Il tennis e la mente, un binomio di fondamentale importanza nel percorso del giocatore verso la sua piena realizzazione.

Esiste di sicuro una diretta relazione tra il tennis e la mente , a qualunque livello se ne parli, e cercheremo di esplorarne le diverse implicazioni in questo articolo.

La domanda d’apertura, forse la più importante, è la seguente: in che modo il tennis e la mente sono in relazione reciproca?

E subito dopo, appurata questa relazione, ci verrebbe da chiederci: quanto le nostre prestazioni in campo dipendono dalla nostra attitudine mentale?

Circa il quanto,  Juan Carlos Ferrero, ex giocatore spagnolo numero uno al mondo e attuale coach del giovane talento Zverev, sembra non avere dubbi:

“Il tennis è un gioco mentale per il 50%, fisico per il 45% e tecnico per il 5%”.

Come non credergli considerata la sua lunga esperienza, che ha subito apportato enormi benefici mentali nel giovane Zverev, i quali si sono ripercossi direttamente e in modo positivo sull’equilibrio del suo gioco.

Come dire che, in fin dei conti, il tennis che riusciamo a esprimere in campo, quando la partita conta davvero, è una diretta emanazione, un riflesso esterno di quello che accade dentro di noi a livello mentale.

Se la mente è troppo tesa e orientata malamente, lo sarà anche il nostro corpo che risulterà attivato in modo disfunzionale, come visto nel post precedente. Di conseguenza, il tennis che riusciremo a esprimere si dimostrerà poco fluido e scorrevole, inefficace; se la mente risulterà invece troppo rilassata e allentata, il corpo si rivelerà sotto-attivato, incapace quindi di esprimere un tennis incisivo e determinato.

Il perfetto equilibrio auspicato tra la giusta tensione e concentrazione e la necessaria decontrazione psicofisica consente di ottenere quella forma ideale di attenzione rilassata che ci permette di sostenere con massima resilienza gli impegni rilevanti di lunga durata, come per esempio una partita combattuta di tennis, mantenendo un elevato standard prestativo per tutto l’arco dell’incontro.

Solo una mente adeguatamente preparata può raggiungere questo livello: nulla si improvvisa!

Dato che esiste una diretta relazione tra psiche e soma, e di conseguenza tra il tennis e la mente , solo una psiche ben equilibrata e organizzata, serena, pulita e ordinata, e dunque consapevole, è capace di produrre quell’humus interiore in cui il nostro tennis, così come qualsiasi altra complessa attività, possa giungere alla massima crescita sperata e alla maturazione ideale di tutti i suoi frutti.

In caso contrario, non possiamo sperare di meglio che affidarci al caso, alla buona sorte e alle circostanze del momento.

Ecco, dunque, la relazione che esiste tra il tennis e la mente .

IL TENNIS E LA MENTE  … SECONDO I GRANDI GIOCATORI

Abbiamo già ascoltato l’autorevole parere di Juan Carlos Ferrero a proposito della relazione tra il tennis e la mente , in cui quest’ultima è senza dubbio la componente più importante in presenza di una discreta capacità tecnica, che certo non può prescindere quando si desidera puntare in alto e, naturalmente, di un’ottima preparazione fisica.

In ogni caso, il duro lavoro in ogni direzione presto o tardi ci ripaga di tutte le energie spese, conferendo senso e significato ai sacrifici compiuti in campo e fuori.

Questa, dopotutto, è una certezza che sospinge la nostra necessaria motivazione, senza la quale i grandi risultati ci sono preclusi.

Vediamo ora cosa ne pensano altri big della racchetta.

“Ti sembra che l’incontro si svolga in campo, in realtà si svolge fra le tue orecchie”, afferma il grande Novak Djokovic, che sicuramente prestissimo ritornerà ai livelli che gli competono, mai più raggiunti dopo le sfortunate vicissitudini personali.

La sua colorita espressione “fra le tue orecchie”è naturalmente un altro modo simpatico di riferirsi alla mente e a tutti i pensieri che come palline da tennis, spesso fuori controllo, rimbalzano tra un orecchio e l’altro, ovvero da una parte all’altra dei due emisferi celebrali.

La qualità e l’esito di questa partita interiore determina anche l’efficacia della nostra prestazione in campo.

“Il tennis è soprattutto mentale. Ovviamente, è necessario disporre di un sacco di abilità fisica, ma non si può giocare bene a tennis e non essere un buon pensatore.

Si vince o si perde la partita prima ancora di andare là fuori”, ci rivela la ex numero uno Venus Williams, e sono sicuro che anche la sorella minore Serena, che presto ritornerà sui campi, non la pensa diversamente.

Come potrebbe?

Dopotutto, è proprio la loro grande forza mentale con la quale giocano, intessuta di autostima e fiducia in sé, trasmesse soprattutto dal loro primo maestro, il padre Richard e poi da Bollettieri, ad avere consentito ad entrambe le sorelle di essere considerate tra le più forti giocatrici d’ogni tempo.

“Se la gente potesse sentire quello che ci dicono i coach capirebbe che il tennis è molto più che colpire una palla”  ci svelava  Andre Agassi quand’era ancora in attività come giocatore.

Adesso che è lui a indossare spesso i panni di coach mette in atto tutto quello che ha appreso a tutti i livelli nella sua meravigliosa carriera, grazie anche ai fruttuosi sodalizi con tipi come Bollettieri e Brad Gilbert.

Ecco, soprattutto da quest’ultimo ha appreso che è possibile vincere una partita di tennis anche quando non si è al meglio fisicamente e non si è nemmeno in una grande giornata dal punto di vista tecnico.

Infatti, si vince e si perde nella nostra mente, con la nostra mente.

E anche quando si perde, una mente forte e ben allenata è capace di vincere, cioè di imparare il necessario per crescere tennisticamente e, soprattutto, come essere umano.

Così facendo, la prossima volta andrà sicuramente meglio, e il processo evolutivo di crescita e maturazione è comunque garantito.

Non dobbiamo mai scordare, a questo proposito, che il giocatore è ancor prima un uomo, o una donna, e che sono le sue personali caratteristiche come individuo a renderlo unico, irripetibile e vincente.

IL TENNIS E LA MENTE : IL VIAGGIO CONTINUA

Dopo aver approfondito l’argomento, avvalendoci peraltro dell’autorevole opinione di alcuni giocatori a proposito del rapporto tra il tennis e la mente , ci siamo ormai fatti un’idea.

A sentir parlare i giocatori professionisti, il tennis, una volta appreso, è tutto nella mente.

Il binomio, dunque, tra il tennis e la mente , ritorna ancora una volta come una cartina tornasole.

Se ce lo dicono loro, i grandi tennisti d’ogni epoca, non c’è che da crederci.

Che ragione avrebbero infatti di mentire?

Sembra invece che vogliano rivelarci, al pari dei grandi maestri di ogni disciplina,  un ancestrale segreto fondamentale, e non solo riguardo al tennis: “Tutto è nella mente”.

Questo affermavano i grandi alchimisti del passato che conoscevano i segreti nascosti dell’universo.

La nostra vita è racchiusa nelle potenzialità della nostra mente capace.

Anche il nostro destino, che in larga parte dipende da credenze, convinzioni, comportamenti, atteggiamenti che esprimiamo ogni giorno.

A questo proposito, Gandhi dichiarava:

Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri, i tuoi pensieri diventano le tue parole, le tue azioni diventano le tue abitudini, le tue abitudini diventano i tuoi valori, i tuoi valori diventano il tuo destino”.

La domanda che a questo punto sorge spontanea ritornando alla relazione tra il tennis e la mente è la seguente: il circuito potenziante e virtuoso di cui ci parlava Gandhi, un processo che ci accompagna al benessere, alla felicità e al successo, come si traduce personalmente in te, come giocatore e come persona?

La tua mente, connessa al tuo tennis, innesca effettivamente un circuito virtuoso e potenziante, o piuttosto un circolo vizioso e depotenziante?

È la tua forza o la tua debolezza?

Dimentichiamo infatti troppo spesso, tanto come giocatori che addetti ai lavori, che il tennis che si riesce a esprimere in ogni occasione è la risultante e il riflesso diretto di ciò che siamo e di quello che accade dentro di noi, ad ogni differente piano e livello interiore.

IL TENNIS E LA MENTE : IL MIO PUNTO DI VISTA

La mia opinione non è tanto diversa da quella dei tennisti poc’anzi menzionati.

Ritengo, in qualità di agonista, maestro, coach professionista e mental trainer, di aver esplorato in lungo e in largo la questione, soprattutto a livello pratico ed esperienziale, e ora ho sgombrato il campo da ogni dubbio: il tennis e la mente camminano insieme come le rotaie di un treno e si accompagnano per la durata dell’intero viaggio.

