La  cassetta  degli attrezzi per la vita, la professione, lo sport, il tennis.

Per diventare un vero professionista e raggiungere l’eccellenza, in qualsiasi campo tu scelga di operare, anche nel più semplice, è necessario che tu impari a riconoscere, accogliere e manifestare tutte le tue potenzialità.

Più in generale, abbiamo tutti la necessità di diventare dei professionisti della vita, che essenzialmente significa affrontare le necessità quotidiane forti di un bagaglio pieno zeppo delle nostre potenzialità, che ci siamo preparato con scrupoloso impegno, impreziosendolo giorno dopo giorno con un atteggiamento adeguato e lungimirante.

Essere un professionista significa, a mio parere, essere uno specialista in un ambito specifico, avendone competenze e atteggiamenti appropriati.

Occorre quindi disporre di un bagaglio adeguato che talvolta, riguardo all’ambito professionale, mi piace definire la cassetta degli attrezzi.

Tutti abbiamo una cassetta degli attrezzi.

Difatti, dentro di te, nel mondo interiore di ciascuno di noi, esistono molteplici virtù, potenzialità, risorse, strumenti e attrezzi con i quali aggiustare, sistemare, creare, organizzare e persino distruggere il necessario. Sì, perché talvolta prima di costruire è necessario distruggere quanto è stato costruito in modo inadeguato o che risulti comunque inadeguato in relazione alle attuali necessità.

Perlopiù, nelle nostre vite, si tratta di riparare, sistemare, ottimizzare e mettere a punto dei congegni già esistenti, che hanno più o meno finora funzionato, ma adesso non più al meglio.

Nell’epoca consumistica come quella in cui viviamo siamo più portati ad un compulsivo usa e getta dei diversi oggetti piuttosto che alla loro riparazione; abbiamo un po’ quasi tutti smarrito la preziosa attitudine ad aggiustare, riparare, sistemare, ottimizzare e valorizzare ciò che abbiamo a disposizione.

Talvolta preferiamo persino gettare alle ortiche dei pezzi fondamentali della nostra vita, vedi matrimoni, relazioni e quant’altro, comprese le nostre potenzialità, piuttosto che spenderci fino in fondo nel riparare il necessario, orientandolo al meglio.

Ci comportiamo in egual modo anche con il nostro intimo e persino con il nostro corpo, tant’è che i risultati di questa errata attitudine collettiva sono sempre più dinanzi ai nostri occhi increduli.

In verità, abbiamo tutto ciò che ci serve nella nostra personale cassetta degli attrezzi, tuttavia abbiamo perso l’attitudine a usarla, utilizzandola adeguatamente.

Abbiamo quindi bisogno di qualcuno che ci ricordi l’importanza di guardare con il giusto intento in noi e nel nostro personale bagaglio, tirando fuori il necessario, in modo da permetterci di ri-costruire.

IL COACH, LE VIRTÙ E LE POTENZIALITÀ

Il coach  è una figura professionale appropriata per allenarti a guardare con scrupolo nella tua personale cassetta degli attrezzi, inducendoti a trarne il meglio, ovvero selezionando proprio le potenzialità adatte a cogliere il centro del bersaglio che ti sei prefisso, in qualità di un obiettivo specifico.

Questo perché il coach è consapevole, più di molti altri professionisti, dell’esistenza di questo enorme potenziale rappresentato dalla cassetta degli attrezzi e può abilmente accompagnarti nella ri-scoperta di ogni strumento che la compone, in modo che tu possa compiere al meglio il viaggio della vita e realizzarti negli ambiti specifici di tua competenza.

Soprattutto, il coach ti seguirà accompagnandoti nell’allenamento quotidiano delle tue potenzialità.

Ma cosa e quali sono, in generale, le potenzialità?

La potenzialità è uno specifico e concreto tratto caratteriale attraverso il quale manifestiamo la nostra essenza ed ha una variegata modalità di applicazione, espressione e manifestazione.

Possiamo infatti riconoscere, osservare e apprezzare stabilmente nel tempo la stessa potenzialità in situazioni estremamente diverse e differenziate, dandoci quindi modo di usufruirne pienamente in tutte le circostanze che ne prevedono l’impiego.

Fin dall’antichità gli studiosi si erano interessati alle manifestazioni superiori dell’essere umano, che avevano definite virtù, tra le quali avevano soprattutto riconosciuto il coraggio, l’amore, la saggezza, la temperanza, il senso di giustizia e la capacità di trascendenza.

In sintesi, il coraggio è la capacità di governare la paura nel perseguimento delle proprie mete; l’amore è l’attitudine a dare e a ricevere, perseguendo contemporaneamente il proprio bene e quello altrui; la saggezza è la facoltà attraverso la quale tendiamo ad elaborare il senso della vita; la temperanza è la capacità di governare gli eccessi, equilibrando le nostre polarità; con l’esercizio corretto della giustizia ci garantiamo la possibilità di convivere civilmente; infine, attraverso la trascendenza otteniamo la necessaria armonia con la bellezza del creato e con le sue diverse creature e manifestazioni.

Possiamo considerare la virtù come il contenitore delle potenzialità che ci rappresentano, la cornice della tela su cui andremo ad apporre le nostre specifiche pennellate potenzianti.

Recentemente, si deve soprattutto alla Psicologia Umanistica e a quella Positiva, oltre che al Coaching, l’interesse verso le potenzialità dell’essere umano.

Martin Seligman, rappresentante di spicco della Psicologia Positiva, si è preso la briga di individuare e selezionare le potenzialità specifiche attribuendole alle diverse virtù.

Ha individuato 24 potenzialità e ha elaborato un test attraverso cui riconoscerle.

Tra queste, solo per citarne alcune tra le più note, ricordiamo: lo humor, l’entusiasmo, l’ottimismo, la speranza, l’umiltà, l’autocontrollo, la generosità, l’equità, l’integrità, l’audacia, la perseveranza, la lungimiranza, la creatività…

IL TENNISTA E LA SUA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Nel suo best seller “Vincere sporco”, Brad Gilbert, un famoso tennis coach che si è occupato di grandi campioni, tra i quali anche Agassi e Murray, afferma:

“Io ho vinto un sacco di partite che avrei dovuto perdere. Tu hai perso un sacco di partite che avresti dovuto vincere. Penso di poterti essere utile”.

Come?

Ad esempio andando a lavorare sulla cassetta degli attrezzi, possiamo a questo punto rispondere continuando a seguire la traccia iniziale.

La cassetta degli attrezzi, che Gilbert chiama ferri del mestiere, può fare tutta la differenza di potenziale di cui siamo in cerca.

Sebbene Gilbert si riferisca in modo particolare a degli oggetti specifici, una sorta di kit contenuto nella borsa del tennista in relazione alla prestazione da compiere, non possiamo fare a meno di annoverare tra questi arnesi del mestiere anche le indispensabili potenzialità e il corretto atteggiamento con il quale indirizzarle e utilizzarle.

 

Oltre agli oggetti custoditi talvolta maniacalmente dal tennista nel suo borsone, che costituiscono l’equipaggiamento necessario, in cui non possono mancare racchette, grip, scarpe, cappello, polsini, asciugamani, indumenti da gioco, cambi, integratori, acqua, cibo e bevande energetiche, cerotti e quant’altro, al tennista occorre anche dell’altro.

È infatti indispensabile che faccia sempre mente locale a proposito delle risorse interiori necessarie a interpretare al meglio la performance che lo aspetta, includendole nel proprio specifico bagaglio quotidiano.

È interessante comprendere come il tennista preparandosi la propria borsa da gara inizi anche a predisporsi mentalmente all’impegno che lo aspetta. Capisce che anche se manca del tempo prima dell’incontro è già ora di incominciare.

Come?

Studiando e organizzando una mappa del territorio che dovrà andare, da lì a breve, a esplorare e conquistare.

Il tennista esperto sa che se avrà preparato adeguatamente la propria borsa, il proprio kit per la prestazione ottimale, tanto a livello tecnico che emotivo e mentale, allora avrà maggiori possibilità che il successo possa arridergli, se non altro in termini di una buona performance.

Questo è il primo obiettivo.

