Esistono delle formule vincenti del tennista ?

Delle sintesi di consapevolezza che il giocatore può utilizzare nel modo migliore e nel momento più opportuno, facendone i propri punti di forza?

Sicuramente sì, almeno dal punto di vista del coaching mentale, anche se non sempre ne siamo consapevoli in quanto giocatori.

Eppure esse più di una volta ci portano al successo e alla prestazione ottimale, oppure alla disfatta, quindi non possiamo trascurarle.

Andiamo allora ad indagarle una per una, facendole diventare anche le formule vincenti del tennista che c’è in noi, quello con un atteggiamento da professionista, proprio come aspiriamo ad essere o diventare.

Ciascuna di queste formule, perlopiù studiate o adattate ai campi di tennis e alle loro esigenze,  si prefigge uno specifico obiettivo in un percorso che, qualora completato con successo, ci porta alla prestazione ottimale e, spesso, anche al risultato desiderato.

OBIETTIVI E FORMULE VINCENTI DEL TENNISTA

1 -ESPRIMI TE STESSO IN MODO SISTEMICO: I.=F.E.+F.F.+ F.E.+F.M.+F.S.

(Forza Interiore = Forza Energetica + Forza Fisica + Forza Emozionale + Forza Mentale + Forza Spirituale).

La prima delle 7 formule vincenti del tennista consapevole ha come obiettivo sfidante quello di riuscire a considerare ed esprimere noi stessi in modo completo, come giocatori, mantenendo un occhio di riguardo all’aspetto sistemico che coinvolge essere umano, sport e vita.

Ciò quindi non significa soltanto considerare i 4 pilastri, pur fondamentali, che sorreggono il tempio interiore del tennista, vale a dire l’aspetto tecnico, fisico, mentale e tattico, in un ottica espansa di training integrato, ma anche e soprattutto considerare l’individuo, ancor prima che il giocatore, come un insieme variegato di elementi, forze e aspetti che interagiscono insieme, all’unisono.

Questo accade ogni qual volta ci esprimiamo in una particolare azione, sia essa lavorare, studiare, relazionarci, praticare hobby e sport preferiti, come per esempio giocare a tennis.

Talvolta siamo consapevoli di tale unicità sistemica e ogni nostro pezzo sembra incastrarsi

perfettamente con il successivo in un’ottica di completamento, altre volte ne siamo totalmente ignari e non di rado, in queste e in altre circostanze, sembriamo il frutto di forze antagoniste che creano uno stridore cacofonico al nostro interno e di conseguenza nell’azione esterna.

Mai in queste circostanze riusciamo a esprimere in modo sistemico la nostra Forza Interiore e la vediamo anzi affievolirsi ancor prima di averla manifestata interamente.

Il nostro cospicuo patrimonio interiore, le risorse e il potenziale si attivano dunque soltanto parzialmente, non riuscendo a combinare insieme la forza energetica, fisica, emotiva, mentale e spirituale, convogliandola in un’unica azione.

Eppure sarebbe necessario.

Significherebbe infatti disporre, rispettivamente, del carburante (energia) per la nostra macchina (fisico), delle scintille (emozioni) che ci attivano e illuminano adeguatamente, di una guida sicura (la mente) che conduce con abilità il nostro veicolo e, infine, di un intento consapevole (spirito) che comprende e traduce in modo pratico il significato trascendente, le motivazioni, le pulsioni, i valori  e i desideri che ci muovono dall’interno.

Un contesto ideale in cui il tutto assume una fisionomia che và ben al di là della somma delle singole componenti, com’è proprio dei sistemi.

Tradotto in termini tennistici, sul campo di gioco, esprimerci in modo sistemico vuol dire mettere la nostra energia, il fisico, le emozioni, la mente e lo spirito al servizio di un unico obiettivo: la prestazione ottimale.

Ecco allora la necessità di accostarci alla performance con un atteggiamento che ci consenta di riconoscere la nostra Forza Interiore in termini complessivi e specifici attraverso la formula citata all’inizio, che in termini partici traduce la possibilità di disporre in campo del necessario.

Ovvero, un intento saldo, con un corrispettivo atteggiamento, che sappia trasmettere alla mente, in modo chiaro, lucido ed efficace, le direttive da rispettare e la strada da seguire durante il match,  percorrendola con scintille di piacere, gioia ed entusiasmo, un carburante energetico eccellente che supporti a meraviglia il corpo fisico, soprattutto quando è messo a dura prova durante uno sforzo prolungato ed estenuante sotto ogni punto di vista.

2- ORIENTA L’ENERGIA MANIFESTANDO L’INTENTO: M=I+A+E-T

(Manifestazione=Intenzione+Attenzione+Energia-Tensione).

La seconda delle 7 formule vincenti del tennista ben quotato si propone l’obiettivo di orientare efficacemente la propria manifestazione energetica attraverso un intento consapevole che la muova.

Il modo migliore e più diretto per manifestare l’energia, e di conseguenza il risultato materiale corrispondente, è dirigere il nostro intento e lattenzione che lo segue attraverso una scelta libera, ferma e consapevole.

Infatti, l’energia è una naturale conseguenza della combinazione di intenzione e attenzione focalizzati all’unisono su di un unico obiettivo, soprattutto in assenza di elementi di tensione che disperdano la nostra energia in termini fisici, emozionali e mentali.

L’intenzione traduce i nostri valori, i desideri, le motivazioni più profonde, le nostre ragioni nascoste, la nostra immagine direttiva, il daimon che ci guida, il leitmotiv che ci induce all’azione.

Potremmo dire, utilizzando una metafora di Hillman, che è parte dell’essenza che induce la nostra ghianda interiore a crescere in accordo con la propria natura, fino a diventare una possente quercia.

Eppure, nella vita come in gara, non di rado smarriamo le nostre migliori intenzioni e ci dimentichiamo dei perché e dei significati più profondi del nostro agire, e non c’è cosa peggiore perché, automaticamente, si affloscia anche la nostra motiv-azione che è, appunto, il reale motivo delle nostre azioni.

Altre volte, invece, spostiamo involontariamente il focus corretto della nostra attenzione, che inizia a vagare in territori pericolosi e in contesti indesiderati, che ci distolgono dall’impegno e dalle consegne specifiche dettate in precedenza dal nostro intento.

Quindi, il consiglio necessario in situazioni simili è quello di stare attenti alla nostra attenzione, a come e dove si orienta; scusate se mi sono lasciato tentare da questo invitante giochino di parole, che mi sembra comunque utile alla causa, adatto a confermare e sottolineare l’importanza dell’attenzione nel processo di creazione e manifestazione delle nostre intenzioni, anche quelle che rivelano le scelte che operiamo in campo e che dobbiamo poi sostenere con l’energia della nostra attenzione.

L’ultimo elemento in gioco della formula, la tensione, rappresenta anche l’ago della bilancia della situazione.

Quando infatti l’espressione della formula in azione si dispiega in modo ottimale, si produce anche una corretta tensione che produce la giusta attenzione, ma se la tensione diventa eccessiva si trasforma in uno sforzo spropositato e supplementare, improprio e controproducente, che produce stress senza benefici rilevanti e ci allontana dal nostro obiettivo.

Di solito, in questi casi ci irrigidiamo sulle nostre intenzioni senza modularle, la nostra attenzione diventa  fissa, troppo selettiva e ci richiede uno sforzo prolungato e supplementare che provoca tensione;  smettiamo allora di essere resilienti in relazione alle circostanze esterne e alle loro richieste specifiche, che dovrebbero sempre essere modulate, mediate e accordate alle nostre.

Nel campo da tennis questo è immediatamente evidente e finisce con il provocare una tensione eccessiva a cui soccombiamo oppure, per reazione,  ci affidiamo a un goffo tentativo di allontanarci alla meno peggio dagli elementi stressogeni attraverso un graduale affievolirsi dell’attenzione focalizzata sul compito.

Occorre dunque imparare a saper dosare sapientemente, ad arte, il livello di tensione che consegue al focus della nostra intenzione, dell’attenzione e dell’energia congiunti.

3 – CURA LA PERFORMANCE: P=p-i

(Performance=potenziale-interferenze).

La terza delle formule vincenti del tennista che ambisce a migliorarsi continuamente ha come obiettivo prioritario la necessità di liberare il proprio potenziale dalle interferenze nocive, in modo che le sue effettive virtù e potenzialità possano finalmente esprimersi in toto.

Il nostro potenziale è l’insieme delle nostre personali risorse, caratteristiche e attitudini che ci rappresentano virtualmente in qualità di esseri umani, unici e irrepetibili.

Di conseguenza, anche come tennisti.

Purtroppo, raramente riusciamo a esprimerci in ogni campo della vita in accordo con questo potenziale valore, poiché troppi fattori in termini di pensieri ed emozioni ci distolgono dalla nostra capacità di essere e di fare.

Nel campo da tenni si traduce spesso con un diverso livello di gioco, sicuramente inferiore, che riusciamo a esprimere in campo in una partita importante, quando crescono aspettative, difficoltà, tensioni ed interferenze, rispetto ad un semplice allenamento.

Ciò non sempre è vero, soprattutto per i tennisti di vertice e di livello, quegli autentici purosangue che si eccitano quando si inizia a correre davvero, con un abile avversario accanto con cui non è possibile fare passi falsi senza poi pagarli a duro prezzo.

Ciò che dunque ci impedisce di ottenere una performance di livello è l’incapacità di esprimere tutto il nostro potenziale a causa degli innumerevoli disturbi, delle intromissioni, intrusioni e sovrapposizioni, mentali ed emotive, che non riusciamo a gestire.

E se non abbiamo ancora imparato a padroneggiare queste sicure difficoltà che in termini di interferenze incontreremo in un match combattuto, è venuto il momento di rivolgerci ad un mental coach competente.

Tali interferenze sono molteplici e provengono dall’interno, cioè da noi, o dall’esterno, ovvero dalle nostre reazioni alle circostanze.

Quelle interiori più comuni, evidenti anche nel campo da tennis, sono:

  • Convinzioni e credenze limitanti.
  • Paura del fallimento.
  • Timore del giudizio.
  • Mancanza di autostima, autoefficacia e autodisciplina.
  • Scarsa concentrazione.
  • Intelligenza emotiva carente.
  • Eccessiva timidezza e modestia.

Quelle esterne più comuni sono:

  • Mancanza in termini di alleanze e risorse ( economiche, pratiche, materiali:..).
  • Relazioni negative e asimmetriche basate su critica, giudizio, dipendenza…
  • Clima, contesto e condizioni esterne sfavorevoli e penalizzanti.

4 – VINCI LA PARTITA INTERIORE: P.I= Sé1+ Sé2+R.A.D.

(Partita Interiore= Ego+Corpo+Rendimento+Apprendimento naturale+Divertimento).

La quarta delle 7 formule vincenti del tennista di rango ha come obiettivo la necessità di giocare al meglio la partita che, quando scendiamo in campo, giochiamo contro di noi ancor prima che contro il nostro avversario; è dall’esito della partita interiore e da come la giochiamo che potremo migliorare il nostro consueto rendimento e continuare ad apprendere in modo naturale anche durante il match, escogitando di volta in volta nuove giocate e soluzioni che ottimizzano la nostra prestazione.

Così facendo il divertimento sarà garantito.

Vale a dire che, quando giochiamo al meglio la partita interiore, riusciamo anche a rendere al meglio ottenendo il massimo, anche il puro piacere del divertimento.

Dato che l’avversario che si annida dentro di noi è il più temibile e difficile da battere, è soltanto avendo la meglio sulle sue resistenze e su tutte quelle interferenze discusse nella formula precedente, che ci apriremo il necessario spiraglio verso la peak performance.

Una lotta serrata, spesso spietata, tra la rigidità del nostro ego normativo, critico, giudicante, e la nostra parte più naturale e istintiva che, attraverso il corpo, chiede soltanto di essere lasciata libera di agire come sa, senza ingerenze mentali. Una relazione, quella tra mente e corpo, che quando condotta in modo funzionale costituisce un’azione univoca e sinergica, quando invece diventa disfunzione si caratterizza come una rottura prolungata, figlia di un conflitto atavico irrimediabile, in cui il tennista finisce con l’alzare bandiera bianca, in termini di una definitiva resa incondizionata.

Quando la partita interiore assorbe una grande quantità delle nostre energie, ne rimangono ben poche per contrastare il nostro avversario, che ha dunque gioco facile mentre noi combattiamo con noi stessi , con i nostri nodi irrisolti, gli scheletri e i fantasmi dai mille volti nascosti nell’armadio.

Anche in questo caso il divertimento è assicurato, ma solo per il nostro avversario e per quella parte di pubblico a lui favorevole.

5 – INCARNA L’ATTEGGIAMENTO MIGLIORE: R+A+D.

(Atteggiamento=Riconsci+Ama (Accetta e Accogli) +Diventa).

La quinta formula del tennista che aspira a migliorare il proprio ranking riguarda l’atteggiamento da mantenere non solo ogni volta che scende in campo, ma anche fuori.

Senza un atteggiamento adeguato saremmo spesso spiazzati e disorientati di fronte alle innumerevoli circostanze della vita, anche quelle sportive e tennistiche.

Questa semplice formula ci offre allora un saldo punto di riferimento in modo da non oscillare troppo dinanzi alle diverse e imprevedibili sollecitazioni esterne e anche interne.

Essa ci suggerisce di porci come degli osservatori neutri, imparziali e non giudicanti di fronte alla realtà, accettandone ogni implicazione e responsabilità, senza respingerla pregiudizialmente.

E dopo aver osservato e riconosciuto la  porzione di realtà che ci coinvolge da vicino possiamo anche accettarla e accoglierla così com’è, senza prima respingerla pregiudizialmente, come se fosse un ospite alla nostra porta che ci chiede di entrare.

È solo dopo aver riconosciuta, accettata e accolta così com’è una data situazione che possiamo sperare di cambiarla, concedendoci di apportare le modifiche, le variazioni, le trasformazioni, i piccoli e grandi cambiamenti che reputiamo necessari.

Invece, perlopiù non ci dimostriamo sufficientemente lucidi e aperti per riconoscere gli aspetti diversi delle situazioni e le nostre personali implicazioni, e siamo pronti a respingerle subito al mittente senza alcuna propensione ad un dialogo costruttivo tra le parti, che incoraggerebbe cambiamenti e modifiche funzionali.

Più concretamente, in una partita di tennis, non riconosciamo bene tutti gli aspetti implicati, a livello del gioco ma anche sul piano mentale ed emozionale, men meno li accettiamo e continuiamo a combattere contro la realtà e l’evidenza dei fatti sino a farci male.

Infatti, ogni volta che combattiamo contro la realtà dei fatti, perdiamo sempre, e di brutto.

E allora, anziché trovare soluzioni utili e procurare trasformazioni nel nostro gioco e nella partita, preferiamo non accettare le condizioni ambientali, climatiche, la qualità del gioco del nostro avversario, la nostra, e ce la prendiamo con la sfortuna, con l’arbitro, con la consistenza delle palline, le caratteristiche del campo, la luce e così via.

Una battaglia destinata alla sconfitta.

Quando invece riconosciamo immediatamente ciò che non va e lo accettiamo e più facile operare dei cambiamenti fruttuosi. E quando siamo dei buoni osservatori della realtà, riusciamo anche a capire ciò che quel giorno và alla perfezione e come, di conseguenza, ottimizzare il nostro rendimento.

Un atteggiamento che, in sintesi, ci dice: guarda, stai nel momento, agisci con resilienza operando le correzioni necessarie.

6 – COSTRUISCI LA VITTORIA: V= O+A+C

(Vittoria= Opportunità+Alternative+Capacità di Capitalizzare).

La sesta delle formule vincenti del tennista che nutre sempre ambizioni di vittoria,ogni volta che scende in campo, suggerisce di considerare la partita di tennis alla stregua di qualsiasi altra attività che comporta una serie di problemi da risolvere.

In questi casi, per garantirsi il successo si dovranno riconoscere e selezionare, tra tutte le opportunità, quelle più valide, individuando le alternative migliori per capitalizzare la situazione.

Si dovrà essere bravi e pazienti nella capacità di attendere la migliore opportunità, e nel caso stentasse a venire pensare a delle nuove possibilità e alternative per assicurarsi comunque il successo. Il consueto piano B e anche C e D, se occorre.

Talvolta, anche utilizzando mezzi “sporchi”, come suggerisce Brad Gilbert, l’autore di questa formula ed ex coach di Agassi.

Per Gilbert, il fine giustifica i mezzi e questo suo machiavellico procedere include la capacità di cogliere le opportunità che l’avversario ti offre attraverso le sue mancanze e deficit, che debbono diventare i nostri bersagli privilegiati.

In questo modo avremo  sempre un piano d’azione che preveda i nostri punti di forza ma anche i punti deboli dei nostri avversari, che di sicuro costituiranno valide alternative e opportunità di successo.

7 – RICERCA LA MASSIMA PRESTAZIONE CON IL FLOW: F= C/D

(Flow= Capacità/Difficoltà).

L’ultima delle formule vincenti del tennista , la più importante per introdurlo alla fase di  picco della performance, è quella che si riferisce al flow: un’esperienza superiore e integrata della nostra coscienza.

Avvicinarci in qualche modo alla prestazione ottimale, anticipandola,  è sicuramente possibile, soprattutto avvalendoci delle conoscenze forniteci dalle formule precedenti.

Ovvero, possiamo predisporci nel modo migliore ad una prestazione ottimale, nel tennis e nella vita,

se impariamo a ragionare in termini sistemici avvalendoci di ogni nostra singola componente che si combina armoniosamente in un tutto ben strutturato e organizzato che, come detto, ha un valore superiore alla somma delle specifiche unità.

Occorre inoltre imparare ad orientare e manifestare al meglio la nostra energia, depurandola dalle interferenze nocive, con una buona relazione interiore e un atteggiamento sempre adeguato alla circostanza, che ci consenta di costruire e conseguire gli obiettivi di prestazione, con un occhio parziale anche a quelli di risultato.

Un ulteriore stratagemma in questa direzione, prerequisito del flow, è che possiamo perseguire un obiettivo sfidante, alla nostra portata, in cui la relazione tra le nostre capacità e il carico delle difficoltà sia ben modulato ed equilibrato, in modo da mantenere sempre vigile la nostra attenzione senza annoiarci ma senza nemmeno provocarci stress a causa del carico eccessivo.

In quest’ultimo caso, infatti, genereremmo una tensione infruttuosa in termini di manifestazione personale e prestazione.

Entrare in quello stato perfetto di integrazione della nostra coscienza, che peraltro coincide e costituisce l’esperienza ottimale, significa incarnare i 9 principi del flow, che riporto qui di seguito insieme ad una parola chiave che ne sintetizza il significato in ambito tennistico.

  1. Equilibrio tra sfida e abilità: Incontro.
  2. Unione tra azione e coscienza: Integrità.
  3. Obiettivi chiari: Focus.
  4. Feedback immediati e inequivocabili: Sensazioni positive.
  5. Concentrazione focalizzata sul compito: Attenzione rilassata.
  6. Senso di controllo delle azioni: Controllo Resiliente.
  7. Perdita della coscienza di sé e assenza di giudizio: Libertà.
  8. Destrutturazione del tempo: Qui e Ora.
  9. Esperienza autotelica: Piacere di Giocare.

Tradotto sul terreno di gioco, in modo da realizzare il nostro miglior flow tennis,  significa  considerare la sfida un incontro, non uno scontro.

Un’opportunità per incontrare, soprattutto, la versione migliore di noi stessi, quella in cui ci dimostriamo integri e coesi, nonostante le nostre molteplici sfaccettature, focalizzati sui micro obiettivi di prestazione, attivando e seguendo le nostre sensazioni, soprattutto quelle  positive, come fossero un viatico privilegiato verso la nostra migliore condizione.

Un cammino che seguiamo con un’attenzione mirata ma anche rilassata e un atteggiamento fermo ma resiliente,in cui prendiamo gradualmente distanza dalle emozioni nocive e dalle intrusioni pregiudiziali, le ingerenze dell’ego, fino a sentirci del tutto liberi.

E in questa condizione siamo totalmente immersi nel qui e ora e proviamo un totale piacere e divertimento nel fare ciò che facciamo, al punto da non desiderare fare altro né essere altrove.

Così facendo, diventiamo padroni assoluti del nostro destino, maestri esclusivi del nostro gioco, anche di quello interiore, e applicare le formule vincenti del tennista diventa solo un gioco da ragazzi.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


I tuoi commenti sono sempre graditi. Anche le condivisioni. Grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *