È possibile potenziare il tuo tennis  e renderlo subito più efficace applicando dei semplici accorgimenti che ti consentiranno, con qualche piccola modifica e cambiamento, di ottenere grandi risultati.

Non richiedono delle difficili variazioni tecniche e nemmeno un incremento della prestazione fisica, che tuttavia sempre incoraggio e auspico, ma solo una diversa attenzione ogni volta che scendi in campo. In questo senso, puoi potenziare il tuo tennis immediatamente, ottimizzando la prestazione; risulta dunque estremamente concreta e verosimile la possibilità di migliorarsi ogni volta che si gioca, in allenamento come in partita.

E tutto a partire da 5 semplici mosse con cui potenziare il tuo tennis , presentandolo qui e ora in modo più valido ed efficiente.

Naturalmente, questa diversa applicazione richiede tutta la tua forza mentale, orientata con sagacia e insistenza verso la prestazione sportiva, disponendo tutto al servizio dell’intenzione di potenziare il tuo tennis .

LE 5 MOSSE PER POTENZIARE IL TUO TENNIS

  1. Individua le azioni con cui vincere il confronto
  2. Creati la tua bolla protettiva
  3. Allontana le interferenze della partita interiore
  4. Resettati e lasciati alle spalle ciò che è successo
  5. Attivati e risveglia le sensazioni

COME POTENZIARE IL TUO TENNIS ATTUANDO LE GIUSTE AZIONI

Ogni volta che scendi in campo hai sicuramente un piano ben definito per vincere l’incontro.

No, non ce l’hai?!

Forse allora sei un tennista alle prime armi, ancora un po’ inesperiente e sprovveduto o, all’opposto, troppo navigato e sicuro di te, oppure uno che si reputa un istintivo, convinto che sia meglio giocare libero, senza schemi da seguire.

Potrebbe anche essere che la ragione per cui sei sceso in campo senza una strategia mirata e dettagliata sia invece la conseguenza di altri motivi di fondo.

Ce ne possono essere ancora molte altre, di ragioni, che capisco ma non legittimo, per cui di solito non ti avvali della facoltà di disporre un piano d’azione, quindi non starò qui a sindacare, elencandole tutte per verificarne la bontà.

Peraltro questi motivi appariranno del tutto legittimi e giustificati a chi li ha escogitati.

Mi limito dunque soltanto a dire che, in qualità di mental coach, non lo trovo un comportamento utile né efficace, totalmente estraneo ai principi generali del coaching, focalizzati su obiettivi specifici e sui relativi piani d’azione da attuare.

Un’azione che non risulta buona, né utile e neppure efficace, non vedo perché debba essere perpetuata.

Una cosa è certa, a mio avviso: se desideri davvero portare a casa la partita, avere un piano d’azione per raggiungere l’obiettivo non è soltanto auspicabile, ma anche necessario.

È indispensabile!

Desiderare la vittoria non basta: occorre agire con le giuste intenzioni, in accordo con le premesse e verificare passo dopo passo se siamo ancora allineati ai nostri piani.

È dunque opportuno costruire obiettivi specifici di prestazione e tenerli sempre sott’occhio.

Talvolta non è nemmeno sufficiente disporre di un solo piano d’azione principale.

Al cosiddetto piano A è anche opportuno affiancare il piano B e C,  e utilizzarli nel caso il primo non dovesse funzionare. Dobbiamo sapere perfettamente come agire dinanzi alle emergenze, perché in questi casi saremo troppo confusi e tesi per cercare di improvvisare totalmente, anche se un minimo di improvvisazione e variazione sul tema principale a volte potrebbe non guastare.

Ad ogni modo, più questi piani d’azione risulteranno ben strutturati e congegnati, e soprattutto realizzati al meglio, più aumenteranno le nostre possibilità di successo.

Dovremo inoltre rivelarci abili  ad adattarli flessibilmente al continuo evolversi di situazioni complesse e dinamiche, come risultano molti incontri di tennis, modificando quanto basta  le nostre azioni per continuare a risultare efficienti e vincenti.

Tenere sempre sott’occhio le 3 strategie di base ci sarà di enorme utilità per aumentare la nostra consapevolezza e strutturare azioni efficaci: conosci te stesso, il tuo avversario e il terreno dello scontro, in modo da individuare gesti e comportamenti sempre adatti e in linea con le tattiche da perseguire.

Così potrai individuare e mettere in atto le mosse vincenti con cui assicurarti delle buone chance di successo.

La prossima volta che scendi in campo porta con te un piano d’azione adeguato, scelto preventivamente con la necessaria consapevolezza tattica e strategica.

Individua ciò che occorre e mettilo in atto, e la vittoria sarà senz’altro più vicina.

COME POTENZIARE IL TUO TENNIS NELLA BOLLA PROTETTIVA

Ogni volta che scendi in campo avrai certo l’impressione, e così in effetti è, di essere soggetto a mille intemperie, in quanto del tutto esposto alla vista e ai commenti altrui, come pure a fattori ambientali, climatici e quant’altro.

Come similitudine, mi viene in mente la situazione di un marinaio che cerca di governare una piccola barca dinanzi alla minaccia di un mare impetuoso e in burrasca.

Per fortuna non è sempre così, anche perché la capacità di autogestirci cresce proporzionalmente con le esigenze di confrontarci nelle competizioni d’ogni genere, e non solo tennistiche, eppure alcune difficoltà contingenti legate alle situazioni specifiche permangono, sebbene le nostre risposte e le soluzioni, in campo e fuori, continuino a migliorare.

Le necessità di isolarti, di sentirti protetto, infrangibile e invulnerabile, ad ogni livello, crescono con l’intensità dei disturbi, delle pressioni e degli attacchi esterni subiti, nonché aumentano in relazione all’importanza della posta in palio, che di solito rende tutti più fragili e nervosi.

Non so se tu in questo rappresenti un’eccezione, e magari riesci a cavalcare perfettamente lo stress e la tensione. In ogni caso, costruire la tua bolla protettiva, servendotene come fosse uno scudo infrangibile da guerriero, non potrà che giovati una volta in campo, consentendoti di potenziare il tuo tennis immediatamente, ottenendo maggior focus e concentrazione, rilassamento e fiducia.

Dinanzi ad un ambiente esterno particolarmente ostile o rumoroso, o che comunque ti trasmette una qualsiasi sensazione indesiderata di disagio, l’opportunità di costruire mentalmente una bolla protettiva in cui trovare riparo si dimostra spesso una strategia vincente con cui potenziare il tuo tennis . Anche se la bolla è soltanto immaginaria, per te può rivelarsi del tutto reale a tutti gli effetti e funzionare davvero come uno scudo protettivo efficace dinanzi ai possibili attacchi esterni, che di volta in volta si materializzano in termini di richieste, ingerenze, pressioni, disturbi, interferenze, intrusioni…

Ecco i suggerimenti con cui rispondere concretamente a questa situazione.

Appena scendi in campo, o se preferisci anche prima, immaginati di essere avvolto in una bolla che

circonda tutto il tuo corpo come se fosse un campo d’energia isolante.

Visualizzala del colore e del materiale che più preferisci, una sorta di emanazione cromatica, come un’aura, che parte dal tuo corpo e si estende per qualche centimetro, creando uno scudo protettivo.

Richiama e rinforza l’immagine della bolla nei momenti e nei particolari frangenti di gioco in cui si evidenziano le maggiori difficoltà della prova, quando devi raccogliere ogni energia preziosa e non hai alcuna intenzione di subire le interferenze dell’ambiente di gioco, anche quando non sono intenzionalmente ostili.

Fino a che non sarai capace e disposto a cavalcare queste energie esterne, servendotene al tuo scopo, è opportuno continuare a restare nella tua bolla protettiva, isolandoti dal contesto esterno.

Immaginare la bolla ti aiuterà a raccoglierti e a concentrarti meglio.

Quando invece senti il bisogno di avvalerti delle energie provenienti dall’esterno, puoi immaginare di aprire una parte della bolla o sbarazzartene del tutto se non è più adatta al tuo intento, per richiamarla in un’altra occasione.

Dopotutto è solo uno strumento per potenziare il tuo tennis .

Una semplice tecnica, un mezzo.

E solo gli stolti confondono il mezzo con il fine.

COME POTENZIARE IL TUO TENNIS ALLONTANANDO LE INTERFERENZE INTERNE

Imparare a costruire la tua bolla utilizzandola regolarmente in campo ti proteggerà senz’altro dalle intrusioni esterne, ma chi o cosa ti difenderà dalle interferenze interne una volta chiuso ermeticamente nella tua bolla?

E non è una questione di bolla o meno: le interferenze della tua partita interiore prima o poi ti scoveranno ovunque sarai andato a nasconderti, dato che non puoi sfuggire per sempre a te stesso.

Ricordiamolo ancora una volta, dato che è sempre utile allo scopo, utilizzando proprio le parole dell’ideatore del Gioco Interiore, Timothy Gallwey:

Tale gioco si svolge nella mente del giocatore, ed è una partita contro alcuni ostacoli, quali ad esempio cali di concentrazione, nervosismo, dubbio e disapprovazione. In sostanza, è la partita che si gioca per superare le abitudini della mente che ci impediscono di raggiungere una performance eccellente”.

Purtroppo le abitudini malsane della mente, partorite e sostenute da credenze e convinzioni limitanti, sono subdole quanto pericolose da riconoscere, snidare e debellare.

Quando la partita che giochi dentro di te non viene gestita con la giusta consapevolezza, e le emozioni e i pensieri molesti e nocivi prendono il sopravvento, non siamo più liberi di esprimerci con la dovuta efficienza.

In questo caso l’avversario che vive in noi risulta ben più agguerrito e temibile di quello oltre la rete, e giocare diventa tutt’altro che un divertimento. Qualsiasi giocatore di tennis ha più volte avuto modo di verificarlo personalmente, e non è stato affatto piacevole.

Viceversa, quando diventiamo i maestri della nostra partita interiore riusciamo non solo a governarla al meglio, ma anche a utilizzare ogni aspetto interiore per incrementare la prestazione.

In questi casi avvengono almeno tre cose: il rendimento è eccellente, l’apprendimento avviene in modo del tutto naturale e spontaneo, ottimizzandosi, e riusciamo persino a divertirci, ricordandoci che proprio questo è l’intento principale del gioco e il motivo essenziale per cui, tanti anni prima, abbiamo iniziato a praticarlo.

A detta dello stesso Gallwey, il modo migliore per eludere la partita interiore, giocandola con efficacia e astuzia, è di liberarci del giudizio che critica e tiene in scacco la nostra parte che agisce, lasciandola finalmente libera di agire come sa.

Si libererebbe in questo modo una grande quantità di energia di cui potremmo noi tutti finalmente disporre, in qualità di giocatori, mettendola al servizio della prestazione in sé, senza più tensioni e frustrazioni interne a frenarci e inibirci.

La consapevolezza e l’attenzione rilassata diventerebbero, quindi, i soli strumenti con cui guidare la prestazione, e il precedente controllo giudicante si trasformerebbe in una semplice  osservazione e valutazione oggettiva degli aspetti tecnici della performance.

Come se non bastasse il nostro avversario, dobbiamo dunque pure confrontarci con i nostri temibili fantasmi e demoni interiori.

Hai individuato i tuoi più agguerriti nemici interiori?

Hai capito come affrontarli?

Mi auguro di sì, per evitare di fare di questo stupendo gioco una autentica sofferenza.

Se permetti un semplice consiglio, evita di ignorare, scappare, negare o di resistere all’evidenza dei fatti, perché questo agevolerebbe la persistenza dei sintomi indesiderati, qualunque essi siano.

I nostri “ospiti interiori”, che sono tra l’altro nostre “creazioni”, vanno riconosciuti e compresi, accettati e accolti, quindi ridefiniti consapevolmente, in modo da allargare e chiudere temporaneamente il cerchio che al momento ci definisce.

Non possiamo pensare né sperare di tagliare tutte le teste dell’idra che stiamo affrontando, a cui talvolta abbiamo l’impressione di poter dare un nome e una sembianza specifica, ma che perlopiù rimangono in un’oscurità inquietante e confusa.

Meglio cercare di prendere tempo e venire a patti con le nostre interferenze, esercitando la necessaria sensibilità e consapevolezza, e se e quando necessario applicandoci con la giusta fermezza d’intenti.

Ma mai e poi mai far finta di niente o pensare che sia sufficiente prendere la situazione di petto.

Se fosse così semplice l’avremmo già fatto, risolvendo ogni intreccio nefasto.

Occorre invece capire cosa ci viene rivelato da ogni testa, da ogni bocca e voce del mostro interiore con cui ci confrontiamo, e una volta riconosciute queste diverse pulsioni che premono contemporaneamente possiamo permettere al demone di trasformarsi in una forza benevola e alleata, che finalmente si traduca e diventi fiducia in noi stessi.

COME POTENZIARE IL TUO TENNIS CON LA CAPACITÀ DI RESETTARSI

La capacità di resettarsi e di ripartire, se è il caso anche da zero, è fondamentale nella vita.

E lo è anche nel campo da tennis.

Senza la necessaria resilienza sarebbe impossibile ripartire e ricostruirci in un insieme funzionale dopo aver subito violente battute d’arresto, gravose perdite, shock irreparabili e traumi di una certa consistenza e rilievo.

Ma la persona resiliente riesce sempre a ripartire di slancio, a dispetto delle difficoltà insite nelle situazioni esterne, anche quando sembrerebbe impossibile farlo, in quei termini e tempi, mantenendo inoltre inalterata la motivazione e costruendo, se necessario, nuovi obiettivi adatti al mutare delle condizioni esterne.

Sappiamo tutti che, nel tennis, le fasi di gioco si succedono spesso in modo rapido e a fasi alterne, talvolta difficilmente comprensibili e decifrabili.

A volte possiamo scivolare e cavalcare abilmente le onde, senza alcuno sforzo, altre volte occorre vogare faticosamente controcorrente per restare a galla, e non è affatto semplice evitare di gettare la spugna, come talvolta vorremmo fare anzitempo.

L’esito del match può cambiare da un momento all’altro, ma ci è possibile rimontare e ribaltare le

situazioni più disperate solo se manteniamo intatta in noi quella capacità resiliente di resettarci quando è necessario, lasciandoci alle spalle tutto ciò che non serve e quello che ci toglie energia.

Infatti, a parità di condizioni, alla fine l’incontro se lo aggiudicherà chi ha più energia per agguantare il risultato, e per poterlo fare dovrà essersi ricostruito ogni volta in cui la situazione glielo ha richiesto, in un modo o nell’altro.

Dobbiamo dunque essere capaci di restare continuamente sul pezzo, nel cosiddetto qui e ora che abbraccia lo svolgersi del match, lasciandoci subito alle spalle quanto è avvenuto di negativo, a partire dal punto precedente.

Certo dobbiamo fare tesoro di ciò che è accaduto, e appena fatto procedere oltre andando avanti in modo deciso, senza peraltro anticipare il futuro.

Un solo punto per volta, come si suol dire nell’ambiente.

E non dobbiamo essere bravi a lasciarci alle spalle soltanto l’indesiderato.