Preparare il proprio borsone da performance è un prezioso rituale ben noto ad ogni sportivo, atleta e tennista, attraverso il quale ci si focalizza sull’obiettivo, incrementando gradualmente la propria fiducia.

Tra questi indispensabili oggetti includiamo ora le potenzialità necessarie ad affrontare in generale una performance, che non possono mancare in un tennista di livello, anche qualora non fossero espresse all’ennesima potenza ed eventualmente compensate con altre risorse.

Per esempio, mi piace partire dall’umiltà; questa componente non dovrebbe mai essere carente in un buon tennista, o in chi ambisce a diventarlo, in modo da spingerlo a migliorarsi continuamente da ogni punto di vista, così come ci hanno mostrato nella loro lunga carriera campioni del calibro di Nadal, Murray e tanti altri.

Ad un tennista, come ad ogni sportivo, non possono inoltre mai mancare la perseveranza, la diligenza e la lungimiranza necessarie a cogliere gli obiettivi sfidanti a lungo termine. Ad esse affianco l’atteggiamento resiliente, con il quale adattarsi di volta in volta alle situazioni esterne, anche a quelle più difficili, mantenendo inalterate le proprie motivazioni.

È un esempio ammirevole di questi tratti caratteriali il tennista argentino Del Potro, fresco vincitore della Davis 2016, che pur essendo passato da diversi infortuni è sempre riuscito a ricominciare, rinnovando le proprie capacità e le motivazioni necessarie a scalare ad ampie falcate la classifica ATP.

In termini di intelligenza, al tennista è utile discernere e ragionare tanto in termini di pensiero razionale-analitico che di intelligenza emotiva; per mezzo di quest’ultima l’individuo è capace di riconoscere e accogliere le proprie emozioni e comprendere cosa accade emotivamente non solo nel proprio campo ma anche dall’altra parte della rete.

Dal punto di vista energetico è auspicabile che il tennista si butti anima e corpo in ciò che sta facendo, vivendo con passione ed entusiasmo la propria condizione.

In termini di amore e affettività è necessario che il tennista ami davvero ciò che fa e il modo in cui riesce a farlo, e che ami se stesso in modo incondizionato, indipendentemente dai risultati che riesce a realizzare.

Un buon tennista non teme la leadership, ma anzi la ricerca, consapevole di saperne reggere il peso e la responsabilità, traendone il meglio per se stesso e per il proprio team, in accordo con i propri valori etici.

Deve essere inoltre capace di miscelare, modulare, alternare e integrare le risorse connesse al coraggio, come l’audacia, con la temperanza che invece raccomanda cautela e prudenza, quando necessari.

Ritengo che dimostrare spesso la propria gratitudine predisponga il tennista ad un atteggiamento positivo verso la vita che a lungo andare risulterà comunque vincente.

Infine, servirsi del proprio humor lo porterà a sdrammatizzare in molte circostanze in cui cresce la tensione, prendendone la giusta distanza.

Ricordarsi, magari, che il tennis rimane un gioco, anche se un gioco serio.

Possiamo allora prenderlo seriamente, ma pensando che non è altro che uno dei tanti  meravigliosi e imprevedibili “giochi” della vita.

Parola di coach! gianfranco santiglia parola di coach

 


Approfitta dello spazio Commenti più in basso che dirci cosa metti nella tua casetta degli attrezzi.

Se vuoi puoi anche condividere l’articolo con i tuoi amici.

4 commenti. Nuovo commento

Ho scoperto che nella vita mi serve proprio un COACH!
Potresti aiutarmi ad aggiustare qualche cosina che non va!

Gianfranco Santiglia
8 Febbraio 2017 9:38

Volentieri, contattami in privato

Salve Gianfranco, mi piace molto il tuo approccio. Sono un tennista e di coach ne so qualcosa e posso dirti che in questo sport ce ne vorrebbero veramente di coach come te! Complimenti!

Gianfranco Santiglia
8 Febbraio 2017 9:39

Grazie, essendo stato anch’io un tennista, e ora un coach professionista, cerco di vedere la situazione da ogni possibile prospettiva, e questo in genere aiuta tanto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *