Non si parla tantissimo di nikefobia nel tennis .

O meglio, si parla spesso di fobia e di paura, ma soprattutto in relazione al perdere.

Non ci si accorge, infatti, che molto spesso la paura che i tennisti percepiscono durante la performance è legata al timore di vincere tanto quanto che a quello di perdere.

La ragione più evidente che supporta questa mancanza è che la paura di vincere ci appare, di primo acchito, incomprensibile e incoerente rispetto ad una scelta connessa all’agonismo.

Non si capisce, ed è comprensibile, come in una sana competizione si possa aver paura di vincere, dato che si partecipa soprattutto per quella ragione.

Sembra di gran lunga più legittima la paura della sconfitta piuttosto che la nikefobia nel tennis .

In ogni caso, paura di vincere e di perdere sono aspetti tra loro molto differenti che vanno prima di tutto riconosciuti, accettati, compresi, separati e poi trattati diversamente.

Ma cos’è esattamente e che implicazioni ha la nikefobia nel tennis ?

L’etimologia greca del termine è composta dall’insieme dei termini vittoria e paura, pertanto indica appunto la paura di vincere, una vera e propria fobia in alcuni casi.

In generale, un atleta ha paura di vincere quando l’inconscio ha associato alla vittoria qualche significato spiacevole; una credenza che va riconosciuta, indagata e ristrutturata per modificare questa associazione negativa. 

Oppure quando i benefici secondari associati alla sconfitta sono per l’atleta superiori alle gratificazioni della vittoria.

La nikefobia è un aspetto che riguarda l’intero ambiente sportivo, quello tennistico, e non solo, dato che si può riscontrare questa paura inconscia in qualsiasi altra circostanza della vita in cui vi è competizione.

Detto questo, entrando ora più nello specifico dell’argomento, sarebbe erroneo e limitativo  associare in senso stretto la nikefobia nel tennis alla paura della vittoria e del fallimento, in quanto essa è con più rilevanza legata alle conseguenze che comporta la vittoria in sé, dinanzi alla quale si preferisce fare un passo indietro e adottare dei comportamenti distruttivi all’insegna del boicottaggio interiore.

La quantità e la qualità dell’ansia del nikefobico sono dunque connesse alle conseguenze che comporterebbe la vittoria, e allo stress di doversi preparare adeguatamente in ogni circostanza per vincere quante più volte possibili, in modo da non incorrere in giudizi negativi, soddisfacendo così le aspettative altrui.

Un fenomeno subdolo che coinvolge atleti di ogni sport e livello che, seppur dotati di grandi potenzialità, non raggiungono mai gli standard elevati di prestazione che solitamente conseguono in allenamento, quando sono liberi di giocare nel flow.

Non di rado possiamo cogliere nei vari campi da gioco espressioni e momenti di nikefobia che ci appaiono incomprensibili e persino drammatici, soprattutto quando i comportamenti sportivi di alcuni atleti in gara assumono le sembianze di autentici atti di auto-sabotaggi: gesti tecnici improponibili, prestazioni indecifrabili, infortuni evitabili, sconfitte impronosticabili, atteggiamenti disfunzionali…

Se pensiamo che la percentuale che coinvolge questi atleti non è inferiore al 20%, almeno 1 sportivo su 5 ne è afflitto in maniera più o meno rilevante e questo ci aiuta a capire molte cose e a spiegare diversamente alcune situazioni che abbiamo modo di osservare direttamente nei campi da tennis .

La nikefobia nel tennis è dunque un aspetto da non prendere assolutamente sottogamba, né in ambito professionistico che in quello amatoriale, quando magari ci si scommette solo il campo e il gatorade oppure si gareggia per la coppa.

Come possiamo riconoscerlo vi chiederete sicuramente a questo punto, dato che in qualità di tennisti sentite che la vostra curiosità è stata ormai sollecitata a sufficienza.

Magari ne sono afflitto pure io, diranno alcuni a questo punto.

Ecco alcune dritte osservate dal punto di vista del coaching sportivo per verificare quanto l’argomento risuoni nelle vostre corde interiori e in quelle della vostra racchetta, quando giocate.

SEGNALI E CAUSE DELLA NIKEFOBIA NEL TENNIS

Esistono sicuramente dei segnali che si manifestano attraverso gli atteggiamenti, le azioni e i comportamenti di atleti e giocatori sensibili a questa sindrome.

Possiamo per esempio intravedere e leggere la paura di vincere tra coloro che si dimostrano inefficaci in gara, soprattutto quando debbono concretizzare le molteplici opportunità che si creano.

Questi atleti, anche nel tennis, hanno un rendimento di gran lunga superiore in allenamento che non durante la competizione, in modo particolare quando questa si carica di ulteriore importanza e significati.

Capita così, a chi é particolarmente sensibile alla nikefobia nel tennis , di fallire gli incontri più importanti, di incepparsi ad un passo dal traguardo, di giocarsi male le proprie carte, i punti decisivi, i momenti che contano, i finali di game, set, partita, e le finali in genere…

Se questi sono gli ineluttabili sintomi della nikefobia nel tennis , quali potrebbero esserne le cause?

Tra le cause nascoste, evidenziamo soprattutto un’autopercezione del giocatore limitata, che nasce dalle sue specifiche convinzioni e credenze mentali.

Le credenze mentali, peraltro, mettono in moto dei pericolosi killer creativi, che espressi in termini di persuasione verbale negativa inibiscono le nostre potenzialità, e ci dicono sul più bello che “non siamo abbastanza bravi e gli altri sono più capaci di noi, più furbi, più pronti, più vincenti…”.

Una delle convinzioni generiche rispetto alla vittoria, al successo e alla buona riuscita riguardo una prestazione è che siano necessarie delle specifiche attitudini e abilità. Se la persona in questione dubita della propria efficacia e delle relative capacità, vacillerà proprio nei momenti topici della performance.

Se il giocatore non si percepisce dotato di quelle caratteristiche che ritiene necessarie a completare la prestazione con un esito positivo, finirà con lo smarrirsi sul più bello, magari a un solo passo dal traguardo.

Infatti, una caratteristica del nostro cervello è quella di fare tutto il possibile per confermare le nostre credenze, dimostrando così che abbiamo ragione; quindi, se non siamo convinti di farcela, anzi se siamo proprio sicuri di non farcela allora faremo di tutto per boicottarci, fino al punto di avere infine ragione.

Triste vero?

Il più delle volte, infatti, preferiamo avere ragione anziché essere felici.

Capita dunque, a chi è invischiato nella paura di vincere, afflitto dalla nikefobia nel tennis , di non sentirsi del tutto all’altezza della situazione e di non riuscire a reggere l’urto delle aspettative che il giocatore avverte provenire da più direzioni: dal coach, dai diversi allenatori, dagli altri membri del team, dai colleghi e compagni, dagli amici, dai genitori, familiari, partner…

In altri casi, la ragione che legittima la nikefobia nel tennis potrebbe essere legata all’dea che raggiungere nuovi successi e traguardi comporti anche il peso di nuove e più grandi responsabilità, che magari l’atleta non desidera oppure che sente di non riuscire a sostenere, oltre alla necessità, mentalmente sfiancante per il nikefobico, di dover mantenere di continuo il livello raggiunto.

La paura prende allora il sopravvento sull’atleta caricandosi di diverse sfumature e significati, che si traducono in variegate richieste inconsce e pressioni che inducono la persona ad allontanarsi e fuggire da queste situazioni tanto cariche di aspettative, fino a palesarsi concretamente in blocchi ed ostacoli alla peak performance.

Dietro tutto ciò, ma in bella evidenza, si manifesta in molti casi la paura di andare oltre quelli che sono i propri limiti, per poter cogliere quel successo e traguardo che sembra, appunto, “oltre” le proprie presunte possibilità, almeno dal punto di vista delle credenze limitanti personali.

Questo talvolta nasconde, secondo i principi psicoanalitici, l’inconscia paura edipica di superare i limiti del proprio padre o di chi ne rappresenta l’autorità e, talvolta, a livello transgenerazionale, i limiti dell’intero nucleo d’origine.

Una soglia da oltrepassare e un tabù che occorre sfatare se si desidera agguantare ciò che è alla nostra portata, da cui la nikefobia nel tennis , e non solo, ci allontana sempre più.

La nikefobia nel tennis può sicuramente scalfire l’umore e lo stato d’animo di giocatori giunti ad un successo prematuro, o talvolta insperato, a cui dover improvvisamente far fronte. Una prova di maturità che richiede dei cambiamenti e dei sacrifici ai quali, in questi casi, non ci si sente del tutto pronti.

Insomma, se rifiutiamo i vantaggi di diventare giocatori vincenti, ci rimangono dei benefici secondari che legittimano questa condizione, tra cui sicuramente spicca una parziale deresponsabilizzazione.

Risultare un vincente ed essere leader e coach di se stesso comporta infatti una condizione lucida, consapevole, matura, adulta, un’eredità e una responsabilità che non tutti sono in grado non solo di accettare e accogliere, ma anche di sostenere e reggere a lungo termine.

Per questo talvolta si preferisce regredire verso aspetti noti e certi, rispetto a progredire lanciandoci nel vuoto, cercando in ogni occasione di scandagliare i nostri limiti per superarli di slancio.

Una condizione che potrebbe indurci a rifuggire dai nostri timori più radicati, sconosciuti e profondi, in cui diventa senz’altro più rassicurante la fuga, la rinuncia, l’arretramento, persino la sconfitta, piuttosto che la necessità di dimostrare ogni volta qualcosa a noi stessi e agli altri.

Dimostrare, per esempio, tutto ciò di cui siamo capaci. E non.

Smantellare una condizione del genere, quando profondamente radicata nella testa del giocatore, non appare per nulla semplice.

E, in gran parte dei casi, la nikefobia nel tennis non è qualcosa che il giocatore possa affrontare da solo, senza alcun supporto, sperando che magari passi con il tempo semplicemente ignorandone la presenza.

SINTOMATOLOGIA DELLA NIKEFOBIA NEL TENNIS 

Man mano che ci si avvicina il traguardo, accade qualcosa di importante nel corpo e nella mente del nikefobico. Ecco i cambiamenti che a livello pisicomatico pregiudicano la prestazione e sono sintomi della nikefobia nel tennis , evidenti anche in altri sport: i muscoli si induriscono, si rattrappiscono e irrigidiscono, la paura attanaglia il giocatore che vive le sensazioni spiacevoli del “braccino”, le gambe sono pesanti o prive di forza, il corpo intero è accompagnato da tensioni, tremori, frustrazione, ansia, senso di impotenza, fiato corto, sudorazione eccessiva, mancanza di forza, energia, lucidità e altro ancora di spiacevole, a seconda dei casi.

Questi sono alcuni possibili sintomi fisici della nikefobia del tennis ; vediamone ora altri di natura mentale.

Per boicottare se stesso e precludersi la possibilità di giungere alla massima efficienza, il soggetto nikefobico potrebbe anche materializzare alcuni di questi comportamenti dettati dalla sua psiche, con cui cerca un inconscio autosabotaggio.

Sono scelte che precedono, accompagnano e seguono la gara, che si rivelano inspiegabilmente  improduttive, autodistruttive e perdenti, come per esempio:

  • Mancanza di un chiaro obiettivo, correttamente definito.
  • Perdita della motivazione.
  • Carenza di disciplina, determinazione e attenzione.
  • Trascuratezza circa la preparazione mentale, quella fisica e l’approccio tattico al match.
  • Disattenzione all’alimentazione e alla continua idratazione del corpo.
  • Privare continuamente l’organismo degli integratori di cui ha bisogno per le ripetute prestazioni sportive.
  • Atteggiamenti e comportamenti superficiali e disfunzionali.
  • Errori apparentemente banali prima, dopo e durante la partita che danneggiano la prestazione specifica  e/o indeboliscono anche a medio e lungo termine.
  • Insufficiente riposo pre-gara e recupero post-gara;
  • Scelte tecniche e tattiche improduttive, inefficaci  e persino controproducenti.
  • Dimenticanze, sviste, lapsus rilevanti per il successo finale.

CREDENZE MENTALI E NIKEFOBIA NEL TENNIS

Come detto, un giocatore prova la paura di vincere ogni volta in cui la situazione con cui sta interagendo tocca una nota interiore sensibile, precedentemente stimolata in maniera negativa e ancorata ad un ricordo spiacevole. Allora pesca e ricrea nella sua mente inconscia un’immagine di dolore. Una volta che il meccanismo neuronale è consolidato, è sufficiente  un lieve input risonante e la fobia si ripresenta, cresce  e si rinnova ulteriormente. Come sappiamo dalle neuroscienze, non fa nemmeno alcuna differenza che la situazione fobica sia reale o soltanto immaginata nitidamente. Infatti, per  l’inconscio è uguale.

Il giocatore afflitto da nikefobia nel tennis evita in-consciamente la vittoria e le responsabilità ad essa connesse pensando e poi dicendosi:

  • In futuro avrò sempre più impegni, pressioni e responsabilità.
  • Si aspetteranno di più da me.
  • Sarò maggiormente esposto ai giudizi e alle critiche altrui.
  • Sarò sempre più vulnerabile allo stress, all’ansia, al timore di sbagliare e fallire.
  • Non potrò più fare ciò che più mi piaceva, come mi piaceva.
  • Non avrò molto tempo per me e dovrò allenarmi con più attenzione e impegno.
  • Non avrò più il pieno controllo sulle situazioni esterne.
  • Metterò le mie relazioni più importanti a rischio.
  • Perderò i miei vecchi amici e le relazioni che contano.
  • Sarò spesso solo.
  • Dovrò fare della mia vita un continuo campo di battaglia.
  • Dovrò sbattermi e viaggiare sempre più spesso, lontano da casa…

RAGIONE PSICOLOGICHE E CONFLITTO INTERIORE DELLA NIKEFOBIA NEL TENNIS

Abbiamo dunque visto che, se da una parte sembra apparentemente incomprensibile, inspiegabile, incoerente e inaccettabile per un giocatore, un tennista o un atleta avere paura di vincere durante la competizione, questo è proprio ciò che talvolta accade e con una frequenza tale da non poter essere affatto sottovalutata né fraintesa dagli addetti ai lavori.

Ad ogni modo, dopo questa attenta analisi, le ragioni del nikefobico ora non ci appaiono più così incoerenti e incomprensibili come prima, e questo ci induce a indagarla ulteriormente, ricercandone i nodi psicologici più profondi che causano il conflitto interiore, per vedere come e se è possibile scioglierli.

Il conflitto interno che si innesca nel giocatore che ha paura di vincere durante la prestazione rende persino meno temibile l’avversario dall’altra parte della rete rispetto al nemico più subdolo che si annida dentro di noi, che cova e trama alle nostre spalle, mentre ci spinge lentamente verso il precipizio. Quando giochiamo male e non veniamo a capo dei nodi della nostra partita interiore, l’incontro è segnato. Anche il nostro destino.

La causa principale di tutto ciò consiste probabilmente nell’erroneo significato che il tennista, e lo sportivo in genere, attribuiscono alla competizione sportiva, che si carica di una valenza, di valori e di un senso che non dovrebbero appartenerle.

Significati che dovrebbero essere rivisti nella mente del giocatore per poterne venire a patti. Tali significati inducono il giocatore a somatizzare una spiccata forma di intolleranza alla vittoria, che assume le diverse sembianze di depressione da successo e inibizione alla vittoria.

La depressione da successo e l’inibizione alla vittoria rappresentano le forme più evidenti e diffuse di nikefobia, anche nel tennis.

La depressione da successo consegue ad una vittoria ottenuta a cui fa seguito uno sbandamento, una sensazione di insicurezza, un crollo.

Naturalmente, può avvenire ancor prima di aver conseguito il successo definitivo, che il soggetto nikefobico spesso reputa immeritato, illegittimo, quindi finisce con il punirsi inconsciamente rivolgendo verso di sé l’aggressività fino a poco prima indirizzata contro l’avversario e riversata nella prova.

Talvolta, quando la gara è finalizzata con successo, l’atleta vive una improvvisa caduta di tono provocata dal peso delle responsabilità cui la vittoria si accompagna, ad esempio quella di essere all’altezza del titolo conseguito: una zavorra che sente di non riuscire a scrollarsi di dosso.

La tristezza a causa della nuova situazione finisce con il prendere sopravvento sulla soddisfazione e sulla gioia del risultato, vissuto come una colpa e una conseguente autopunizione nel tentativo inconscio di liberarsi del conflitto interiore.

Il conflitto interiore che si innesca a livello nikefobico  quando si percepisce l’inibizione alla vittoria blocca in modo ancor più evidente e violento, e in maniera anticipata, il giocatore rispetto alla depressione da successo.

Il tennista che ne soffre associa mentalmente l’eventuale vittoria a desideri inopportuni, illeciti, persino immotivati e immorali, in contrasto con le norme che ne costruiscono l’identità, e dunque non riesce a sostenerne il peso, soprattutto quando il gioco si fa più duro e si è vicini alla resa dei conti.

SUPERARE LA NIKEFOBIA NEL TENNIS

Innanzitutto è essenziale comprendere se il bisogno di eccellere sempre e comunque in qualunque circostanza competitiva e agonistica, che provoca tanta ansia e stress nel nikefobico,  sia frutto di pressioni che il soggetto ha scelto e opera autonomamente su se stesso, o se invece provengono da ingerenze esterne.

In quest’ultimo caso sarebbe del tutto normale “litigare con la competizione” e sarebbe sufficiente allontanarsene e sottrarsi a qualcosa che non si è scelto, poiché senza una reale e legittima motivazione di riuscita l’attività agonistica diventa un inutile supplizio, destinata peraltro a fallire.

Essendo in generale la nikefobia una problematica connessa prevalentemente all’inconscio, essa si manifesta anche nel tennis in maniera improvvisa e involontaria e va trattata di conseguenza, con un adeguato strumento metodologico ben calibrato, che ha lo scopo di riconoscere, accettare e accogliere il problema, quando si presenta, per poi trasformarlo soltanto quando si è pronti, senza creare ulteriori attriti, tensioni e conflitti.

Un atteggiamento interiore in accordo con il metodo RAD che ho più volte illustrato.

Parallelamente, si andrà anche in cerca delle convinzioni mentali e delle credenze limitanti nocive che l’accompagnano e la legittimano, allo scopo di rinegoziarle, nel caso riprogrammandole del tutto.

Detto questo, è chiaro che non esiste una strategia univoca per superare la paura della vittoria e la nikefobia nel tennis .

Esistono tuttavia dei passi sicuri che possono aiutare l’atleta a superarla. Vediamoli insieme.

L’INTENTO: è il necessario catalizzatore nel processo di trasformazione delle informazioni e dell’energia che si convertono nella materia e quindi in comportamenti definiti. È la scintilla che ci mette in moto per garantire forma e consistenza alla nostra esistenza, una volontà che ha il potere di costruire e realizzare nuove forme.

Senza questa scintilla volitiva è impossibile invertire la vecchia polarità psichica ristabilendo un nuovo equilibrio e una diversa tendenza. Quindi, occorre definire e dichiarare chiaramente il nostro intento abbinandolo alla volontà dello specifico cambiamento.

L’ATTEGGIAMENTO: apertura mentale, curiosità intellettiva, ottimismo, entusiasmo, integrità, autocontrollo, gratitudine e coraggio sono parte degli ingredienti essenziali della ricetta per superare la paura di vincere e la nikefobia nel tennis .

Senza un intento mirato e un atteggiamento adeguato e funzionale allo scopo, che ricerchi queste attitudini in sé ed esalti inoltre tutte le risorse e le potenzialità individuali, sarà pressoché impossibile trasformare il nostro precedente atteggiamento all’insegna della nikefobia.

LA CONSAPEVOLEZZA: a questo punto è essenziale la luce della coscienza che, in termini di consapevolezza, possa illuminare la situazione e individuare tutte le possibili implicazioni e responsabilità, a partire dal rendersi conto che i disturbi, i comportamenti disfunzionali e i sabotaggi che mettiamo in atto sono proprio, in questo caso, governati dalla paura di vincere.

Dietro alla paura di vincere del nikefobico si celano senz’altro dei nodi psichici ed emotivi irrisolti, che vanno indagati alla luce delle corrispettive convinzioni, credenze e valori che li hanno generati.

Eventualmente, uno psicologo, un counselor, come pure un  coach professionista potrebbero aiutare nel necessario processo di consapevolezza della situazione in atto.

L’ATTENZIONE: la consapevolezza capace e disposta a chiarire la situazione, illuminandola da ogni prospettiva, ogni volta che si presenterà, dovrà assumere le sembianze dell’attenzione.

Un focus continuo e intenso riversato sul processo in atto, che ci permette di riconoscerlo e di osservarlo, senza giudicarlo.

L’unione dell’intento consapevole e della continua attenzione focalizzata genereranno il quid in più di energia necessaria al cambiamento e alla trasformazione della situazione.

ANNULLAMENTO DELL’IMMAGINE: occorre adesso abbattere ciò che abbiamo finora costruito in termini di immagini che hanno una valenza connessa alla paura di vincere e destrutturare le relative credenze ad esse associate. Immagini e convinzioni che creano uno scenario disfunzionale che vampirizza la nostra energia: un circolo vizioso e un circuito depotenziante che attiva ogni volta un processo neuronale inadeguato con delle corrispettive abitudini comportamentali che rappresentano la nostra spirale energetica discendente.

