Incrementiamo con le lettere P, Q, R il nostro essenziale vocabolario performativo necessario per ottenere una performance vincente .

Ciò che assolutamente dobbiamo tenere sempre presente è che la nostra mente va continuamente resettata, in modo particolare nei frangenti più importanti e delicati, per esempio in prossimità di un impegno in cui dobbiamo dare il meglio di noi per realizzare una performance vincente .

PROPOSITIVITÀ

Per far sì che le nostre azioni diventino quanto più brillanti ed efficaci possibili, risulta particolarmente funzionale accompagnarle con un atteggiamento all’insegna della propositività, che possiamo definire un mix ben riuscito di intraprendenza positiva pregna di ottimismo e di entusiasmo.

Consiste essenzialmente nel presentare se stessi e l’azione in questione con iniziative sorrette da tanta energia e fiducia incondizionata, che non significa tuttavia sconsideratezza o mancanza di realismo.

Per intenderci, non si tratta di agire come un Don Chisciotte contro i soliti mulini a vento, bensì, sospinti magari da quello stesso entusiasmo, scegliere un obiettivo motivante consono alle nostre potenzialità, confezionarlo correttamente, individuare dei piani d’azione adeguati, quindi passare dritti all’azione senza alcuna inibizione, convinti con la nostra autoefficacia di giungere quanto prima al traguardo grazie ad una performance vincente .

Possiamo ribadire e aggiungere alla ricetta appena menzionata la nostra attitudine interiore sempre incline, in ogni caso, ad una visione fiduciosa e ottimistica della performance che ci prestiamo a compiere, del tutto convinti in relazione alle nostre precedenti esperienze simili di avere mezzi e strumenti adatti per portarla efficacemente a termine.

Qualora mancassero mezzi tecnici e strumenti adeguati, l’atteggiamento intraprendente e fiducioso del propositivo è tipico di chi non si darebbe certo per vinto, andando immediatamente in cerca di possibili alleati esterni adatti alla causa. Sì, perché il tipo propositivo adora le sfide e non vede l’ora di confrontarsi con esse, e con se stesso più che con gli avversari, sempre desideroso di attestare e accertare il proprio valore.

Il propositivo utilizza quindi le difficoltà per crescere, con un atteggiamento intraprendente, fiducioso e resiliente che rappresenta la sua vera forza.

Naturalmente è facile per tutti dimostrarsi propositivi quando le cose ci vanno bene e viaggiamo sulle ali dell’entusiasmo, ben altra cosa invece è quando incontriamo ripetute difficoltà: è qui che possiamo davvero riconoscere l’attitudine propositiva da false e momentanee imitazioni.

È proprio negli attimi di difficoltà che l’individuo propositivo ci stupisce ancora una volta, ritrovando rinnovate energie ed entusiasmo, il sorriso fiducioso stampato in faccia, e tanta determinazione e ottimismo con cui abbattere a spallate qualsiasi ostacolo.

Inutile sottolineare quanto questa attitudine possa tornare utile in ambito performativo, nei campi più disparati, in cui il tipo propositivo finirà prima o poi con il distinguersi ed eccellere, vincendo le proprie sfide.

 QUI E ORA

Il qui e ora è l’essenza stessa della vita, perciò coinvolge tutti gli aspetti del nostro vivere e della nostra forza interiore.

Rappresenta il tempo e lo spazio reali in cui si svolge la nostra esistenza, al di là delle nostre continue e inutili proiezioni mentali, spesso disfunzionali in chiave operativa e performativa.

Il qui e ora è il sacro tempio del nostro esistere in cui tutte le menzogne che siamo soliti raccontare a noi stessi e agli altri e le illusioni che proiettiamo sullo schermo interiore e su quello esterno non sono più tollerate, e inducono il nostro castello di sabbia a sgretolarsi repentinamente.

Uno spazio sacro di pura presenza, senza limiti né confini, che ci coinvolge a tutti gli effetti, da ogni punto di vista; infatti, ogni nostro aspetto ne è impregnato sino all’essenza.

