Parlare del linguaggio del corpo nel tennis ci dà modo di capire e approfondire tanti aspetti meno noti, sebbene evidenti del nostro sport.

Aspetti sotto gli occhi di tutti, ma a cui non sempre sappiamo attribuire la giusta importanza.

Spesso, infatti, siamo incapaci di osservare e di “vedere”.

Il linguaggio del corpo nel tennis è uno dei particolari che più colpiscono la nostra attenzione quando osserviamo una partita di tennis, almeno inconsciamente, eppure talvolta dimentichiamo, come giocatori, addetti ai lavori e semplici osservatori, l’utilità delle informazioni che emergono.

Spesso sembrano dimenticarsene  persino i giocatori in campo, anche i professionisti, a volte troppo presi dalla partita giocata, e da quella interiore, per ricordarsi e servirsi adeguatamente dei molteplici messaggi che lanciano e possono cogliere dal linguaggio del corpo nel tennis , nel proprio e in quello dell’avversario.

Il linguaggio del corpo nel tennis , come anche nella vita, fa capo al non verbale, e più in generale alla comunicazione, la cui importanza è riconosciuta in ogni settore dell’esistenza ed è rilevante anche nei campi da tennis.

La comunicazione veicola parecchie informazioni del nostro stato emotivo e mentale, che traspaiono all’esterno; nel tennis, si spingono oltre la rete di gioco e di recinzione, giungendo fino al nostro avversario e al pubblico.

È allora fondamentale, in qualità di tennisti, essere consapevoli del tipo di messaggio che attraverso il nostro linguaggio del corpo nel tennis stiamo veicolando, a tutti i livelli e su tutti i piani della comunicazione.

Il principio chiave di riferimento è che il corpo traduce e manifesta l’intento alla base della mente; nella relazione mente-corpo le emozioni sono l’anello mancante, il ponte e anche il carburante che si attiva per spingerci verso l’azione.

Una buona relazione mente-corpo avvia circuiti virtuosi e potenzianti o, all’opposto, quando disfunzionale, alimenta pericolosi circoli viziosi e depotenzianti.

La differenza è notevole e sul campo da tennis si traduce solitamente in termini di vittoria e sconfitta e di sicuro in termini di prestazione.

 I 3 PIANI DELLA COMUNICAZIONE

La comunicazione è il passaggio di informazioni da un soggetto ad un altro.

Nel tennis, dunque, tra i giocatori che lo giocano: 2 in singolo, 4 nel doppio.

Tra loro è in atto un tipo di comunicazione che coinvolge aspetti verbali, paraverbali, ma soprattutto non verbali, come appunto il linguaggio del corpo, che ne è l’evidente espressione, ci dimostra.

Le informazioni che circolano in ogni ambito dell’esistenza, anche sul campo da tennis, il quale non fa alcuna eccezione rappresentando in effetti una perfetta metafora della vita, una sua rappresentazione simbolica e analogica, si articolano su questi 3 diversi piani e livelli, coinvolgendoli però in modo diverso.

1 – L’aspetto NON VERBALE è tra i 3 quello maggiormente evidente in quanto innesca una relazione diretta e immediata, epidermica, viscerale e senza filtri,  tra la parte emittente e quella ricevente della comunicazione, rivelandosi particolarmente sentita e coinvolgente.

Lo potremmo definire un tipo di comunicazione a pelle.

Coinvolge il body language in ogni sua manifestazione: postura, movenze, gestualità, espressione del viso e mimica facciale e corporale nelle sue diverse sfumature.

Sul campo da tennis questo è particolarmente evidente: potremmo infatti cogliere l’esito dell’incontro osservandolo sul viso dei giocatori, nelle smorfie di approvazione o di disgusto, nelle posture dimesse o impettite, nei gesti più o meno eclatanti ed entusiasti oppure inibiti e depressi, e così via.

Questo livello occupa il 55% della comunicazione, ovvero la porzione più grande.

2 – Il livello PARAVERBALE riguarda soprattutto il tono, il ritmo e il volume della voce, ovvero l’intonazione e la modalità con cui ci esprimiamo; questo livello occupa il 38% della comunicazione.

In campo assistiamo più volte ai monologhi dei giocatori che si trasformano spesso in coinvolgenti incitamenti o in insulti irripetibili e autolesionistici lanciati dal giocatore al proprio indirizzo, e talvolta all’angolo, che salgono di tono, intensità e volume con il progredire della partita.

Questo dialogo contiene aspetti che coinvolgono il piano verbale e paraverbale e vengono sottolineati anche dal non verbale.

3 – Il livello VERBALE, tuttavia, contrariamente a quanto pensiamo, occupa solo il 7 % della comunicazione. È il piano consueto in cui comunichiamo ritenendo che passi tutto da lì, invece rappresenta soltanto una minima parte della comunicazione.

Fin da queste prime battute si evidenzia allora il quadro della situazione: il linguaggio del corpo nel tennis emerge prima e oltre ogni altra comunicazione.

Esso ha una colossale influenza in chi osserva, avversario e pubblico compreso, che immediatamente traducono lo stato d’animo dei giocatori dai loro gesti comportandosi di conseguenza.

Tutto nell’ottica della comunicazione, soprattutto non verbale, acquisisce valore: il modo con cui i giocatori guardano oltre la rete, o verso il pubblico, magari in direzione del proprio angolo, la comunicazione non verbale con il coach, il chiedere con lo sguardo conforto ai membri del proprio team, ai familiari, tutto ciò che fanno tra un punto e l’altro, la posizione che assumono, l’espressione del volto, la reazione ai punti vinti e persi, la maniera in cui affrontano ostacoli e frustrazioni, il modo in cui parlano a se stessi, e come giocherellano nervosamente con la racchetta, la pallina, la maglietta, i capelli…

Insomma, tutto parla di noi e attraverso di noi; eppure, non a tutti è dato comprendere questo linguaggio.

I gesti svelano ciò che siamo e quel che pensiamo e sentiamo a un livello profondo.

E lo rivelano, naturalmente, al nostro avversario, che si comporta di conseguenza.

Anche per questa ragione, talvolta, un match di tennis assomiglia da vicino ad una partita di scacchi.

 TENNIS E COMUNICAZIONE

Che effetti ha la comunicazione sul comportamento che si manifesta in campo?

Attraverso ogni azione di gioco il giocatore invia altrettanti messaggi che si traducono in corrispettivi feedback.

Pochi giocatori di tennis sono tanto abili come i giocatori di poker a mascherare le loro reazioni negative, le frustrazioni e le fragilità interiori quando l’incontro non volge al meglio.

Eppure sarebbe fondamentale: infatti, le nostre reazioni emotive eccessive, in cui come giocatori manifestiamo tutto il nostro disappunto, non fanno che moltiplicare le energie dell’avversario e risultano spesso un’iniezione di fiducia gratuita al suo indirizzo; una sorta di ricarica a tutti i livelli.

Eppure, spesso non sappiamo farne a meno, perché non abbiamo controllo su molti dei nostri comportamenti che avvengono in modo involontario e automatico.

Spesso la comunicazione, nelle sue diverse espressioni, proprio come il nostro modo di giocare a tennis, avviene ormai in modo automatico, e dunque parzialmente inconsapevole.

Riportare l’accento sulla consapevolezza, nel tennis come nella vita, diventa essenziale.

Dalla consapevolezza scaturisce la padronanza, l’ordine, il controllo.

Talvolta questi automatismi a cui si è appena accennato sono comunque parte di un’espressione virtuosa, anche se il più delle volte non è così.

Occorre allora andare a rivedere i nostri comportamenti manifesti, frutto ed espressione della comunicazione e del dialogo interiore, proponendoci l’intento di intensificare gli aspetti funzionali e di eliminare le manifestazioni nocive che ci portano fuori strada.

Nel tennis può anche essere interessante distinguere un piano interpersonale e uno intrapersonale, ma comunque entrambi costituiscono elementi della nostra partita interiore e del modo in cui la conduciamo. Essa nasconde le aspettative, i desideri, le paure, i pre-giudizi e tutte le interferenze che ci impediscono di vivere pienamente l’esperienza ottimale della coscienza nota come flow; interferenze che il nostro corpo di solito capata, traduce, proietta, esprime,  somatizza ed enfatizza.

La comunicazione nelle sue diverse componenti, ai diversi piani e livelli, emerge nel campo da tennis in forma generale e in ogni suo singolo aspetto, divenendo parte dell’incontro.

Non comunicare è impossibile afferma il primo e il più importante degli assiomi a riguardo della comunicazione, quello che ci riguarda più da vicino in campo; questi assiomi sono stati  individuati ed elaborati dalla scuola di Palo Alto, soprattutto grazie all’impegno meritevole di Paul Watzlavick, e descrivono i tipi di comunicazione possibili, come si regolano sulla base dei tipi di relazione, e in che modo possono variare.

Nel campo da tennis, sapere che comunicare è comunque inevitabile è un principio fondamentale da tenere sempre presente.

Dato che anche quando tacciamo il nostro corpo parla, occorre fare in modo che esso dica e si esprima in modo corretto e funzionale, lasciando intendere solo ciò che desideriamo far trasparire.

CONSAPEVOLIZZARE IL LINGUAGGIO DEL CORPO NEL TENNIS

Se non comunicare è impossibile, cosa affiora dal nostro essere oltre la rete di gioco giungendo fino al nostro avversario?

Il vostro linguaggio del corpo nel tennis vi assicura un vantaggio o meno agli occhi dell’avversario?

Come giocatori, siete sempre e in ogni frangente consapevoli del vostro linguaggio non verbale?

Senza consapevolezza è impossibile liberarsi di comportamenti e atteggiamenti indesiderati che risultano disfunzionali e nocivi, alimentando all’opposto ciò che ci rende dei  giocatori vincenti dal punto di vista dell’espressione del body language.

Forse non sottolineeremo mai abbastanza il fatto che il linguaggio del corpo nel tennis ha un impatto a volte persino decisivo nella mente del nostro avversario: ha infatti il potere di deprimerlo smorzandone le velleità o quello di aumentarne la fiducia, alimentando la sua convinzione ed efficacia.

Rendercene conto e lavorare anche sotto questo aspetto diventa allora determinante, in quanto questo processo coinvolge anche il lato mentale e la nostra intelligenza emotiva, rafforzando entrambi; questa diversa attenzione aggiunge qualcosa di prezioso al nostro personale bagaglio sportivo, che abbiamo indicato in un articolo precedente come la cassetta degli attrezzi del tennista.

Se anche rappresentasse soltanto un semplice miglioramento parziale, che diventi poi complessivo, considerando la corretta ottica di mettere a fuoco la nostra attenzione con l’intento di migliorare ogni aspetto quanto più possibile, in campo e fuori, questo ci porterebbe comunque a ottimizzare prestazioni e risultati, a breve come a lungo termine.

Dato che corpo, linguaggio, emozioni e aspetti mentali sono in diretta relazione reciproca, vale allora il principio di reversibilità, ovvero di influenza bidirezionale:  non solo questi aspetti sono tra loro interconnessi e gli uni sono espressione degli altri, ma è anche possibile incidere su ciascuno di questi elementi controllando gli altri.

Riassumendo, abbiamo finora imparato che è impossibile non comunicare, e il nostro linguaggio del corpo nel tennis ce lo ricorda continuamente, ma è sicuramente possibile prendere consapevolezza della nostra comunicazione ad ogni livello per orientarla al meglio.

Solo così potremo diventare a tutti gli effetti dei giocatori vincenti.

Ecco ora dei suggerimenti pratici, una sorta di decalogo, a proposito di cosa incoraggiare e cosa evitare nel nostro personale linguaggio del corpo nel tennis , invitandovi tuttavia, in qualità di tennisti, a scegliere con cura cosa attuare e come, basandovi soprattutto sull’esperienza diretta maturata in campo sulla vostra pelle.

IL LINGUAGGIO DEL CORPO NEL TENNIS : LA SINTESI PRATICA

  • Incominciare ben prima di scendere in campo a porre attenzione sulla qualità complessiva della nostra comunicazione nei suoi diversi livelli.
  • Respirare correttamente con regolarità, sottolineando gli obiettivi di prestazione.
  • Verificare come il nostro body language traduce qui e ora la relazione mente-corpo.
  • Mantenere in campo, ad ogni punto, una postura propositiva e un’espressione serena.
  • Sottolineare ogni nostra azione meritevole con corrispondenti gesti entusiasti.
  • Evitare di manifestare a parole, con il volto e con il corpo la nostra insoddisfazione.
  • Mai dimostrarsi sottomessi, negativi, vinti e vittime delle circostanze.
  • Incoraggiarsi continuamente inviando soltanto feedback positivi con incitamenti fisici e verbali.
  • Lanciare di continuo messaggi di presenza risoluta all’avversario.
  • Servirsi con intelligenza di ogni possibile rituale, appiglio e ancoraggio utile.
  • Indurre, quando necessario, un cambiamento positivo nel sistema mente-corpo.

In sintesi, a proposito del linguaggio del corpo nel tennis , è sicuramente opportuno evitare: sguardo basso, spalle curve, smorfie, urla, dialogo interiore eccessivo e distruttivo, lanci di racchetta, gesti di stizza e nervosismo, disappunto, occhi smarriti, persi e confusi, scuotere continuamente la testa, ciondolare lentamente per il campo, dialogare polemicamente con spettatori, arbitro, avversario…

Ciascuna di queste manifestazioni è senza dubbio una inutile e pericolosa dispersione energetica, che incoraggia l’avversario e si ripercuote negativamente sui nostri 4 pilastri di successo nel tennis: mentale, fisico, tecnico e tattico.

È opportuno, invece, incoraggiare queste espressioni psocosomatiche: continuo incitamento fisico e verbale, stringere il pugno per incoraggiarsi, dimostrare grande entusiasmo, esultare quando si vincono i punti, anche gridando, oppure prenderne la distanza tanto in termini di manifestazioni positive che negative, andare ad affrontare il punto successivo trotterellando, riprendere dopo il cambio di campo, e avviarsi allo stesso, con una breve corsetta, saltellare prima di ogni punto, respirazione sempre profonda ed energica, sguardo comunque sereno, testa sempre alta e sguardo avanti, alta anche la testa della racchetta che per analogia la rappresenta, schiena diritta ma senza rigidità,  guardare oltre la metà campo e oltre la rete di recinzione, quando occorre, con fermezza e senza alcun timore, contatto visivo con il proprio coach, rivolgersi al pubblico con i gesti invitandolo a partecipare, gioire verso il proprio angolo con ciascuno dei membri del team, sistemare le corde della racchetta dopo ogni punto ricercando la giusta concentrazione…

Ciascuna di queste manifestazioni è senza alcun dubbio un valido supporto energetico che talvolta scoraggia i nostri avversari e si ripercuote in termini positivi nel nostro sistema complessivo, traducendosi efficacemente nel nostro gioco.

E tu, come giocatore, cosi ritieni utile giustificare e continuare a incoraggiare, oppure evitare?

Questa, infatti, è solo la mia opinione, ma è più importante la tua.

Un’opinione che metto comunque al tuo servizio, maturata dalla mia longeva frequentazione dei campi da tennis in veste diversa, da spettatore, giocatore, allenatore e attento osservatore.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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