È possibile riprogrammarci liberandoci da tutte le credenze nocive che ci inducono continuamente a fallire?

Sicuramente esistono dei passi consapevoli che possiamo compiere allo scopo di liberarci da questa attitudine distruttiva con cui ci autosabotiamo, in modo da riprogrammarci differentemente.

È una questione di prendere coscienza, acquisire consapevolezza in merito alle nostre credenze limitanti e depotenzianti, contrapponendovi il nostro reale valore.

Cosa sono nello specifico queste credenze?

Sono le nostre stesse strutture mentali che ormai costituiscono la nostra realtà, in quanto noi le crediamo reali, mentre sono solo delle opinioni.

Esse contribuiscono a influenzare, creare e definire il nostro modello del mondo.

Le nostre credenze sono innumerevoli, ma sono quelle di base il trampolino da cui ri-lanciarci per ripartire di slancio.

Sono le convinzioni sulle quali abbiamo impostato gran parte della nostra identità.

E tutto, spesso, è stato strutturato sulla base di malintesi quando anche non menzogne.

Un grande castello edificato sulla sabbia che non può resistere a lungo.

I malintesi cui si faceva precedentemente riferimento confondono da una parte l’essere con l’avere e, dall’altra, alimentano le menzogne come pericolose illusioni a cui abbiamo finito per credere.

In merito al fraintendimento che connette l’essere all’avere, il malinteso più comune e ricorrente è credere che tutto ciò che abbiamo ottenuto sinora sia tutto quello che potremo mai ottenere ed è anche ciò che ci caratterizza e rappresenta in modo specifico.

In pratica, abbiamo invertito i valori: l’esteriorità ora rappresenta l’interno. Così, le molteplici sconfitte interiorizzate hanno finito con determinare la credenza sul nostro valore, con il conseguente tracollo dell’autostima e della convinzione di non valere abbastanza, di non essere abbastanza bravi.

Ma ciascuno di noi è molto più di ciò che ha e, persino, di ciò che è… al momento.

Un essere capace, meraviglioso, aspetta soltanto di essere liberato, finalmente messo in condizione di esprimere tutta la propria forza interiore.

Se fino ad ora abbiamo ottenuto meno di quanto ci aspettavamo è soltanto una questione di metodo e non solo di capacità; non possiamo lasciare che il nostro passato continui a definire il presente, a limitare e condizionare pesantemente anche il nostro futuro.

Non possiamo e non dobbiamo continuare a legittimare questo sistema di credenze.

Abbiamo esplorato soltanto una piccola parte di ciò che siamo e ancora non comprendiamo fino in fondo chi siamo e qual è tutto il nostro potenziale.

In merito alle menzogne, beh ne hanno raccontate tante in merito a ciò che siamo e a quanto possiamo realizzare e abbiamo finito per credervi e per ripeterle noi stessi, talvolta rincarando persino la dose noi stessi, al negativo.

Voci interiorizzate dai nostri insegnanti, educatori, formatori, familiari, voci che ci dicevano di volare basso perché le nostre fragili ali non avrebbero supportato a sufficienza il nostro volo.

La verità è invece un’altra.

Noi possiamo!

Facile a dirsi, direte voi.

Ma come?

Dobbiamo riprogrammarci , ovvero rimettere in discussione tutte le credenze che ci limitano, sostituendole con delle convinzioni efficaci, su noi stessi, sulla vita e sul mondo, che ci aiutino a potenziarci e a funzionare al meglio.

I 5 PASSI CONSAPEVOLI DELLA RIPROGRAMMAZIONE

Il cambiamento non è mai facile, eppure la resistenza al cambiamento risulta anche più difficile, sebbene tendiamo a preferirla. Ed è sicuramente anche più dolorosa.

L’atteggiamento resiliente che ci induce ad adattarci plasticamente alla vita e alle diverse situazioni, rinnovando le nostre motivazioni, è sempre preferibile a qualsiasi cocciuta e inefficace resistenza.

L’arma più solida che possiamo accompagnare alla resilienza per facilitare il nostro cambiamento nell’atteggiamento di base è senza dubbio la consapevolezza.

Senza la consapevolezza che veglia su tutti i nostri propositi non può esserci trasformazione utile.

Ecco di seguito i passi consapevoli necessari ad eliminare le interferenze che depotenziano e limitano il nostro libero agire.

1 – Il primo passo per riprogrammarci è quello di desiderare il cambiamento prospettato sopra ogni altra cosa, scegliendolo con l’intento.

Senza quell’intenzione pura e sincera nulla potrà mai davvero cambiare.

Sicuramente compiendo il primo passo saremo poi soggetti a vecchie forze contrarie e vacilleremo tremendamente; dovrà esserci il nostro intento, fiero e possente, incrollabile e fiducioso, a sostenerci nell’impresa destinata alla nostra riprogrammazione, impedendoci di desistere.

Per il momento abbiamo soltanto scelto che desideriamo il cambiamento nella nostra vita, e non cosa nello specifico desideriamo, ma questo primo passo è portentoso e avvia l’intero processo.

Un passo che, sostenuto dall’intento, ci porterà a lasciarci dietro la nostra tendenza ad autosabotarci a causa di credenze limitanti e convinzioni depotenzianti.

Abbiamo bisogno del nostro intento e della sua disposizione a mettersi alla guida del nostro veicolo.

Bene, se ora abbiamo una guida, qualcuno disposto a guidare il mezzo, avremo anche bisogno di un pieno di carburante per affrontare al meglio il viaggio che ci aspetta.

2 – Ecco il secondo passo:  la motivazione.

È proprio la motivazione a fornirci questo pieno di energia.

È il motivo dell’azione che ci sosterrà continuamente, a maggior ragione durante le difficoltà.

Il perché che ci induce ad agire.

Lo scopo.

Non esiste una miscela più corroborante.

Individuata la motivazione che ci spinge avanti si tratta solo di facilitarla senza opporvi resistenza.

Dunque, abbiamo deciso di dire sì al cambiamento con l’intenzione di sostenerlo ad oltranza, anche e soprattutto durante le inevitabili circostanze avverse, trovando sempre motivazioni adeguate.

Dato che il viaggio di trasformazione delle nostre credenze depotenzianti potrebbe essere lungo avremo anche necessità di un navigatore per non smarrirci.

3 – Il terzo passo del viaggio è rappresentato dalla bussola RAD: RiconosciAmaDiventa.

Il metodo RAD ci offre grandi garanzie in ogni processo di cambiamento.

Il metodo ci consentirà di disporci in un atteggiamento non giudicante di osservazione, in modo da riconoscere le credenze che ci limitano. Credenze che, una volta riconosciute, dovremo impegnarci ad accettare senza negarle o sfuggirle, offrendo anzi loro uno spazio di ascolto e accoglienza incondizionata, in modo da comprenderle a fondo.

Solo così potranno poi essere trasformate.

In merito alle credenze, Antony Robbins, un noto coach di indubbia fama mondiale, ha affermato che esse sono come un tavolo, e le ragioni che le sostengono e rafforzano sono le sue gambe di supporto.

Ecco, queste ragioni di supporto alle credenze sono perlopiù costituite dalle nostre emozioni.

4 – Il quarto passo del nostro processo di rimodellamento delle credenze consiste nel disinnescare le emozioni associate alle credenze nocive.

Nel passo precedente la credenza è stata riconosciuta con tutte le sue implicazioni e accettata senza rifiuti pregiudiziali, facilitando la nostra disposizione interiore al cambiamento, al divenire, ovunque ci porti.

Adesso desideriamo disinnescare la forte carica emotiva connessa e legata alla credenza, che funge come un’àncora. Dobbiamo riuscire a far “collassare” l’àncora emozionale della credenza che era incatenata ad un vissuto emotivo spiacevole.

Quale emozione fondamentale è ancorata alla nostra credenza di base e all’affermazione limitante e depotenziante che di essa forniamo?

Forse la paura? La tristezza? La rabbia, o cos’altro?

È assolutamente necessario a questo punto consapevolizzare e rilasciare gli effetti emotivi disfunzionali della credenza.

Se vogliamo, utilizzando ancora la precedente metafora, per ristrutturare questo tavolo rendendolo più funzionale e adatto a noi, adeguato proprio a questo momento, dobbiamo ripartire dal considerare nella giusta ottica le gambe del tavolo, apportando le necessarie modifiche, a incominciare dall’alleggerirle della carica emotiva, che diventa un amplificatore che ci autosuggestiona, spesso  negativamente.

Una volta rimodellate le gambe del tavolo, alleggerite e rese più snelle, tutto il tavolo acquisirà un’altra fisionomia.

Quale?

Ecco, questo dipenderà dalla bravura con cui applicheremo l’ultimo tassello del puzzle.

5 – Il quinto passo consiste nella ridefinizione della precedente credenza disposta ora in modo positivo.

Una ricostruzione adeguata alla nuova situazione, scelta da noi consapevolmente, sostenuta con forza dall’intento, dalla motivazione, da una bussola impeccabile e da una destrutturazione del vissuto emozionale negativo.

Essendo le nostre credenze strutturate sulla base di affermazioni, occorre adesso formulare delle nuove affermazioni efficaci e funzionali che contrastino le precedenti che si sono rivelate disfunzionali. Queste ultime erano state solitamente esposte in termini di killer creativi che limitavano il nostro essere in funzione del pensare e dell’agire.

Adesso è necessario fissare delle contro affermazioni, efficaci e funzionali, che ci inducano a essere liberi di esprimerci senza condizionamenti né pregiudizi negativi.

È in questo modo che possiamo riappropriarci della nostra Forza Interiore.

Parola di coach! gianfranco santiglia parola di coach

 

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6 commenti. Nuovo commento

Bello questo articolo con 5 passi per riprogrammarci, ma è così indispensabile questo metodo RiconosciAmaDiventa?
Non ne potrei fare a meno?

Gianfranco Santiglia
1 Febbraio 2017 10:04

Il metodo, quando decidiamo di lavorare su di noi, diventa quasi naturale e di facile applicazione.
Difatti, l’osservazione intesa come autoosservazione, che rappresenta il primo step, non può mancare.
se poi desideri una qualsiasi trasformazione personale devi necessariamente passare dal secondo step, che ti induce a cogliere, accogliere e accettare; questo atteggiamento ti predispone poi ad una trasformazione senza alcuna forzatura.
Il metodo è semplice, l’applicazione tuttavia non è facile, ma indispensabile, a mio modo di vedere.
Buona giornata!

Io desidero il cambiamento, ma sono rimasta impantanata nella motivazione. Forse non è così forte come credevo perchè mi fa rimandare sempre, sempre, sempre. Trovo mille situazioni che mi impediscono di liberarmi.

Gianfranco Santiglia
1 Febbraio 2017 10:30

La nostra motivazione rappresenta il carburante che sostiene il nostro veicolo interiore nel suo viaggio.
Quindi, prima di fare le cose più importanti dobbiamo scoprire il perché che maggiormente ci incoraggia a procedere, il motivo che ci spinge ad agire.
Questa è appunto la motiv-azione.
Cara amica, quindi, chiarisci bene i motivi che ti spingono ad agire e convertirai immediatamente questa consapevolezza in energia pronta all’azione.

Le credenze nocive ci perseguitano, non si può fare questa riprogrammazione una volta per tutte ma purtroppo si deve fare periodicamente, perchè qualcuna la sradichi, qualcuna rimane ma molte le acquisisci ancora vivendo.. è un lavoro infinito!

Gianfranco Santiglia
1 Febbraio 2017 9:55

Sì, è proprio così!
Il lavoro è lungo e infinito e deve essere svolto quotidianamente.
Quale stratagemma possiamo utilizzare per ottimizzarlo e magari semplificarlo?
Quello di avere un atteggiamento sempre presente e consapevole, il quale può aiutarci nel presente a sanare le difficoltà senza aumentare.
Il qui e ora e la consapevolezza diventano anche in questo caso i nostri strumenti più portentosi.
Buon lavoro interiore Maria e un abbraccio.

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