Quello che ho imparato dal tennis, dallo sport, dalla vita.

Durante le nostre partite, quelle interiori e le sfide esterne, nello sport come pure nella vita, ci capita spesso di trovarci in certe situazioni che comprendiamo essere fondamentali per il prosieguo ottimale della nostra performance, qualunque essa sia.

Ho individuato alcuni di questi momenti chiave della partita interiore, quella che ancor prima che nel campo si gioca nella mente, e ho cercato di dare loro un nome, in modo da definirli meglio e farci magari un po’ di amicizia, così da prenderli in un altro modo quando li incontrerò nuovamente.

Spero che la mia disamina e la conseguente trasposizione possano risultare utili anche a voi.

Riconoscerete senza alcuno sforzo queste stesse situazioni mentali e di gioco che vado ora ad elencare, avendole vissute o comunque viste più e più volte nei campi di gara e nelle diverse prestazioni di vita.

Se giocate a tennis queste situazioni calzeranno a pennello rappresentando proprio i momenti topici del match, ma sono sicuro che possono adattarsi a quasi ogni altro sport, o alla vita in genere, perché sono circostanze che ricorrono sempre e ovunque.

Eccone alcune, con le loro chiavi vincenti corrispondenti.

Ciascuna di loro funziona come una sorta di antidoto che possiamo fare nostro e ripeterci come un mantra rassicurante, un’affermazione positiva che possa sostenerci e persuaderci ad agire proattivamente, ribaltando in modo favorevole la situazione avversa.

Chiavi vincenti per superare ogni difficoltà.

Nel bel mezzo di una tempesta, sportiva o di qualsiasi altro genere, il potere persuasivo di affermazioni valide e funzionali può esserci utile per calmarci, o spronarci, riportandoci sul nostro obiettivo e su tutti i gesti e i comportamenti necessari a realizzarlo al meglio, in modo da migliorare la nostra autoefficacia.

Riprendere il nostro focus ci consente di superare indenni quei momenti di disattenzione provocati dalle interferenze negative, tanto esterne che inerenti alla nostra partita interiore, e che in entrambi i casi pregiudicano costantemente la nostra performance fino a comprometterla del tutto.

Naturalmente, quelle qui proposte sono soltanto alcune delle possibili pennellate dell’intero quadro, non lo completano, ma offrono degli utili spunti da approfondire insieme in seguito.

 

SUPERARE LE DIFFICOLTÀ  DELLA PRESTAZIONE CON 7 CHIAVI VINCENTI

le 7 chiavi vincenti della tua partita interiore

1 Si inizia?!

Tocca a me?!

È il primo momento della prestazione, per alcuni il più delicato, quello in cui capiamo che tutto sta iniziando. Nel tennis corrisponde all’ingresso in campo e alle prime sensazioni del palleggio di riscaldamento, il warm up, sebbene tutto sia incominciato molto prima.

Ancor prima che inizi la partita veniamo spesso sommersi da una valanga di informazioni, non di rado tra loro contrastanti, ambivalenti a riguardo della prestazione che ci aspetta.

Ne sarò all’altezza?

Sappiamo tutti che chi ben inizia è già a metà dell’opera; questa convinzione carica di ulteriori significati l’importanza di questo momento, sollecitandoci talvolta oltremisura.

Il timore di fallire, la paura del giudizio, le vecchie credenze limitanti e altre pericolose interferenze possono assalirci tutte insieme proprio in prossimità dell’inizio, o poco dopo, con un urto non sempre facile da ammortizzare.

Il potere persuasivo di affermazioni adeguate può esserci utile per riportarci al nostro compito e superare indenni questa prima fase di approccio alla performance con le relative incertezze in merito alle nostre capacità.

La chiave vincente: respiro dal centro, mi focalizzo su un punto e cancello ogni altra interferenza.

 2  Falsa partenza!

In alcuni sport la falsa partenza è sanzionata in modo severo con una ammonizione o squalifica, nel tennis con un punteggio che ti penalizza fin dall’inizio e che ti costringe ad una gara in salita, ad arrancare e a rincorrere l’avversario fin dalle prime battute, con le deleterie conseguenze che questo comporta.

Il più delle volte in una simile situazione tendiamo a perdere la testa, lasciandoci sopraffare dall’ansia, dalla frustrazione e dal senso di impotenza.

Tutto a causa di una falsa partenza e della errata modalità con la quale l’abbiamo poi gestita.

Possiamo allora imparare a parlare con noi per rassicurarci, senza metterci ansia né fretta, come un giocatore esperto sicuramente farebbe, rimediando così a quella che sempre più sta diventando un’emergenza simile a un incubo.

La chiave vincente: calma, senza fretta, con tenacia e lucidità. Ho tutto il tempo che mi serve.

 3  No, oggi non va!

Siamo spesso persuasi che il buongiorno si veda dal mattino.

Anche il brutto giorno, naturalmente.

Così, quando ci alziamo o partiamo con il piede sbagliato è un disastro, tanto nella giornata che nella competizione, in campo come pure fuori, nel tennis come in altri sport.

Non ha nulla a che vedere con quanto veramente accade fuori di noi, nel campo di gioco, sta invece accadendo dentro, nella nostra mente; una voce interna ci sussurra: oggi non posso vincere e forse non avrei neppure dovuto giocare. Che ci faccio qui?

Ci convinciamo così, spesso senza una reale ragione, che il nostro destino è segnato e non potremo, per quanto facciamo, ribaltare il nostro stesso pronostico. Una convinzione che agisce come una profezia che si autoavvera: dato che la nostra mente vuole avere sempre ragione, noi faremo di tutto per non darle torto, condannandoci così alla sconfitta, prima nella nostra partita interiore e poi in quella esterna.

Il modo migliore per superare questa trappola è di servirsi di un efficace dialogo interno, come ogni professionista sa fare, che mediante affermazioni persuasive possa contrastare con efficacia l’errata credenza, che suonava fino a poco prima come una sicura condanna.

La chiave vincente: il potere è nelle mie mani e sono padrone del mio destino.

 4  Per quanto mi sforzi…

Ce la sto mettendo tutta, sto anche giocando bene, ma l’altro sembra indiavolato e mi sta facendo nero.

Mi dico che è impossibile, oggi non posso proprio farcela, e non è che non ci abbia provato e non ci stia ancora provando.

La verità è però diversa: in modo quasi impercettibile, ma comunque costante e graduale, sto lentamente mollando la presa. Dopotutto, perché dovrei continuare a resistere e a continuare la mia lunga e lenta agonia se penso di non poter portare la partita dalla mia?

È normale no che, inconsciamente, molli qualcosa.

Ciò che ho mollato davvero è la convinzione di vincere, e persino quella di poter giocare bene per tutta la partita, mantenendo invece la credenza che lottare a questo punto sia quasi del tutto inutile, e comunque non sufficiente a fare la differenza.

Il giocatore esperiente sa che facendo fino in fondo la propria parte, concentrato ogni punto sulla prestazione e non sul risultato, tutto può cambiare da un momento all’altro. Spesso, anche una sola palla, un singolo episodio, può fare la differenza. E allora possiamo ripetercelo sottovoce, lasciandoci sostenere dal suono suadente e persuasivo di un ancoraggio mentale e verbale scelto correttamente, nel momento più opportuno.

La chiave vincente: mi concentro sul mio gioco e su ciò che posso controllare.

 5 Il grande dubbio

Ce la farò?

Un dubbio può essere utile e funzionale prima di un’impresa, può magari aiutarti a ritoccare la tua motivazione o la strategia da applicare, indurti a risistemare i pezzi sulla scacchiera; può, ancora, avere una valenza positiva per consolidare il dialogo interiore, ma si giunge ad un punto, in gara come nella vita, in cui ritornare indietro è meno efficace che andare avanti in modo deciso.

Quindi, a questo punto dell’incontro non ci resta che rassicurarci verbalmente sulla necessità di procedere senza voltarci indietro, secondo la strategia scelta e applicata finora, se possibile aumentando ancora la velocità, soprattutto se e quando riusciamo a intravedere il traguardo.

Questo è ciò che solitamente accade ai professionisti, ai veri giocatori, ai campioni, ai purosangue nati per correre, che sanno come cavarsela in questi frangenti: aumentando la forza e la velocità della rincorsa prima di affrontare gli ostacoli, anziché rallentare o addirittura frenare.

La chiave vincente: è il momento di guardare soltanto avanti e procedere convinto.

 6 Paura di …

Che tu sia più vicino agli allori della vittoria o agli spettri della sconfitta, ci sarà un momento, magari uno soltanto, più o meno lungo, in cui potrai essere aggredito dalla paura di vincere o di perdere.

Di cosa si tratta ?

Di cosa abbiamo veramente paura?

Le risposte sono diverse per ciascuno di noi, ma in ogni caso abbiamo una sola possibilità:

venirne a capo prima che la paura ci paralizzi oppure ci faccia fuggire o reagire in modo insensato.

Possiamo dirci, dentro di noi, che anche se perderemo possiamo venirne fuori a testa alta, dando tutto ciò che ci resta, fino alla fine, in modo da non avere rimpianti. E se invece stiamo vincendo è perché lo meritiamo, ci spetta, e dobbiamo soltanto fare quell’ultimo passo senza averne paura, dato che non è diverso da tutti gli altri precedentemente fatti.

Tuttavia, per completare la grande opera si deve agire non pensare troppo. Agire senza paura.

Senza paura di vincere e di perdere, di essere giudicato, di non essere stato all’altezza, senza paura della paura né di nient’altro.

Questo un giocatore d’oc lo sa perfettamente e soprattutto sa bene come finire al meglio ciò che ha iniziato, non consentendosi di divagare, ma concentrandosi al meglio su ciò che c’è da fare in modo da cancellare ogni possibile interferenza nefasta.

La chiave vincente: mi focalizzo sui singoli movimenti e sulle azioni da fare.

 7  È finita?!

Una sfida sportiva non inizia e non finisce mai nel momento in cui stringiamo la mano al nostro avversario. Una volta terminata si porta dietro innumerevoli echi e strascichi per molto tempo ancora; è entrata nella nostra vita con tutte le sue informazioni e ora fa parte di noi.

Non importa se abbiamo vinto o perso, ora è comunque al nostro fianco.

Quanto e come, ovvero in che termini essa risuoni interiormente, siamo noi a deciderlo, se abbiamo sufficiente consapevolezza e forza per farlo.

Il giocatore d’esperienza passa con molta rapidità oltre le vittorie e le sconfitte e questo atteggiamento gli consente di non portarsi dietro ciò che non serve, ma solo quello che è più utile in relazione a ciò che ha ancora da imparare e a ciò che può sostenerlo. In caso contrario giocare diventerebbe troppo impegnativo, un fardello troppo pesante da sostenere anche per spalle molto robuste.

Quello che sicuramente anche tu puoi ripeterti alla fine di ogni partita è che, comunque sia andata, adesso conosci di più il gioco e disponi di ulteriori armi per giocarlo meglio domani.

La chiave vincente: alcune sono vittorie, altre utili insegnamenti. Posso imparare da entrambi.

 

Questo mi sembra un buon epilogo.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach

In collaborazione con Fare Tennis.


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