Come riconoscere il Bambino, il Guerriero e il Maestro

Semplificando enormemente per facilitare la comprensione di questo complesso argomento, in odor di estrema sintesi, possiamo grossomodo individuare tre tappe evolutive fondamentali nel nostro cammino di vita, le quali designano il livello della coscienza umana e il passaggio verso una maggiore consapevolezza e forza interiore.

Queste tre fasi sono rappresentate da altrettanti archetipi: il bambino, il guerriero, il maestro.

Gli archetipi sono dei modelli tipici, delle idee universali che prendono forma da valori, credenze e pensieri collettivi che si trasmettono geneticamente a tutta la specie umana, come una sorta di eredità imprescindibile.

Ciascuna di queste tappe evolutive, che rappresentano degli stadi della coscienza umana con cui siamo identificati, è ulteriormente suddividibile in almeno due fasi, in modo tale da poter indicare sei diversi livelli di coscienza e di relativa consapevolezza con cui l’essere umano si trova ad interagire.

Ogni fase della vita è dunque organizzata secondo un diverso utilizzo della coscienza, della forza e del potere ad essa associati. Se una fase è adeguatamente superata si procede verso la fase successiva integrando e metabolizzando in modo appropriato la precedente.

In caso contrario si rimane ancorati ad una fase, rallentando notevolmente il processo di sviluppo.

IL BAMBINO

Questo gioco di ruoli e di maschere che dà avvio al processo di risveglio e di evoluzione della coscienza incomincia dal BAMBINO: un archetipo complesso e poliedrico che racchiude in sé elementi estremamente eterogenei, persino contrapposti, come la dipendenza, il capriccio, la curiosità, l’intraprendenza, la passività, la paura, il coraggio, l’istintualità incontrollata, la furbizia, l’ingenuità e la malizia.

Di tanto in tanto questo archetipo tende a rientrare nella nostra vita, ripresentandosi all’improvviso, inducendoci a vivere situazioni e relazioni in modo poco serio, giocoso e talvolta anche irresponsabile.

Il complesso di Peter Pan ne rappresenta un esempio portato all’eccesso.

Il bambino passa attraverso una prima fase di dipendenza, per poi diventare via via più autonomo e intraprendente.

Per mezzo dell’archetipo del bambino, soprattutto ad un primo livello, un individuo è solito costruire delle relazioni di dipendenza, pertanto questa prima fase è proprio detta del bambino dipendente, spesso associata anche al ruolo della vittima, che potrebbe rappresentarne l’aspetto in ombra.

Il bambino come archetipo, indipendentemente dall’età in cui affiora nella nostra vita, richiama subito a sé l’idea e l’immagine dell’infanzia e dell’innocenza, un periodo della vita in cui si è continuamente alla ricerca di un senso di protezione e di sicurezza che provenga dall’esterno. Una necessità che alimenta la dipendenza nei confronti di figure esterne, come i genitori, i mentori, gli insegnanti, compagni di vita.

A questo archetipo e fase viene spesso affiancata la condizione dell’orfano, che evoca lo stato doloroso di abbandono e la relativa ferita interiore, una delle cinque principali che martoriano l’animo umano sin dalla nascita: il rifiuto, il tradimento, la vergogna, l’ingiustizia e, appunto, l’abbandono.

Il bambino intraprendente rappresenta un superamento della prima fase di dipendenza del bambino ed una delle tappe evolutive più importanti nel processo di risveglio e sviluppo della coscienza.

È una fase della crescita del bambino caratterizzata da stupore, sorpresa, curiosità, gusto dell’avventura, esigenza di spazio, esplorazione, libertà e autonomia, fase che se non sempre coincide con la responsabilità, propria invece della fase successiva, quella del guerriero.

Possiamo associare a quest’ultima fase del bambino anche gli archetipi del viandante e del cercatore, che ribadiscono l’urgenza dell’irrequietezza da parte del nostro bambino interiore, inteso come archetipo, di mettersi in movimento per conoscere il mondo e, di riflesso, se stesso.

Il bambino, in verità sta diventando adolescente, e in funzione di questo status, vinto dall’irrequietezza, è alla ricerca di nuove frontiere e territori più ampi da esplorare e conquistare.

È un errare che non conosce errore, solo esperienze intese in senso ampio.

La condizione nomade di un eterno girovagare tipica del viandante descrive questo stadio archetipico dell’umanità con i suoi relativi limiti, con i quali la coscienza non desidera confrontarsi.

Una fase che viene parzialmente superata dalla figura del ri-cercatore, che è mosso da un obiettivo specifico e da un ideale superiore e che rende il proprio errare un metodo analitico di esplorazione.

IL GUERRIERO

L’archetipo del GUERRIERO che rappresenta lo stadio evolutivo successivo sgombra il campo dai precedenti sogni ammantati di altrettante illusioni: rappresentando il guerriero il principio solare, illumina le ombre illusorie sgombrando il campo, conferendo loro forma e significati reali e concreti.

Difatti, l’archetipo del guerriero costituisce l’età della presa di coscienza rispetto alla propria responsabilità nei confronti della vita, degli altri e di se stesso.

La condizione e l’incarnazione dell’archetipo del guerriero è essenziale per destare l’essere dal sonno della coscienza, risvegliandolo interamente alla vita.

Una condizione espressa dalla forza di volontà e dal desiderio di conquista dei traguardi prefissati.

Gli archetipi spesso associati al guerriero sono il trionfatore e anche l’eroe.

L’ombra alla quale sfuggire ci parla della brutalità del guerriero: questo il suo lato oscuro da tenere sempre sotto controllo, insieme alla sua necessità di primeggiare, comandare, imporsi e vincere ad ogni costo.

Talora, quando smarrisce la propria bussola interiore, il campo di incontro viene scambiato per quello di scontro, soprattutto dal guerriero ribelle.

Il guerriero ribelle è, essenzialmente, un combattente e un distruttore, privo di spirito di adattamento e di capacità diplomatiche e di mediazione. Questa è la sua debolezza e insieme la sua forza: i compromessi e gli accordi non gli interessano.

Essenzialmente lotta e combatte contro il sistema e il potere costituito, in tutte le sue forme.

La sua principale esigenza è di azzerare, annullare, distruggere tutti quegli ostacoli che percepisce dentro e fuori di sé, anche se solitamente è più attento a ciò che avviene al di fuori di sé; perviene infine alla comprensione interna solo dopo aver interagito con l’esterno.

È vero che, talvolta, prima di costruire occorre distruggere, abbattere tutte le sovrastrutture che si sono inutilmente costruite in sovrapposizione all’essenza della verità e della bellezza, tanto da averle perse di vista. È che spesso il guerriero ribelle esagera, concentrandosi più sul distruggere che sul costruire.

Il guerriero ribelle, che mal si adatta a ogni genere di artificioso comportamento, preferisce la distruzione e l’abbattimento, i quali in alcuni casi coinvolgono non solo le sovrastrutture ma anche i muri portanti. Difatti anche il dialogo e la dialettica vengono spesso abbattuti dal guerriero ribelle, che non sempre è in grado di separare lo spesso dal sottile, il superfluo dal necessario.

Qualità che invece viene esaltata dal guerriero costruttore, il quale ha ben chiara non solo questa differenza ma anche la necessità di lottare e impegnarsi per ri-costruire il necessario: ricostruire da quelle stesse macerie che spesso il suo gemello ribelle ha contribuito a determinare.

IL MAESTRO

L’ultima fase che sommariamente consideriamo in relazione all’evoluzione della coscienza umana è quella del MAESTRO.

A quest’ultima tappa sono anche associati gli archetipi del mago e del vecchio saggio, il inteso in senso junghiano, come espressione del completo processo di individuazione.

La tappa evolutiva del maestro indica la volontà di deporre le armi impugnate dal guerriero in quanto non più necessarie; le nuove armi del maestro si chiamano integrità e profondità, conoscenza, comprensione, massima consapevolezza e compassione.

La sua ombra è caratterizzata dalla difficoltà nel gestire equamente l’enorme forza e potere che consegue a questo status.

Il maestro interiore è soprattutto volto all’espressione di queste forze e qualità indirizzate al superamento del proprio ego e all’esaltazione del proprio Sé interiore superiore.

In questa fase si agisce individualmente o in piccoli gruppi molto affiatati, dove ci si aiuta a vicenda a trascendere il proprio ego raffinando continuamente le proprie personali attitudini e potenzialità per evolvere consapevolmente.

La fase successiva, complementare a questa, è rappresentata dal maestro esemplare.

Il maestro esemplare desidera rendere la propria vita un meraviglioso capolavoro e un’autentica opera d’arte da condividere con quante più persone possibili siano capaci di apprezzare e in grado di servirsene in modo appropriato e costruttivo.

Per questa ragione il maestro esemplare desidera offrire concretamente il proprio esempio mediante parole, azioni e gesti che possano ispirare gli altri a individuare la propria strada verso la felicità esprimendo in toto il proprio bagaglio di risorse e potenzialità.

A noi non resta che lasciarci ispirare ogni giorno dalla vita e dai suoi migliori esempi, in modo da farci indicare la via per esprimere al meglio la nostra forza interiore.

 


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2 commenti. Nuovo commento

Bell’articolo, complimenti. Mi sono piaciute molto le descrizioni delle tre tappe evolutive e dei tre archetipi, sicuramente, come consigli, mi lascerò ispirare e alla mia veneranda età mi comporterò più da Maestro per superare il mio ego. Non è mai troppo tardi.

Gianfranco Santiglia
3 Febbraio 2017 11:00

Non so Fabio che età tu abbia, ma quella anagrafica è spesso irrilevante rispetto alla maturità che si dimostra.
Quindi, scegli cosa desideri incarnare e trova il giusto modo per farlo, quello che è più vicino alla tua natura. Ti auguro tanta saggezza, se è ciò che desideri.

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