie energia, concentrazione e nuove idee.

Alla fine la spunta per 6/4.

Sarà il primo tennista di colore a vincere Wimbledon e si dovrà aspettare un bel po’, circa un quarto di secolo, prima della cavalcata vincente delle sorelle Williams, maestre anche loro nell’arte di utilizzare il cambio di campo nel tennis per ottenere il meglio.

Serena, la più giovane e titolata delle due, è solita per esempio affidarsi molto alla respirazione durante i cambi di campo; inoltre  la si vede talvolta sbirciare nella sua borsa degli attrezzi alla ricerca di promemoria scritti da rileggere, che utilizza in termini di parole chiave e persuasione verbale.

Essi agiscono come un mantra di rinforzo e ancoraggio a cui i tennisti si appigliano mentalmente in campo, servendosi di poche ma efficaci e appropriate chiavi concettuali da riportare nella loro tecnica e strategia, nella mente e nel fisico, in modo da richiamare sempre i 4 pilastri del successo e la loro applicazione concreta.

Anche l’ex numero uno scozzese, Andy Murray, si serve spesso al cambio di campo del conforto del proprio promemoria scritto e altrettanto fa un’altra giovane tennista in ascesa, Daria Gavrilova, russa naturalizzata australiana, destinata a scalare rapidamente le classifiche WTA, per entrare nella top 10.

A differenza degli altri colleghi al maschile e al femminile, la Gavrilova non ha alcuna remora a mostrare apertamente, senza nascondersi, la scelta di affidarsi ad un semplice ma prezioso pezzo di carta con cui utilizzare il cambio di campo nel tennis come una guida per rientrare efficacemente in campo.

Un manuale in pillole per rendere al massimo e sbaragliare la concorrenza, incominciando ad utilizzare il cambio di campo nel tennis per predisporsi alla prestazione vincente.

Chissà,magari potrebbe diventare una nuova freccia, affilata e precisa, per il tuo arco da competizione.

Provare, non costa niente.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


Se hai domande contattami senza esitare scrivendo direttamente nei commenti qui sotto e, se ti va, condividi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *