Anche in questo articolo, come di consuetudine, ci occupiamo della relazione tra psiche e tennis, ribadendo in modo particolare l’importanza di una corretta guida mentale del tennista per giungere al successo.

La guida mentale del tennista passa attraverso una serie di operazioni che il giocatore deve eseguire per prendere in mano le redini del proprio gioco in una maniera funzionale allo scopo.

Non importa quale sia, come tennista, il tuo livello di gioco né il tuo potenziale; ciò che davvero conta è come guidi la tua macchina del tennis, ogni volta che scendi in campo, poiché è questa capacità a portarti al traguardo sperato.

Una volta in campo, siamo tutti alla ricerca della massima prestazione possibile e per poterla realizzare abbiamo bisogno di tradurre nella stessa tutto il nostro potenziale, liberandolo dalle molteplici interferenze della partita interiore che ne inficiano la qualità in azione.

Per fare in modo che il nostro intento specifico si traduca in energia disponibile, ovvero in prezioso carburante che ci supporti nell’azione, occorre metterci al servizio della nostra macchina biologica in modo da portarla al massimo della sua efficienza, senza inutili dispersioni.

Se questa macchina fosse una vettura formidabile, veloce e superaccessoriata, una ferrari tanto per fare un esempio eloquente, è necessario che chi si mette alla sua guida sappia bene cosa fare, consapevole di ogni suo strumento e della relativa funzione, in modo da sfruttare al meglio tutte le sue risorse e potenzialità.

Nel tennis è esattamente la stessa cosa: il tennista deve essere consapevole di avere a disposizione un sofisticatissimo dispositivo, che deve imparare a conoscere, rispettare e utilizzare propriamente, senza alcuna titubanza.

Questo dispositivo è, naturalmente, la mente del tennista.

Quando il tennista, proprio come un esperto pilota, si siede al posto di guida e accende il quadro di comando con il suo pannello luminoso, ecco che si accendono anche una serie di spie segnaletiche che occorre verificare prima della partenza.

Ad ogni spia corrisponde una funzione, un compito che la macchina mentale è in grado di assolvere.

Questi compiti sono molteplici e tutti indispensabili per il corretto funzionamento complessivo.

È qualcosa che, in senso sistemico, và ben al di là della somma delle singole componenti che rappresentano il tutto, poiché le relazioni tra le parti sono molteplici, sensibili e tutte fondamentali per il risultato finale.

Insomma, solo un abile pilota può venire a capo della propria macchina, in quanto la conosce più e meglio di qualsiasi altro, e solo un esperto tennista comprende fino in fondo la propria psiche al punto da saperla condurre senza difficoltà fino all’ultimo punto vincente.

Senza la capacità di guida mentale del tennista , il suo viaggio complessivo è destinato al fallimento, e così gran parte delle singole prestazioni.

LA GUIDA MENTALE DEL TENNISTA E LE SUE FUNZIONI

Ecco, mettiti dunque alla guida della tua macchina tennistica accendendo il pannello di comando. Dopo esserti accomodato nel posto destinato alla guida mentale del tennista , immagina di girare la chiave per avviare il motore interiore.

Quali spie si illuminano e quali funzioni guida indicano?

L’efficienza della guida mentale del tennista passa, a mio parere, attraverso 10 funzioni essenziali, che se rispettate garantiscono una prestazione vincente.

Sono 10 operazioni fondamentali che un buon tennista deve sempre compiere mentre guida la propria macchina mentale del tennis verso il successo.

Rappresentano le manovre, le azioni, gli atti che io ritengo indispensabili fare in gara, imprescindibili, e ora ti spiego anche perché, ma prima vorrei conoscere le tue funzioni guida essenziali, in accordo con i tuoi perché.

Chiediti quali siano, e la tua mente da tennista andrà immediatamente in cerca delle risposte, le quali costituiscono altrettante soluzioni ai tuoi consueti problemi, in campo e fuori.

Presumo che possiamo a questo punto essere tutti d’accordo su una cosa: senza un’adeguata guida mentale del tennista non è possibile raggiungere il massimo del nostro potenziale e afferrare quei risultati che sarebbero tranquillamente alla nostra portata.

Perché?

Perché abbiamo messo un pilota poco esperto, disattento, impreparato e superficiale, alla guida della nostra bellissima e potente macchina interiore.

Da questa errata scelta nascono buona parte delle nostre problematiche come tennisti e come esseri umani che affrontano la vita nella sua quotidiana complessità.

Ecco allora in che modo vi propongo di diventare esperti navigatori, in modo da assolvere l’incarico di guida mentale del tennista con una certa disinvoltura e bravura.

10 OPERAZIONI PER LA GUIDA MENTALE DEL TENNISTA

  • Intento.
  • Visione.
  • Atteggiamento.
  • Attivazione.
  • Calma.
  • Attenzione.
  • Energia.
  • Emozioni.
  • Sensazioni.
  • Flow.

 

Questo è il quadro luminoso, con le sue spie segnaletiche, che io immagino di trovarmi davanti ogni volta che accendo il mio cervello sportivo chiedendogli   di assumere la guida mentale del tennista .

Non appena decido di accettare il comando delle operazioni, la prima funzione interiore che automaticamente vedo attivarsi, quando sono ben centrato e allineato con il mio obiettivo e con il relativo compito, è quello dell’intento.

L’intento risveglia e mi ricorda lo scopo.

Ancor prima di entrare in campo, qualcosa dentro di me si desta, accendendosi, e nasce tutto da una semplice domanda: perché sono qui? A che scopo?

L’intento è l’insieme dei nostri motivi, delle intenzioni, dello scopo, della reale motivazione che ci spinge all’attività tennistica. Il perché che dimora dietro ai nostri comportamenti.

Più forte, profondo e sincero è questo perché e più sacrifici siamo disposti a sostenere per ottenere ciò che desideriamo. Quando la volontà in campo vacilla, attaccarci a questi perché diventa non solo auspicabile ma anche indispensabile, in modo da raccogliere e orientare ogni residuo d’energia necessaria a fronteggiare le difficoltà, senza crollare a causa del loro peso.

Un semplice ma sempre utile consiglio: includi ogni volta, come tennista, la felicità, il benessere e il divertimento tra i motivi principali che ti spingono in campo. Oltretutto questi obiettivi, oltre a aiutarti a mutare prospettiva, ti consentiranno di sentirti meglio e di giocare al massimo del tuo potenziale disponibile, almeno in quel giorno.

Fai in modo di risvegliare un intento nobile e questo ti guiderà lungo tutto il percorso, anche il più duro e impervio.

La visione è la seconda spia segnaletica che si accende nel mio pannello luminoso di comando quando mi metto al posto di guida mentale del tennista .

La visione tennistica racchiude l’intera prospettiva della situazione di gioco, inclusa la trama di gioco, la tattica, i piani d’azione, le 3 strategie generali, che riguardano la conoscenza di sé stessi, dell’avversario e del terreno dello scontro con tutti i suoi elementi.

Ancor prima di scendere in campo, definisci dunque un chiaro piano d’azione ben congegnato e seguilo passo passo lungo lo svolgersi dell’incontro. Verificane con attenzione l’evoluzione, e nel caso passa al piano B, che devi anch’esso aver elaborato prima del match, in relazione alle 3 strategie.

Una visione chiara, definita in ogni particolare, è essenziale per la comprensione degli step e dei passi necessari, che uno dietro l’altro, ci portano fino al traguardo.

Ma ora è il momento di scendere finalmente in campo, e di tradurre concretamente quanto abbiamo immaginato attraverso la visione e programmato attraverso il nostro intento.

Ecco, l’atteggiamento è lo strumento che ci consente di incarnare gli ideali nobili dell’intento e di realizzare realmente la nostra visione di gioco, traducendo tutto in gesti tecnici precisi ed efficaci.

In questo senso è un ponte tra l’invisibile e il visibile, tra l’interno e l’esterno.

Un compito arduo e fondamentale.

Come assolverlo?

Ecco il mio consiglio: gioca ogni punto come se fosse il primo e l’unico, il più importante, l’ultimo, in modo da dedicare a ciascun quindici la massima importanza e attenzione, restando nel qui e ora.

Inoltre, gioca come farebbe un bambino, lotta come guerriero e pensa da saggio.

Quando effettui il consueto riscaldamento, il cosiddetto warm up, accendi il motore al minimo, lascia che si attivi gradualmente prima di portarlo a pieno regime, senza eccessivi sforzi né inutili dispendi energetici, dato che l’impegno potrebbe rivelarsi intenso e prolungato.

Controlla che la tua attivazione sia ben equilibrata, efficiente ed efficace, senza risultare al di sotto delle effettive necessità del momento e neanche al di sopra, rivelandosi una inutile e dispendiosa sovrattivazione.

Agisci con calma, guida senza fretta, in modo da procedere sempre lucido e consapevole, avvertendo così le effettive esigenze richieste dalla situazione.

La calma, si sa, è la virtù dei forti, e accompagnata dalla pazienza significa perseveranza e attenzione distribuite a lungo termine. Proprio ciò che necessita non solo per condurre al meglio una singola partita di tennis, ma anche per portare a termine un torneo, una stagione tennistica, un’intera carriera e il corrispondente percorso professionale.

Senza questa calma, molti particolari potrebbero sfuggirci e così anche i nostri importanti obiettivi di prestazione.

Mentre guidi con calma, occhio alla strada e mantieni un focus rilassato.

È più corretto, in relazione al tennis, e non solo, parlare di attenzione rilassata, in quanto la contrizione e lo sforzo dovuti a un eccesso di impegno legato all’attenzione potrebbe risultare controproducente a lungo termine. Occorre allora mantenere la propria attenzione fluida e dinamica, rilassata e senza tensioni inutili ed eccessive, che finiremmo per non riuscire a sostenere.

Si parla quindi, più che altro, di una forma di mindfulness, ovvero di una costante presenza rilassata, lucida e consapevole.

Un’antica formula ci suggerisce che l’energia promana dal nostro intento e dall’attenzione con cui seguiamo il processo delle intenzioni in atto, in assenza di tensione.

È dunque necessario, per incrementare l’energia, cercare di eliminare ogni tensione provocata dalle interferenze psicofisiche ed emozionali.

Nel tennis eseguire alla lettera questo processo diventa fondamentale e alla lunga questa si rivela una formula del successo.

Le nostre emozioni sono anch’esse una preziosa fonte di energia: carburante, benzina e miscela al servizio delle nostre intenzioni. In modo particolare, le emozioni rappresentano l’aspetto qualitativo, più che quantitativo, della nostra energia.

Ecco perché il mio consiglio è quello di sintonizzarci in campo soprattutto su emozioni come la gioia, la gratitudine, l’apprezzamento, l’amore e quant’altro possa risultare efficace in termini di spinta emotiva. Persino la rabbia, se ben canalizzata, può moltiplicare le nostre energie direzionandole verso lo scopo.

Le sensazioni sono le nostre porte fisiche, e durante una prestazione tennistica dobbiamo sempre mettere il nostro fisico al centro della nostra attenzione, certo non disgiunto mai dall’aspetto psichico ed emozionale.

In un certo senso, il corpo fisico rappresenta l’anello di congiunzione, lo strumento di cui abbiamo bisogno per manifestare il nostro intento, e le sensazioni diventano una sorta di navigatore, di bussola, che ci suggerisce il percorso in relazione alle necessità del momento.

Non solo, attraverso le nostre sensazioni di benessere e appagamento abbiamo modo di monitorare la qualità della prestazione, disponendo di feedback continui e precisi.

E infine, l’ultimo degli strumenti, il più complesso e sofisticato, con cui disporci alla guida mentale del tennista: il flow.

È il più complesso perché è costituito da un insieme di componenti, ma non è una semplice somma, bensì una preziosa risultante.

Il flow è un’esperienza mistica, straordinaria, ovvero che si spinge oltre gli ordinari stati della coscienza. È l’esperienza religiosa della nostra coscienza tipica di quando si fluisce liberamente con la vita, incontrando la completezza e la meravigliosità del proprio essere: il Sé.

È qualcosa che accade mentre siamo totalmente e piacevolmente assorbiti da ciò che facciamo e dal nostro compito, che eseguiamo in modo spontaneo e naturale, impeccabile, ammirati e affascinati dalla bellezza del momento.

Quando accade sui campi da gioco, il tennis diventa un’esperienza religiosa capace di stupirci e di stupire gli osservatori, in quanto, liberi di esprimere il nostro potenziale, siamo indotti a offrire il meglio di noi, senza limiti né interferenze o impedimenti a trattenerci.

Una condizione ottimale che ci porta all’esperienza di picco, oltre la quale esiste solo la perfezione.

Quella perfezione che possiamo sperare di avvicinare quando impariamo a conoscere la meravigliosa macchina biologica che ci è stata offerta dalla vita e che è nostro compito imparare a condurre perfettamente, disponendoci per esempio alla guida mentale del tennista che sonnecchia in noi, e che aspetta soltanto di essere finalmente condotto alla piena scoperta e attuazione del proprio potenziale.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach

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