L’importanza dei rituali del tennista è molto nota nell’ambiente, tra gli addetti ai lavori.

I rituali del tennista che i praticanti, gli osservatori e gli amanti di questo sport conoscono molto bene, avendoli continuamente in bella mostra, hanno molteplici funzioni nella psiche di un giocatore.

A volte i rituali del tennista agiscono mentalmente come dei semplici scongiuri, altre come solidi ancoraggi, e altre ancora come gesti automatici o involontari tic. Questi ultimi non rientrano tuttavia negli argomenti trattati in questo post.

Nell’insieme, i rituali hanno il compito di trasmettere al tennista ordine, calma, concentrazione, focus, fiducia, convinzione e altro ancora, a seconda dai casi e dalle necessità.

Pensate per un attimo al servizio e ai gesti che lo precedono, alcuni dei quali sono per antonomasia i più ricorrenti tra i rituali del tennista in campo, come per esempio quello di far rimbalzare la pallina per terra prima di effettuare il servizio.

Ciascuno lo fa a suo modo, servendosi di un rituale ben specifico.

Questo gesto, persino tra i professionisti e i giocatori più famosi, è una vera e propria mania, che ci aiuta ad addentrarci nell’argomento allo scopo di esplorare e comprendere le ragioni dell’importanza dei rituali del tennista .

Tra i big, Djokovic fa rimbalzare la pallina per terra molte volte prima della battuta, che aumentano in relazione all’importanza del punto. Isner ha un modo tutto suo di far rimbalzare la pallina per terra prima di servire, come se fosse una palla da basket, e altrettanto fanno molte delle tenniste americane. Federer, come alcuni altri tra cui Thiem, la fa rimbalzare con il telaio della racchetta disposta di taglio, Nadal dispone di un complesso rituale che ripete in modo maniacale.

In ogni caso, qualsiasi sia il loro specifico rituale, non è stato scelto a caso, perché è proprio quella particolare sequenza di gesti selezionati che più assorbe le necessità del giocatore in quel particolare contesto di gioco.

Talvolta questo avviene in piena consapevolezza, altre del tutto inconsciamente.

Più in generale, l’importanza dei rituali è conosciuta ormai dalla nostra gente da millenni, da quando i nostri antenati più lontani vivevano in gruppi sparuti e poi sempre più numerosi, sino a che i rituali non sono diventati parte integrante delle abitudini e della cultura globale.

Il rituale svolge la funzione di aumentare la stabilità delle nostre azioni specifiche e del nostro atteggiamento generale; diventa spesso un solido ancoraggio e un rinforzo a cui si legano e connettono le nostre intenzioni, l’attenzione e l’energia che si trasformano concretamente in materia.

Per qualsiasi persona nell’atto di adempiere ai propri compiti e impegni, spesso altamente performativi com’è richiesto dalla nostra società e cultura, il rituale agisce come un sostegno e un supporto per tutti quegli aspetti che  rappresentano i suoi specifici punti di forza, conferendo una spinta decisiva all’utilizzo ottimale delle proprie risorse e potenzialità.

Ma i rituali offrono inoltre conforto e rassicurazione agli aspetti di cui la persona non è particolarmente sicura, contribuendo a scongiurare le difficoltà e a esorcizzarle le paure.

Per chiunque e in particolar modo per un atleta, un tennista sotto pressione, in balìa dell’ansia e dell’emotività del momento, rifugiarsi nei propri rituali contribuisce a creare in lui quello spazio confortevole e rassicurante in cui sostare quanto più a lungo possibile prima di uscire allo scoperto.

Una sorta di ombrello con cui ripararsi dalla pioggia copiosa, un attimo di tregua e di quiete prima, durante e dopo la tempesta.

Dato che i rituali del tennista possono essere innumerevoli, è bene dunque che ciascuno individui da sé i propri, come persona e come giocatore, quelli che personalmente offrono maggiore garanzia e rassicurazione.

Ecco di seguito alcuni tipici rituali del tennista .

ALCUNI RITUALI DEL TENNISTA

IL PRE-GARA

Questo è un momento molto rilevante e delicato per ogni atleta e tennista.

Ogni professionista ripone in esso massima cura e attenzione e lo vive come un rituale da cui ricercare e ottenere conforto e fiducia in merito a ciò che lo aspetta.

Un’anticipazione che possa predisporlo nel modo migliore alla gara.

Essendo un momento di tanta importanza, ciascun tennista lo vive a proprio modo: chi ricercando la massima concentrazione, chi cercando invece di stemperare la tensione, chi ancora alla ricerca della corretta attivazione sensoriale, fisica e tecnica.

Ecco le mie proposte relative al rituale pre-gara.

Se possibile indirizzati verso lo spogliatoio almeno un’ora prima dell’incontro.

Incomincia il rituale pre-gara dal ricontrollare la tua borsa degli attrezzi.

È tutto in ordine?

L’ordine che cerchi è in verità un ordine mentale e occupartene ti riporterà nella giusta ottica, preparandoti alla prestazione e risvegliando le tue potenzialità e le attitudini specifiche.

Ora concediti alcuni minuti per rilassare e decontrarre tutto il corpo mentre ti immagini protetto per mezzo di una grande bolla luminosa che avvolge tutto il tuo corpo.

Concentra tutta la tua attenzione sul respiro.

La grandissima Martina Navratilova cercava la massima concentrazione focalizzando la propria attenzione su un punto minuscolo della parete dello spogliatoio verso cui dirigere il proprio focus mentale. In campo quel punto precedente era sostituito dalla pallina da tennis, che ora le appariva enorme nonostante fosse in movimento. Ritengo utilissimo questo rituale e ti consiglio di includerlo nella tua routine pre-gara.

Propongo ora di considerare le consuete interferenze mentali ed emozionali che vorrebbero insinuarsi: osservale passare davanti a te come trasportate dalla corrente di un fiume, e non fare nulla per trattenerle. Utilizza quindi la tecnica per l’integrazione emisferica, visualizzando una grande X luminosa che attraversa e lega mente e corpo, e quando ciò avviene risveglia del tutto il tuo corpo attraverso i 5 sensi: oggetti, suoni, odori e quant’altro colpisce qui e ora la tua attenzione.

Dopo questa necessaria prima parte introduttiva, visualizza ora la partita che ti appresti a giocare: prima solo i tuoi colpi, poi i tuoi colpi che fanno breccia su quelli dell’avversario, infine visualizzati mentre esci tutto contento dal campo dopo aver stretto la mano del tuo avversario. Quindi inizia a tirare due colpi lentamente, come se facessi del tennis tai chi, morbido e soft, fluisci con dolcezza, poi intensifica un po’.

A questo punto controlla il tuo livello di attivazione: se ti senti ancora troppo disattivato sentiti un po’ di musica adatta nelle cuffie, intanto muoviti e attivati adeguatamente con la parte fisica, ovvero corda, saltelli, corsetta, stretching…

Nel caso ti senti troppo carico e nervoso lavora ancora un un po’ sul respiro e sulla decontrazione fisica.

Anche l’ingresso in campo e il cosiddetto warm up, il riscaldamento, fa parte del pre-gara, anche se in modo diverso. Ci avviciniamo, infatti rapidamente all’incontro, e sicuramente cambiano i pensieri, le emozioni, le sensazioni e i corrispondenti rituali di accompagnamento.

 IL SERVIZIO

Una volta incominciato il match, concentrati in modo particolare sul tuo servizio e sul rituale che lo accompagna, dato che anch’esso ha la sua importanza.

Ho già accennato in precedenza ai rituali del tennista prima del servizio e alla molteplicità di possibili gesti e atteggiamenti differenti che lo caratterizzano.

Questo rituale del tennista ha soprattutto la funzione di riordinare le idee prima di incominciare il gioco.

Dopotutto il servizio nel tennis è l’unico colpo che dipende unicamente da chi esegue il gesto tecnico, in quanto è il giocatore a dare intenzionalmente inizio al punto e non a rimandare una palla dell’avversario.

In questo senso la funzione legata alla scelta del colpo da giocare è più semplice ed evidente da cogliere e soprattutto determinante.

Il tennista che serve sceglie come effettuare il colpo: modalità, direzione, traiettoria, velocità, rotazione, angolo…

Ecco perché i rituali del tennista che lo precedono hanno la funzione di infondere nel giocatore l’ordine mentale e la serenità necessari a scegliere la giocata più opportuna da effettuare in quel frangente.

