Il dialogo interiore del tennista rappresenta la palese manifestazione di tutto ciò che la mente del giocatore ha elaborato, una volta sceso in campo, a proposito di intenzioni, pensieri, emozioni, sensazioni, speranze e dubbi che ha iniziato a manifestare nel momento in cui ha colpito la prima palla di gioco della sua giornata.

Con il dialogo interiore del tennista ogni giocatore, e giocatrice, ha la possibilità di tradurre concretamente i propri contenuti mentali ed emozionali conferendo loro una forma e una valenza ben definita che diventa anche la direzione specifica in cui ci si sta orientando per procedere.

Talvolta il dialogo interiore del tennista è la riproduzione cosciente di un processo consapevole votato alla propria rappresentazione e alla valorizzazione di sé, ma in altre circostanze prendono il sopravvento l’inconsapevolezza o l’autodistruttività, e allora tale dialogo diventa caotico, vago, indeterminato, automatico, o persino incongruente, aspro, velenoso.

Insomma, molto distante dalle premesse e dagli obiettivi iniziali.

Il nostro intento di autodeterminarci, strada facendo, è andato smarrendosi e il dialogo interiore del tennista , che dovrebbe sostenere e supportare l’atleta, diventa invece l’espressione di tale confusione e smarrimento.

Quando ciò accade e si ha magari l’opportunità di ascoltare scampoli di conversazione del dialogo interiore del tennista , ci si rende conto di come abbia perso la bussola, e non solo, anche la testa.

Il giocatore inizia a inveire contro se stesso e a rivolgersi insulti, rimproveri, critiche e aspri giudizi,

alleandosi inconsapevolmente con il proprio avversario.

Anche la postura e il linguaggio del corpo  confermano quanto accade nella mente del giocatore e cosa trapela attraverso il suo dialogo interiore, senza nemmeno aver bisogno di sentire e capire ogni parola proferita dal tennista.

Dopotutto se siete tennisti, e non importa di che livello, sapete perfettamente di cosa parlo.

Non c’è nemmeno bisogno di essere dei tennisti per comprendere quanto e come il dialogo interiore accompagni tutte le nostre attività, mettendole in risalto e illuminandole, oppure denigrandole fino a ridimensionarle ai minimi termini e distruggerle del tutto.

Nulla naturalmente avviene per caso.

È sempre la nostra mente a tessere la trama del gioco e a muovere i fili.

Nel bene e nel male.

Siamo cioè noi, ciascuno di noi, i responsabili, i maestri e gli architetti del nostro destino.

Se il tuo obiettivo è vincere, il dialogo interiore del tennista è un tassello fondamentale nella costruzione dei tuoi successi.

IL DIALOGO INTERIORE DEL TENNISTA IN UN’IMMAGINE

In una semplice ma eloquente immagine che possa esprimere e tradurre fino in fondo l’essenza del dialogo interiore del tennista , ritengo che un ponte possa rappresentare perfettamente questa azione comunicativa.

Un ponte tra il passato, il presente e il futuro.

Infatti, il dialogo interiore del tennista incorpora ed esprime ciò che proviene dalla mente del giocatore, dal suo immediato passato ma anche da quello più  lontano, dato che ciascuno di noi è la risultante di tutte le esperienze di vita vissute. Così, nei pensieri e nelle emozioni che vive il tennista, prima come persona che come giocatore, emergono tutte quelle pulsioni che, al momento in cui si incontrano e scontrano con la realtà della situazione presente, lo esaltano o magari lo deprimono, e così via.

Il passato esperienziale incontra il presente nel qui e ora del tennista, in un incrocio interessante quanto imprevedibile.

Il modo in cui la mente del tennista elabora e vive questo momento crea anche il tipo di azione/reazione all’attimo successivo; il giocatore sta quindi concretamente determinando il proprio futuro.

La mente è lo strumento in cui e con cui questo straordinario passaggio avviene e il dialogo del tennista lo traduce e manifesta durante l’azione in campo.

Attraverso la mente è possibile imparare a disciplinare e dirigere quanto più possibile questo dialogo interiore del tennista raccontando delle storie, sufficientemente coerenti, che aiutino a costruire la realtà desiderata anziché distruggerla.

