Esistono delle tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis ?

Naturalmente, e ne parleremo approfonditamente in questo articolo che è la continuazione e l’approfondimento pratico del precedente post Come Utilizzare il Cambio di Campo nel Tennis per Ottenere il Massimo.

Senza queste tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis siamo abbandonati un po’a noi stessi e alla nostra capacità di improvvisazione, ma improvvisare sotto stress non è mai semplice.

Questa possibilità di cavarcela con le nostre sole risorse resilienti comunque funziona per le persone sufficientemente adattive, peraltro stabili ed equilibrate emotivamente, portate naturalmente a concentrarsi sulle soluzioni funzionali anziché soffermarsi sui problemi e sulla loro risonanza interiore, finendo inevitabilmente con il restare schiacciati sotto al loro peso.

Non di rado questo accade nella vita come pure nei campi da tennis, che ne sono la rappresentazione simbolica, ad ogni livello di gioco; fenomeno che si potrebbe tranquillamente evitare con una adeguata preparazione mentale che sappia utilizzare al meglio le tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis .

Detto questo, vediamo cosa fanno di solito i giocatori durante il pit stop forzato dei tennisti e come utilizzano, magari anche spontaneamente,  delle tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis .

Perlopiù si asciugano il sudore, bevono, parlano tra sé e sé, si lamentano polemicamente, talvolta persino con l’arbitro, l’avversario, il pubblico, se la prendono con il campo e le condizioni meteo, pensano alle occasioni mancate, ai punti preziosi lasciati indietro, e sono anche concentrati sulle preoccupazioni legate ai prossimi giochi, che diventano spesso immagini mentali negative e profezie autoavveranti.

Se ad esempio pensano di perdere un punto, un game o l’intero match, difficilmente lo porteranno a casa.

Insomma, spesso sono focalizzati sulle proprie zone erronee che sugli aspetti funzionali del gioco.

Pensano molto, ma spesso in modo disfunzionale e poco costruttivo e, soprattutto, continuano a impiegare energie preziose nel giocare la propria partita interiore, piena di interferenze in termini di giudizi, autocritica, paure, timori, credenze malsane, errate abitudini, pensiero compulsivo.

Tutto ciò si traduce pericolosamente in termini di diminuzione di autostima, efficacia e concentrazione.

E tu, cosa fai esattamente ai cambi di campo?

Ti riconosci almeno in parte in questa descrizione?

Utilizzare delle  tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis rendendolo invece un prezioso momento rigenerativo, una sorta di oasi nel deserto, significa saper e poter attingere  dalle pratiche mentali mutuate dai differenti ambiti del sapere, di cui è possibile avvalerci anche nel nostro sport.

Diamo ora alcune valide indicazioni, seppur sintetiche, su alcune di esse, e se desiderate approfondire quelle che ritenete più utili le troverete in altri articoli del mio blog, nella sezione Parola di Coach, e anche nel mio libro “Flow Tennis”.

Immaginatele come delle piccole pillole mentali.

IMPARA LE 10 TECNICHE PER OTTIMIZZARE IL CAMBIO DI CAMPO NEL TENNIS

Ecco di seguito alcune tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis .

Praticarle farà, d’ora in poi, un’enorme differenza.

Ve ne propongo 10 del mio repertorio di mental coaching applicato al tennis.

  1. La respirazione
  2. La visualizzazione
  3. Il focus
  4. Il dialogo interiore
  5. Le parole chiave e la persuasione verbale
  6. La meditazione
  7. Il rilassamento decontratto
  8. Il sorriso interiore
  9. L’integrazione emisferica
  10. L’attivazione sensoriale

 1 – LA RESPIRAZIONE

Inspiro profondamente dal naso avvalendomi dell’azione del ventre, del diaframma e dei polmoni, trattengo alcuni secondi l’aria prima di espirarla liberando completamente i polmoni, svuotando del tutto il corpo, anche dalle tensioni e dalle sensazioni indesiderate abbinate alle immagini mentali, che visualizzo come aria scura in uscita in contrapposizione all’aria luminosa che entra nel corpo attraverso l’inspirazione.

Accompagno l’espirazione, con naso e bocca appena dischiusa, con un piccolo suono che percepisco confortevole e rilassante.

Mi riempio con cura di ossigeno e mi svuoto del tutto di ogni residuo tossico.

Continuo così per tutta  la pausa del cambio di campo e mi lascio guidare da questo ritmo del respiro anche alla ripresa del gioco, che affronto riattivandomi fisicamente con qualche saltello.

2 – LA VISUALIZZAZIONE

Se al cambio di campo ho bisogno di un incremento di energia, mi servo della visualizzazione mirata per immaginare me stesso come un enorme girasole che attira a sé i raggi luminosi del sole, oppure immaginandomi come una grande antenna che capta onde vibratorie ad alta frequenza e intensità energetica.

Se ho invece necessità di calmarmi mi visualizzo disteso su un prato verde, mentre osservo la superficie piatta di un lago e un fresco alito di vento mi accarezza la fronte.

Se lo ritengo confortevole, appoggio anche un panno fresco e appena umido sulla fronte.

Quando invece penso di avere bisogno di maggiore equilibrio e stabilità, al cambio di campo visualizzo davanti a me un imponente albero, con lunghe radici, un tronco largo e vigoroso e dei rami robusti, espansi,  carichi di foglie, che si estendono liberamente verso il cielo.

Quindi abbraccio l’albero fino a “diventarlo”: i miei piedi sono salde radici ben ancorate al terreno, in un perfetto grounding, la mia schiena è forte, diritta e solida come il tronco dell’albero, la mia testa è piena di pensieri prosperosi che si espandono verso il cielo, proprio come i rami dell’albero.

Prima di rientrare in campo traggo massimo beneficio da questa e dalle altre immagini, che mi guidano prima di giocare ogni punto.

 3 – IL FOCUS

Intervengo volontariamente sulla percezione, visualizzando la mia parte di campo molto piccola e facile da coprire e difendere. Viceversa, immagino e visualizzo la metà campo avversaria molto grande e questo incrementa la mia fiducia sulla possibilità di esprimere colpi e punti vincenti.

Intanto, visualizzo anche una palla molto più grande del normale, facile da colpire e che mi aiuta ulteriormente a focalizzarmi. Oltre alla palla, metto a fuoco ogni elemento importante, zoomando i particolari che più mi aiutano a sentirmi “a fuoco”qui e ora, in modo da riprendere al meglio il gioco subito dopo il cambio di campo.

4 – IL DIALOGO INTERIORE

Indipendentemente dal risultato e dall’efficacia del rendimento ottenuto fino al momento di quel cambio di campo, parlo gentilmente a me stesso, in modo rassicurante e costruttivo, aiutandomi a riconoscere tutto il mio valore, la mia forza, le mie capacità, come tennista e come persona.

Sono focalizzato solo sulle mie potenzialità e su tutto ciò che alimenta la mia Forza Interiore, non sugli aspetti “negativi”che risulterebbero in questo momento come pericolose interferenze o, peggio, come killers seriali disposti lungo il cammino verso il successo, nella veste e forma di credenze limitanti e convinzioni nocive.

Non parlo quindi al problema né del problema, ma delle soluzioni.

Sottolineo e legittimo soltanto pensieri espressi con parole che aprano scenari luminosi propositivi, con cui mi oriento e incito, invitandomi di continuo ad un corretto atteggiamento e all’azione efficace con un dialogo interiore funzionale che mi accompagna anche in campo, ad ogni punto.

Se e quando le emozioni e i pensieri conflittuali prendono il sopravvento mi rifiuto di legittimarli e dargli energia attraverso il dialogo interiore, ma esprimo verbalmente un “antidoto” in forma di richiamo verbale utile a ribaltare la temporanea situazione di fragilità.

Questo tuttavia non mi impedisce di riconoscere le difficoltà, ma anzi mi invita ad accettarle e accoglierle per trasformarle rapidamente.

5 – PAROLE CHIAVE E PERSUASIONE VERBALE

Un dialogo interiore funzionale si avvale di parole chiave ben appropriate e di una efficace persuasione verbale, che seleziono e utilizzo con cura.

Scelgo quindi, al cambio di campo,  in relazione alla situazione che mi trovo ad affrontare, le parole chiave più indicate e il ritmo, il tono, l’intensità con cui pronunciarle nella pausa più lunga e in quella poi tra un punto e l’altro, in modo da risultare più persuasivo possibile nei miei confronti, superando così ogni resistenza e interferenza interiore ed esterna.

Esiste naturalmente un’ampia gamma di parole chiave tra cui scegliere in abbinamento alle diverse situazioni di gioco, a secondo che abbiamo la necessità di incoraggiarci, di calmarci, di dimostrarci più pragmatici, creativi, reattivi, attenti, fiduciosi, concentrati e così via.

Dovranno essere parole perfettamente azzeccate e cariche di significati personali, pronte a innescare immediatamente gli ingranaggi positivi di un sistema ben sperimentato in precedenza in allenamento.

Parole che indicano concetti chiave ed evocano immagini eloquenti.

Parole appuntate su un pezzo di carta, da rileggere durante il cambio di campo e da ripetere di continuo come rapidi comandi: mantra da utilizzare come preziosi ancoraggi mentali ed emozionali.

Ecco alcune delle mie semplici proposte in ordine alfabetico che è possibile utilizzare come dei trigger, ovvero il grilletto della mia pistola, identificando tra questi quei “suoni” e comandi verbali che più possono contribuire ad accendermi positivamente da un punto di vista emotivo e mentale:

Adesso! Aggredisci! Ancoraggio! Attacca! Attenzione! Bersaglio! Calma! Carica! Centro! Coraggio! Cuore! Difendi! Divertimento! Energia! Equilibrio! Fermezza! Flow! Focus! Forza! Gioia! Guerriero! Libero! Pazienza! Piacere! Prova! Qui e Ora! Qualità! Respiro! Rilassato! Ritmo! Sciolto! Sveglia! Tempo! Umile! Vai! Visualizza! Vittoria!

 6 – LA MEDITAZIONE

Con la meditazione che pratico per ottimizzare il cambio di campo nel tennis ,  mi pongo come obiettivo l’osservazione e  l’ascolto interiore, allo scopo di lasciar scorrere e far fluire pensieri, emozioni e sensazioni, senza trattenerli, prendendone anzi distanza.

Questo contribuisce a creare delle sensazioni interiore di maggiore ordine, spazio, pulizia, lucidità, leggerezza, libertà, che torneranno molto utili in campo.

Respiro con calma pescando in profondità, ma senza sforzo.

Visualizzo me stesso sulla sponda di un fiume.

Osservo i miei pensieri, le emozioni e le sensazioni scorrere nel fiume che immagino fluire dinanzi a me, visualizzando la corrente dell’acqua del fiume che trasporta lontano soprattutto ciò che qui e ora mi appare indesiderato e destabilizzante.

Ritorno in campo più libero e leggero, intenzionato con l’ausilio del respiro a lasciare fuori dal gioco le consuete interferenze interiori e persino quelle esterne, a cui non mi appiglio, ma da cui, anzi, prendo distanza.

7 –  IL RILASSAMENTO

Durante il cambio di campo svolgo un intervento progressivo sull’intera muscolatura che ha un effetto fortemente rilassante grazie ad un’azione di contrazione-decontrazione di ogni segmento del corpo.

Mi accompagno con l’ausilio del respiro: inspiro in fase di contrazione e rilascio il respiro e la tensione in fase di decontrazione e di espirazione.

Incomincio la mia azione  dalla mano che impugna la racchetta: la stringo forte, contraggo al massimo trattenendo il respiro, badando a coinvolgere soltanto quella parte del corpo, quindi rilascio la tensione attraverso un’espirazione prolungata, accompagnata da  un suono adeguato, di rilassamento, piacere e soddisfazione.

Ora immagino di inspirare ed espirare proprio attraverso quella parte del corpo.

Passo poi rapidamente in rassegna tutto il mio fisico, soffermandomi sulle zone che percepisco più contratte, ricominciando dal braccio dominante, quindi la spalla, il collo…

Se preferisci stabilisci personalmente la sequenza a te più congeniale attraverso cui interagire con il tuo corpo.

 8 – Il SORRISO INTERIORE

Con un lieve sorriso si fa tutto meglio e durante il cambio di campo parto da questo presupposto e assumo volontariamente l’atteggiamento corrispondente e, soprattutto, l’intento.

Rilasso  il mio corpo e gli organi interni partendo dal respiro, che allungo nei suoi tempi e nelle diverse fasi e rendo sempre più profondo.

Esprimo  un sorriso enigmatico sul volto, simile a quello della Gioconda.

L’obiettivo è di sorridere con tutti i tuoi organi interiori: dalle labbra e dal viso trasmetto l’impulso orientandolo nella zona interiore desiderata, lasciando che questa si apra spontaneamente disegnando un sorriso.

Procedo dall’intento alla sensazione,  dall’esterno verso l’interno, dal visibile all’invisibile, dall’alto verso il basso, e persino trasversalmente, fino a che ogni mia cellula vibra di piacere e sorride.

La gioia, l’entusiasmo, il piacere e il divertimento si fanno gradualmente largo in me e io l’accolgo senza alcuna riserva né resistenza e, dopo il cambio di campo, mi porto questa meravigliosa sensazione anche sul terreno di gioco, che mi permetterà di giocare fluido e rilassato, con l’intento di ricercare integrità, piacere e benessere ad ogni colpo.

Una condizione ideale per il flow tennis e la prestazione di picco.

9 – L’INTEGRAZIONE EMISFERICA

Seduto comodamente al cambio di campo, avvicino le mani e unisco i polpastrelli della mano destra e sinistra. Muovo lentamente la testa per tre volte da destra verso sinistra e ritorno, respirando con lenta e profonda consapevolezza. Gli occhi sono rivolti all’osservazione interiore.

Quindi fermo la testa al centro, ancorando l’attenzione proprio al centro della fronte.

Adesso immagino e visualizzo una grande X luminosa che parte dal lato destro del cervello e connette tutto il lato sinistro del corpo. Non appena sento ben salda questa connessione, immagino e visualizzo la X  luminosa che ora collega la parte sinistra del cervello con il lato destro del corpo.

Muovo in modo circolare la testa per tre rotazioni, prima in senso antiorario e poi orario.

Infine visualizzo l’intero corpo illuminarsi.

10- L’ATTIVAZIONE MULTISENSORIALE

Visualizzo nel dettaglio la palla da tennis immaginandomi mentre la colpisco, mentre la osservo attentamente fino a coglierne le cuciture e la scritta.

Richiamo e ascolto con attenzione il suono della palla quando viene colpita, escludendo tutti gli altri suoni che agiscono da interferenza.

Rivivo sulla pelle la sensazione dell’aderenza e del contatto tattile della mano con il manico della racchetta.

Percepisco gli odori reali intorno a me e torno con l’immaginazione all’odore della pallina.

Bevo un po’d’acqua assaporandola con piacere e mi gusto ogni altra sensazione come se passasse attraverso la mia lingua.

Quindi mi alzo per rientrare in campo e inizio a respirare in profondità, utilizzando il diaframma per gonfiare e sgonfiare la pancia, come se fosse un pallone. Poi aumento le frequenze respiratorie ed espiro l’aria come se dovessi soffiare sulla cenere per riattivarne il fuoco. Quando mi sento più attivo riporto il respiro alla normalità, senza  perderne la consapevolezza, e contino a utilizzare bene il diaframma, la pancia e i polmoni.

Eseguo dei saltelli sul posto.

 IL CAMBIO DI CAMPO FINALE

È sicuramente possibile utilizzare sapientemente delle tecniche per ottimizzare il cambio di campo nel tennis e  ottenere il meglio da ogni time out.

Lo abbiamo appena visto dal punto di vista teorico; la pratica spetta ora a voi.

È quella a rendervi maestri del gioco.

La ripetizione costante e disciplinata renderà questa pratica sempre più efficace, incrementando la vostra autostima, la fiducia e la sicurezza.

Come qualsiasi altra attitudine, anche la pratica mentale connessa all’ottimizzazione del cambio di campo deve essere allenata di continuo, secondo le indicazioni appena lette e quelle offerteci dal nostro coach, oppure avvalendoci  dell’esperienza di quanti già lo fanno in modo efficace, che ciascuno di noi può elaborare e riproporre secondo le proprie caratteristiche e necessità.

Solo così potremo ottimizzare il cambio di campo nel tennis come un valido pit stop utile per fare il pieno di carburante e individuare la strada migliore per completare il viaggio con successo, guidando il nostro splendido veicolo interiore con destrezza e maestria.

Questa è la mia opinione.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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