Ecco come accostare perfettamente le nostre mappe mentali al vocabolario essenziale cui fanno riferimento coloro che ogni giorno si confrontano con se stessi per ottenere una prestazione di picco.

Lo facciamo attraverso le ultime due consonanti dell’alfabeto, V e Z, in modo da completare le lettere e con esse il nostro abbecedario della prestazione di picco per una performance vincente.

Pronti?

Si parte!

VOLONTÀ

Si dice spesso che volere è potere, attribuendo in questo modo un primato decisivo alla volontà nel conseguimento degli obiettivi di diversa natura.

Non sappiamo se sia interamente così, ovvero se gli elementi e le influenze esterne abbiano su di noi un impatto decisivo o, comunque, un forte ascendente sui nostri risultati, tuttavia sappiamo che l’utilizzo appropriato della nostra volontà, il suo mancato utilizzo, o uso improprio, risulti comunque fondamentale nella nostra impresa.

Difatti, questo vecchio adagio secondo cui “volere è potere” dispone la volontà su di un trono nel quale siede regalmente il protagonista dell’azione, che diventa l’esclusivo depositario della responsabilità di realizzarla.

Più grande sarà la sua volontà, più numerose risulteranno le possibilità di riuscita nello specifico progetto messo in atto, realizzando una prestazione di picco . In questo senso, il nostro successo risulterebbe direttamente proporzionale alla volontà impiegata intenzionalmente nell’azione intrapresa.

La volontà è dunque indispensabile alla facoltà di garantirci successi nella vita, soprattutto quando le performance che ci vengono richieste sono tutt’altro che semplici e hanno la necessità di tutto il nostro volontario supporto.

L’apporto della volontà fa sì che la macchina biologica che guidiamo si metta in moto con il giusto piglio e si diriga proprio là dove la orientiamo, a breve come a lungo termine, sostenendo il nostro impegno per la durata di tutta la performance richiesta, di qualunque genere essa sia.

Tuttavia, la volontà non si limita certo all’impiego dell’energia volitiva che orientiamo durante quel momento specifico della performance; essa è molto di più.

È lo sforzo determinato che ci sostiene continuamente nella nostra resiliente perseveranza con cui conduciamo la vita, alla ricerca di continui successi e conseguimenti degli obiettivi scelti.

È tutto quello che abbiamo sinora compiuto per sentirci pronti e adatti al nostro scopo, e quanto ancora siamo con tenacia disposti a fare per supportare i nostri propositi.

In questo senso, la volontà è sforzo, sacrificio, impegno, intento, attenzione, energia, perseveranza, determinazione, tenacia e quant’altro mettiamo a disposizione qui e ora, in ogni istante e frangente in cui alleniamo pazientemente noi stessi alla vita in tutte le sue variegate modalità.

A maggior ragione, quando ci è richiesta una prestazione di picco , mettiamo in moto la nostra volontà che nelle diverse vesti che la caratterizzano si disporrà al servizio dell’azione da intraprendere. E allora allenamenti, sudore, fatica, studio, impegno saranno le componenti grezze del carburante che impiegheremo per giungere fino in fondo ai traguardi che ci siamo proposti.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un corretto e consapevole uso intenzionale della nostra volontà. E noi sappiamo che quando ci impegniamo senza risparmio nei nostri obiettivi, e questi risultano etici e allineati alla volontà dell’universo, allora la vita si schiera dalla nostra parte e trama affinché il nostro volere si realizzi.

È in questo caso più che in altri in cui, veramente, il volere diventa potere.

ZEN STYLE

L’essenza dello zen è l’esperienza diretta della realtà, ciò che si può vivere soltanto in prima persona, immersi nell’attività quotidiana.

Qui e ora.

Conoscere attraverso lo zen significa divenire l’oggetto stesso del nostro studio, della nostra esperienza, empatizzare sino a esserne parte integrante, persi in esso per mezzo di un’attitudine meditativa e contemplativa.

È un ri-conoscere le cose dall’interno, con i nostri occhi innocenti, con i sensi, non con l’intelletto.

Questo è uno dei motivi che induce lo zen, e chi lo pratica con serietà, a prendere la dovuta distanza dagli insegnamenti accademici,  a respingere l’indottrinamento, le speculazioni intellettuali, scientifiche, filosofiche e religiose, preferendo a queste la semplice e diretta esperienza personale della realtà, insostituibile e impareggiabile, che rappresenta lo zen style.

A che genere di esperienza ci si riferisce?

Semplicemente quella in cui si è del tutto presenti e immersi nella propria attività, qualunque essa sia, in modo totalmente assorto, contemplativo e meditativo, tanto da innalzarla a valore assoluto, distaccandosi da sé per immergersi quanto più possibile, attraversa la stessa, nella vita.

Quando a un noto maestro fu chiesto da un novizio cosa fosse lo zen, questi a sua volta chiese: “Hai fatto colazione? Allora, lava la tazza” concluse alla risposta affermativa dell’altro.

Beh, potremmo replicare che è quello che facciamo tutti: mangiare, lavare la tazza e tutto il resto.

Ma dove siamo mentre lo facciamo?

Persi!

Smarriti in mille pensieri ed emozioni, in progetti e sogni infruttuosi ad occhi aperti, in incursioni nel passato e proiezioni nel futuro, e soltanto raramente e parzialmente siamo là dove stiamo compiendo le nostre azioni, nel presente, unità di tempo e luogo che rappresenta invece il fulcro della vita zen e dello stile originale con cui incarnarlo.

