In questo articolo,  ricco di testimonianze altamente specializzate e professionali, considereremo il parere di coach come un prezioso parametro di valutazione per quanto concerne la qualità e la specificità del potenziale umano, orientato verso il successo.

Il mio parere di coach è che praticare al meglio quest’arte, l’arte del coaching, consenta non solo di esplorare e comprendere con efficacia tale potenziale ma anche di capire come allenarlo e valorizzarlo pienamente.

In questo senso non è certo sbagliato, secondo me, considerare  l’arte del coaching come una via maestra per addestrare la consapevolezza a guidare meglio se stessi e gli altri.

A quanto pare, sembra che adesso il mondo brulichi di coach che offrono il loro contributo negli ambiti più disparati, e non sempre in modo serio e professionale, rendendo in questi casi banale, superficiale e sterile il loro apporto.

Eppure, il coaching è ben di più di una semplice moda passeggera, soprattutto se si pensa che affonda le sue antichissime radici nella maieutica socratica, attraverso la quale, con una serie di domande mirate, si aiutavano le persone a “partorire”e a dare alla luce a se stesse, facendo ordine e chiarezza nella loro vita.

Più recentemente, in accordo con questo intento, lo psicanalista Erich Fromm scrive:

“Il compito principale nella vita di un uomo è di dare alla luce se stesso trasformandosi in tutto ciò che è in grado di essere. Il risultato di tali sforzi sarà la sua personalità”.

Se dunque, a detta di molti pensatori illuminati, il compito fondamentale che ci è stato assegnato in eredità fin dalla nostra nascita è proprio quello di cercare di realizzare al meglio noi stessi, mi sento anche di dire dopo tantissimi anni di ricerca dedicati personalmente alle tecniche e ai metodi di sviluppo del potenziale umano, che il coaching è uno strumento polivalente prezioso in questo cammino di definizione e completamento di se stessi.

Essendo il coaching un metodo adatto a “ liberare il potenziale di una persona per massimizzarne la crescita”, come asserisce John Withmore, il suo apporto e contributo viene ormai richiesto in molti ambiti della vita quotidiana, tant’è che sempre più è possibile vedere coach professionisti che affiancano i loro assistiti nel conseguimento di obiettivi sfidanti e potenzianti. Talvolta, come detto, rimanendo ad un livello superficiale, ma in altre circostanze l’intento e il desiderio, la schiettezza e la chiarezza che ci sono alla base della relazione di coaching consentono di raggiungere mete ben al di là delle proprie aspettative.

Infatti, parallelamente agli obiettivi rincorsi, attraverso il coaching è possibile migliorare notevolmente la qualità della propria vita, raggiungendo un ben più alto livello di benessere e di felicità, che rimangono sempre e comunque gli obiettivi che  si prefigge il coach in ogni relazione.

Un sicuro vantaggio del coaching rispetto ad altre discipline apparentemente simili è che non è una semplice tecnica o un insieme delle stesse, bensì un metodo solido e consolidato negli anni, che ci offre una mappa con cui scoprire da noi il territorio in cui ci muoviamo, senza invece suggerirci di scimmiottare qualcosa che neanche comprendiamo, come talvolta accade quando ci si chiede di ripetere e applicare alla cieca formule e pratiche distanti dalla nostra stessa comprensione ed essenza.

Un altro aspetto fondamentale e distintivo del coaching è che nel suo processo si avvale di un facilitatore, una guida, il coach appunto, che affianca il proprio assistito, e al limite lo segue, ma mai lo precede dicendogli cosa fare.

La responsabilità, l’autonomia e la consapevolezza necessaria a trovare la strada spetta interamente al richiedente, mai al coach. In questo, appunto, consiste l’impegno e lo sforzo personale nel dare alla luce se stessi, che viene infine ampiamente ripagato.

Mi viene allora in mente, un antico adagio indiano apparentemente oscuro e di difficile comprensione, ma ora, e in questa luce, mi appare molto più chiaro. Eccolo:

“Se incontri il Buddha sulla tua strada, uccidilo”.

Niente di blasfemo o di eretico, non vi preoccupate se pensate di averne motivo.

Naturalmente non si incoraggia ad uccidere nessuno, né tantomeno un essere divino, ma si esorta solo, attraverso una metafora, a prendere interamente coscienza di se stessi, del proprio valore e del potenziale innato in ciascuno di noi, senza permettere agli altri di delineare e decidere la strada giusta per noi, se non concordiamo.

Ecco, il coaching, più di altre discipline, promuove e incoraggia questo processo autonomo di crescita e di sviluppo, e la conseguente responsabilità che ne deriva.

Se e quando non lo fa non è vero coaching e il coach non si dimostra all’altezza della situazione.

Il coach capace si accosta a te: non ti guida, ti accompagna.

Ti affianca nel processo di consapevolezza.

E poi allena di continuo questa consapevolezza, che è la luce essenziale per illuminare l’essere e di riflesso il percorso di vita che ha scelto per consentirgli di crescere, utilizzando le risorse, le potenzialità, insomma il meglio che ha a disposizione per raggiungere il successo.

