Le Mappe Performative  concepite da Forza Interiore rappresentano un’evoluzione delle mappe mentali e si creano dopo aver elaborato perfettamente le mappe mentali e concettuali di riferimento, o parallelamente ad esse.

Difatti, le mappe mentali sono molto utili per elaborare una Mappa performativa, ma non indispensabili in quanto queste ultime risultano del tutto originali, diversificate ed autonome, e soprattutto hanno una diversa funzionalità ed attitudine.

Entrando più nello specifico, le Mappe Performative utilizzano la struttura gerarchica e associativa delle mappe mentali e si avvalgono dell’organizzazione teorica propria delle mappe concettuali; questa combinazione ibrida e il suo originale sviluppo consente alle Mappe Performative della Forza Interiore di esaltarsi attraverso una configurazione estremamente pragmatica volta all’azione e alla realizzazione di performance.

A cosa servono esattamente le Mappe Performative della Forza Interiore?

Beh, innanzitutto a sviluppare tale Forza integralmente in ogni sua componente.

E poi a predisporci in una modalità operativa, riversandoci immediatamente nell’azione, in modo che la continua ripetizione dell’azione, che coinvolge tanto i nostri sensi che l’intero psicosoma, passando dalle emozioni, incrementi e migliori la specifica prestazione, ad ogni livello.

L’applicazione tiene dunque in debito conto l’attivazione sensoriale e la pratica dei cinque fattori della forza interiore: energetico, fisico, emozionale, mentale e spirituale.

Questo rimane l’obiettivo primario delle Mappe Performative , più importante anche della singola prestazione, e cioè incrementare e integrare i diversi aspetti della nostra Forza Interiore.

Le Mappe Performative ,tuttavia, consentono anche di operare in maniera specifica, selettiva e circoscritta, in modo da concentrarsi su un solo aspetto per volta, come il nostro cervello predilige fare.  Essendo strutturate in modo sintetico e selettivo, ci si concentra su un solo aspetto specifico e sui pochi elementi che più lo rappresentano, ottimizzando le energie a nostra disposizione dal punto di vista cognitivo e realizzativo.

Si procede quindi dal generale verso il particolare e dal particolare all’azione specifica.

Naturalmente, rappresentando un tipo di training, i suoi benefici si verificano e si evidenziano soprattutto grazie alla continua ripetizione e al costante allenamento.

Si sa, infatti, che un buon allenamento consiste nel saper spostare sapientemente l’asticella e la soglia dello sforzo e dalla fatica, in accordo con il nostro potenziale e i temporanei limiti.

Come agiscono più nello specifico le Mappe Performative della Forza Interiore?

Le Mappe Performative trasformano pensieri, idee, concetti e sensazioni in azioni specifiche da compiere, qui e ora, in modo da iniziare a incidere immediatamente sul piano materiale; sono piani d’azione programmati in termine e forma di rappresentazioni visive, le quali ci predispongono all’azione.

LA FORMULA PERFORMATIVA E L’ATTEGGIAMENTO DI BASE

Le Mappe Performative partono dal principio che in assenza di Tensione, intesa in termini di ostacoli e interferenze interne di vario genere, l’Energia segue l’Intento e l’Attenzione ad esso connessa.

Pertanto, la Formula Performativa di riferimento è: E=I+A-T.

Dopo aver connesso la nostra attenzione con la parte intuitiva del cervello, per esempio attraverso le mappe mentali, e con la parte più logica e razionale, magari con le mappe concettuali, orientiamo la nostra pulsione energetica verso il corpo-mente, spostandola quanto più possibile sul piano dell’azione; ci si connette quindi con il giusto atteggiamento, in modo diretto e pratico, così da risvegliare tutto il potenziale personale attraverso il nostro “sentire” e percepire, per poi agire.

L’atteggiamento generale inerente alla Mappe Performative tiene sempre in debito conto lo scopo dell’azione e la sua impeccabilità, ovvero perché lo fai, come e cosa accade quando lo fai.

Mentre ci osserviamo in azione riconosciamo cosa avviene dentro e fuori di noi, accettandolo senza giudizio, ma orientando e facilitando le necessarie modificazioni, secondo quanto suggerito dal metodo RAD.

Parlando di mappe in generale è necessaria una considerazione che sempre emerge a riguardo: la mappa non è il territorio, è vero!

La mappa è dentro di noi ed è lì, prima, che deve essere innanzitutto realizzata.

A maggior ragione la Mappa Performativa.

Se la nostra Mappa Performativa sarà compiuta in noi, in modo preciso ed impeccabile, curando perfettamente ogni dettaglio, ci lascerà dentro la calda sensazione, piacevole e incoraggiante, di una performance già in parte realizzata.

Di conseguenza la sua realizzazione e manifestazione esterna risulterà naturale e notevolmente facilitata. Per questa ed altre ragioni è necessario concepirla in modo pieno e coinvolgente, tanto a livello di sensazioni cinestesiche che di emozioni.

