Considerata soprattutto come la capacità di riconoscere emozioni e sentimenti, propri ed altrui, l’intelligenza emotiva nel tennis svolge un ruolo fondamentale, tanto che ancora non se ne sono comprese del tutto le possibili implicazioni e potenzialità.

Questo, naturalmente, non è vero soltanto a proposito del tennis, argomento che sviscereremo in tutti i suoi particolari, ma è rilevante anche in ogni altro sport, e ancor prima nella vita.

L’enorme complessità in cui noi tutti viviamo e con cui ogni giorno interagiamo e ci confrontiamo può essere compresa soltanto ampliando la nostra prospettiva, spesso ristretta, cercando poi di mettere a fuoco e in risalto i diversi aspetti e particolari.

Spesso la logica, l’analisi, la critica, la razionalità e le altre consuete capacità con le quali ci applichiamo intellettivamente non sono sufficienti a comprendere certi aspetti della realtà con cui ci raffrontiamo quando siamo chiamati in causa.

In  alcuni di questi frangenti abbiamo bisogno di approcciarci con altre attitudini del nostro personale bagaglio di vita, risorse e potenzialità che ci permettano di “leggere” noi stessi, gli altri e le circostanze guardando il tutto da un’angolatura diversa, con uno sguardo che sappia spingersi in profondità e non solo in ampiezza.

Un’attitudine con la quale possiamo riversare la nostra intelligenza emotiva nel tennis , e stare a vedere cosa accade.

Cosa potrebbe cambiare?

Potrebbe apparirci all’improvviso, per esempio, un universo a colori, ricco di molteplici ed infinite sfumature, una realtà che va ben al di là del consueto mondo in bianco e nero che siamo spesso indotti a cogliere in modo tanto statico e dogmatico.

L’ampio spettro cromatico che possiamo percepire nell’universo e nelle sue forme è rappresentato, nell’essere umano, dalle emozioni e dai sentimenti.

Ritornando allora all’intelligenza emotiva, possiamo in sintesi definirla come la facoltà di pensare e agire avvalendoci pienamente delle emozioni; possiamo cioè finalmente riconoscere il significato, il valore e il ruolo essenziale del sentimento anche nel pensiero.

Naturalmente, esaltare l’intelligenza emotiva non ha la funzione di stabilire un primato o una precedenza rispetto alle altre diverse forme di intelligenza, ma ha la funzione di recuperare questa risorsa allo scopo di integrarla nella nostra complessità, in ordine ad un più funzionale processo sistemico.

In riferimento, per esempio, all’aspetto più logico e razionale dell’intelligenza, la necessità è quella di promuovere anche gli aspetti analogici e creativi, fantasiosi ed estrosi, emotivi e sentimentali, in modo da coniugare e allineare non soltanto i due differenti emisferi cerebrali, ma anche il cervello e il cuore, la ragione e il sentimento, l’aspetto cognitivo e quello morale, l’intelligenza e l’educazione etica sentimentale.

Attraverso una preziosa operazione di integrazione e sintesi, non una semplice somma ma una moltiplicazione, avremo a disposizione tutte le nostre risorse e la possibilità di impiegarle in modo più variegato e capace, aumentando così la nostra autoefficacia.

Una sintesi saggia e funzionale con la quale si sceglie di indirizzare volontariamente il focus dell’intelligenza su di un territorio umanistico, sottolineando l’idea che le emozioni sono intelligenti e la mente è anche sentimentale.

Sarà più facile in questo modo attingere e utilizzare una fetta più ampia del nostro potenziale, che notoriamente è sfruttato soltanto in minima parte a causa della nostra incapacità di individuare le chiavi giuste grazie alle quali è possibile accedervi e i codici con cui attivare le diverse potenzialità e virtù individuali.

UTILIZZARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA NEL TENNIS

Magari, tuttavia, ancora non ti è del tutto chiaro capire come utilizzare l’intelligenza emotiva nel tennis .