Ma come si traduce esattamente in funzione performativa quanto detto finora a proposito dello zen?

Dopotutto è proprio in quest’ottica che noi dobbiamo imparare a comprendere lo zen, per poi farne eventualmente uno stile di vita nostro, personalizzandolo.

 Lo scopo dello zen, il cui significato etimologico è meditazione, è riconoscere il proprio volto originario, liberandolo da ogni forzatura, da ogni impedimento, da ogni maschera.

È il volto che nasconde e rappresenta la nostra natura autentica, la nostra essenza originale, ciò che davvero siamo destinati ad essere.

Un percorso di graduale scoperta di sé e del proprio Sé superiore, al cui termine sarà possibile riappropriarsi di tutta la propria Forza Interiore, quella che ci rende individui unici, autentici, originali, creativi, irripetibili.

Vale a dire che ci siamo solo noi così nell’universo, capaci di agire in  quel particolare modo facendo proprio quella cosa, e sarebbe un vero peccato gettare al vento questa opportunità di unicità.

A noi dunque, a ciascuno di noi, il compito di individuare la nostra specifica essenza e di illuminarla.

Per lo zen ciò che davvero conta è la nostra attitudine, l’atteggiamento: difatti ci suggerisce di fare ogni cosa con la medesima disposizione comportamentale focalizzata, immergendoci totalmente in essa fino al punto di fonderci con l’azione e con l’oggetto dell’azione, penetrando in esso dall’interno, dimenticandoci di noi stessi come identità limitata e separata.

Nello zen questa esperienza di totale fusione, definita satori, è l’anticamera dell’illuminazione.

Noi la possiamo semplicemente rilevare come una preziosa esperienza di flow, uno stato di flusso ottimale della coscienza, in cui totalmente fusi nell’azione svolta rendiamo al meglio.

Ecco allora che lo zen style torna perfettamente utile nell’ottica della prestazione di picco che stiamo cercando di realizzare.

 ZERO… LIMIT

Quale miglior modo per chiudere questa esplorazione nell’ambito del potenziale umano e delle capacità performative, riportando tutto a zero, al punto di partenza.

Per un nuovo inizio, adesso del tutto consapevole.

Azzeriamo quindi i nostri limiti.

In verità non esistono limiti assoluti se non quelli che ci poniamo da soli, attraverso i nostri personali dogmi, le credenze limitanti e i pensieri forma.

Dobbiamo imparare a vederli soltanto come dei temporanei ostacoli, ripartendo ogni volta proprio da zero.

Zero, ovvero azzerare…i limiti.

Ritornare al punto zero, in cui ci sono zero limiti, zero tensioni, zero paure, zero pensieri:…

Tabula rasa.

È il necessario punto di ripartenza in seguito alla deprogrammazione.

L’indispensabile procedura mentale di reset da avviare prima di una prestazione di picco .

Quando lavoriamo al nostro pc lasciando più file aperti constatiamo spesso il suo rallentamento, così quando carichiamo troppo il desktop di eccessivo materiale.

Ecco, questo è esattamente ciò che accade al nostro cervello in talune occasioni, quando per esempio ci si avvicina o ci si trova a confrontarci con una performance delicata.

Quello che non di rado accade è che funzioniamo al di sotto dei nostri standard abituali.

Solo talvolta riusciamo ad eguagliarli e quasi mai, se non fatta eccezione per pochi eletti e in rare circostanze, riusciamo a sopravanzarli.

Dobbiamo invece essere attenti a comprendere che il nostro cervello con il suo computerino di bordo vanno continuamente resettati, e così tutte le altre componenti interiori.

Occorre allora una procedura generale di pulizia totale.

È necessario affidarci all’essenziale togliendo tutto il superfluo.

Azzerare, per ripartire da capo.

Un bel respiro lungo e profondo ad occhi chiusi, nel nostro schermo nero interiore, al momento spento; è questo l’inizio dell’azzeramento e della successiva ricostruzione, nell’attesa che il nostro schermo si riaccenda di nuovo diventando luminoso.

Facile a dirsi, difficile a farsi.

Troppe resistenze, attaccamenti, paure da parte nostra.

Eppure, potrebbe essere semplice, persino piacevole, se solo impariamo veramente ad affidarci, abbandonandoci.

Ecco allora che il nostro cerchio si chiude, ritornando proprio al punto iniziale: abbandonarsi.

Abbandonarci fiduciosi al nostro Sé superiore e all’intelligenza dell’universo.

Azzerare tutto il resto, ripartendo consapevolmente da qui.

Completa il vocabolario prestativo leggendo i post con le lettere precedenti:

A B C della prestazione

ABC della Prestazione (seconda parte)

ABC della Prestazione (terza parte)

La Performance e l’ABC della Prestazione (quarta parte)

La Performance Vincente nell’ABC della Prestazione (quinta parte)

ABC della Prestazione e Performance Ottimale (sesta parte)


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2 commenti. Nuovo commento

Ho letto tutto l’alfabeto che proponi con attenzione e devo dire che ci sono degli spunti molto interessanti.

Gianfranco Santiglia
1 Maggio 2017 8:36

Grazie Gabri.
Poi si tratta di rendere questi spunti non solo interessanti ma anche utili e funzionali per le nostre situazioni di vita.
Pratici!

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