La mente e il dialogo interiore che l’accompagna e ne testimonia l’azione possono quindi diventare i nostri migliori alleati nella rappresentazione del presente e nella creazione del futuro desiderato, oppure risultare gli ostacoli più insormontabili e i nemici maggiormente ostili ed agguerriti.

Ancora una volta, si ritorna al gioco interiore e alla modalità con cui giochiamo le partite dentro di noi, le quali ci incanalano verso i futuri successi o le sconfitte che conseguiamo in tutti i campi della vita, anche in quelli da tennis.

In questo senso, il dialogo interiore del tennista ha un ruolo fondamentale nella costruzione del modo in cui si evolve la sua storia personale, come giocatore e come essere umano.

IL RUOLO DEL GIUDIZIO NEL DIALOGO INTERIORE DEL TENNISTA

La nostra psiche non è costituita da una struttura compatta e monolitica come generalmente si crede: non è cioè un blocco granitico.

È piuttosto una  costruzione fluida, complessa e variegata, stratificata, formata da una molteplicità di aspetti che insieme concorrono per rappresentarla.

Talvolta questi diversi aspetti confluiscono e collaborano in modo armonico, altre volte meno, quando per esempio un elemento specifico rompe gli indugi cercando e trovando una temporanea egemonia sugli altri.

È questo il caso del nostro giudice interiore, il quale agisce determinando una serie di norme alle quali attenerci che, una volta disattese, causano giudizi, aspre critiche e disapprovazioni da parte del critico che vivo in noi, in cui siamo spesso identificati.

Se da una parte la funzione primaria del nostro giudice interno era, inizialmente, quella di proteggere il nostro bambino interiore dagli errori che avrebbero potuto causarci sofferenza e umiliazione, dall’altra la sua azione rischia ora di sopraffarci, irrigidirci, inasprirci inibirci e limitarci.

Il critico interiore infatti non ci consente la piena libertà in quanto condiziona e blocca le pulsioni delle altre porzioni dell’io, quelle che vivono nell’ombra e sono state rinnegate, proprio per il suo volere.

Ciò che era nato per proteggere la nostra fragilità di giovani esseri umani indifesi finisce con il danneggiarci, inconsapevolmente, con il passare degli anni, impoverendo e limitando le nostre manifestazioni.

Il nostro giudice interiore, quando prende il sopravvento, ci tiene costantemente sulle spine, ci mette in discussione, ci fa notare i nostri errori, rimarcandoli più volte, ci riporta in riga quando cerchiamo dei modi per uscire dagli schemi e ci rimprovera quando non siamo all’altezza delle “sue”aspettative.

Per il nostro critico interno c’è sempre qualcosa che avremmo dovuto fare diversamente e che avremmo potuto fare meglio, anche dinanzi ai nostri successi, poiché i suoi standard e le aspettative sono spesso troppo elevate. Accontentarlo del tutto è impossibile. Meglio rinunciarci.

Essendosi formato nei primi anni di vita, in seguito alle primissime relazioni parentali e sociali, ciascuno di noi ha una relazione diversa e specifica con il proprio  critico, che si dimostra differente da persona a persona.

Ma è comunque presente, per tutti, statene certi, anche quando magari si pensa che non ci sia.

Il nostro giudice interiore c’è e ci sarà sempre, pronto a valutare e intento a scrutare, allo scopo di coglierci in fallo.

Questo, naturalmente, accade anche nel campo di gioco.

Anche qui il ruolo del giudizio è fondamentale e coinvolge il dialogo interiore del tennista fino a determinarlo nei minimi dettagli.

Perlopiù questo danneggia la prestazione del tennista; innesca cioè il tipico conflitto tra l’io che agisce e l’io che pensa e valuta ciò che è stato fatto, che difficilmente può risultare perfetto.

Non agli occhi del critico.

Cosa possiamo e dobbiamo fare a questo punto?

Difficile evitare che il nostro corpo si irrigidisca dinanzi alle pressioni del giudizio, che le emozioni si liberino e la mente si apra in modo rilassato.

Difficile giocare bene in queste condizioni, liberi e sciolti come si dovrebbe.

Occorre trovare una soluzione, se desideriamo migliorare la nostra performance.

COME AGIRE PER ARMONIZZARE IL DIALOGO INTERIORE DEL TENNISTA

Avendo appurato il ruolo del giudizio e della critica nella nostra mente, abbiamo anche capito che eliminare del tutto il giudice interiore sarebbe impresa titanica, quasi impossibile.

E forse nemmeno giusta.

Dopotutto, il lavoro di ciascuno nella costruzione di noi stessi consiste nell’aggiungere gradualmente, a piccole dosi, ciò che ci necessita, allargando il cerchio per chiuderlo infine, quando sarà il nostro tempo, con una quadratura quanto più perfetta possibile.

Se pensassimo in termini di doverci sempre trasformare con l’idea di distruggere daremmo ragione, nostro malgrado, al giudice interiore, che agisce in maniera distruttiva più che costruttiva.

Sì, è vero, a mio parere, che dobbiamo semplificare e ri-trovare l’essenziale, ma non dobbiamo necessariamente ripercorrere ogni volta il processo rigenerativo dell’araba fenice, se non quando è strettamente necessario ed è la vita stessa a richiedercelo. In questi casi, diventano indispensabili azioni più impegnative e sistemiche, che chiamino in causa tutta la nostra resilienza.

Perlopiù si tratta dunque di imparare a utilizzare diversamente, e meglio, ciò che già abbiamo, a partire per esempio dal dialogo interiore del tennista .

Questo vale tanto per gli aspetti della nostra interiorità che per gli aspetti e gli oggetti esterni, che purtroppo abbiamo disimparato ad utilizzare al meglio.

Occorre allora, più che altro, aggirare il problema anziché prenderlo di petto.

Forse è più utile non vederlo neanche come un problema, ma come un’opportunità.

E infatti, lo è!

È una grande opportunità di migliorare noi stessi e la qualità del nostro agire.

Il primo passo è quello di concentrarci sulla presenza del nostro giudice interiore riconoscendola e accettandola, senza combatterla.

Se riconoscere rappresenta, in ogni circostanza, il primo passo consapevole dei nostri processi interiori, accettare costituisce il secondo passo amorevole che avvia i necessari processi di cambiamento, in modo spontaneo e non violento.

Lo strumento RAD ce lo ha mostrato più volte e in modo evidente, tant’è che vi invito ad impiegarlo sempre più spesso in questo genere di situazioni.

Partire da questa consapevolezza ci dà modo di concentrarci più sulle soluzioni che sui problemi, sulle opportunità anziché sugli ostacoli, sugli alleati piuttosto che sui nemici.

QUANDO IL DIALOGO INTERIORE DEL TENNISTA È IN/EFFICACE

Ecco esposti in questa tabella alcuni punti essenziale per convertire un dialogo interiore del tennista pensato ed esposto in modo inefficace, facendolo diventare utile e costruttivo.

  • Inefficace                                               Efficace
  • Focus sul problema                            Focus sulla soluzione
  • È nel passato o nel futuro                È nel qui e ora   
  • Disapprova                                            Incoraggia
  • Appesantisce                                        Alleggerisce
  • Giudica                                                   Valuta
  • Distrugge                                               Costruisce
  • Inibisce                                                   Incoraggia
  • Critica                                                     Considera
  • Impone                                                   Propone
  • Costringe                                               Libera
  • Limita                                                     Allarga
  • Esclude                                                   Include
  • Ordina                                                    Invita
  • Controlla                                               Esplora
  • Oscura                                                    Illumina
  • È chiuso                                                 È aperto
  • È conservativo                                    È innovativo
  • È deleterio                                            È utile

 LE SOLUZIONI EFFICACI NEL DIALOGO INTERIORE DEL TENNISTA

Il dialogo interiore del tennista , quando efficace, è la grande opportunità che ha ciascun giocatore di accompagnare mentalmente la propria performance, mentre la scandisce, la orienta e la consolida.

Il giudice interiore presente in ciascuno di noi ha un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo processo, come abbiamo visto finora.

Ecco perché gli abbiamo dedicato tanto spazio in questo articolo: è impossibile avere un buon dialogo interiore se non siamo prima scesi a patti con il nostro giudice interiore.