È in questo modo che la mappa assomiglierà sempre di più al territorio fino ad aderirvi perfettamente; ciascuno di noi potrà quindi diventare creatore e sperimentatore della propria realtà, senza subirla passivamente.

LE MAPPE PERFORMATIVE : IL METODO

Per costruire una Mappa Performativa si procede con ordine attraverso dei graduali passaggi, grazie ai quali è possibile mettere in moto tutto il nostro potenziale.

Essa è stata studiata e funziona sulla base di come agisce il nostro cervello e i computer creati a sua immagine e somiglianza: argomenti, informazioni, organizzazione cognitiva, reti associative, parole chiave, immagini, comandi, azioni corrispondenti.

Scelta la performance su cui si desidera lavorare, ad esempio il coraggio, la resilienza, o altre attitudini, definiamo l’Obiettivo in modo specifico e particolareggiato e ci impegniamo a perseguirlo con il Patto Performativo e gli elementi della Formula Performativa.

Il primo elemento della Mappa che emerge da un rapido e intuitivo brainstorming, attraverso cui selezionare e poi scegliere la parola chiave, è la Password, la quale ci consente di accedere al programma in atto, come se lavorassimo al nostro pc e dovessimo accedere al file desiderato.

È la chiave, il termine più idoneo ad aprire il programma, che ci avvicina e allinea gradualmente alle frequenze specifiche della prestazione su cui abbiamo scelto di sintonizzarci per migliorarla.

Essendo il primo elemento che dà avvio al processo è necessario che sia perfettamente calzante, in modo da aprire in noi quella porta che altrimenti rimarrebbe chiusa.

Si sa, in principio era il verbo, e la voce individuata deve destarci dal torpore quanto basta per incominciare con vigore il processo performativo, diventando il nostro mandato, la missione specifica da perseguire, insita nell’obiettivo.

Alla parola chiave associo un’Immagine corrispondente, una sorta di vision, che rappresenta il secondo elemento della Mappa Performativa: sarà l’immagine direttiva scelta per guidarci nel processo, che ci esercitiamo a visualizzare continuamente lasciando che cresca sempre più dentro di noi, occupando lo spazio luminoso necessario. Deve quindi avere sufficiente corrispondenza associativa per destare il nostro immaginario, con tanta forza e spinta per risvegliarci energeticamente e indurci sempre più all’attivazione psicosomatica.

Questa immagine ha anche la funzione di mettere ordine, guidarci, selezionare, chiarire.

Il terzo elemento del processo è l’Affermazione, che mette definitivamente in connessione e in stretta comunicazione mente e corpo, attraverso un comando diretto da eseguire.

È un suono imperativo che bypassa la mente e si trasferisce immediatamente nel corpo, spazzando via ogni altro indugio e dubbio, predisponendoci all’immediata azione.

È un suono imperioso, affermativo, definitivo.

Infine, il quarto ed ultimo elemento del processo: il Gesto.

È una rappresentazione concreta, che grazie al pensiero e all’azione è diventato forma.

Ecco l’azione che si fa gesto!

È la risposta fisica, il gesto fisiologico corrispondente a quanto anticipato ed emerso nel percorso condotto finora, che ora si attua attraverso il linguaggio corporeo, dopo essere passato attraverso il linguaggio visivo e verbale.

È lo psicosoma a realizzarlo come espressione di vita e di verità interiore.

L’intero processo si accompagna sempre con l’Atteggiamento adeguato a sostenerlo, il quale rappresenta il comportamento generale da attuare con le specifiche modalità.

L’atteggiamento costituisce inoltre l’input iniziale e la sintesi finale, ed è la manifestazione continua della Mappa Performativa in azione.

Ecco qui l’esempio proposto da Forza Interiore di una Mappa Performativa sulla Resilienza, soltanto nella sua componente grafica.

ESEMPIO DI MAPPA PERFORMATIVA DELLA RESILIENZABene, preparare le nostre Mappe Performative ci aiuta a familiarizzare quanto più possibile con la prestazione, allenandola mentalmente e non solo.

Allenate dunque tutte le potenzialità creando le vostre Mappe Performative, poiché solo l’allenamento e la continua pratica rende maestri, padroni della propria Forza Interiore.

Parola di coach! gianfranco santiglia parola di coach

 


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Se desideri delle Mappe Performative personalizzate per migliorare e allenare le tue potenzialità contattami.

2 commenti. Nuovo commento

Un bel metodo questo delle mappe performative… ti focalizzi su un aspetto da migliorare e hai degli elementi semplici ma efficaci da tenere sempre in mente. Giusto?

Gianfranco Santiglia
1 Maggio 2017 8:34

Perfetto Carmelo, proprio così!
Un solo aspetto per volta su cui focalizzarci per tutto il tempo necessario a integrarlo perfettamente nel nostro bagaglio performativo.

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