Che si tratti di self coaching o di coaching nel tennis , non puoi comunque farne a meno per raggiungere le ambite mete prestabilite.

Sì perché il coaching è un metodo prezioso quanto utile ed efficace che, quando sapientemente utilizzato, ti consentirà di trasformare i tuoi sogni in obiettivi specifici da cogliere e i pensieri in azioni adeguate, in modo da ottimizzare le tue risorse in ogni circostanza.

Certo, non è sempre cosa semplice e molto dipenderà dalla bravura del coach professionista che ci accompagna nel percorso scelto e anche dalla nostra capacità di rispettare le consegne prestabilite, ma la possibilità di avere un metodo, semplice ma efficace, di riferimento è già una bella opportunità, che non deve andare sprecata.

Un’opportunità che ne accompagna un’altra, affiancandola, quella auspicata dallo psicologo Abraham Maslow a proposito dell’autorealizzazione, che a suo modo di vedere è:

“L’esigenza di ogni individuo di diventare ciò che si è capaci di diventare e di attuare le proprie migliori potenzialità”.

Ecco, nel coaching, l’idea di realizzarsi applicando al meglio le proprie potenzialità, in modo particolare i 24 tratti caratteriali che esplora approfonditamente Martin Seligman, è un requisito essenziale del metodo, incoraggiato continuamente dal coach che monitora e presidia il processo ad ogni passo.

Anche da questa semplice premessa si può subito comprendere quale enorme importanza rivesta il coaching nel tennis .

Nel tennis come pure nella vita.

Ancor prima che di tennis coaching, è utile e, a mio parere, e anche necessario, parlare di coaching più in generale e di preparazione mentale.

Un bravo tennis coach non può dunque prescindere da queste competenze, che deve peraltro riuscire a trasmettere ai propri assistiti, almeno secondo una corretta visione sistemica del tennis e della vita, se desidera supportare al meglio il proprio atleta.

Una riflessione a questo proposito diventa significativa e ci viene concretamente offerta dall’osservazione del tennis femminile a livello internazionale, in cui è possibile richiedere l’intervento del coach durante i cambi di campo.

O anche, semplicemente, nelle gare di tennis a squadre.

Ebbene, quando abbiamo modo di ascoltare i diversi coach di tennis in azione, constatiamo che non si focalizzano soltanto sull’aspetto tecnico, ma negli interventi con le proprie giocatrici e giocatori includono una grande varietà di fattori che sono patrimonio generale del coaching: la comunicazione, intesa in senso verbale, para verbale e non verbale, l’accento posto sulla motivazione, sull’atteggiamento, sulla responsabilità, sulle scelte, l’attenzione al piano mentale e a quello strategico, il continuo focus sugli obiettivi di prestazione e sui relativi piani d’azione …

Insomma, emergono tutti gli aspetti del coaching in senso generale e anche specifico, oltre a suggerimenti squisitamente tennistici, a livello tecnico, tattico e fisico.

IL COACHING: SIGNIFICATI E OBIETTIVI

A detta del grande coach Sir John Whitmore, uno dei padri fondatori del metodo purtroppo recentemente scomparso, il  coaching è:

“Accompagnare la persona verso il massimo rendimento attraverso un processo autonomo di apprendimento”.

Il coaching ti accompagna verso la presa di coscienza dei tuoi personali obiettivi e di come poterli realizzare, e in qualsiasi campo della vita, anche in quello da tennis, si parte sempre dagli obiettivi e dai corrispettivi piani d’azione.

È dunque un cammino consapevole, responsabile e autonomo verso la realizzazione del tuo potenziale, il quale ti consentirà di ottenere un maggiore appagamento e benessere personale, rendendoti felice.

Questo rende il coaching molto più di un insieme di tecniche, come accade in altre discipline.

E non è solo un metodo, concreto e pragmatico, bensì una preziosa bussola che ti indica sempre la direzione, ovunque ti trovi in quel particolare frangente di vita, e come fare per raggiungere i tuoi obiettivi sfidanti, rendendoli sempre più realistici e raggiungibili.

Eppure, stai sempre attento durante la tua sfida, proprio come il tennis insegna, poiché come dice il coach Timothy Gallwey:

“L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”.

Potresti essere dunque tu, nel percorso che hai scelto, l’ostacolo più arduo da superare e l’avversario più temibile, senza magari neanche rendertene conto.

Questo nemico interiore deve allora assolutamente diventare un alleato, se non vuoi soccombere lungo il cammino, precludendoti così la possibilità non solo di raggiungere i tuoi obiettivi ma anche quella di essere felice.

Infatti, ilcoaching è un percorso adatto a tutti, concreto e orientato al fare per essere… felice.

Ritornando invece agli obiettivi generali del coaching, ancor prima di quelli tennistici, il metodo ti accompagna nel processo di trasformazione dei tuoi:

  • DESIDERI IN OBIETTIVI
  • PENSIERI IN AZIONI
  • OSTACOLI IN OPPORTUNITÀ
  • POTENZIALITÀ IN RISORSE DISPONIBILI
  • PROGETTI IN REALIZZAZIONI

Non dimentichiamo, infatti, che per diventare un bravo tennista dovrai anche parallelamente costruire il tuo essere interiore. Quanto più consistenza prenderanno l’essere umano e il giocatore in te, quanto più bravo potrai essere come tennista. Un aspetto nutrirà gli altri, in una triade indissociabile: individuo, giocatore e tennista.

IL COACH E L’ESSENZA DEL METODO

In quest’ottica, il coach è dunque, soprattutto, un facilitatore di processi, un allenatore di potenzialità, un professionista esperto nella relazione e nella comunicazione.

Il Coach diventa nel nostro processo interiore il migliore alleato possibile e, in accordo con la grande tradizione della maieutica, un abile ostetrico che ci aiuta a partorire noi stessi nel rispetto della nostra unicità e individualità.

Dopotutto, come ha scritto Erich Fromm:

“Il principale compito dell’essere umano è dare alla luce se stesso.”

Nel suo processo di accompagnamento, il coach si avvale di domande potenzianti, esplorative, aperte, e talvolta specifiche e mirate, e di un metodo di sviluppo, semplice ed efficace, una mappa cognitiva essenziale attraverso cui contribuisce, coopera e talvolta guida l’individuo nello sviluppo di tutto il suo potenziale innato, trasformandolo in concrete e reali potenzialità vissute.

La relazione facilitante tra il coach e il proprio assistito ha come scopo principale l’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità specifiche per il conseguimento di obiettivi sfidanti e di un cambiamento per il miglioramento della qualità della vita.

Il fine ultimo è quello di accompagnare gradualmente il processo verso il conseguimento di una maggiore felicità e benessere della persona grazie all’attuazione di un piano d’azione mirato. Una strategia dell’essere basata sul fare.

In sintesi, è possibile definire il coaching come un metodo processuale e relazionale basato sull’unicità della persona, che ha come obiettivo la sua autonomia, la crescita e il cambiamento, allo scopo di esprimere interamente il suo potenziale per essere felice.

Anche il potenziale tennistico, visto che è da questo obiettivo che siamo partiti in questo articolo.

Ma più in generale, in questo senso, il tennis rappresenterebbe un mezzo, non un fine.

Un mezzo per essere felici grazie all’utilizzo ottimale di ciò che ci rende realizzati: le nostre potenzialità.

IL COACHING NEL TENNIS

Tutti vorremmo diventare dei campioni o comunque degli atleti abili e come tali riconosciuti nel nostro sport.

Probabilmente anche tu che stai leggendo.

Ma stai facendo le cose giuste per raggiungere questo ideale?

Tra il dire e il fare, è noto, c’è di mezzo il mare. Ebbene, quel mare diventa un vero e proprio oceano se ci includiamo anche il pensare. Nello spazio temporale che intercorre tra il pensare ad una cosa e poi realizzarla spesso ci perdiamo, o letteralmente anneghiamo. Troppi passaggi e alla fine smarriamo interi pezzi per strada, rendendo vani i nostri sforzi. Ciò che più brucia, alla fine, guardandoci indietro, è l’aver impiegato una grande quantità di energia senza coglierne i frutti, essendo rimasti con il fatidico pugno di mosche in mano.