Per rendere quanto più efficace possibile il dialogo interiore del tennista , in modo che questi risulti un ancoraggio positivo per la prestazione, e non un freno che la limita o la inibisce del tutto, ciascun giocatore deve riuscire a portare quel giudice interiore dalla propria parte.

Lasciarlo giocare nell’altra squadra, dall’altra parte della rete, avrebbe ripercussioni deleterie, a breve come a lungo termine.

Un consiglio: fino a che ciò non è avvenuto e il nostro giudice interiore guida il dialogo, è facile che il dialogo stesso risulti sterile e controproducente. In questi casi è opportuno prenderne coscienza e se si riesce sarebbe salutare interromperlo, fintanto che non siamo diventati bravi a convertirlo, portandolo dalla nostra parte. Non è un’eliminazione totale, naturalmente, ma solo un’intenzione consapevole e volontaria di evitare di manifestarlo, mentre ci prodighiamo a convertirlo.

Bene, allora cerchiamo di rendercelo alleato, dato che eliminarlo sarebbe una partita troppo difficile per chiunque, anche se non impossibile. Richiederebbe tuttavia troppo energia, impegnata altrove nei momenti topici della prestazione.

Ritorniamo per un attimo al ruolo del giudice interiore e alle sue capacità specifiche.

Il nostro giudice sa osservare, scrutare, evidenziare, analizzare e selezionare i comportamenti anomali per cercare di evitarli, in modo da eludere disfatte, dolori e umiliazioni; dopotutto, cerca di proteggerci, a suo modo.

In che modo le sue qualità, dirette in un altro modo, potrebbero tornarci utili durante la performance?

Orientandolo verso i micromovimenti necessari a realizzare i gesti tecnici, il nostro critico con la sua capacità di osservazione e discernimento potrebbe rivelare ogni anomalia e farcela notare.

Spetta poi alla mente operativa prendere in mano la situazione, concentrandosi sulla soluzione e non sul problema, evitando così che il critico si abbandoni ai propri s/propositi eccessivi, indirizzando il dialogo interiore del tennista verso binari consoni alla situazione, in modo da scongiurare l’ipotesi che diventi un soliloquio autodistruttivo nelle mani del giudice.

In questo modo si evita anche che il giudice interiore si trasformi in un carnefice della vittima sacrificale, quella porzione dell’io che sonnecchia in ciascuno di noi, la quale è sempre alla ricerca di alibi e scuse per giustificare i propri insuccessi.

Una mente lucida, pronta e consapevole sa servirsi di tutte le voci che la rappresentano ed è capace di rendere la loro temporanea cacofonia una sinfonia corale e melodica, al servizio del proprio Sé.

Insomma, il giudice come il dialogo interiore sono solo degli strumenti, dei mezzi: spetta alla nostra mente dirigerli ed orientarli a dovere evitando che procedano in modo caotico, senza alcuna guida.

Se il nostro organismo è una perfetta macchina biologica che ha il compito di consentirci di compiere il viaggio della vita nel modo migliore, occorre qualcuno con le idee chiare che si metta alla guida, consapevole della meta e della direzione necessaria  a raggiungerla.

Talvolta le voci dei passeggeri urleranno tutte insieme indicando la direzione da seguire.

Spetta al conducente valutare attentamente e servirsi di tutte le indicazioni valide in considerazione del proprio proposito e degli obiettivi scelti, ignorando le altre.

Questo è vero nel tennis, come nella vita.

Ecco, se riusciamo a ridurre il nostro giudice interiore a un attento osservatore e ascoltatore che sappia rilevare, cogliendo e valutando i dati anziché giudicarli, allora il nostro dialogo potrà diventare una piacevole conversazione interiore tra le parti diverse di noi che cercano concordia e armonia.

Scegliendo poi attentamente le parole e le emozioni da evidenziare, e il modo in cui tradurle ed esprimerle, potremo imparare a caratterizzare diversamente la comunicazione interna.

In questo stesso modo, il dialogo interiore del tennista potrà diventare una forza anziché l’espressione di un disagio, un malessere, un conflitto o una fragilità interiore.

Così facendo saremo riusciti a convertire le parti e gli aspetti di noi che agivano in modo disarmonico, rendendoceli alleati, maestri e consiglieri, anziché pericolosi avversari.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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