Il coach si orientata e si focalizza sulla modalità con cui ottenere tali obiettivi, che in ultima analisi non facilitano soltanto la realizzazione personale ma soprattutto conducono al benessere e alla felicità.

Ecco perché in questo articolo chiameremo in causa coach e allenatori, esperti non solo nella prestazione di picco ma anche nell’atteggiamento che la determina, il quale è alla base del modo in cui recepiamo la vita e la interpretiamo, vivendola al meglio delle nostre possibilità.

PARERE DI COACH

 Il confronto e il pluralismo ci aiuteranno ora a cercare di allargare il cerchio, in modo da consentirne una migliore quadratura.

L’intento è di ricostruire l’enorme e affascinante complessità del mondo connesso alla prestazione di successo, qualunque essa sia e ovunque si indirizzi.

È allora interessante osservare come, pur cambiando l’ambito di applicazione e i rispettivi obiettivi, permangono dei principi generali che possono accompagnare, aiutare, orientare e guidare  individui, professionisti, atleti, squadre e team verso il conseguimento della miglior prestazione possibile, la cosiddetta peak performance, portandoli di conseguenza al successo e alla vittoria.

Cambiano dunque i quadri, i soggetti e le pennellate ma non la cornice, il passepartout che tiene insieme le diverse specificità includendole in un collaudato sistema vincente.

Ecco, con le loro incisive affermazioni, i coach che ho richiamato in questo articolo hanno soprattutto cercato di delineare una cornice universale che possa contenere quadri diversi, i quali hanno tutti come tema la ricerca della prestazione di successo.

Lasciamo ora la parola ai coach.

 PAROLA DI COACH

È parere di coach Withmore che

“Creare consapevolezza e responsabilità è l’essenza di un buon coaching”.

In poche e semplici parole Sir John mette in chiaro, nero su bianco, cosa sia il coaching e cosa aspettarsi tanto dal coach che dai suoi assistiti, qualunque siano i loro obiettivi e l’attività svolta.

Occorre dunque portare quanto prima possibile la persona ad autogestirsi autonomamente.

Consapevolezza e responsabilità sono gli strumenti più preziosi con cui poterlo fare.

Il suo modo di intendere il coaching è di

“Accompagnare la persona verso il massimo rendimento attraverso un processo autonomo di apprendimento”.

In questo senso, è parere di coach Velasco che il ruolo di un buon allenatore sportivo sia questo:

“Uno non è un grande allenatore quando fa muovere i giocatori secondo le proprie intenzioni, ma quando insegna i giocatori a muoversi per conto loro. L’ideale assoluto avviene nel momento in cui l’allenatore non ha più niente da dire perché i giocatori sanno tutto quello che c’è da sapere”.

Le indicazioni di Velasco relative al volley possono adattarsi a qualsiasi standard, soprattutto perché rimarcano i principi cardine del coaching, all’insegna dell’autonomia e della responsabilità.

Il parere di coach Tom Landry, allenatore di football dai metodi molto innovativi, si spinge ancora avanti, offrendoci il modo di approfondire l’argomento:

“Un allenatore è qualcuno che ti dice quello che non vuoi sentire, ti fa vedere quello che non vuoi vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare.

Dato che il coach deve sospingere i suoi assistiti verso la consapevolezza, l’autonomia e la responsabilità, utilizzando tutti i possibili strumenti a disposizione, non sempre i suoi input risulteranno gradevoli, ma sempre estremamente utili.

Attraverso questa spinta ci sta gradualmente portando al di fuori della nostra zona di confort, inducendoci a venirne fuori.

Il parere di coach Ivan Abadjiev a questo proposito è il seguente:

“La grandezza non potrà mai essere raggiunta se si rimane nella zona di comfort”.

Coach della nazionale bulgara di weight lifting, Ivan Abadjiev fu soprannominato “il macellaio” per via del livello di disciplina e impegno che esigeva dai suoi atleti. Ha concepito il “metodo bulgaro” che è considerato uno dei migliori che siano mai stati ideati e la riprova della sua validità è rappresentata dal fatto che molte nazionali lo abbiano adottato per allenare i propri atleti.

Nel caso precedente cui accennava Landry, la zona di confort era rappresentata dall’opinione consueta e conscia che  abbiamo di noi stessi, che perlopiù non tiene in debito conto della nostra ombra, la quale è la nostra parte meno nobile e raffinata, molto difficile da riconoscere e accettare, ma è necessario farlo se si desidera continuare a progredire.

La zona di comfort di cui parla Abadjiev è invece costituita da tutte le abitudini che ci rassicurano, di cui non vorremmo mai privarci, anche a costo di continuare a ripetere sempre la stessa routine.

Ma chi non risica non rosica, e se non si è disposti a uscire dalla propria gabbia d’oro non si scoprirà la bellezza che c’è tutto intorno.

Se desideri migliorare e cambiare la tua vita, devi dunque uscire dalla tua zona di confort e cambiare le tue abitudini, in quanto se continuerai a fare le cose nello stesso modo otterrei risultati identici.

IL parere di coach Nick Bollettieri ci conforta in tal senso.

Egli afferma:

“Puoi cambiare la tua vita, cambiando il tuo approccio mentale”.

In qualità di esperto coach di tennis, Bollettieri ha allenato molteplici giocatori e giocatrici aiutandoli  a diventare campioni. Lo ha fatto non solo tecnicamente, ma anche e soprattutto lavorando sull’aspetto mentale.

Lì c’è la chiave per aprire qualsiasi porta e per ottenere qualsiasi cambiamento desiderato.

È una questione di scelta consapevole.

Ed è la mente a dirigere il processo, in quanto è l’interno ad orientare l’esterno.

In questo senso, siamo noi i creatori della nostra realtà, gli architetti della nostra vita e del nostro destino, di cui siamo interamente responsabili, proprio grazie alla forza mentale.

Il parere di coach Vince Lombardi, a questo proposito, è il seguente:

“La forza mentale è molte cose. È umiltà perché costringe tutti noi a ricordare che la semplicità è segno di grandezza e la mitezza è il segno della vera forza. La forza mentale è frugalità unita a qualità di sacrificio, abnegazione e dedizione. È assenza di paura, ed amore”.

Beh, molto bella, complessa e completa questa affermazione del grande allenatore di football, che richiama tutti gli aspetti necessari per diventare un giocatore vincente e una persona completa, in piena corsa evolutiva.

Una sorta di antica ricetta della nonna, di quella da leccarsi sempre i baffi, che non stanca mai, forse perché ti aiuta a scoprire sempre nuovi sapori e retrogusti.

Bene, mi sembra che con quest’ultima dritta tu abbia tutto ciò che serve per percorrere fino in fondo la strada del successo. Non ti resta che incominciare, oppure procedere con ancora più impegno, se hai già avviato il tuo progetto, qualunque esso sia.

Il parere di coach che voglio menzionare a questo proposito è quello di Napoleon Hill, un grande motivatore che ha lavorato tutta la vita sulla filosofia del successo, e ha dichiarato:

“Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”.

Hill inoltre afferma:

“Non aspettare; non sarà mai il tempo opportuno. Inizia ovunque ti trovi, con qualsiasi mezzo tu puoi avere a tua disposizione; mezzi migliori li troverai lungo il cammino”.

Egli considera paura ed egoismo la fonte del fallimento e dell’insuccesso della gente, dunque sbarazzatene appena puoi.

Inizia ora, proprio dove sei e con ciò che hai.

Il resto verrà.

Dopotutto, se non lo farai tu, chi lo farà al tuo posto?

Se non lo farai ora, quando allora pensi di farlo?

Ma come debbo procedere, ti chiederai magari a questo punto.

Ecco in merito il parere di coach Riccardo Piatti, un esperto allenatore di tennis:

“Senza metodo, ordine, volontà e fatica non c’è né genio né trionfo”.

Il concetto di metodo e di un ordine con cui realizzarlo ha sempre enorme rilevanza quando si parla di applicazione concreta all’obiettivo, in quanto descrive quella chiarezza e pulizia d’intenti con cui disegnare le geometrie essenziali più efficaci della propria trama di vita.

La via verso il successo è lastricata di difficoltà, sudore, fallimenti e mille imprevisti.

Ma tu, se lo desideri veramente, non ti dare mai per vinto.

I tuoi desideri come pure i sogni comportano anche la responsabilità di realizzarli e meritano tutti i sacrifici che sei disposto a sostenere.

Senza quei sogni la vita si impoverisce.

Credi dunque nei tuoi sogni, fanne degli obiettivi e poi pianifica la strada per raggiungerli, senza temere le difficoltà che certo sopravverranno.

È parere di coach Bollettieri che

“Nei momenti di difficoltà, se cadi può non essere colpa tua, ma è certamente colpa tua se non ti rialzi. Devi credere per arrivare al successo”.

Occorre credere, agire, insistere.

E allenarti continuamente per diventare sempre più forte, dentro come pure fuori.

A questo scopo, il parere di coach Mike Rippetoe è questo:

“Non hai bisogno di tanti esercizi per diventare forte, hai bisogno di diventare forte solo su pochi esercizi che trattano il corpo come un insieme, e non come una suddivisione in piccole parti”.

Mike è un importante coach trainer che si è concentrato sullo sviluppo della forza, intesa da ogni punto di vista.

La sua particolarità vincente è proprio quella qui descritta: trattare il corpo in modo sistemico.

La cultura sistemica, infine, paga sempre, più di qualsiasi altra.

Agisci quindi anche tu in modo sistemico

Metti insieme tutti i pezzi e le informazioni che hai acquisito, costruisci la tua sintesi e fanne un trampolino per lanciarti verso il successo. E questo articolo ti aiuterà a farlo.

Se ti dimostrerai degno, i suoi cancelli dorati verranno presto spalancati dinanzi ai tuoi sforzi sinceri.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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