Prima di invertire la tendenza occorre allora rimuovere e distruggere ogni impedimento e ostacolo che indichi una fuga dal successo, a partire proprio dalle immagini mentali che creano la forma corrispondente.

VISUALIZZAZIONE NUOVO SCENARIO E FUTURO DESIDERATO: per costruire il nuovo scenario del futuro desiderato, con i corrispettivi comportamenti che lo attuano, prima cioè di trasformare il circolo vizioso della nikefobia nel tennis in un circuito virtuoso vincente, dobbiamo visualizzarlo in ogni dettaglio.

Servendoci dei nostri 5 sensi congiunti, possiamo creare una perfetta immagine mentale che rappresenti esattamente le nostre nuove intenzioni, e il nostro cervello la considererà come già parte del nuovo processo.

RISTRUTTURAZIONE: la ricostruzione cognitiva e comportamentale iniziata attraverso la distruzione del processo mentale indesiderato e la visualizzazione del nuovo scenario si avvale dell’appoggio non solo delle immagini ma anche di un’adeguata verbalizzazione che definisce, supporta e anche crea un nuovo pattern, fatto di pensieri, parole, atteggiamenti, azioni, abitudini adeguate al nuovo scenario desiderato, che nel passo precedente si è visualizzato in ogni dettaglio.
In sostituzione del vecchio scenario  indesiderato, ci avvaliamo ora delle risorse interne e degli alleati esterni, in ogni forma e sembianza, per ricostruire dalle macerie la nuova forma desiderata e il modello comportamentale scelto, proprio come la mitica Fenice.

VINCERE LA NIKEFOBIA NEL CAMPO DA TENNIS

Tradotto in pratica e secondo le necessità del campo da tennis, nella concitazione della partita, vincere la nikefobia nel tennis significa sgombrare il campo da ogni possibile interferenza interna ed esterna che ci allontana dal nostro intento generale e dall’obiettivo dichiarato, meglio se di prestazione. Un obiettivo di prestazione, magari strutturato su aspetti tecnici, tattici, mentali e/o fisici, ci consente infatti di restare focalizzati sui singoli aspetti senza distrazioni mentali né dispersioni energetiche.

Accompagnandoci con un atteggiamento virtuoso e impeccabile, da veri professionisti qualunque sia il nostro livello di gioco, centrati e focalizzati nel qui e ora grazie al respiro consapevole, attenti e ancorati ai piccoli dettagli e gesti dei nostri rituali in battuta, in risposta, tra un punto e l’altro e ai cambi di campo, non avremo modo di pensare ad altro se non a impattare la palla con il giusto timing e in modo corretto, riuscendo così a guidare efficacemente noi stessi attraverso il self coaching.

Il “trucco”, se di trucco si può parlare, consiste proprio nel coinvolgere la testa il meno possibile, lasciando fare al corpo, in modo da non innescare il consueto conflitto psicosomatico, tipico della partita interiore.

Ecco perché coinvolgere quanto più possibile l’esperienza sensoriale, il vedere, l’ascoltare, il sentire, il toccare, persino annusare, anziché pensare, soprattutto quando il pensiero non è al momento funzionale.

Compito della mente è invece quello, in ogni circostanza di gioco, di prefigurarsi scenari positivi e immaginare giocate da attuare, visualizzandole rapidamente prima di ogni punto.

Questo è anche un modo indiretto per eliminare le interferenze emozionali e mentali che a volte pregiudicano le nostre prestazioni, colorandosi spesso irrazionalmente di paura.

Paura di vincere, di perdere, di non essere all’altezza.

Occorre allora mettere a tacere queste voci ed eliminare tali pensieri, magari staccando la spina per un po’, prima di resettare il computer di bordo.

A mio parere, il più efficace antidoto alla paura consiste nel puro divertimento, nel piacere, nel benessere e nell’amore che riusciamo ad esprimere in ciò che facciamo, sia anche soltanto il movimento armonioso del corpo che colpisce una palla da tennis in uno swing perfetto.

Questo deve essere in campo il tuo unico focus.

Quindi, ama ciò che fai, divertiti, e dai sempre il meglio di quello che hai a disposizione.

Riparti da lì!

La prestazione sarà garantita e, in parte, anche la possibilità di vincere la nikefobia nel tennis .

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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