Che tu sia un professionista della racchetta o un semplice amatore, la motivazione nel tennis è una chiave di volta fondamentale.

Una sorta di passepartout con cui aprire la porta del nostro personale successo.

In una estrema sintesi, la motivazione è il motivo che ci spinge ad agire: la chiamata all’azione.

È uno stimolo a migliorarci e ad offrire la miglior versione possibile di noi stessi.

A proposito del tennis, la motivazione corrisponde al perché desideriamo giocare a tennis, e lo pratichiamo a dispetto di qualsiasi difficoltà.

Quel perché che è insieme passione, vocazione, missione e scelta professionale.

Una leva fondamentale, qualitativa e quantitativa, per sospingere i nostri comportamenti verso il soddisfacimento dei propri bisogni.

La motivazione è soprattutto il tipo di mattone più importante con cui costruire il tempio interiore del proprio benessere mentale, il quale a sua volta è responsabile del successo ottenuto, in qualunque campo.

Utilizzare al massimo la motivazione, in modo particolare la motivazione nel tennis , significa avere sempre nel mirino un obiettivo che orienta i nostri comportamenti spingendoci ad agire.

Quell’obiettivo diventa un magnete, una potente calamita che risveglia la nostra chiamata all’azione, attivando la motivazione.

Ma anche a dispetto degli obiettivi, ci sono giorni in cui, nonostante la passione e la professionalità che spesso siamo soliti dimostrare, allenarci non è affatto semplice né tantomeno lo è rendere al meglio, sebbene costretti e sollecitati dai calendari sportivi e dagli appuntamenti professionali che incalzano.

Le ragioni sono diverse, anche se sono più spesso alibi piuttosto che valide ragioni.

Ci diciamo che fuori fa freddo o troppo caldo, oppure non abbiamo abbastanza stimoli ed energia, né voglia di combattere, o magari vorremmo fare dell’altro e in verità  avremmo tantissime altre cose di importante da fare, anziché proprio quella.

Pensieri  che ingombrano la nostra mente, sovrapponendosi alle migliori intenzioni,  impedendoci di dedicarci al meglio a ciò che amiamo più fare: il nostro meraviglioso sport.

Il famoso perché che di solito accompagna le nostre azioni, soprattutto quelle inerenti al tennis, ha perso in questo caso di smalto, di spinta e questo può rivelarsi estremamente pericoloso.

Superare l’empasse, la stagnazione energetica e la spinta de-motivazionale è d’obbligo in queste circostanze, sopratutto se desideriamo completare la strada che sempre più al momento si prospetta in salita, per poi riprendere una più confortevole marcia.

Ma non è così semplice.

E non basta neanche soltanto volerlo.

Occorre capire cosa fare e come agire.

A differenza degli sport di squadra, in cui è possibile ricevere continue iniezioni di motivazioni dall’esterno, per esempio da parte dell’allenatore, dai numerosi membri del team, dagli altri compagni di squadra, dai supporter, nel tennis , purtroppo o per fortuna, la spinta motivazionale deve partire unicamente da noi, dalle nostre motivazioni interiori, definite intrinseche nell’ambito del coaching.

In queste circostanze, il tennista riceve ben poche pacche sulla spalla di incoraggiamento.

Occorre dunque che capisca al più presto come attivarsi da sé per recuperare la propria motivazione nel tennis  .

Può essere importante, a questo punto e proposito, focalizzarsi su ciò che si è piuttosto che su ciò che si fa, poiché questo stratagemma permette di consolidare e legare gli obiettivi al senso di sé e alla propria identità, al proprio sistema di valori piuttosto che alla propria funzione, più generica e spersonalizzante.

Pensare ad esempio a noi stessi in termini di individui ancor prima che tennisti, e a tutto quello che in qualità di esseri umani, unici e irripetibili, abbiamo realizzato e conquistato fino a questo momento. E a quello che ancora ci aspetta dietro l’angolo, e ci motiva.

Quindi possiamo riprendere a pensare al tennis: non come a un accessorio, ma come una componente fondamentale che riguarda la nostra stessa essenza, l’impronta specifica che ci caratterizza.

Qualcosa che è parte di noi e del nostro sistema di vita e di valori.

Qualcosa di irrinunciabile, a cui desideriamo al più presto ritornare, per tutta una serie di fattori che qui e ora richiamiamo alla nostra mente, come rinforzo.

Questi accorgimenti possono rivelarsi fondamentali momenti di consapevolezza, gratitudine, apprezzamento e orgoglio che attivano l’autostima e l’autoefficacia, e la motivazione ad esse connesse.

Ma il primo passo davvero significativo, a questo punto, per ritrovare la motivazione nel tennis consiste senza dubbio nel recuperare la motivazione intrinseca, la sola in grado di dimostrarsi attiva, persistente e intensa come occorre, anche a lungo termine.

LA MOTIVAZIONE INTRINSECA

Non può esserci una motivazione nel tennis ben strutturata, cioè dei motivi di fondo che ci spingono ad agire per cogliere dei risultati, se questi non sono accompagnati dalla volontà di raggiungere un obiettivo.

Ancora meglio se questo obiettivo risulta ben organizzato, specifico, ovvero espresso secondo determinati criteri che lo definiscono con precisione, senza lasciare spazio all’approssimazione.

Non dimentichiamo, infatti, che un obiettivo è un sogno con una scadenza.

Quindi, una motivazione forte ha alle proprie spalle un obiettivo importante, almeno per noi, che preme per essere colto, un desiderio che cerca di essere soddisfatto.

La motivazione nel tennis ci spinge ad ogni possibile sacrificio se l’obiettivo sfidante scelto è abbastanza stimolante da indurci continuamente verso azioni specifiche e mirate, le quali ci inducono in ogni possibile occasione ad alzare la soglia della fatica.

Un obiettivo alla nostra portata, né di facile accesso ma nemmeno impossibile, tale da indurci a programmare e realizzare una serie di azioni quotidiane che debbono essere fatte in serie, una dopo l’altra.

“Debbono”, perché sono io ad averle scelte: è in questo che consiste la motivazione nel tennis che risulta vincente. Non sono azioni che attuo per compiacere qualcun altro, ma solo per soddisfare quella parte interiore di me che preme per una propria realizzazione, attraverso il tennis.

Lo faccio, dunque, perché mi piace farlo.

Perché io ho scelto di farlo.

Perché amo farlo.

Se non ci tengo abbastanza, è probabile che l’obiettivo non sia davvero mio.

Qualsiasi altra motivazione proveniente dall’esterno, in uno sport individuale come il tennis, che peraltro  innesca automaticamente  determinati meccanismi psicologici, presto o tardi metterebbe a nudo delle lacune energetiche e caratteriali che inciderebbero sulla singola prova,  se non a breve termine, sicuramente a medio e a lungo termine.

È anche vero che non sempre la motivazione nel tennis  , quella sollecitata dall’interno, può essere al massimo, anche se la sua importanza lo richiederebbe sempre.

Ecco perché, in qualità di tennisti professionisti o anche soltanto amatoriali, che cercano comunque di migliorarsi continuamente,  affidarci ad un sicuro training motivazionale, che diventi una sorta di personale routine quotidiana, può costituire una preziosa ancora di sicurezza.

Un rituale salvavita, e abbiamo sottolineato più volte l’importanza dei rituali nel tennis che funzionano come dei validi ancoraggi.

Appigli emotivi e sostegni psicologici che leghino motivazione personale e obiettivi in un indissolubile legame vincolante teso a realizzare il meglio, anziché indurci ad abbandonare alle prime difficoltà, a mollare e a darci per vinti chiamando in causa mille scuse diverse.

Un legame sistemico che, di fatto, sottolinea la nostra fondamentale coesione di mente e corpo, in cui le singole componenti aggregative interagiscono e si modulano reciprocamente, realizzando ben di più di una semplice somma di caratteristiche.

Si procede allora parallelamente, in modo da soddisfare le principali pulsioni realizzative dell’essere umano, e non a dispetto delle stesse.

A questo proposito, il grande Bruce Lee direbbe:

“Se voglio dominare me stesso, devo prima accettare me stesso; procedendo d’accordo e non contro la mia natura”.

Come procedere allora a questo punto?

Da dove ripartire a proposito della motivazione nel tennis ?

“Inizia dove ti trovi. Usa ciò che hai. Fai ciò che puoi”

suggerisce a questo proposito Arthur Ashe, uno che la sapeva lunga a proposto di motivazione nel tennis , il quale ha dovuto lottare oltre che in campo anche contro i pregiudizi razziali figli del suo tempo.

Comunque, se e quando devi ripartire,

“Non c’è miglior momento di adesso”

ci ricorda Andre Agassi.

Ecco, qui e ora, una semplice proposta per ritrovare il giusto smalto motivazionale.

IL DIALOGO INTERIORE PER RITROVARE LA MOTIVAZIONE NEL TENNIS

La solitudine del tennista è nota nel nostro ambiente, in cui il giocatore trova ben pochi appigli interni e ancor meno  punti esterni di riferimento.

Il dialogo interiore è senz’altro uno di questi, uno strumento prezioso con cui colmare gli spazi vuoti interiori riempiendoli di contenuti fondamentali con cui procedere alla rincorsa degli obiettivi, lasciandoci sospingere dalle motivazioni interne.

Il dialogo, si sa, interno o esterno che sia, ripropone e traduce il nostro processo mentale.

Nel tennis, saper orientare al meglio tale processo mentale, in modo consapevole e costruttivo, non è soltanto auspicabile ma anche fondamentale e necessario per assicurarci la vittoria finale.

Occorre allora fare in modo che il processo mentale sia sostenuto da chiarezza d’intenti in merito agli obiettivi e all’energia con cui coglierli: il focus, l’energia e l’azione intenzionale che promana dalla motivazione.

Non possiamo concederci altri pensieri all’infuori di questi per garantirci una massima resa e il dialogo interiore dove essere lo strumento di traduzione del materiale psichico elaborato, sotto forma di mantra particolari, affermazioni mirate, continui incoraggiamenti, parole chiave incitanti e frasi stimolanti che ci sostengono, in campo e fuori.

Tutto può servire allo scopo, ciascuna parola e pensiero, soprattutto se e quando si crea un’adeguata connessione mente corpo che non si sovrappone al sistema vigente, ma anzi lo sostituisce.

Il dialogo interiore nel tennis incoraggia, orienta, accompagna, guida, sostiene, sospinge, invita, indirizza il giocatore che sa servirsene.

Come funziona?

In campo e/o fuori,  possiamo ripetere a noi stessi, mentalmente o ad alta voce, le indicazioni da seguire, allo scopo di guidarci nel percorso interiore con cui  alimentarci attraverso pensieri e parole incalzanti dal punto di vista motivazionale.

“Questo è il mio momento” potrebbe essere una tipica frase di massima con cui tradurre il grosso carico di lavoro che ci attende e che attiva la nostra motivazione all’azione.

Ma ne esistono mille altre che ti invito a ricercare con cura per poi selezionare i tuoi personali mantra di combattimento.

Modalità e momenti con cui rafforzare il dialogo interiore possono rivelarsi fondamentali per accrescere la motivazione nel tennis ; per esempio quella di rivolgerci a noi stessi in seconda persona, indirizzandoci indicazioni, regole e istruzioni precise, poiché usare il tu anziché l’io innescherebbe il meccanismo dell’approvazione e dell’obbedienza, necessario in frangenti come questo in cui la motivazione sembra vacillare, anziché fungere da leva comportamentale.

Possiamo inoltre farlo, quando possibile, davanti allo specchio, per esempio nello spogliatoio prima di allenamenti e partite importanti, ripetendo frasi che incoraggiano il nostro desiderio di potenza, che attiva la produzione di testosterone e diminuisce la secrezione di cortisolo, espressione dello stress.

Accompagniamo il tutto con un linguaggio del corpo adeguato, vincente, che diventi il solido ponte tra la parte psichica e quella emozionale.

Utilizzando tutti insieme questi espedienti di self coaching, il dialogo interiore può diventare uno strumento prezioso e privilegiato con cui alimentare la nostra indispensabile motivazione nel tennis .

Ma questi sono soltanto dei possibili espedienti, e potrai trovarne tu molti altri con cui affinare il tuo dialogo interiore rendendolo uno strumento al servizio della motivazione interna.

Il segreto consiste proprio nel trovare delle formule altamente personalizzate che calzino perfettamente al tuo caso, in modo da risultare quanto più incisive possibili.

Un coach professionista può risultare, a questo scopo, un valido alleato.

Richiamare il dialogo interiore nei momenti precedenti agli impegni in campo e durante gli stessi  può rivelarsi inoltre una sorta di feedback indispensabile che attiva le aree cerebrali del benessere che a loro volta sono responsabili e innescano i meccanismi della motivazione.

Andare allora in cerca appositamente, attraverso il dialogo interiore, del meccanismo di accesso alle sensazioni piacevoli è il modo migliore per riprovare quelle sensazioni specifiche positive che tanto ci gratificano e che ci inducono a dare e a fare il nostro meglio.

Si crea così una sorta di circuito virtuoso e potenziante che attraverso la motivazione sostenuta dal dialogo interiore supporta i nostri obiettivi, inducendoci a realizzarli.

Nel campo da tennis,  come in qualsiasi altro.

Obiettivi di prestazione che ci avvicinano gradualmente ai risultati da cogliere.

In questo senso la Performance è data dalla Competenza moltiplicata per la Motivazione.

P=CxM

Nel tennis come nella vita non possiamo fare a meno della motivazione, la quale ci induce a soddisfare i nostri bisogni, anche quello di successo e realizzazione che è al vertice della nostra personale piramide.

Parola di Coach!gianfranco santiglia parola di coach

 


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