“L’uomo che piantava gli alberi” è uno splendido film di animazione di Frédérick Back, tratto dall’omonimo romanzo di Jean Giono, vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 1988.

La sua bellezza sta tutta nell’aver saputo tradurre fedelmente l’intento del libro esaltandolo con incantate atmosfere bucoliche sapientemente realizzate con creatività artistica.

Rappresenta altresì un elogio alla lentezza, quella d’altri tempi, ed è inoltre un invito alla contemplazione spirituale della vita.

Il film diventa il pretesto per una meditazione mentre si esercita l’arte del saper guardare e “vedere” l’essenziale.

Al di là di tutto questo, “L’uomo che piantava gli alberi” è soprattutto una grande lezione di vita, che suggerisce come realizzare l’arte del fare della propria vita un autentico capolavoro attraverso l’azione impeccabile protratta nel tempo.

È quello che ha fatto il protagonista di questa vicenda, che è appunto l’uomo che piantava gli alberi, il quale ha fatto di questo intento la missione principale della sua esistenza. Una vita semplice, sobria, solitaria, silenziosa, completamente votata e dedita all’esaltazione della bellezza della natura, in modo da contrastare le brutture dell’essere umano, capace di “inventarsi” due grandi guerre.

Un uomo che, distante dai clamori e dalle luci della ribalta, ha lavorato gratuitamente in silente solitudine per gridare e conclamare sempre e ovunque la bellezza della vita.

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