Coltiva la mente e fatti trovare pronto.

Il tennis è costituito da mente, fisico e tecnica, proprio in quest’ordine, pertanto l’allenamento mentale non può essere trascurato.

Questo è ciò che ci dicono i grandi top players del presente e del passato e gli addetti ai lavori più accreditati; se lo dicono loro, c’è senz’altro da fidarsi.

Per giocare il nostro miglior tennis e vincere le partite più insidiose e combattute non possiamo fare a meno di tutte le nostre risorse e potenzialità, le quali si mettono a frutto grazie a disciplina e allenamento mentale.

La mente è il nostro faro, il nocchiero che ci guida, l’alleato che ci accompagna e ci sostiene, l’amico su cui fare sempre affidamento.

E proprio come un buon amico, che dobbiamo imparare ad ascoltare e di cui prenderci amorevolmente cura, anche alla nostra mente dobbiamo volere bene e concedere spesso udienza, per ascoltare cos’ha da dirci e camminare insieme a lei, al suo fianco, ponendoci sotto la sua ala protettrice quando occorre.

Invece, camminiamo perlopiù da soli, slegati da noi stessi, distanti dal nostro centro, senza un vero collante e, ancor peggio, senza una guida.

Nel tennis questo è un errore palese, sotto gli occhi di tutti, e quando accade è devastante quanto imbarazzante; in questi momenti diventa chiaro a tutti, soprattutto al nostro avversario, che siamo alla frutta, e questo gli offre un’iniezione di fiducia e  di energia, tanto da sospingerlo fin sotto il traguardo.

Sono i frangenti di gioco in cui iniziamo a parlare a voce alta con noi stessi, ma non per dialogare costruttivamente e cercare delle soluzioni, quanto per insultarci, criticarci e maledirci, inveendo oltremodo contro questo e quello.

Il pubblico e l’avversario, intanto, se la ridono.

Siamo confusi, disorientati, sperduti e ci sentiamo soli e abbandonati.

Smarriti, distanti chilometri e chilometri da casa nostra, dal nostro vero centro, e abbandonati dai nostri mentori e dalla nostra guida mentale.

In questi momenti c’è ben poco da fare: spesso il danno è irreparabile e abbiamo imboccato la via del non ritorno, non perché sia proprio così, ma perché crediamo lo sia, e di solito diamo ragione alla nostra mente, è lei che comanda, anche quando ci “mente”.

Se prima non si è lavorato abbastanza con l’allenamento mentale, non c’è modo di poterne cogliere i frutti. In campo non c’è spazio per l’improvvisazione, non per queste cose, se non pagando il conto a caro prezzo, sulla propria pelle.

Questi sono i classici momenti della verità, della fatidica resa dei conti, quelli in cui si capisce davvero chi siamo, senza maschere; qui si vede cosa facciamo e come reagiamo quando siamo messi alle strette: siamo alle corde, davvero malconci, relegati in un angolo senza un’apparente via di fuga, con il nostro avversario che ci alita addosso, con fare minaccioso.

 

Come si fa a non sentirci disorientati, impauriti e abbandonati?

Siamo umani, noo???

In questi drammatici momenti, tutti i traumi, gli shock, le paure e i fantasmi del passato, consci ed inconsci,  riemergono all’improvviso come tanti demoni impazziti evocati dal tam tam ossessivo di un tamburo malefico, che solo noi udiamo e che ci fa accapponare la pelle.

Un suono malevolo che incrementa ulteriormente la nostra angoscia, l’ansia, la frustrazione, il senso di impotenza, di vergogna  e di paura che esprimiamo dinanzi al baratro non tanto della sconfitta, ma dell’umiliazione, in cui anche la perdita dell’identità tennistica tanto faticosamente costruita, e non solo, è in gioco oltre al risultato.

È il momento in cui gettare la spugna è la cosa più semplice, quella più facile da fare.

L’ALLENAMENTO MENTALE

La crescente tensione richiede un’immediata soluzione; la nostra personale pentola a pressione interiore ha bisogno di sfiatare per non esplodere, il che si traduce in campo con il ben noto comportamento, inconscio, ereditato dai nostri comuni antenati, di attacco, fuga o congelamento: i meccanismi automatici del nostro cervello rettile.

Questo per il tennista significa: resto a combattere (attacco), me ne scappo nello spogliatoio, rintanandomi sotto la doccia (fuga), oppure resto nel match fino alla fine, ma anestetizzato a tal punto da perdere rapidamente nel modo più indolore possibile (congelamento).

La cosa migliore che posso augurarmi in tali frangenti è di essere rimasto lì a combattere, ma anche se così fosse probabilmente non sarei stato abbastanza lucido per portare il match dalla mia parte; un po’ come quei pugili che ne hanno già prese tante, ma non abbastanza, e ora menano fendenti di qua e di là, scoprendosi del tutto dinanzi ai nuovi assalti dell’avversario.

Insomma, non ne veniamo più fuori e continuiamo a prenderle.

Non capiamo, in verità, che non stiamo davvero lottando con il nostro avversario, ma contro i nostri fantasmi interiori, i nostri demoni impazziti che si dimenano irrazionalmente nel nostro caos interiore.

Ciò che maggiormente emerge dinanzi a questi impietosi fotogrammi è la nuda verità, non certo facile da accettare: non eravamo pronti né preparati a questo genere di confronto, non dal punto di vista mentale.

L’allenamento mentale, proprio come quello fisico e tecnico, non si improvvisa, è frutto di disciplina e impegno.

Pensa infatti a quanto tempo c’è voluto per diventare il tennista che sei, con quelle particolari caratteristiche. Riesci per esempio a quantificare quante ore di allenamento e pratica ci sono volute per costruire il tuo diritto, il servizio, la smorzata e tutto il resto?

E dal punto di vista fisico e atletico, quanti anni ci sono voluti per ottenere quelle abilità specifiche?

Ebbene, anche le abilità mentali in campo si acquisiscono gradualmente, sulla base di intenzioni e allenamenti  ben specifici.

È necessario un metodo.

Per apprenderlo è indispensabile affidarsi ad un coach professionista, meglio ancora uno che possegga una conoscenza specifica degli aspetti trattati, del tennis nel nostro caso, di cui io mi occupo da tutta una vita con conoscenza, esperienza e professionalità, che ora metto a disposizione nel mio blog.

Se quelli poc’anzi descritti sono i demoni del tennis, disporre di un buon coach è come avere un angelo al tuo fianco, il quale conosce perfettamente gli antidoti per neutralizzare i possibili veleni che, inevitabilmente, incontrerai sui campi da tennis e della vita. Quegli antidoti che il tuo corpo è naturalmente in grado di produrre, ma che soltanto un esperto qualificato del settore può aiutarti a tirare fuori in tempo rapido e in modo indolore, ovvero prima che te le abbiano suonate di santa ragione.

Ecco la ragione per cui affidarti alla guida di chi la strada l’ha già percorsa e ora può accompagnarti abilmente nel cammino attraverso l’allenamento mentale adatto alla tua tipologia di gioco e di personalità.

Parola di Coach    gianfranco santiglia parola di coach

In collaborazione con Fare Tennis.


Se hai domande, curiosità o altro contattami senza esitare scrivendo direttamente nei commenti qui sotto e, se ti va, condividi l’articolo. Grazie!

 

 

2 commenti. Nuovo commento

Il tennis è tutta la mia vita e mi sono ritrovato perfettamente in ciò che dici in questo post. Proverò il tuo allenamento… anzi ho deciso che ti contatto!

Gianfranco Santiglia
17 Febbraio 2017 12:52

Bene, Alfredo. Attendo una tua chiamata.
nel frattempo non rimandare.
Applicati in ogni possibile occasione, anche fuori del campo.

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