Talvolta risulta efficace dimenticarci anche di un buon colpo, in modo da non alimentare troppo il nostro narcisismo e l’attitudine a voler essere  troppo “belli, splendidi e preziosi” in campo, incoraggiando magari giocate difficili, poco concrete e fattibili, giocando per il pubblico anziché per la prestazione in sé e per il risultato, che è sempre necessario tenere sott’occhio.

Occorre cercare la via della semplicità, evitando qualsiasi complicatezza.

E se il risultato ci dà comunque ragione, dobbiamo anche qui dimenticarcene per non cullarci troppo, sedendoci sugli allori, rallentando così la nostra azione, che va invece sempre sostenuta, supportata e incoraggiata.

Insomma, è opportuno azzerarci sempre e comunque, ripartendo da capo, per giocare ogni punto come se fosse il primo, l’unico e l’ultimo a disposizione e come se da questo dipendesse la nostra vita e l’esito dell’intero incontro, come suggerisce Rafael Nadal.

Un solo punto per volta, nel qui e ora: questa la miglior attitudine possibile con cui giocare per potenziare il tuo tennis .

A maggior ragione, in ultima analisi, cancellare l’ultimo colpo non riuscito, l’ultimo punto perso, le fasi di gioco non esaltanti, le occasioni perdute e tutto ciò che comunque provoca in noi risentimento, impotenza, frustrazione.

Nel caso, possiamo servircene immediatamente come carburante per alimentare il motore del veicolo che guidiamo, ma non certo come elemento di recriminazione, rimpianto o rimorso.

Cavalcare la tigre, insomma, oppure seminarla rapidamente con uno scatto, lasciandosela alle spalle.

COME POTENZIARE IL TUO TENNIS CON UNA BUONA ATTIVAZIONE

Ci sono momenti, soprattutto prima della performance, ma anche durante la stessa se e quando ti accorgi di un pericoloso deficit psicofisico, in cui è indispensabile attivarsi adeguatamente.

Ce ne accorgiamo dal nostro livello carente di energia, dalla scarsa concentrazione, dalla sensazione di disinteresse, demotivazione, blocco, impotenza.

Occorre allora servirsi di alcuni espedienti: respirare profondamente utilizzando bene il diaframma per sospingere l’aria dentro e fuori del corpo, eseguire dei saltelli sul posto, massaggiarsi il corpo con rapide frizioni o tocchi decisi, risvegliare i 5 sensi, richiamare obiettivi e motivazione, utilizzare emozioni e pensieri con cui riaccendersi, fare leva su un dialogo interiore propositivo, usare visualizzazioni mirate.

Puoi realizzare alcuni o tutti questi accorgimenti in relazione al tempo che hai a disposizione e alla situazione, e nel caso tu non possa fare tutto scegli ciò che più fa al tuo caso in riferimento alle tue momentanee esigenze.

In verità, talvolta il problema potrebbe anche essere totalmente opposto: ci sentiamo troppo carichi e attivati. Non sempre questo è positivo in campo, soprattutto se avviene in frangenti e con modalità non congeniali.

Ce ne rendiamo conto constatando un precoce senso di affaticamento, verificando l’emergere dell’ansia, della tensione, del nervosismo, dalla rigidità muscolare, in presenza di un improvviso aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.

In questi casi il respiro è irregolare, la mente sovraeccitata corre rapida saltando da un pensiero ad un altro, in modo caotico, disordinato e la nostra attenzione fa fatica a seguirli e a focalizzarsi.

Anche qui abbiamo a disposizione alcuni espedienti per modificare la nostra condizione e abbassare il nostro livello di attivazione, che risulta momentaneamente eccessivo.

Ecco come puoi agire: rallenta fino a regolarizzare la tua frequenza respiratoria allungando i tempi di inspirazione ed espirazione. Attua anche una breve pausa consapevole tra l’inspirazione e l’espirazione. Rallenta notevolmente anche la gestualità del tuo corpo e muoviti con più lentezza possibile, in relazione naturalmente alla necessità della situazione. Di tanto in tanto fermati del tutto per una manciata di secondi.

