Oggi sei invitato anche tu nella palestra mentale del tennista e, se lo desideri, puoi iniziare qui e ora un programma dettagliato di allenamento volto a migliorare le tue performance sportive, e non solo.

Così come ci rechiamo in palestra per allenare il nostro fisico, in tutti i suoi aspetti, è essenziale riservare uno spazio e un tempo per occuparci anche della nostra mente.

Se sei un giocatore di tennis, incomincia a costruire ora la tua personale palestra mentale del tennista : il tempio interiore sempre presente e cui fare spesso ritorno, allo scopo di rigenerarti.

Se avremo a disposizione un coach esperto di aspetti mentali ci lasceremo accompagnare e ci faremo guidare dalla sua  conoscenza, altrimenti dovremo affidarci alla nostra capacità di self coaching  e prendere spunto da quanto scritto in merito.

Possiamo adibire uno spazio esterno e attrezzarlo con cura per realizzare la palestra mentale del tennista , oppure la nostra stessa mente può diventare questo spazio e il nostro compito è potenziarla e mettervi ordine, in modo che possa diventare una perfetta macchina d’apprendimento, allenamento e autorealizzazione.

Infatti, la palestra mentale del tennista è soprattutto un luogo interiore, ancor prima che esterno, in cui il giocatore che ambisce a migliorarsi si allena di continuo, ogni volta che ne ha l’opportunità, per definire e modellare la propria identità, e su questa base costruire i futuri successi.

Qui, nella palestra mentale del tennista , lavora per imparare a gestire ad ogni livello le proprie risorse, che andranno poi coordinate e guidate dalla mente.

L’ATLETA, IL COACH E LA PALESTRA MENTALE DEL TENNISTA

L’atleta è senza dubbio l’indiscusso protagonista nella palestra mentale del tennista , intesa come detto tanto come luogo fisico che come stanza psicoemotiva interiore.

È lui, l’atleta, che decide come, quando, perché scegliere la palestra mentale rispetto ad un qualsiasi altro luogo in cui cercare asilo.

È sempre lui, o lei, intesi come atleti, giocatori, tennisti, sportivi ed esseri umani in genere,  a scegliere con chi condividere questo spazio, fino a definirlo e materializzarlo come uno spazio-tempo reale e ben definito.

Se l’atleta si accompagna ad un coach mentale, come sarebbe senz’altro più corretto fare in un primo tempo, sarebbe opportuno che tale figura fosse uno sport coach professionista, meglio se con adeguate competenze tennistiche, in modo possa perfettamente comprendere di quali necessità ed emergenze vive il giocatore in campo, e dunque a cosa è più opportuno allenare specificatamente.

Un coach attento alle espressioni performative dell’atleta ma anche alle sue necessità quotidiane, alle problematiche personali e relazionali, che conosca la sua storia passata e il futuro che desidera.

Le performance, infatti, non sono mai disgiunte dalle esperienze di vita, così come ogni atleta rimane sempre e comunque un essere umano, con sogni, bisogni e desideri da soddisfare.

Potremmo affermare che un approccio umanistico personalizzato all’atleta e al giocatore debba sembra precedere e introdurre un lavoro di tipo esclusivamente performativo.

Quantomeno, nella palestra mentale del tennista , è d’obbligo.

Obiettivo dello sport coach sarà di sostenere l’atleta a raggiungere performance di picco sempre più elevate attraverso un mirato processo di utilizzazione delle capacità mentali, emozionali e psicofisiche.

In tal senso il coach, una volta co-costruiti obiettivi specifici sfidanti e piani d’azione adeguati alle circostanze,  diventa un allenatore delle potenzialità e della necessaria motivazione attraverso cui procedere.

Un processo sviluppato su misura e cucito perfettamente sulla pelle dell’atleta, nel rispetto della sua natura individuale, unica e irripetibile, che diventa la sua vera forza, il perno su cui fare leva.

Un processo sistemico che il coach attento presidia di continuo verificando, passo dopo passo, se le coordinate della rotta decisa vengono rispettate sulla base degli obiettivi scelti e dei corrispettivi piani strategici d’azione.

Ma il coach verifica non meno, durante il tragitto,  che l’impegno dell’atleta contribuisca a incrementare il proprio livello di benessere, di piacere e di divertimento in quello che fa, un viatico naturale verso la felicità e anche un farmaco per migliorare le proprie prestazioni.

Questo modello ideale di coaching fa sì che emerga un ottimo accordo e una fruttuosa alleanza tra coach e atleta, nel rispetto pieno di quest’ultimo, che si impegna soprattutto a trovare la propria strada, fatta di consapevolezza, responsabilità e autonomia decisionale, in modo tale che sempre più in futuro sappia badare a se stesso e gestirsi al meglio, durante la competizione come in tutti gli altri campi della vita.

Un modello disciplinare e relazionale che diventa arte del vivere e il grande contenitore in cui si inserisce la palestra mentale del tennista , che gradualmente stiamo edificando come un tempio interiore dello spirito.

COSTRUIRE LA PALESTRA MENTALE DEL TENNISTA

La palestra mentale del tennista è un luogo vivo che pullula di sensazioni, emozioni e pensieri dell’atleta che sono in costante movimento dinamico , pulsioni che cercano esplorazione e revisione, ma anche i necessari processi metabolici di consolidamento.

Il posto ideale in cui costruire e allenare se stessi  attraverso un processo teso a riconoscere, comprendere, ottimizzare ed esprimere le potenzialità individuali, che come aspetti inequivocabili della forza del nostro daimon interiore attendono di essere manifestate per renderci felici e completi.

Una officina alchemica e un laboratorio scientifico in cui implementare i nostri processi interiori portandoli a piena maturazione e massima espressione, diventando maestri e leader di noi stessi: giocatori vincenti.

Come?

Con la sua specifica mappa metodologica, il modello del coaching, umanistico e insieme performativo, ci consente di costruire le basi della nostra palestra mentale del tennista , permettendoci così di edificare gradualmente una struttura solida e comportamentale in cui la prassi è quella di sottolineare le soluzioni anziché il problema, passando dai pensieri alle azioni, dai bisogni e desideri agli obiettivi, dal consueto circolo vizioso ad un circuito virtuoso e potenziante, dagli ostacoli agli alleati con cui superarli.

E tutto grazie ad una diversa prospettiva e ad un favoloso strumento di cui finalmente servirsi senza risparmio: la mente!

ALLENARSI NELLA PALESTRA MENTALE DEL TENNISTA

Nello sport, nel tennis e nella vita in genere abbiamo bisogno di sviluppare una gran quantità di muscoli per reggere l’urto delle difficoltà e passare magari al contrattacco.

I muscoli fisici sono più evidenti di quelli mentali e abbiamo imparato a dar loro una certa rilevanza; ormai sappiamo perfettamente come allenarli, e ci piace metterli in bella mostra quando ci sentiamo in forma.

Sugli altri, i muscoli interiori, che hanno soprattutto origine dai nostri aspetti mentali ed emozionali, regna un alone di mistero e forse anche un velo di ignoranza che non è affatto semplice rimuovere.

Eppure, se vogliamo fare i necessari progressi in questa direzione occorrono consapevolezza e disciplina, in modo da scoprire, giorno dopo giorno, grazie a un costante impegno, che possiamo ottenere grandi risultati con dei piccoli cambiamenti, imparando ad utilizzare bene proprio questi muscoli .

Tali cambiamenti consistono soprattutto in una nuova e più ampia prospettiva sistemica approcciata con un più idoneo atteggiamento.

Partiamo dunque dall’idea che la mente, ricondotta per analogia e facilità ad un qualsiasi muscolo del corpo, ha la necessità di essere allenata di continuo per acquistare forza, elasticità, resistenza, reattività e prontezza, così da poter rendere al massimo delle proprie capacità e rispondere con efficacia alle molteplici, inaspettate ed improvvise sollecitazioni quotidiane.

È nota infatti la teoria secondo la quale utilizziamo soltanto una parte minima del nostro cervello, e ancor meno della mente intesa in senso esteso, che solitamente non supera quasi mai il 10% del suo effettivo potenziale.

Un aspetto fondamentale dell’allenamento psico-emozionale nella palestra mentale del tennista  consisterà dunque nell’intento e nell’atteggiamento di base con cui accostarsi, nella disciplinata attenzione con cui applicarsi e nella continua ripetizione degli schemi mentali appresi, aspetto fondamentale dell’apprendimento e della successiva integrazione.

Se consideriamo i diversi gesti tecnici e i corrispettivi comportamenti motori dobbiamo sempre prima ribadire l’importanza dello schema mentale o ideo-motorio che ne è alla base e che determina la qualità del gesto. Solo così riportiamo l’accento, come occorre fare, sull’importanza del fattore psichico e sulla necessità di una palestra mentale del tennista .

Allenarsi significa soprattutto potenziare le proprie risorse spingendole fino al limite estremo, spostando ogni giorno la personale asticella di qualche centimetro o anche solo di un millimetro, ritoccando comunque i propri standard in accordo con gli obiettivi sfidanti precedentemente concordati.

Ad ogni buon conto, in qualità di coach sportivo procederemo in accordo con la metodologia generale del coaching che ha come obiettivo principale la felicità e il benessere dell’atleta. Un coaching che si avvale di principi umanistici ancor prima che performativi, poiché la performance è una diretta estensione ed emanazione del livello di benessere dell’individuo-atleta, e mai viceversa.

Pur lavorando entrambi sulle potenzialità come tratti caratteriali distintivi, il coaching umanistico e performativo si pongono priorità ed obiettivi diversi, dato che agevolano in modo differente il processo di autorealizzazione.

Non dimentichiamoci mai, comunque, come già ribadito ma non sufficientemente rimarcato, che il tennista prima di essere tale è un atleta e qualsiasi atleta ancor prima di essere uno sportivo è un individuo, ovvero un’unità sistemica, che non può essere compresa limitandosi a considerare la somma delle sue singole componenti.

Un essere umano è molto di più di questo, è un’interazione sistemica che non si limita a sommare ma che ne moltiplica i fattori. È, soprattutto, un modello biologico unico e irripetibile, un organismo complesso dalle infinite possibilità che emergono attraverso l’espressione del proprio potenziale.

Soltanto con un adeguato e corretto approccio globale e olistico ogni fattore considerato trova completamento e compiutezza.

Solo in quest’ottica ampia, di cui l’aspetto mentale è sicuramente un tassello fondamentale, ma non certo l’unico, è possibile sperare di cogliere e comprendere la complessità dell’individuo e allenarlo per facilitare la sua massima espressione.

In questo processo di allenamento sistemico, nell’ottica di un Training Integrato, dovremo necessariamente fare i conti con un principio di base che regola i sistemi umani, e non solo: un sistema è tanto più forte quanto lo è il suo anello più debole.

Per non pochi sportivi, tennisti e individui, è proprio la mente l’aspetto più trascurato e in ombra, quello che ha ancora più margini di miglioramento, se adeguatamente allenato.

Ecco allora la funzione della palestra mentale del tennista , in cui si dispongono tutte le proprie risorse al servizio del sistema per organizzarle e ottimizzarle, poiché è la mente che ci guida, nella buona come nella cattiva sorte.

Risorse che, tanto negli aspetti deficitari che in quelli potenzianti debbono essere riconosciute, accettate e accolte, per poter essere valorizzate pienamente, in accordo con il ben noto paradigma RAD.

È in questo modo che iniziamo ad allenare non solo i muscoli fisici ma anche quelli mentali.

GLI ATTREZZI DELLA PALESTRA MENTALE DEL TENNISTA

Cos’è il mental fitness?

Come possiamo  sviluppare questi muscoli interiori, meno visibili?

L’idea è che in ogni sessione di palestra mentale del tennista occorre avvalersi di certi strumenti e attrezzi “metafisici” che sostengano adeguatamente i nostri sforzi e l’impegno di migliorarsi.

Strumenti e attrezzi con cui rendere la nostra mente più elastica, resistente ed esplosiva.

Una palestra mentale ideale in cui allenarci non può allora fare a meno di un accento particolare posto sui seguenti elementi:

  • Unità sistemica.
  • Training Integrato e Forza Interiore.
  • Crescita interiore: consapevolezza, responsabilità, disciplina e autonomia.
  • Self coaching.
  • Obiettivi S.M.A.R.T.E.S.
  • Piani d’azione.
  • Motivazione.
  • Atteggiamento.
  • Metodo RAD.
  • Intelligenza emotiva.
  • Risorse, potenzialità e virtù.
  • Credenze e convinzioni.
  • Ostacoli e alleati.
  • Resilienza.
  • Gestione dell’ansia e dello stress.
  • Flow.
  • Autostima e autoefficacia.
  • Mentalità vincente.

 COME UTILIZZARE GLI ATTREZZI DELLA PALESTRA MENTALE DEL TENNISTA

Ecco di seguito una sintetica considerazione a proposito di tutti quegli aspetti che rappresentano degli autentici pilastri su cui edificare il ponte che ci traghetta verso il nostro futuro desiderato, espresso in termine di chiari obiettivi sfidanti da realizzare.

Proprio questo futuro desiderato dichiarato in chiave di obiettivi e di scopi da realizzare diventa il prezioso carburante che motiva le nostre azioni all’interno della palestra mentale del tennista , allo scopo di trasformare le intenzioni in risultati tangibili.

Un processo organico che riconosce la nostra complessità sistemica e se ne serve finalmente come una forza su cui fare leva.

Sembrerebbe un percorso scontato ma non lo è affatto, in quanto siamo abituati a livello storico, culturale, e personale, a mettere spesso in contrapposizione la mente con le emozioni, la psiche con il fisico, l’azione con l’astrazione, l’essere con il fare, e così via, in un compendio di pericolose dicotomie, sterili antagonismi alla ricerca di inutili primati, disfunzionali contrapposizioni e frammentazioni.

Ecco allora la necessità, per tennisti e sportivi d’ogni livello, di approdare ad un Training Integrato e ad una nuova cultura sportiva che esalti la nostra Forza Interiore, riconoscendola come l’insieme interattivo e combinato di aspetti energetici, fisici, emozionali, mentali e spirituali.

Un approccio globale e olistico che promuove la complessità definendola forza e non complicatezza, risorsa e non ostacolo, un processo che sicuramente strizza l’occhio alle necessità del coaching performativo orientato soprattutto alle prestazioni e ai risultati in sé, inserendole in una più ampia prospettiva e cornice umanistica, che pone l’essere umano e le sue reali necessità sempre e comunque al centro.

Un percorso che per essere integrato dall’atleta nella propria palestra mentale del tennista necessita di attenzione, consapevolezza, disciplina, tanto quanto di responsabilità e autonomia decisionale ed operativa nel processo di self coaching e autogestione, in modo da diventare architetti del proprio destino e maestri di se stessi, in un continuo processo di crescita interiore che un giorno condurrà all’autorealizzazione.

La consapevolezza unita all’arte del coaching ci porterà a livello mentale a definire alla perfezione i nostri obiettivi a breve, medio e lungo termine, mettendoli nero su bianco, servendosi peraltro dell’acronimo S.M.A.R.T.E.S. che li rende specifici, misurabili, attuabili, realistici, etici e sfidanti.

In relazione agli obiettivi, la nostra mente definirà degli adeguati piani d’azione con tattiche e strategie volte a conseguirli attraverso opportunità da cogliere, possibilità da sondare ed aspetti da capitalizzare. Un goal setting definito a breve, medio e lungo termine per mezzo di azioni mirate, concrete e responsabili da compiere ogni giorno.

La motivazione che come atleti e tennisti individueremo dentro sarà il carburante che ci spingerà di continuo verso la realizzazione degli scopi prefissi, senza deviare ad ogni bivio a causa di eventuali disturbi e interferenze.

Nella palestra mentale del tennista il coach sarà sempre attento a valorizzare e incrementare la motivazione dell’atleta, ma sicuramente questo carburante è parte dell’atleta, proviene dal suo sistema di valori, intrinseco alle sue ragioni; solo così può sostenere il giocatore nei momenti di vera difficoltà e accompagnarlo nel suo progetto a lungo termine. In caso contrario, se le motivazioni risultassero provenire dall’esterno, sarebbe come un pallone che stiamo cercando vanamente di gonfiare, ma che si sgonfierebbe non appena cessiamo anche solo per un attimo di soffiarvi dentro.

L’atteggiamento da coltivare nella palestra mentale del tennista è un compendio di stati d’animo, comportamenti e azioni che possono essere perfettamente racchiusi in questo suggerimento: gioca come un bambino, pensa da saggio, lotta come un guerriero. Vale anche a dire divertiti e impegna ogni tua energia in modo consapevole e maturo, così da ottenere il massimo senza dispersioni energetiche né eventuali effetti collaterali e ripercussioni psichiche.

Un atteggiamento mirato, disciplinato e responsabile da parte dell’atleta, che sia sempre attento nella palestra mentale a ciò che fa, a come e perché lo fa, del tutto recettivo rispetto a cosa accade quando agisce in quel modo preciso e non in un altro.

Si tratta dunque di riconoscere ciò che è così com’è, senza negarlo né respingerlo, senza interpretarlo né giudicarlo, accettandolo e accogliendolo per ciò che è, anche se al momento non ci aggrada del tutto. Non possiamo infatti continuare a combattere sempre con la realtà dei fatti, sarebbe una guerra persa.

Difatti, quando si combatte con la realtà e l’evidenza dei fatti, si perde sempre!

È senz’altro più saggio riconoscere e accettare  gli eventi per poi facilitare la soluzione migliore per cambiare quanto è in nostro potere e sotto il nostro controllo, lasciando andare tutto il resto. Questo è vero, buono e utile in termini socratici tanto sul campo da tennis che nella palestra mentale del tennista .

Questo è ciò che si intende con il metodo RAD: Riconosci, Ama, Diventa.

Solo così l’atleta potrà rapidamente servirsi non solo dell’esperienza accumulata, imparando di continuo da ciò che accade quando agisce con consapevolezza, ma anche evitare inutili dispersioni energetiche, pericolosi conflitti interiori e distrazioni esterne.

Un atteggiamento che passa dal riconoscimento e dall’accettazione non solo dei pensieri ma anche delle emozioni che elaboriamo a proposito delle situazioni e delle relazioni; una consapevolezza che è alla base dell’intelligenza emotiva, che nella nostra personale palestra del tennista diventa in quid in più nel bagaglio già ampio dell’atleta.

E in questo modo, sentendo e comprendendo cosa si agita dentro a livello pulsionale, egli potrà servirsene come veicolo energetico per valorizzare del tutto le proprie personali risorse, esaltandone virtù e potenzialità specifiche; queste ultime intese come i tratti caratteriali che creano quella combinazione singolare di effetti che ci rende individui speciali ed esseri unici e irripetibili.

Le potenzialità a nostra disposizione rappresentano per la palestra mentale del tennista quelle preziose risorse su cui fare continuamente leva per sospingere oltre i nostri limiti, presunti ed effettivi, che sono la risultante dei nostri processi mentali elaborati sulla base di vecchie credenze e convinzioni, che talvolta debbono essere ridefinite e rielaborate per non risultare limitanti e motivo di inibizione e freno alla nostra personale crescita.

Talvolta tali credenze diventano pericolose interferenze nel nostro sistema di valori interni, dei veri e propri ostacoli sul nostro percorso di maturazione e uno degli obiettivi della palestra mentale del tennista è sicuramente quello di scardinare il sistema di interferenze interiori ed esterne servendosi di tutti gli aiuti possibili, creando così una rete di alleanze capace di superare di slancio qualsiasi ostacolo sul cammino.

E ce ne saranno tanti, come sicuramente ogni tennista e atleta ha avuto modo di verificare.

A questo punto entra in gioco la resilienza.

Sarebbe impossibile allenarci nella palestra mentale del tennista senza dimostrarsi resilienti quanto e quando occorre, resistenti, elastici, duttili e malleabili nei confronti delle circostanze esterne, proprio come una canna di bambù che si flette e si inchina dinanzi alle intemperie del tempo senza rompersi, facendo buon viso a cattiva sorte, aspettando il momento giusto per riproporsi, dopo aver tenute sempre in vita, del tutto inalterate, le proprie motivazioni, le convinzioni, le ambizioni e le velleità di riuscita.

Ciò non significa che sia semplice, affatto.

Ci saranno situazioni che ci metteranno continuamente alla prova, a dura prova.

Una sfida continua.

Situazioni che tenderanno a sfuggirci di mano, rivelandosi fonte di ansia e di notevole stress.

Imparare a gestirle nella palestra mentale del tennista sarà fondamentale per l’equilibrio psicofisico e la serenità dell’atleta, e il campo da tennis, che diventa spesso un vero e proprio campo di battaglia, sarà in questo l’effettiva prova del 9.

Quanto precedentemente appreso e allenato a livello di atteggiamento e potenzialità ci permetterà di gestire le situazioni stressogene, nella palestra mentale, in campo e altrove, evitando che lo stress si cronicizzi del tutto, limitandolo a espressioni circostanziali di breve durata e di bassa intensità.

Riuscire ad esprimere alcuni degli indici del flow aiuterà senz’altro l’atleta anche in questo compito, e non solo, dato che il flow ci predispone alla massima espressione del potenziale.

Come?

Per esempio concentrandosi su sfide possibili, alla nostra portata, individuando in esse dei chiari obiettivi di prestazione, restando focalizzati sul compito e sui feedback positivi di ritorno, esercitando l’attenzione rilassata,senza tensioni, spaccature né frammentazioni interne, spesso dovute all’autocritica e al giudizio; questi elementi permetteranno all’atleta che si allena nella propria palestra mentale e che si sperimenta ovunque di allentare parzialmente la presa sul controllo percependo una totale libertà interiore che consegue ad una temporanea espansione della coscienza, priva di ego, in cui il qui e ora si espandono e così il livello di benessere, piacere e divertimento per quello che facciamo e per come lo realizziamo.

Infine, se molti dei punti trattati in precedenza saranno stati considerati e allenati adeguatamente nella palestra mentale del tennista , come diretta e naturale conseguenza il giocatore vivrà un incremento della propria autostima ed autoefficacia, ovvero non solo del valore che attribuisce a se stesso ma anche della convinzione e persuasione di essere veramente bravo e capace di fare ciò che ama, al punto di renderlo un giocatore con una mentalità vincente.

Diventare dei vincenti non è un caso, ma è il frutto di un percorso di consapevolezza costruito e maturato

nella palestra mentale del tennista . Buon lavoro, quindi!

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach

 


Se hai domande contattami senza esitare scrivendo direttamente nei commenti qui sotto e, se ti va, condividi.

2 commenti. Nuovo commento

Ciao Gianfranco NN riesco ad esprimere in partita il lavoro fatto in allenamento e da 2 anni che ho iniziato a fare tennis e da aprile a fare qualche torneo da NC sono arrivato per ora a 4/3lo so NN male ma NN sono contento del mio atteggiamento nelle partite di torneo….. Grazie mille

Gianfranco Santiglia
26 Ottobre 2017 11:32

Ciao tennista, è un problema di tanti.
Nel mio blog ci sono a questo proposito molti esercizi e tecniche da ripetere assiduamente in allenamento, allo scopo di imparare ad annullare le interferenze mentali che inficiano la prestazione.
Lavoraci un po’ su e se vuoi contattami personalmente, se posso esserti utile attraverso un consulto di Coaching, come faccio con altri tennisti e sportivi, professionisti e amatori.
Al momento leggiti soprattutto nel mio blog le tecniche per affrontare al meglio i cambi di campo e come sfruttare al massimo il tempo tra un punto e l’altro… e pratica in allenamento come se fossi in partita.
L’atteggiamento è fondamentale!!!
Un abbraccio

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