Raggiungere la peak performance nel tennis e mantenerla durante le fasi salienti di un incontro importante è il fattore che più di ogni altro risulta determinante in un confronto sportivo.

Non lo è soltanto in riferimento alla prestazione, ma spesso anche in termini di vittoria e sconfitta.

Il punteggio nel tennis, gli addetti ai lavori lo sanno bene, è costituito da un meccanismo particolare secondo il quale alla fine del match non vince necessariamente chi si è aggiudicato il maggior numero di punti, ma il giocatore che ha conquistato i punti più importanti, che lo hanno portato alla conquista dei set e dell’intero match.

Insomma, quando la partita diventa molto equilibrata e combattuta basta poco a deciderla, talvolta anche solo un paio di punti. In quei momenti ci si gioca l’intero incontro, e proprio per questo sono anche i punti e i frangenti in cui la tensione cresce e diventa sempre più difficile da padroneggiare.

Quando non riusciamo a gestire la tensione, lo stress, l’ansia da prestazione, la possibilità di avvicinarci alla peak performance nel tennis si azzera, e a noi, in qualità di giocatori, non resta che impiegare la maggior parte delle nostre energie e risorse nel giocare la partita interiore, anziché fluire nella e attraverso la prestazione.

La preparazione psichica nel tennis, quella costruita nella nostra palestra mentale, è a questo punto la forza interiore a cui affidarci per attivare tutto il nostro potenziale.

E soltanto attivando tutto il nostro potenziale possiamo garantirci un’esperienza di peak performance nel tennis come nella vita.

Ma nulla di importante si può improvvisare all’ultimo istante senza un’adeguata preparazione.

La prestazione soddisfacente, in realtà, è il frutto di tutto quello che c’è dietro: sudore, duro lavoro, impiego intelligente delle risorse, training mirati, attenzione selettiva, continua motivazione, atteggiamento resiliente.

Anche la peak performance nel tennis è figlia di questi stessi fattori.

DELINEARE LA PEAK PERFORMANCE NEL TENNIS

Ciascun tennista, di qualsiasi diverso livello di gioco, ha sperimentato almeno una volta in campo un magico momento in cui giocava con massima facilità e in cui tutto riusciva a meraviglia, senza alcuno sforzo.

Quando tutti i pezzi sparsi del puzzle interiore ritornano magicamente a posto, ecco che la nostra prestazione si erge ben oltre la consuetudine e le ordinarie aspettative, in quanto la condizione di perfetta integrazione e unità psicofisica ci consente temporaneamente di oltrepassare la linea dei nostri limiti ordinari, effettivi e/o soltanto presunti, e di entrare in una zona franca dove abbiamo una percezione diversa di noi stessi e delle nostre reali capacità di essere e di fare.

Una percezione senz’altro più in linea con il nostro potenziale.

Qui, in questo luogo magico, ci ritroviamo in una zona confortevole con la possibilità di utilizzare pienamente le nostre capacità attingendo in toto dal nostro potenziale, quello racchiuso nella nostra personale cassetta degli attrezzi.

È noto, infatti, che solitamente riusciamo a utilizzare soltanto una minima parte del nostro potenziale; ecco, semplificando quanto più possibile, la peak performance nel tennis , e in qualsiasi altro campo di applicazione, è un magico momento in cui abbiamo finalmente accesso all’intero nostro potenziale, o almeno alle risorse disponibili in quel momento, che sono finalmente libere di essere espresse, affrancate dalle consuete interferenze.

Un frangente, dunque, in cui raggiungiamo il picco, l’apice delle nostre possibilità.

Come risulta possibile?

Ancora una volta, per spiegare meglio questa esperienza, può essere utile scomodare il concetto di flow, che rappresenta l’emblema del mio blog e la chiave di lettura privilegiata dei molti articoli scritti.

L’APPORTO DEL FLOW NELLA PEAK PERFORMANCE NEL TENNIS

La peak performance nel tennis si intreccia visibilmente con l’esperienza del flow.

Spesso ne è intrecciata a tal punto da sembrarne dipendente, anche se i due concetti non debbono essere confusi.

Tuttavia, è comunque palese come la peak performance nel tennis si raggiunga più facilmente con il supporto del flow, e probabilmente è impensabile raggiungere la nostra parabola più alta senza provare l’esperienza di massimo flusso della coscienza che il flow ci regala.

Se la peak performance nel tennis , e in qualsiasi altro campo di applicazione, è il momento di massima espressione del nostro potenziale, il flow ne rappresenta il cammino, il viatico, il sentiero più agevole e diretto.

Il flow è uno stato di grazia, spontaneo e naturale, di pieno coinvolgimento e di totale fusione con l’attività svolta, in cui viviamo un’esperienza totalizzante di massima piacevolezza e soddisfazione.

Nel tennis questa condizione è anche definita “giocare nella zona” oppure “trance agonistica”e chi l’ha vissuta sa cosa significa al punto da provarne una certa nostalgia.

Se pensiamo alla peak performance come all’espressione di massima potenza, il punto estremo di arrivo, l’acme della prestazione in termini di resa ottimale, è anche chiaro come lo stato di flow ci aiuti a migliorare la qualità e la condizione della prestazione e a mantenerla quanto più a lungo possibile, ben oltre i consueti parametri temporali cui siamo abituati e oltre anche la percezione della fatica.

Difatti nel flow avviene una sorta di destrutturazione temporale, pertanto i concetti e i parametri di spazio e tempo acquisiscono una fisionomia del tutto differente, dilatandosi e/o restringendosi a nostro vantaggio, a seconda delle circostanze.

Questo in campo ci restituisce la stupenda sensazione di giocare all’interno di una specie di bolla protettiva, in cui risultiamo intoccabili e persino invincibili, almeno finché persistono i magici effetti del flow connessi alla peak performance nel tennis .

Se sono ormai chiare le analogie e i possibili intrecci tra i concetti di flow e peak performance nel tennis , prendiamo ora in considerazione una differenza: l’esperienza di picco è legata a quello di massima resa, mentre l’esperienza di flow è correlata alla sfida.

È possibile raggiungere la massima resa senza una sfida adeguata da raccogliere, senza che sia dunque un’esperienza coinvolgente e totalizzante, come accade nel flow.

La condizione essenziale che supporta il flow e ne è alla base è una relazione equilibrata tra la sfida che si affronta e le capacità a disposizione per superarla, il carico e la leva con cui sostenerlo e spostarlo.

Naturalmente questa è soltanto una percezione soggettiva ma tuttavia indispensabile, in quanto l’atleta, il tennista nel nostro caso, deve percepirsi all’altezza del compito della sfida, ma nemmeno troppo al di sopra. Infatti, se percepisse le proprie capacità come inadeguate al compito, inferiori al tenore della sfida, subentrerebbe nel giocatore un eccessivo stress, troppa tensione e ansia da prestazione difficile da gestire; nel caso contrario, sentendosi al di sopra del compito potrebbe affiorare in lui un pericoloso senso di noia, di disinteresse, di superficialità e approssimazione, fino alla totale apatia se ritiene la sfida poco stimolante.

Quando questo accade in partita subentra un deleterio calo di concentrazione e di attenzione che ci allontana dal match e dalla possibilità di interpretarlo e giocarlo al meglio.

Viceversa, quando siamo nel flow viviamo un’esperienze altamente piacevole e gratificante, gioiosa e divertente in sé, e questo sicuramente ci accompagna ad esprimerci al massimo ritoccando i nostri limiti per raggiungere il picco estremo della prestazione.

Ecco raggiunta e realizzata la peak performance nel tennis mentre siamo condotti per mano dal flow.

La nota dolente di tutta questa situazione è che tanto il flow che la peak performance nel tennis , e in qualsiasi altro ambito, non sono condizioni che si possano raggiungere a piacimento e in modo sistematico. Secondo il parere della maggior parte degli addetti ai lavori, solo pochissimi, e tra questi alcuni atleti di punta delle diverse specialità e discipline sportive, sono in grado di ricreare volontariamente, in ogni circostanza, le condizioni ideali per il ripetersi delle esperienze ottimali di flow e peak performance.

Eppure, con una corretta preparazione nella palestra mentale, questo è possibile.

In tal senso, compito essenziale del coach e del preparatore mentale è di accompagnare l’atleta in questo progressivo percorso di integrazione psicofisica che facilita l’insorgere del flow, attraverso l’espressione dell’atteggiamento  più idoneo e dell’attitudine migliore con cui raggiungere la peak performance nel tennis .

Un percorso che ha come obiettivo il processo di crescita e maturazione dell’atleta.

Un viaggio che lo renderà sempre più consapevole, responsabile, autonomo, disciplinato e maturo.

Caratteristiche che lo rendono anche un giocatore vincente.

COME RAGGIUNGERE LA PEAK PERFORMANCE NEL TENNIS

Per ogni giocatore, la consapevolezza relativa alle caratteristiche essenziali necessarie all’esperienza di picco è il primo deciso passo in questa direzione, allo scopo di riprodurla volontariamente.

In tal senso, le percezioni individuali, in termini di sensazioni, emozioni e pensieri dell’atleta costituiscono gli indicatori capaci di rilevare e rivelare la direzione specifica in cui moduliamo non solo i nostri atteggiamenti ma anche le future possibilità in merito alle nostre performance.

Attraverso tali indicatori ci apriamo alle nostre stesse potenzialità, garantendoci il loro utilizzo, oppure ci precludiamo il cammino in tale direzione, con tutto ciò che consegue.

Se desideriamo raggiungere volontariamente un’esperienza di picco specifica, senza lasciarla al caso, dobbiamo essere capaci di richiamare quello stato interiore psicofisico specifico che la contraddistingue.

È dunque fondamentale ritrovare mentalmente l’atteggiamento capace di evidenziare il nostro pieno funzionamento in termini sistemici, in modo da replicare con sempre più frequenza la condizione interiore ideale in cui, e attraverso la quale, promuovere gesti, comportamenti e azioni mirate che tutte insieme caratterizzano la peak performance nel tennis e in ogni altro possibile ambito di applicazione.

Riattivare quindi i precedenti vissuti positivi di peak performance nel tennis è fondamentale per il giocatore alla ricerca della prestazione ottimale.

Quali sono queste caratteristiche essenziali della peak performance nel tennis cui si accennava pocanzi?

Se ora in qualità di tennisti andiamo a recuperare dalla memoria le piacevoli sensazioni che hanno accompagnato le nostre migliori prestazioni sportive, che peraltro possiamo aver scorto e individuato  anche nelle consuete prestazioni dei top players, evidenziamo senza dubbio l’assenza di timori e tensioni dettata da una massima tranquillità e fiducia che consente la perfetta esecuzione spontanea degli automatismi tecnici realizzativi, un’elevata attenzione focalizzata che ci consente di fonderci armoniosamente con l’azione svolta, una crescente motivazione e determinazione, con la consapevolezza di poter conseguire gli obiettivi scelti grazie ad una forte sensazione di controllo sugli eventi.

E, naturalmente, non manca nemmeno un senso di piacere, benessere e divertimento puro provocati dall’azione in sé.

Una situazione in cui sentiamo di aver a disposizione la forza del nostro intento unito alla giusta quantità di energia e di attenzione con cui muoverla, in totale assenza di tensione.

Ritorniamo così alla nostra consueta formula performativa collegandola alla peak performance nel tennis : P=I+A+ E-T

La possiamo tradurre così: raggiungiamo il picco della Prestazione nel momento in cui siamo del tutto connessi al nostro Intento che muove e sceglie consapevolmente i gesti e le azioni da promuovere, le segue poi nel loro percorso realizzativo attraverso un’Attenzione selettiva, ben strutturata e perfettamente modulata e rilassata; l’azione congiunta e armonizzata di Intenzione e Attenzione genera e libera Energia pura al servizio dei nostri obiettivi, azzerando le consuete interferenze, gli attriti e le Tensioni interne.

Questa formula performativa quando ben applicata ci consente di lasciar emergere 4 fattori fondamentali, che in fin dei conti rappresentano l’emblema e la sintesi tanto della peak performance nel tennis che del flow, che abbiamo considerato come la corsia preferenziale attraverso la quale giungere alla massima prestazione.

Questi fattori sono: consapevolezza, controllo, trascendenza e integrità.

Durante il picco della prestazione la nostra consapevolezza aumenta a tal punto da trasferirci una insolita e strabiliante sensazione di lucidità, che attraverso un focus attentivo ristretto e settoriale, ma tutt’altro che limitato e rigido,esclude ogni possibile interferenza dai nostri processi realizzativi.

La percezione di padronanza che ne deriva ci trasmette una sensazione di totale controllo sui gesti, sui movimenti e sulle azioni interne, come pure sugli eventi esterni correlati. È un controllo spontaneo, non coercitivo, dettato dal nostro sé più profondo, non dall’ego.

