Nella vita, nella professione, nello sport.

La resilienza è stata legata in passato agli studi sulla metallurgia; in questo campo indica la capacità di un metallo di resistere alle forze esterne che gli vengono applicate.

Per analogia il termine è stato poi associato anche alle capacità umane di resistere alle situazioni esterne, anche alle più impervie ed estreme.

Eppure, la resistenza, come vedremo dopo, è soltanto uno degli aspetti della resilienza e nemmeno il più importante.

Molti dei nostri successi quotidiani nello, studio, nella professione, nello sport e nelle vicissitudini che viviamo ogni giorno derivano direttamente dalla nostra capacità di risultare resistenti, no anzi resilienti.

Eppure non sappiamo ancora bene cosa sia la resilienza e come servircene.

A mio avviso, le indicazioni che a proposito della resilienza ci giungono dai nostri antenati latini, vocabolo che anticamente mostrava l’azione di risalire sulla barca capovolta dalle onde del mare, sono particolarmente eloquenti e indicate a spiegarla con semplicità.

Un’immagine, si sa, racconta più di tante parole, e quella appena descritta mostra esattamente tutti gli ingredienti della resilienza: tenacia, flessibilità, modulazione, adattamento, riorganizzazione, superamento delle difficoltà, resistenza

La psicologia, naturalmente, soprattutto la Psicologia Positiva di Martin Seligman, si è occupata della resilienza, campo in cui viene indicata come la capacità di far fronte in maniera utile agli eventi traumatici, riorganizzando costruttivamente la propria esistenza nonostante gli ostacoli e le avversità.

Utilizzando efficacemente la resilienza l’essere umano è capace di  ricostruirsi in seguito a uno shock, un evento traumatico o anche solo dinanzi a una evidente difficoltà.

Una riorganizzazione e un rimodellamento flessibile di sé, in cui l’individuo non smarrisce se stesso né la propria umanità e mantiene inalterate le motivazioni nei confronti della vita, attraverso le quali costruisce nuovi obiettivi adeguati alla propria condizione, continuando, talvolta anche contro ogni previsione, a dare slancio e lustro alla propria esistenza.

Esistono esempi di resilienza in ogni ambito.

Per esempio, in campo sportivo, alcuni atleti, in particolare, si sono rivelati degli eccezionali esempi di forza resiliente, dimostrando una estrema flessibilità e adattabilità, reinventandosi completamente nonostante i traumi e gli shock subiti.

Anche nei casi più estremi, senza più l’uso di alcuni arti, sono riusciti a continuare le loro attività sportive, o addirittura a incrementarle, mantenendo inalterata la motivazione di base, ritoccando soltanto gli obiettivi in merito alla sopravvenuta difficoltà.

In effetti, in ultima analisi, la resilienza è proprio questo: capacità totale di adattamento, flessibile e modulato. Un’attitudine che necessita di adeguate motivazioni.

Difatti ciascuno di noi ha sperimentato più volte come siano proprio le nostre motivazioni lo strumento attraverso cui poterci o meno adattare.

Senza le motivazioni mancherebbe la benzina della macchina che guidiamo e dunque non potremmo giungere a destinazione.

Non è tuttavia necessario associare la resilienza soltanto ai casi più estremi, in quanto essa è necessaria a ciascuno di noi quotidianamente.

Adattamento, flessibilità, resistenza, motivazioni e obiettivi sono parte di un’antica ricetta per realizzare i nostri sogni e portarli a compimento, qualunque essi siano, facendo degli stessi dei bersagli tangibili e raggiungibili.

L’ATTEGGIAMENTO DELLA RESILIENZA

Ogni giorno è auspicabile mantenere un atteggiamento resiliente attraverso cui è possibile superare di slancio ogni avversità.

Come?

Mantenendosi flessibili dinanzi alle circostanze esterne, pronti e duttili nel rimodellarsi continuamente di fronte alle necessità e alle richieste della vita, abili nel costruire nuovi ponti e connessioni funzionali al momento specifico e alle diverse situazioni, riorganizzando di continuo il proprio assetto in relazione alle diverse necessità.

L’imperativo è quello di essere nel qui e ora, come se esistesse soltanto quel trampolino per lanciarci verso il futuro desiderato.

Per quanto la resilienza sia stata spesso descritta come una forma estrema di resistenza, essere resistenti non implica necessariamente la capacità di essere resilienti. Tuttavia, essere resilienti significa anche saper resistere, ma non tanto attraverso la forza, quanto attraverso la flessibilità adattiva.

Anche la resistenza più tenace a lungo andare non può che spezzarsi, non la resilienza.

Esistono ottimi esempi di resilienza offertici da ogni regno della natura.

L’immagine in natura che più facilmente può associarsi alla resilienza è quella dell’acqua che sa cambiare, adattandosi a qualsiasi forma, stato e condizione.

proverbio giapponese adatto alla resilienza

Sempre restando in natura, la resilienza è espressa dall’umiltà del giunco e dalla forza della canna di bambù: entrambi si piegano dinanzi alle intemperie, all’impeto e alla forza ambientale e atmosferica, evitando così di rompersi.

Questo ci mostra ulteriormente, se necessario, la differenza tra resistenza e resilienza.

Nello sport, come anche nella vita, focalizzarsi sulla resistenza senza associarvi la necessaria resilienza diventa a lungo andare infruttuoso, se non addirittura controproducente.

Difatti, operare in senso resiliente significa comprendere e agire sulle neuroassociazioni, destrutturando i processi negativi, le emozioni relative e le errate associazioni ancorate ai nostri processi.

Occorre allora rompere in qualche modo quella continuità, non resistervi.

Eliminare le interferenze di ancoraggi e associazioni psicoemozionali inadeguate, per esempio nella forma di credenze limitanti, non è soltanto auspicabile ma anche indispensabile se desideriamo agire in modo resiliente, assicurandoci tutti i vantaggi che tale atteggiamento comporta.

In questo senso, e in odor di sintesi, essere resiliente comporta un atteggiamento di duttile e modulata aderenza alle necessità dell’esistenza e del nostro vivere.

10 ACCORGIMENTI PER PRATICARE LA RESILIENZA

Infine un suggerimento per accompagnare ogni tua azione in modo più efficace e praticare la resilienza, seguendo l’esempio della canna di bambù:

  1. resilienza anziché resistenza,
  2. elasticità anziché durezza ,
  3. rilassamento anziché tensione,
  4. collaborazione anziché competizione,
  5. concordia anziché scontro,
  6. adattamento anziché conflittualità,
  7. mani aperte anziché pugni chiusi,
  8. tenacia anziché passività,
  9. intraprendenza anziché vittimismo,
  10. modulazione anziché dogmatismo.

 


Se hai domande sulla Resilenza contattami, senza esitare, scrivendo direttamente nei commenti qui sotto e, se ti va, condividi l’articolo.

2 commenti. Nuovo commento

Ciao Gianfranco, mi è piaciuto tanto questo post, mi sono trovata d’accordo con te: l’atteggiamento resiliente facilita la vita. Ho appena trascritto su un piccolo foglietto i 10 accorgimenti per praticare la resilienza, voglio portarli sempre con me per ricordarli nei momenti in cui è proprio necessario essere resilienti, e nella mia vita ce ne sono parecchi, credimi.

Gianfranco Santiglia
8 Febbraio 2017 9:42

So di cosa parli, Alessandra.
Vivere la vita al meglio richiede una continua attitudine, e l’atteggiamento resiliente può supportarci notevolmente lungo il cammino.

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