Partiamo allora dalla definizione dell’intelligenza emotiva offertaci da Daniel Goleman, considerando che essa implica la

“… capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare.”

Se utilizziamo per bene questi presupposti che aprono sull’intelligenza uno spiraglio estremamente diverso e più ricco rispetto alle obsolete implicazioni dei secoli precedenti, inerenti peraltro esclusivamente al quoziente intellettivo e ai suoi parametri, scopriamo quindi un’intelligenza sociale viva e reale che vibra, pulsa e ci invita al suo pieno utilizzo.

La conoscenza dei propri sentimenti, emozioni e stati d’animo, l’autocontrollo emotivo, la capacità di automotivarsi, il riconoscimento delle emozioni altrui e la gestione delle relazioni non hanno forse un impatto fondamentale nella vita di ogni giocatore di tennis?

Non importa il livello effettivo di gioco raggiunto dal tennista, né gli obiettivi specifici, dato che ciascuno di questi aspetti pesa come un macigno sull’economia del gioco e nella capacità di trarne profitto e soddisfazione, divertimento e gratificazioni, gioia e risultati.

Nel tennis, proprio come nella vita, emozioni e sentimenti possono arricchire ed esaltare considerevolmente i nostri standard operativi, sono catalizzatori e strumenti di trasmissione energetica, veicoli di consapevolezza.

Sono recettori e diffusori di calore ed entusiasmo, vivacità, creatività, sensibilità e passione, consistenza e tono umorale.

La loro mancanza, inibizione o cattiva gestione determina un’inefficienza cognitiva e operativa che rende spesso  i nostri pensieri, i sentimenti, le emozioni e le corrispettive azioni disfunzionali traducendoli in maniera inefficace.

E in termini effettivi di gioco?

Significa, concretamente, capire e riconoscere fino in fondo cosa ci passa per la mente, per il cuore e “la pancia” in quel preciso contesto e momento, quali umori si agitano dentro e attraverso di noi, ma anche nel nostro avversario o nel compagno di doppio, nel caso siamo impegnati in questa specialità. Una conoscenza che se ben utilizzata diventa un enorme vantaggio o, all’opposto, uno svantaggio e un deficit difficile da colmare.

Ri-conoscere le emozioni ci serve a capire come comportarci, come gestirci, quali scelte è più opportuno incoraggiare o evitare in accordo con cosa pulsa e vibra da questa parte della rete e dall’altra, ricordandoci sempre, tuttavia, che l’avversario che si nasconde e si agita in noi è spesso più pericoloso di quello dall’altra parte della rete, come ormai abbiamo appreso dalle conoscenze inerenti alla cosiddetta partita interiore.

Ci serve, ancora, a determinare come trattare noi stessi, la palla, le circostanze, l’avversario, a comprendere come tramutare gli eventi in opportunità, gli ostacoli in nuove possibilità, le situazioni avverse in eventuali alleati e persino l’avversario in un maestro che ci mostra una lezione da apprendere, in modo da renderci sempre più forti, competitivi e completi.

Spostando di volta in volta l’attenzione e il nostro focus interiore per sintonizzarci su altri parametri, per esempio sull’empatia e la resilienza, comprendiamo che possiamo guardare e valutare le circostanze, in campo e fuori, in modo del tutto diverso, con elasticità e flessuosità, profondità e ampiezza, sensibilità e saggezza, creatività e organizzazione, creando così un nuovo centro interiore con un equilibrio dinamico più adatto agli aspetti cangianti e mutevoli del tennis, che rappresenta in qualche modo una metafora della vita, in quanto esso ne ripropone tutti gli elementi in termini di gioco competitivo.

Proviamo ora ad approfondire questo aspetto valutandone le implicazioni sul campo.

In che modo, dunque, possiamo servirci pragmaticamente dell’intelligenza emotiva nel tennis ?

L’ INTELLIGENZA EMOTIVA NEL TENNIS E I SUOI 5 COLPI VINCENTI

1   Ri-conoscere le proprie emozioni nel tennis

Le emozioni sono parte del nostro prezioso patrimonio interiore.

Sono il nostro carburante, le risorse che ci spingono verso un determinato comportamento e una corrispettiva azione.

Purtroppo, il più delle volte l’azione è una semplice reazione involontaria e inconsapevole, che non abbiamo scelto, nata da un’emozione che non abbiamo riconosciuto e che, gradualmente, si è andata affermando, strutturandosi in una forma ben definita, cristallizzata.

Un percorso che può essere virtuoso o vizioso, che ci innalza o impoverisce.

E tutto nasce da un’emozione e dall’esigenza di riconoscerla, per comprenderne il messaggio.

L’intelligenza emotiva nel tennis implica allora la capacità di riconoscere un sentimento e un’emozione nello stesso momento in cui compaiono e affiorano alla soglia della nostra coscienza. Con quell’anticipo necessario per poi agire con consapevolezza.

Questo ci assicura un enorme vantaggio che si traduce in termini di lucidità mentale e corretta visione e trama di gioco.

Non corriamo alcun rischio, allora, affermando che il primo dei 5 colpi vincenti a nostra disposizione dal punto di vista dell’intelligenza emotiva nel tennis corrisponde alla capacità di riconoscere le proprie emozioni.

Riconoscere senza interpretare e nemmeno giudicare. Prendendone soltanto atto, consapevolezza.

Riconoscere, tra l’altro, che l’emozione in sé è oggettiva, persino neutra. Né buona e neppure cattiva. Siamo noi, di fatto, ad attribuirle valore e significato attraverso le nostre interpretazioni, traduzioni e re-azioni.

Anche l’emozione più difficile da digerire, in verità, non è un elemento necessariamente nemico, cattivo, ostile e negativo. È qualcosa tuttavia che richiede attenzione, consapevolezza, cura e specificità nel modo in cui approcciarla. Un prezioso messaggio che rappresenta un’esigenza di comunicazione tra le nostre diverse parti, spesso lontane e frammentate, di cui le emozioni sono un ponte di espressione concreta e tangibile.

E allora, mentre giochiamo, la voce interiore ci avverte in mille modi possibili, soprattutto attraverso il corpo, che siamo molto eccitati o frustrati, impauriti o spavaldi, o magari arrabbiati o tristi, pieni di risentimento, di disgusto o di vergogna.

O magari entusiasti, gioiosi, felici, pieni di energia e di desiderio di esprimerla.

Ci viene dunque chiesto di prenderne nota per comportarci adeguatamente, attraverso un’azione analogica corrispondente e, soprattutto, consapevole.

Se e quando l’emozione non viene riconosciuta né elaborata in termini esaustivi, essa cresce e si autodetermina in modo spontaneo e incontrollato. Senza alcuna guida.

I rischi in questo caso sono notevoli in quanto siamo ridotti all’impotenza da una pulsione che prende il sopravvento inducendoci in comportamenti spesso inadeguati e disfunzionali.

Quando perdiamo le staffe in campo, in pochi minuti compromettiamo l’intero match.

In altre circostanze, con pochi punti e azioni ben assestate lo conquistiamo.

Una differenza non da poco, quella per esempio tra vincere e perdere, tra un’ottima o una pessima prestazione, che si materializza a partire dalla consapevolezza emozionale e dalla capacità di controllarla e gestirla.

2   Controllare le proprie emozioni nel tennis

Se conoscere e riconoscere con precisione le proprie emozioni è solo il primo passo di una precisa catena di comportamenti, controllare e poi padroneggiare al meglio le emozioni diventano i necessari step successivi per tagliare meritatamente i traguardi desiderati.

Un obiettivo che si conquista solo gradualmente considerato il peso specifico e l’importanza della posta in gioco, poiché controllare e governare con efficace padronanza le proprie emozioni, con il corretto livello di equilibrio e tensione, senza mai eccedere, non è affatto un processo semplice e lineare, privo di rischi e di possibili effetti collaterali.

Occorre agire con la giusta cautela, morbida e ben modulata, di chi è abile a non spegnere né soffocare le emozioni e i sentimenti, ma anzi offre loro uno spazio protetto e adeguato in cui potersi esprimere in maniera proattiva, in favore di noi stessi e delle circostanze.

Un processo paragonabile alla saggezza del genitore che veglia sul proprio bambino, consentendogli di esprimersi liberamente, oppure anche all’azione del coach che monitora e presidia il processo di coaching in modo flessibile, non direttivo né coercitivo. È una questione di reciproca fiducia e di distanza ottimale dalle nostre pulsioni e dalle loro funzioni, che nasce dall’ascolto, dall’osservazione e dal controllo modulato.

Quando la nostra padronanza interiore ci permette di controllare le nostre emozioni acquista un valore inestimabile, tanto da caratterizzarsi come il secondo dei 5 colpi vincenti a disposizione del tennista che applica l’intelligenza emotiva nel tennis .

Tradotta in campo, ci consente di limitare il peso e l’intralcio di interferenze interiori che, in termini soprattutto di paura, rabbia, disgusto, ansia, frustrazione, e in mille altri modi possibili, inficiano la qualità del nostro gioco.

Come sanno tutti i tennisti, nei momenti topici del match, quando la tensione è palpabile, diventa estremamente difficile autogestirsi.

È quindi necessario sottolineare come proprio da questa capacità dipenderà anche spesso l’esito del match, allo scopo di attenzionarla continuamente durante i nostri training mentali.

3   L’automotivazione nel tennis

Una volta riconosciute le proprie emozioni e controllate a dovere, occorre saperle padroneggiare al punto da utilizzarle come pulsione energetica per conseguire gli obiettivi scelti, siano essi di prestazione e/o di risultato.

In ambito tennistico, il riconoscimento emozionale e il conseguente controllo viene ottimizzato ed esaltato nel momento in cui le nostre emozioni non solo non interferiranno più in modo distruttivo con l’andamento della partita, ma diverranno anzi una scintilla incandescente che ci aiuta ad alimentare il nostro fuoco interiore, attizzandolo continuamente, convogliandolo nella direzione desiderata, anche e soprattutto quando tutto trama contro di noi.

Questo è esattamente ciò che corrisponde a un imponente punto di forza, che si traduce in campo come il terzo dei 5 colpi vincenti di cui può disporre l’intelligenza emotiva nel tennis .

E tutto nasce dall’atteggiamento resiliente.

Dimostrando in gara e in ogni altra circostanza possibile la nostra resilienza potremo sostenere ad oltranza la motivazione per cogliere quanto ci spetta.

In campo siamo soli e nello spazio pieno-vuoto della nostra solitudine dobbiamo incontrare e stimolare di continuo le nostre motivazioni: lo scopo e il perché ci danniamo anima e corpo a fare quello che facciamo.

Cosa in realtà ci spinge a infliggerci sacrifici e a trovare energia e forza per superare di slancio ogni tipo di disagio e avversità?

Nella risposta a questo quesito troviamo molto più di quello che di solito ci occorre per arrivare a fine match con un atteggiamento proattivo.

Senza questa consapevolezza emotiva che agisce da carburante, il quale si auto rinnova di continuo, presto o tardi crolleremmo dinanzi ai colpi del nostro avversario e difficilmente desidereremmo ritornare su quel “ring” di gioco.

Così infatti talvolta ci appare il nostro rettangolo di gioco, un ring, soprattutto quando le prendiamo e incassiamo a fatica come pugili storditi, senza la necessaria resilienza.

4   Riconoscimento delle emozioni altrui nel tennis

L’empatia, intesa come la capacità di sentire nel profondo l’altro e il suo mondo emozionale, diventa la chiave principale per comprendere veramente chi abbiamo dinanzi, anche quando la comunicazione verbale e quella paraverbale languono o magari tenderebbero a portarci altrove, depistandoci.

Ecco allora che, nel tennis, possiamo affidarci al body language e ai suoi continui messaggi non verbali, che rappresentano una fonte incommensurabile di consapevolezza.

Dalla profonda conoscenza di noi stessi da cui è cominciato il nostro viaggio che aveva l’intelligenza emotiva nel tennis come obiettivo, e la necessità di comprenderla e svilupparla, possiamo ora imparare a intendere e empatizzare con più facilità anche con gli altri, con le loro necessità, i bisogni e i desideri, manifesti e nascosti.

Questo in campo ci aiuta a capire i compagni e i partner di gioco e di allenamento, come pure il nostro avversario.  Conoscere il nostro avversario, i suoi pensieri e le emozioni che vive in gara, è una strategia fondamentale per comprendere come metterlo in difficoltà e assicurarci la vittoria finale.

Esaltare la nostra forza attraverso l’espressione mirata delle corrispondenti potenzialità, scavando una breccia nei punti vulnerabili delle linee avversarie è un percorso mentale che ci avvicina senz’altro alla prestazione vincente.

Quando la partita diventa una vera lotta, è spesso questo aspetto, il 4 colpo vincente inferto con l’intelligenza emotiva nel tennis , a decidere le sorti dal match.

E tutto parte da una corretta analisi delle emozioni proprie e di quelle altrui, le quali, insieme, ci aiutano a delineare la rotta da seguire per giungere sani e salvi a destinazione.

5    Gestione delle relazioni nel tennis

Gestire al meglio le relazioni significa padroneggiare le proprie emozioni e rispettare sentimenti  ed emozioni altrui, esprimendo un appropriato atteggiamento in relazione alle diverse circostanze di gioco, e non solo.

Possiamo nel tennis utilizzare l’empatia anche per relazionarci più efficacemente, per esempio con il nostro compagno di doppio, di squadra, di allenamento, con il team di supporto e anche con i colleghi in genere.

Tuttavia, delle buone relazioni con il mondo esterno nascono senza ombra di dubbio dalla relazione con noi stessi, dalla capacità di creare alleanze interiori non ostacoli, armonia e pacificazione al posto degli abituali conflitti: è questo l’ultimo dei colpi vincenti che ha in dotazione l’intelligenza emotiva nel tennis .

Quando il tennista riesce a creare un fertile humus interiore sviluppa anche un’adeguata capacità di risolvere le difficoltà in campo; in questi casi il dialogo interiore è efficace e diviene un elemento di conforto, viceversa si lotta con se stessi e il nostro dialogo evidenzia la mancata empatia con la propria intimità ferita, che riprende a gridare e sanguinare proprio quando si dovrebbe offrirle il giusto conforto e supporto.

Questo si traduce in campo come un pericoloso crollo energetico, psicoemotivo, che spesso dà il via alla capitolazione finale.

La relazione interiore indica la via per disegnare tutte le altre relazioni, e sono tutte necessarie per la nostra formazione, come tennisti e persone. Non possiamo infatti mai disgiungere lo sportivo dall’essere umano, in quanto l’uno trae forza dall’altro, e viceversa.

Sarebbe dunque riduttivo affermare che delle buone relazioni non guastano di certo: il campo di tennis deve essere essenzialmente un campo di incontro non di scontro. Questo tornerà di sicuro a nostro vantaggio in qualità di giocatori, soprattutto a lungo termine, in quanto potremo allentare spesso la tensione e i conseguenti livelli di stress e ansia mitigandoli attraverso delle buone relazioni, sicure espressioni di forza interiore, come l’intelligenza emotiva nel tennis e nella vita.

Ci insegna infine a impegnarci ad ottenere la prestazione ottimale, il flow, anziché pensare esclusivamente a odiare il nostro avversario come fosse un nemico.

L’armonioso impiego sinergico di tutti questi elementi che riguardano l’intelligenza emotiva nel tennis aumenta vertiginosamente la nostra autoefficacia, non solo in ambito sportivo, aiutandoci a diventare giocatori e individui sempre più completi, capaci di dimostrare tutto il proprio valore, che va ben al di là di quello espresso sui campi da tennis e in tutte le altre manifestazioni sportive.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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