Ci sentiamo guidati, ispirati, del tutto coinvolti e assorbiti dalle nostre azioni e non percepiamo alcuna scollatura o frammentazione. Ne deriva un raro senso di integrità molto vicino ad un meraviglioso sentimento di trascendenza, che esalta l’ armonia interiore e l’unità con tutti i fattori e gli elementi in gioco: il Tutto.

Il quarto fattore, l’integrità, è la somma e la risultante degli altri tre.

TECNICA MENTALE PER RAGGIUNGERE LA PEAK PERFORMANCE NEL TENNIS

Da quanto detto finora a proposito della peak performance e del flow quale viatico per raggiungerla, emerge soprattutto il valore e la risorsa dell’integrità come imprescindibile leitmotiv.

Dato che il nostro cervello riassume in toto l’insieme delle potenzialità insite nell’essere umano, è auspicabile il suo pieno utilizzo per conseguire una perfetta integrazione psicofisica.

Diventa allora fondamentale insistere sull’importanza di integrare le diverse e molteplici funzioni dei due emisferi cerebrali, non solo nel tennis naturalmente, ciascuno deputato a compiti differenti.

L’emisfero sinistro è analitico, logico, lineare e ben organizzato, razionale, si orienta nel tempo, si serve del linguaggio verbale. Identifica, seleziona  e valuta i dati a disposizione.

È il puro ragionamento.

Nel tennis ci aiuta a organizzare sistematicamente, in modo metodico e disciplinato, le nostre azioni mediante piani realizzativi ben strutturati, in modo da conseguire una trama di gioco ben delineata, con giocate consequenziali, sensate ed efficaci in merito alla strategia scelta.

L’emisfero destro è sintetico, analogico, creativo, si orienta nello spazio e sa presentarselo, si serve delle immagini. Organizza lo schema corporeo. Sede della vita emotiva.

È il puro intuito.

Nel tennis ci aiuta a lasciarci guidare dal sentire interiore, dalle percezioni del corpo e dalle corrispondenti immagini mentali. Il giocatore che si avvale efficacemente dell’emisfero destro è capace di giocate ispirate, di individuare soluzioni creative e intuitive per la finalizzazione dei punti.

In relazione a questi dati, utilizzi maggiormente l’emisfero sinistro o destro quando giochi a tennis?

Sei un giocatore abbastanza razionale, disciplinato, organizzato, logico e metodico o piuttosto estroso, imprevedibile, creativo e intuitivo?

L’ideale sarebbe una perfetta combinazione tra i due.

Vediamo ora come facilitare questa integrazione.

INTEGRAZIONE EMISFERICA PER FACILITARE LA PEAK PERFORMANCE NEL TENNIS

Mettiti comodo, rilassati, socchiudi gli occhi, e respira lentamente ma in profondità.

 Avvicina le mani e unisci i polpastrelli della mano destra e sinistra. Muovi lentamente la testa per tre volte da destra verso sinistra e viceversa, continuando a respirare regolarmente con lenta e profonda consapevolezza. Gli occhi sono rivolti all’osservazione interiore.

Quindi ferma la testa al centro, ancorando la tua attenzione proprio al centro della fronte, soffermandoti a lungo nello spazio libero tra le sopracciglia.

Adesso immagina e poi visualizza una grande X luminosa che parte dal lato destro del tuo cervello e connette tutto il lato sinistro del corpo. Non appena senti ben salda questa connessione, immagina e poi visualizza la X luminosa che ora collega la parte sinistra del tuo cervello con il lato destro del tuo corpo.

Muovi in modo circolare la testa per tre rotazioni, prima in senso antiorario e poi orario.

Infine visualizza l’intero corpo illuminarsi.

Respira in questa consapevolezza, riprendendo a muoverti lentamente.

Se possibile applica ora l’integrità raggiunta al tennis giocato, oppure alle visualizzazioni mirate di tennis. Per il cervello questa distinzione è relativa.

In alcuni frangenti della prestazione riuscire a integrare perfettamente le opposte funzioni cerebrali scava un solco tra noi e l’avversario; infatti, se e quando siamo capaci di essere logici e creativi al tempo stesso, organizzati ma estrosi e imprevedibili, disciplinati e costruttivi, riuscendo così anche a raggiungere la nostra peak performance nel tennis , risulteremo implacabili per i nostri sfidanti.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


Se il post ti è piaciuto condividilo e lascia un commento.

Grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *