Un metodo per avvicinarti alla felicità.

 

  • Da dove vengo?

  • Chi sono?

  • Dove sto andando?

Se di tanto in tanto queste domande attraversano la tua strada e sei ancora interessato alle risposte, allora sei sicuramente capitato nel posto giusto, e non per caso.

Il caso non esiste, parola di coach.

Nel lembo di terra in cui le tante domande si incontrano con le possibili risposte, ecco estendersi una verde pianura: è il territorio del coach.

Un terreno fertile e produttivo in cui le domande prosperano e prolificano felici e non fanno alcuna fatica a moltiplicarsi, cercando nuovi stimoli e degne risposte.

Sono domande utili, esplorative, intelligenti, aperte, specifiche, stimolanti, chiarificatrici.

Nel coaching, alcune di queste, quando hanno determinati requisiti, sono definite domande potenzianti, in quanto ci stimolano a comprendere meglio e ad aprirci a noi stessi e alle nostre infinite possibilità, ma anche a mondi nuovi e alla prospettiva di conoscerli, confrontarci e conquistarli.

Soprattutto una domanda tra queste è molto cara al coaching, forse più di tutte le altre: dove stai andando?

Una domanda che apre un varco nella nostra consapevolezza a proposito della nostra direzione di vita, dei nostri obiettivi, delle intenzioni, dello scopo e persino dei sogni.

Una domanda che, peraltro, se ne porta dietro delle altre: perché? Come? Quando? Con cosa? Con chi? E altre ancora.

Quali sono, dunque, i  tuoi obiettivi?

Magari non ami questo termine, e preferisci definirli intenzioni, mete, fine, scopo, vocazione, ispirazioni, orientamento o in altro modo, ma ciò non ne cambia la sostanza e offre un’ulteriore dimostrazione di quanto siano importanti nella nostra vita.

Un essere umano senza obiettivi lentamente si spegne, te ne sarai probabilmente reso conto di persona in tutti quei frangenti in cui vaghi privo di scopo e di meta, senza entusiasmo, passione, ispirazione, motivazione e direzione, del tutto svuotato dinanzi al buco nero che ti aspetta, che tende a risucchiarti.

Capire l’importanza di avere degli obiettivi nella nostra vita è il primo passo.

Fissarli è il secondo e definirli bene il terzo.

Moltissimi si perdono proprio in questo punto e tutti i passi successivi sono solo un girare in tondo, in modo infruttuoso.

Difatti, per poter cogliere il frutto desiderato occorre agire con cognizione.

Passiamo dalla metafora del frutto ad un semplice caso specifico, connesso ad un preciso obiettivo, ad esempio raccogliere delle pesche dall’albero.

Beh, occorre innanzi tutto individuare l’albero giusto e metterci sotto proprio nel periodo giusto, quando i frutti sono belli maturi, e poi sollevare un braccio fino ai rami per poterne cogliere i frutti.

 

NULLA SI OTTIENE PER CASO

Nessuna di queste semplici e ovvie operazioni è stata casuale, tutte frutto, appunto, di una logica funzionale all’obiettivo.

Tutto è partito dall’obiettivo.

Senza obiettivo non ci sarebbe stata azione specifica.

È così nei casi più semplici come pure in quelli più complessi.

Cambiano le situazioni ma non gli strumenti a nostra disposizione, seppur li utilizziamo diversamente in relazione alle nostre capacità.

Si tratta pur sempre di scegliere e di fissare degli obiettivi, di definirli in modo chiaro, specifico e ben definito, e il relativo piano d’azione verrà di conseguenza.

Una volta definiti perfettamente gli obiettivi, sarà poi il piano d’azione a far la differenza e anche le risorse messe a disposizione della causa, ovvero le nostre potenzialità.

Ritornando per semplicità all’esempio precedente: ho deciso che voglio cogliere un frutto, non uno qualsiasi ma una pesca matura (obiettivo specifico). Ho configurato un piano d’azione semplice che consiste nell’individuare l’albero con queste caratteristiche e mettermi di sotto, provando a vedere se riesco a raggiungere dei frutti protendendo le braccia verso i rami più bassi.

In questa semplice azione coinvolgo le mie personali risorse fisiche (potenzialità).

Nel caso non arrivassi ai rami più alti (ostacolo), dove ci sono le pesche più mature, potrei coinvolgere altre mie risorse e potenzialità, cercando altre soluzioni, come per esempio trovare una scala, salire sull’albero, scuoterne i rami per fare cadere i frutti. Oppure individuare altri alleati adatti allo scopo, ad esempio un amico più alto.

In verità, anche la scala è stata una nostra alleata nell’impresa.

Quindi, una volta scelto l’obiettivo abbiamo messo in moto, quasi autonomamente, un efficiente meccanismo per il suo conseguimento. Certo è che più l’azione diventa volontaria e meditata, quanto più riusciamo ad essere efficaci, soprattutto nelle situazioni complesse che richiedono ben altre attitudini rispetto a queste, e tutto il nostro impegno.

Se quanto ho finora espresso fa parte del territorio del coaching, quali sono i suoi obiettivi?

Apparentemente gli obiettivi del coach sono i medesimi del suo cliente, ma ciò è vero solo in parte, se non addirittura falso.

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Il vero obiettivo di un coach, infatti, è il benessere, la qualità della vita del cliente, la sua felicità. Pertanto, se scegli di rivolgerti a un coach professionista, sappi che mentre ti sentirai affiancato, accompagnato e sostenuto dalla sua rassicurante presenza, diretto verso i tuoi obiettivi, parallelamente il coach farà in modo di avvicinarti anche a questi aspetti, inducendoti a confrontarti e a verificare la sostanza, la qualità e il significato di ciò che veramente cerchi.

In questo modo, alla fine del viaggio avrai trovato molto di più di quello che ti aspettavi e di quanto cercavi.

Dopotutto, la felicità è una condizione interiore elevata, un livello superiore di coscienza, che consiste nella consapevolezza di avere un posto nella vita e un’occasione preziosa, uno scopo preciso, e di perseguirlo, mettendo in campo tutte le risorse e le attitudini personali a nostra disposizione per perseguirlo.

Questo ci rende sicuramente felici, parola di coachgianfranco santiglia parola di coach

 


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2 commenti. Nuovo commento

Non so rispondere neanche a una delle domande: Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando?
Booohh
Forse hai ragione ci vuole un bell’obiettivo per dare un senso alla vita.

Gianfranco Santiglia
17 Febbraio 2017 12:42

Naturalmente, caro Davide, quasi nessuno sa rispondere esaustivamente e con certezza a queste domande.
Ciò che più conta è continuare a porcele, lasciando che esse agiscano dentro di noi in forma di consapevolezza.

Sono inoltre d’accordo con te sulla necessità di porci degli obiettivi per dare lustro alla nostra vita.

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