Una volta padroneggiata la tecnica del servizio, come pure degli altri colpi, l’atteggiamento mentale che come giocatore riesco a costruire prima di servire determina in larga parte la qualità della relativa giocata, e non solo della battuta ma dell’intero scambio e del modo in cui lo gioco.

Spesso questa ne segna anche l’esito conclusivo.

Ripercorri ora mentalmente il tuo rituale prima del servizio.

Ti sembra sufficientemente delineato?

Di solito, quale sequenza di gesti lo accompagna?

Quali sensazioni, emozioni, pensieri?

Se l’insieme non ti appare sufficientemente efficace e funzionale al compito, puoi ri-costruire l’insieme a tavolino, qui e ora, e poi riproporlo non appena scendi in campo.

Non ti lasciare assorbire soltanto dall’estetica del gesto, ma più che altro dalla sua efficacia mentale.

Il rituale prima del servizio ti ricorda di affidare questo momento a delle scelte che contribuiscano a renderti più sereno, forte, efficiente.

Ferrer, e non è il solo, prima di servire annusa a volte la pallina per entrare nelle sensazioni ed eliminare le interferenze emozionali e mentali negative. Anche la Cibulkova.

Chiediti cosa può essere buono e utile per te, quindi agisci!

“Just do it!”

LA RISPOSTA

La risposta è l’altro colpo fondamentale, insieme al servizio, con cui avviamo il gioco.

Ha quindi un’importanza rilevante, su cui vale la pena di investire tempo, impegno ed energia, anche in relazione al corrispondente rituale che la precede e accompagna.

Uno dei rituali del tennista più comuni ed efficaci che osservo tra i professionisti in relazione alla risposta è espresso magnificamente, a mio parere, da Maria Sharapova.

Maria prima di ricevere il servizio delle sue avversarie gira loro le spalle, ricercando la necessaria concentrazione. La vedrete disporsi nell’angolo di risposta solo quando sarà del tutto pronta, e non prima. Prende tutto il tempo a propria disposizione, e talvolta qualche secondo prezioso in più, spazientendo chi aspetta in battuta. Con questo gesto rivela chiaramente il suo atteggiamento: la ricerca della massima concentrazione, la miglior disposizione possibile da ogni punto di vista, la scelta del tipo di risposta, l’attitudine alla sfida e a giocarsi il punto come se fosse questione di vita o di morte, come se fosse il primo, l’ultimo, l’unico che giocherà in quella partita.

Ecco da cosa deriva l’intensità di gioco che la caratterizza.

In risposta, sembra del tutto centrata e padrona della situazione, mentre si incoraggia con il pugno sinistro chiuso che batte propositivamente, in modo ritmico e rassicurante, sulla coscia.

Alcuni altri tennisti e tenniste ricercano un’adeguata postura e cercano di attivare le gambe ed i piedi con attenti step, mentre giocano nervosamente con il manico della racchetta, facendola roteare. Gli occhi sgranati sul lancio della palla di chi serve cercando di anticiparne le intenzioni, come portieri di calcio prima di un rigore.

E tu che tipo di rituale adotti prima della risposta al servizio?

Ti senti sufficientemente padrone della situazione o in balia delle circostanze?

Certo dipende molto da chi serve, ma non solo.

Occupati dunque della tua parte, a partire dal rituale.

Pensi di fare correttamente la tua parte dal punto di vista mentale, tecnico e fisico?

Ripercorri mentalmente questo frangente di gioco.

Osservalo e valutalo attentamente, senza alcuna severità nel giudizio.

Solo consapevolezza.

Ti sembra ancora adeguato alla circostanza?

Che genere di sensazioni, emozioni e pensieri vivi quando ti disponi nell’angolo di risposta?

Ricorda che puoi sempre ri-costruire quello che non ti soddisfa abbastanza, accompagnandolo con un più idoneo atteggiamento mentale, di cui il rituale diventa un’espressione tangibile.

Una sorta di prova del nove.

IL CAMBIO DI CAMPO

Un altro dei momenti decisivi in cui il tennista ritualizza il proprio stato d’animo è quello che si concede al cambio di campo.