E tutto questo a causa della mancanza di un vero metodo.

Ecco perché abbiamo bisogno del coaching e di un bravo coach che sappia incarnare adeguatamente  l’essenza del metodo.

Un coach professionista, ancor prima che un tennis coach.

Adesso, entriamo più nello specifico per constatare l’utilità del coaching nel tennis , pensando ancora una volta in termini di obiettivi.

Questi sono, a mio parere, gli aspetti più utili e importanti su cui un coach esperto può focalizzarsi ancor prima di entrare nello specifico del tennis:

  • Limitare le interferenze interne ed esterne
  • Superare le credenze limitanti
  • Incrementare l’autostima
  • Ottimizzare la performance
  • Diventare più autoefficace

 Lo sport in generale, e il tennis nello specifico, è la coltivazione dell’eccellenza, l’espressione delle proprie potenzialità e dei talenti, l’ottimizzazione delle risorse al fine di ottenere la migliore performance possibile.

Nella vita come nel tennis, si tratta di manifestare questa eccellenza mettendosi in gioco di continuo. Quando siamo sollecitati e messi alle strette, chiamati a dimostrare tutto il nostro valore, non sempre è facile in quanto i numerosi ostacoli, interni ed esterni, sono sempre lì, dinanzi a noi, imponenti, desiderosi di metterci alla prova.

Qui interviene il coach.

Servendosi del goal setting,  di domande potenzianti, delle potenzialità specifiche del tennista e di altre tecniche specifiche, il coach accompagna l’atleta nell’individuazione e nella costruzione di specifici e realistici obiettivi sfidanti e nella progettazione dei relativi piani d’azione, che nella circostanza sono anche allenamenti ben congeniati, a breve, medio e lungo termine.

Intanto il coach presidia continuamente la relazione con l’atleta, in modo che questi non smarrisca mai la propria bussola interiore né la rotta esterna da seguire, aiutandolo peraltro in questo tragitto ad auto-sostenersi individuando le adeguate motivazioni interiori.

Parallelamente, il coach esperto tiene d’occhio le interferenze interne del tennista, che se possibile sono persino più numerose, pericolose e intralcianti rispetto a quelle esterne. Ci si riferisce per esempio alle proprie paure e a i dubbi, e anche all’ansia da prestazione che nasconde il timore del fallimento.

Un bravo coach ti prepara allora ad affrontare i tuoi fantasmi interiori, che sono i veri avversari dell’atleta, quelli più temibili.

Per quanto riguarda le credenze limitanti, che sono delle barriere invisibili temporaneamente insormontabili, il coach esperto ti accompagna nel necessario processo di presa di coscienza e destrutturazione delle false credenze e dei limiti mentali, per superarli di slancio.

Parallelamente si lavora per accrescere l’autostima dell’atleta, considerando gli elementi affettivi, cognitivi e valutativi che ne rappresentano l’essenza; dall’autostima conseguirà infatti l’autoefficacia, cioè la necessaria convinzione da parte dell’atleta di riuscire a compiere al meglio l’impresa che ha di fronte. Senza quella persuasione e convinzione interiore sarà impossibile raggiungere i risultati desiderati.

Come si dovrà agire

Cercando di ottimizzare la prestazione, utilizzando cioè proficuamente tutte le proprie risorse e potenzialità.

Questa è proprio l’essenza del coaching: allenare le potenzialità ottimizzando le risorse.

Tanto a lungo temine, che a breve, per esempio nello spazio circoscritto di un singolo match di tennis, in cui occorre capire come dare il massimo e come riuscire a esprimerlo.

In questo senso specifico è particolarmente evidente l’apporto e l’utilità generale, e specifica, del coaching nel tennis .

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


Continua a seguirmi con la lettura della seconda parte per scoprire come vincere con l’aiuto del coaching nel tennis .

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