Ecco oggi le lettere M, N, O,che rappresentano altre chiavi fondamentali per scardinare la porta di ogni performance .

Ricordiamo che il nostro cervello deve essere continuamente resettato, in modo particolare nei frangenti più importanti e delicati, per esempio in prossimità di una sfida in cui dobbiamo esprimere il  nostro meglio per realizzare una buona performance .

METICOLOSITÀ

La meticolosità è la capacità di cogliere i dettagli includendoli con cura nelle proprie azioni e performance .

Un vecchio detto afferma che il diavolo si nasconde nei dettagli. Un adagio che ci ricorda l’importanza di prenderci cura di ogni particolare poiché in ognuno di questi, tra le sue pieghe, può nascondersi l’insidia più pericolosa ma anche la forza potenziale più grande, e dunque appropriarcene fa sicuramente la nostra fortuna.

Il rischio di un’eccessiva meticolosità, tuttavia è sempre in agguato.

È la meticolosità tipica di chi spacca il capello in due e di chi è propenso a cogliere il proverbiale pelo nell’uovo, e consiste nell’eccedere nell’analisi minuziosa delle sottigliezze.

In questo modo si rischia spesso di smarrirsi, perdendo di vista il generale in favore del particolare, prediligendo i dettagli anziché l’insieme, a scapito di quest’ultimo che perde di importanza e funzionalità.

L’analisi meticolosa dei singoli dati si sostituisce alla necessaria sintesi complessiva, anziché disporsi al suo servizio. Tuttavia, in questo caso non si parla più di esaltazione dei particolari, quanto di una mancanza della giusta considerazione del necessario contesto di appartenenza in cui i singoli elementi si collocano.

Quando dunque è padroneggiata con coscienziosa correttezza, la meticolosità diventa un’arma in più nella performance , in caso contrario diventa un’arma che ci si ritorce contro.

È una questione di gradazione e di corretto utilizzo, come tutto del resto.

Dopotutto, i diversi aspetti della prestazione devono disporsi al servizio di quest’ultima, e non viceversa: il particolare in funzione del generale, la parte al servizio dell’unità, il singolo a disposizione del sistema.

Una visione che sembra essere del tutto stravolta nell’attualità dei nostri sistemi, a partire da quello politico, e non solo, in cui si è totalmente smarrito e ribaltato il concetto di servizio, dove il singolo che ha scalato la piramide sociale, talvolta senza alcun merito, si arroga dei privilegi a discapito di tutti gli altri.

Considerata e utilizzata invece come arma in più, come dovrebbe, la meticolosità al servizio dell’operatore consente di avvalersi di una conoscenza specifica, un’analisi approfondita, una debita attenzione e considerazione per ogni singolo aspetto, attitudine che spesso risulta necessaria e vincente quando utilizzata sapientemente nell’ambito di qualsiasi performance .

NATURALEZZA

La naturalezza è un dono la cui espressione ci riporta al nostro stato naturale.

Lo stato naturale del nostro essere è intriso di grazia, semplicità e perfezione.

È una grazia regale e allo stesso tempo animale, in quanto originaria, spontanea e autentica.

Questo è quanto, per esempio, possiamo ai nostri occhi cogliere ed osservare da una qualsiasi azione svolta con estrema ed esemplare naturalezza: l’impressione che ne ricava l’osservatore esterno nei confronti di chi esegue la performance è che tutto avvenga con naturale e plastica facilità, senza alcun artificio o sforzo, né attrito, ma anzi ricavandone un gratificante piacere e benessere che esalta la prestazione.

Ogni movimento relativo all’azione si incastra perfettamente con quello che lo ha preceduto e con quello che seguirà, in un’armoniosa combinazione di sequenze perfette che determinano un movimento sciolto, spigliato e spontaneo.

Verrebbe da dire, osservandolo, che è facile, ma è soltanto semplice, ovvero per nulla complicato: è essenziale e sgrossato da ogni aspetto superfluo che ne minaccia la naturale bellezza spontanea.

Ne vengono quindi esclusi i fronzoli, eliminati gli artifici, smussati gli angoli, ridotti gli eccessi, il tutto creando un mix perfetto di porzioni e dosi in cui non c’è posto per ingredienti troppo adulterati o sofisticati, lontani dalla semplice e diretta funzionalità dello scopo.

Anche se è proprio così che sembra apparire, tutto questo non ha appunto nulla di facile,  soprattutto quando si tratta di smascherare, annullare e deprogrammare l’artificio, ovvero tutte le sovrastrutture applicate alle fondamenta di base.

Nel complesso, come dicevamo, il concetto che sta alla base della naturalezza è semplice, in quanto consiste e mira a riportare ogni gesto all’originaria spontaneità, restituendogli autenticità e naturalezza, in modo da esaltare l’efficacia della performance .

Semplice, ma non facile!

ORDINE

L’ordine è l’attitudine ad organizzare perfettamente i piani e gli spazi a disposizione secondo i principi dell’efficacia e della massima funzionalità, liberandoli da ogni inutile ingombro e ripulendoli da ogni elemento superfluo in eccesso.

Lo scopo dell’ordine è che ogni aspetto possa esprimersi in semplicità disponendosi correttamente al servizio dell’insieme, senza giustapposizioni né prevaricazioni da parte dei singoli aspetti.

In tal modo è possibile mantenere fede e rispettare l’organizzazione prevista concordata in principio, la quale tiene in debito conto di ogni elemento nella sua giusta collocazione in modo che durante la performance specifica tutto fili liscio senza alcun intoppo né imprevisto. Un concetto pragmatico che si lega al principio di ordine superiore e in qualche modo lo rispecchia e riproduce.

Un intento che il nostro corpo spirituale può comprendere anche meglio e con più facilità rispetto ai nostri altri aspetti interiori, ma più nello specifico diventa un processo mentale connesso per associazione alla nostra guida interiore che si pone alla conduzione dell’intero sistema unitario che ci rappresenta.

Consiste nel far sì che i giusti pensieri, quelli adatti al nostro obiettivo a breve, medio e lungo termine,  si ergano a ruolo prioritario di controllo  e scelgano di monitorare, guidare e coordinare l’impresa che abbiamo scelto in chiave performativa, realizzando un insieme armonioso e ben strutturato, efficace e funzionale, chiaro e ordinato, in merito a immagini, pensieri, emozioni, in modo che mente e corpo, pensiero e azione collaborino al meglio in un tutto organizzato.

Il quadro che si evince quando questa condizione è del tutto realizzata descrive un insieme di elementi tutti collocati nel loro giusto spazio, ciascuno con una funzione specifica che adempie senza sovrapporsi o interferire con gli altri aspetti, ma anzi contribuendo a ben amalgamarsi e esaltarsi gli uni con gli altri.

Mantenere l’ordine richiesto dalla performance durante la nostra esperienza significa creare i giusti presupposti e consolidare le nostre possibilità per poterci esprimere secondo il nostro pieno potenziale, rispettando i piani d’azione iniziali.

Con il giusto livello, grado e qualità di ordine eviteremo naturalmente spiacevoli sorprese e pericolosi imprevisti, i quali non di rado sporcano la nostra prestazione.

 

Completa il vocabolario prestativo leggendo i post con le lettere precedenti:

A B C della prestazione

ABC della Prestazione (seconda parte)

ABC della Prestazione (terza parte)


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