In questo spazio rituale ciascuno di noi può onorare il passato, per poi lasciarselo amorevolmente alle spalle, e aver rispetto del proprio futuro, pianificandolo attentamente, affidandolo poi con fiducia al Dio interiore e alle forze del  macrocosmo.

Quello che allora resta a noi tutti è il nostro qui e ora, un insieme di splendidi e preziosi momenti che se vissuti consapevolmente dilatano la nostra coscienza, la quale ci sospinge verso la nostra attuale esistenza di cui dobbiamo prenderci cura in questo momento, assumendocene la paternità e la piena responsabilità, senza delegarla ad alcun altro.

Il qui e ora, dunque, è il fondamentale momento dell’azione.

È lo strumento necessario a sostenere da vicino, in modo esaustivo e continuo, la prestazione in cui siamo impegnati, evitando pericolose dispersioni energetiche, drammatiche cadute di tono e distrazioni che ci farebbero smarrire e perdere la bussola, impedendoci di fare bene ciò che sappiamo.

E dopo tanta fatica fatta sarebbe proprio un vero peccato che ci lascerebbe con il triste rimpianto di aver potuto e non saputo dare il meglio, e il fatidico pugno di mosche in mano. Una magrissima consolazione ben lontana dalla performance vincente .

RESILIENZA

La resilienza ci consente e ci suggerisce durante una prestazione, quando si mostrano a noi le avversità, di scivolare con agilità e plasticità, allo scopo di fluttuare con minor resistenza e attrito, là dove solitamente reagiamo con una linea dura e un atteggiamento rigido e risoluto.

Ecco, la resilienza non è mai una reazione, ma è una scelta consapevole.

Le nostre istintive reazione ci inducono solitamente a irrigidirci e a opporci mostrando i muscoli, mai ad agire aggirando gli ostacoli o, addirittura, a servirci degli stessi come una leva per spiccare il balzo.

Ciò non significa che all’occorrenza non sia necessario resistere e opporsi con determinazione, ma solo coscientizzare che la forza si esprime al meglio in movimenti fluidi e privi di tensione, del tutto armoniosi e adattati perfettamente alle circostanze.

L’immagine che emerge è quella dell’acqua, pertanto la resilienza si concilia perfettamente con ogni nostro aspetto ma in particolar modo con la nostra forza emozionale, con i nostri umori che diventano delle perfette vie d’acqua in cui surfare, planare e veleggiare sfruttando al meglio il vento e le onde.

La resilienza pertanto è una via liquida, morbida, senza attrito.

Una via in cui si ottiene potenza e forza senza impiegarla in opposizione, ma adattandosi alle circostanze richieste dalla corrispettiva forma e situazione.

Un antico proverbio giapponese sintetizza perfettamente questo concetto con la semplicità di una sola frase: “Il bambù che si piega è più forte della quercia che resiste”.

Occorre quindi assecondare il movimento della vita, facilitandolo quando serve, imparando ad agire in armonia con esso, senza resistergli con istintive e vane reazioni.

La resilienza è dunque il modo migliore per vincere la resistenza, la nostra e quella altrui; la modalità con cui superare le difficoltà adattandosi al cambiamento che esse ci paventano: l’ingrediente indispensabile per una performance vincente .

È in questo modo che ci si può garantire il massimo risultato possibile con il minor dispendio energetico.

Durante una prestazione in bilico la resilienza può diventare una forza aggiunta e l’elemento capace di far pendere dalla nostra parte l’esito della sfida, in quanto il tipo resiliente sa rinnovare continuamente le proprie motivazioni e spostare il proprio focus mentale dalle inevitabili difficoltà alle opportunità con cui cogliere agilmente i propri obiettivi.

 

Completa il vocabolario prestativo leggendo i post con le lettere precedenti:

A B C della prestazione

ABC della Prestazione (seconda parte)

ABC della Prestazione (terza parte)

La Performance e l’ABC della Prestazione (quarta parte)


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