E questo accade sempre, che ne siamo consapevoli o meno.

Tuttavia, la differenza in merito alla consapevolezza la dice lunga anche a riguardo della possibilità di sviluppare il nostro potenziale e la Forza Interiore ad essa associata.

Se il tennis e la mente sono indissolubili compagni di viaggio nella strada verso il successo, o la disfatta, appare evidente la necessità di renderci amica e alleata la nostra mente.

Tim Gallwey, padre dell’Inner Game, afferma:

L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete.”

La preparazione mentale fa sì che tale presunto avversario diventi finalmente  il nostro migliore alleato.

Solo allora è possibile scoprire e allenare la meravigliosa Forza Interiore che ci anima, in ogni sua componente, disponendola al servizio della prestazione, in modo che tutto il nostro potenziale possa infine liberarsi e manifestarsi, sgombrando il campo da ogni possibile interferenza nociva.

Tali interferenze che affiorano nei momenti topici del match, e che spesso fanno la vera differenza in campo, si chiamano:

  • paura di perdere,
  • timore del giudizio,
  • carenza di autostima e autoefficacia,
  • mancanza di concentrazione e disciplina,
  • credenze limitanti,
  • pensiero compulsivo,
  •  errate abitudini e altro ancora.

La consapevolezza che si attiva quando diventiamo amici e alleati della nostra mente ci aiuta a superare le molteplici interferenze e a vincere la partita interiore, quella che ciascun tennista gioca interiormente ogni volta che scende in campo. Quando è finalmente libero dalle interferenze negative, padrone della propria mente, il giocatore può innalzare il livello del proprio tennis, raggiungendo peraltro uno stato di coscienza superiore che gli consente di realizzare una prestazione di picco e un’esperienza di flow, con cui è sicuramente più facile vincere la partita, e soprattutto gioire, divertirsi, entusiasmarsi.

Tra i 4 pilastri del successo nel tennis, quello mentale è per molti giocatori, anche di ottimo livello, quello che ha maggiori possibilità di essere implementato e potenziato.

Le ragioni a sostegno di questa affermazione sono molteplici,  ma la più semplice è che l’aspetto mentale solo di recente è stato inserito nel programma di allenamento dei tennisti, pertanto i possibili miglioramenti sono potenzialmente ampi e dipendono proprio dalla qualità, dall’intensità e dagli orientamenti specifici di questi allenamenti.

Al momento, ad ogni livello, l’aspetto mentale è quello che nel tennis alleniamo di meno, eppure a detta di molti professionisti è il più importante.

Qualcosa purtroppo non torna.

Mi viene anche da dire che se continui a fare le cose sempre nello stesso modo, otterrai identici risultati.

Forse è dunque, per molti, il caso di cambiare, e tale cambiamento parte proprio dal connubio tra il tennis e la mente , e l’attitudine ad allenarli insieme, l’una al servizio dell’altro.

A ulteriore supporto di quanto affermato, terminiamo dicendo che tra gli organi del nostro corpo il cervello è sicuramente quello ad aver subito, nel corso della nostra storia più o meno recente, le modificazioni più rilevanti.

Questo lascia presagire come e quanto la nostra evoluzione, la crescita e ogni genere di miglioramento siano dipesi e dipendano tuttora dal nostro cervello e dalla “mente” intesa in senso più ampio, come se ne fosse il grande contenitore.

Anche l’evoluzione e la crescita del nostro tennis dipende direttamente e in larga misura dalle nostre qualità mentali, che governano il corpo e ne guidano gli aspetti emotivi, fisici, caratteriali e comportamentali. Gli atteggiamenti.

Sappiamo anche, infatti, dell’esistenza di diversi tipi di intelligenza, di cui quella emotiva è una delle tante espressioni, che regolano le diverse funzioni del corpo e le necessità, anche quelle a livello di prestazioni sportive.

Un adeguato mental training orientato al tennis, attuato con la necessaria attenzione e intelligenza sportiva, aiuta sicuramente a migliorare alcuni punti essenziali da cui, nel tennis moderno professionistico, e non solo, è impossibile prescindere.

Pertanto, sempre più in futuro il tennis e la mente procederanno insieme, uno accanto all’altra.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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