Concentrati soltanto sui compiti da eseguire e sui singoli gesti tecnici, isolando al momento la competizione e la necessità di successo. Cerca di eliminare ogni pensiero ed emozione che agisce da interferenza molesta.

Riporta il tutto su un piano più consono di serenità ludica.

Anche qui puoi cercare di realizzare alcuni o tutti questi accorgimenti in relazione al tempo che hai a disposizione e alla situazione. Nel caso tu non possa fare tutto scegli ciò che più fa al tuo scopo.

In entrambi questi casi considerati, di carenza o eccessiva attivazione, non risulterai attivato al meglio per realizzare una buona performance e potenziare il tuo tennis .

L’ESERCIZIO DEL RISVEGLIO MULTISENSORIALE PER POTENZIARE IL TUO TENNIS

Propongo infine un esercizio che, a mio parere, può mettere tutti d’accordo e ottimizzare non solo il nostro livello di attivazione, ma anche andare a incidere positivamente sugli altri aspetti precedentemente trattati per potenziare il tuo tennis .

Questo esercizio può infatti aiutare ogni tennista a restare più presente e concentrato per individuare le azioni migliori da compiere, per isolarsi dal contesto ottenendo un maggior focus, per allontanare interferenze interne ed esterne, per resettarsi continuamente restando nel qui e ora, attivandosi al meglio.

Coinvolgere quanto, come e più possibile i nostri 5 sensi mentre giochiamo ci aiuta ad aumentare la nostra presenza in campo, la sensibilità, l’attenzione, l’energia e la consapevolezza, moltiplicando la nostra possibilità di realizzare una buona prestazione per vincere la sfida.

Uno strumento di sicura efficacia ed efficienza con cui potenziare il tuo tennis .

Ciascuno di noi predilige maggiormente un senso piuttosto che un altro e quello diventa il suo canale privilegiato. La formula di riferimento per ricordarcene è l’acronimo V.A.K.O.G.,  vale a dire visivo, auditivo, kinestesico, olfattivo, gustativo.

L’obiettivo è quello di coinvolgerli e convogliarli in modo sinergico quando siamo in campo, orientandoli verso la prestazione.

Ecco l’esercizio:

  • Visualizza nel dettaglio la palla mentre la colpisci, osservandola attentamente fino a coglierne le cuciture e la scritta. Aumenta il tuo focus sulla stessa fino a percepirla più grande di quanto in effetti non sia.
  • Ascolta con attenzione il suono della palla quando viene colpita, il suono armonioso del tuo respiro, escludendo tutti gli altri suoni accanto a te che agiscono da interferenza.
  • Senti l’aderenza e il contatto tattile della mano con il manico della racchetta e dei piedi con la superficie del campo.
  • Percepisci l’odore della palla, del campo e dell’ambiente, riempiendoti i polmoni.
  • Gustati ogni sensazione come se passasse attraverso la tua lingua. Assaporala fino in fondo!

Che tu sia un tipo che si esprime meglio attraverso il canale visivo, auditivo, olfattivo o altro, utilizza tutti i tuoi sensi al meglio per incrementare la qualità della tua performance. Insomma lasciati inebriare dai tuoi sensi e questi ti ri-porteranno nel qui e ora impedendoti di distrarti. Scegli soprattutto di cosa avvalerti in funzione del momento dell’incontro, in modo da potenziare il tuo tennis con tutto ciò che hai a disposizione.

Infine, ricorda sempre: per potenziare il tuo tennis dai e fai sempre il tuo meglio!

Parti da dove sei con quello che hai.

Usa ciò che sei e quel che hai da dare in quel momento; in questo modo realizzerai pienamente il tuo potenziale. Questo ti renderà non solo felice ma anche un giocatore vincente.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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