90 secondi in cui affidarsi al pit stop per poi cercare di ripartire di slancio.

Qui si vede spesso il tennista, e la tennista, parlottare nervosamente tra sé e sé, talvolta in modo violento e incoerente, altre con fare conciliante e persuasivo. In altre circostanze il dialogo interiore è silenzioso, ma potete star certi che è presente di continuo in questi momenti delicati e occupa molto spazio nella mente del tennista quando cerca di concedersi una pausa rigenerativa nei campi di campo, non sempre trovandola.

Alcuni giocatori si mettono l’asciugamano sulla testa per isolarsi ulteriormente, altri un panno umido e freddo per refrigerarsi; qualcuno rovista nervosamente nella propria borsa degli attrezzi, altri cambiano il grip o la racchetta, ricercando il massimo confort dall’attrezzo, e altri ancora sono immobili alla ricerca della massima concentrazione.

Tutti, prima di ritornare in campo, si asciugano il sudore, bevono e integrano come possibile.

La questione più importante, tuttavia, è: quali pensieri, emozioni e sensazioni accompagnano la ritualità di questi gesti, perlopiù diventati automatici?

Perché è dall’atteggiamento che accompagna il rituale, specie quello del cambio di campo che è il più lungo e importante in gara, che lo stesso rituale prende forza e consistenza, oppure si rivela inefficace.

Prendi ora consapevolezza della qualità dei gesti che solitamente accompagnano il tuo rituale di cambio campo. Dopo quanto detto, senti necessario cambiare qualcosa?

 IL POST-GARA

Comunque sia andata la partita, al termine è comunque necessario ritualizzarla.

Non importa se si è vinto o meno; dopotutto, a volte si vince, tutte le altre volte si impara.

Questo ci ricorda inoltre, come scrive Rudyard Kipling, di

“Far fronte al Trionfo e alla Rovina e trattare allo stesso modo quei due impostori”.

Certo si può scegliere di ritualizzare vittoria e sconfitta in modo diverso, ma a mio parere vanno comunque entrambe ritualizzate.

Come ti comporti tu in queste circostanze?

Quali rituali utilizzi dopo una partita vinta o persa?

Per ciò che mi riguarda, una partita vinta andrebbe sempre in qualche modo festeggiata, anche quella che riteniamo più semplice e scontata.

Certo non c’è sempre bisogno di caviale e champagne; quello che più che altro conta è concederci un momento e una ritualità che accompagni le partite vincenti che serva a consolidare il nostro livello di fiducia e autostima e che ci ricordi i nostri obiettivi a breve, medio e lungo termine, e magari le ragioni e le azioni che ci motivano attimo dopo attimo a continuare a rincorrerli.

Che ci ricordi il perché siamo lì e non altrove.

E le partite perse?

Che motivo c’è per ritualizzarle?

Perché queste hanno un sacco di cose, se lo vogliamo, da insegnarci.

Dobbiamo solo consentirglielo.

Ecco perché, quando siamo sufficientemente sereni e distaccati, o anche in preda alla nostra rabbia, prendere carta e penna è utilissimo; ad esempio per liberarci di ogni scoria emozionale e  de-scrivere quanto è successo e quanto possiamo fare in modo accada diversamente la prossima volta in campo.

Insomma, ci sono un sacco di ragioni per cui scrivere, utilizzando questo strumento nella sua completezza anche in funzione ritualistica.

Naturalmente, in mancanza di carta e penna possiamo fare il medesimo lavoro soltanto nella nostra mente, ma se e quando possibile affidati comunque alla scrittura, se non altro perché, come dicevano i nostri antenati latini, “Scripta manent, verba volant”.

 Appare quindi evidente, ora senza più dubbi qualora prima ve ne fossero stati, come utilizzare degli efficaci rituali prima, durante e dopo la gara contribuisca a conferire enorme sicurezza, calma, fiducia e stabilità nel giocatore, predisponendolo nel migliore dei modi alle diverse fasi della partita e ad una performance ottimale di flow tennis.

Si tratta soltanto, a questo punto, di trovare dei rituali del tennista che si adattino perfettamente alla propria identità, unica e irripetibile, come persona e come giocatore.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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