Che si tratti delle 5 ferite, come indicato nel precedente post, o di altre problematiche più o meno profonde, è possibile accostarsi e guarire le ferite interiori utilizzando la stessa metodologia.

Possiamo interagire con le lacerazioni della nostra anima, curare e guarire le ferite interiori che da sempre ci affliggono, utilizzando i principi di base illustrati dal metodo RiconosciAmaDiventa.

Parallelamente, ci rifacciamo in questo caso al ben noto principio junghiano secondo il quale tutto ciò che combatti, persiste; che equivale anche a dire: tutto ciò a cui ti opponi e resisti si autoalimenta.

In questo senso, una ferita non è corretto che sia combattuta, ma è più funzionale che sia riconosciuta, accettata e accolta in noi, prima di poter essere curata, guarita e integrata.

Deve poter essere ciò che è prima di trasformarsi, per diventare qualcosa di diverso.

In questo senso le cosiddette crociate che facciamo nei confronti delle malattie, la “lotta al cancro” e a tutte le altre malattie, che vengono impostate sul tentativo di “sterminare i sintomi esistenti” ci lasciano spesso con in mano il fatidico pugno di mosche, al punto da domandarci se non sia venuto il momento di cambiare strategia in merito.

La strategia qui proposta da adottare per curare e guarire le ferite interiori passa dunque dal metodo R.A.D., un acronimo ormai noto a chi segue il blog.

Secondo quanto afferma Ippocrate, che è considerato il primo grande medico occidentale dell’antichità, la guarigione è questione di tempo ma anche di opportunità.

Ecco, questa opportunità, dal mio punto di vista, ce la dobbiamo creare da noi.

Come?

Diventando gli osservatori di ciò che ci accade, imparando, cioè, a riconoscere ciò che è davanti ai nostri occhi. Se è vero, come molti studiosi affermano, che ogni sintomo è un messaggio, allora possiamo imparare a guardare e a riconoscere dai sintomi manifesti i nostri disagi interiori, e viceversa, secondo il noto principio analogico che vede una precisa corrispondenza tra interno ed esterno.

Dobbiamo dunque, innanzitutto, riconoscere noi stessi come i “responsabili”e i principali artefici dei nostri stessi disagi interiori.

Se anche non li abbiamo direttamente provocati noi, stiamo adesso rimandando in mille modi la loro guarigione, cercando di evitare temporaneamente la sofferenza ad essi associata.

Questa considerazione non ha certo lo scopo di ricercare colpe e colpevoli, quanto di capire che se possiamo da noi stessi creare i veleni che ci ammalano, possiamo d’altra parte creare anche i farmaci che ci curano e guariscono nell’anima. Il potere di guarigione è dunque nelle nostre mani e possiamo farlo del tutto nostro attraverso la relativa consapevolezza.

Dobbiamo prima di tutto comprendere come accedere alla nostra miniera interiore e, in un secondo tempo, come estrarre i gioielli preziosi che sono necessari al nostro personale benessere.

AGIRE CON METODO PER GUARIRE LE FERITE INTERIORI

La decisione di volere guarire, l’intento espresso in tal senso e in questa direzione, è senza dubbio l’atteggiamento necessario alla guarigione, il motore che dà avvio al processo di guarigione.

Un atteggiamento intessuto di tanta pazienza, non è un caso infatti che il degente sia detto appunto paziente. E dovremo inoltre dimostrarci comprensivi e tolleranti nei nostri stessi confronti, come pure verso gli altri e nei confronti delle situazioni meno piacevoli con cui dobbiamo necessariamente confrontarci.

In molte circostanze sarà indispensabile agire con il giusto tempismo, dato che più tempo passa senza risolvere la propria ferita, più questa si infetta e si aggrava; ugualmente accade anche quando si tratta di una ferita interiore.

Non dobbiamo lasciarci sfuggire alcuna opportunità di guarigione, come espresso precedentemente da Ippocrate, e se possiamo non dobbiamo mai procrastinare la nostra guarigione, rimandandola ad oltranza

Incarnato dunque l’atteggiamento ideale, è essenziale capire che per guarire le ferite interiori occorre guardare in modo giusto nel punto giusto. Ovvero, guardare dentro di noi con lo spirito descritto dal metodo RAD, senza nascondere, negare, allontanare, proiettare, resistere.

Guardare per riconoscere, lasciandoci poi guidare da ciò che è, così com’è, e non come vorremmo che fosse. Per questo, nella guarigione, confidiamo e ci affidiamo al nostro corpo, il quale non mente, là dove invece può farlo la mente con i suoi molteplici meccanismi di difesa.

I 3 PASSI DELLA GUARIGIONE

  • Cosa scelgo di riconoscere?
  • Come lo posso amare?
  • Come posso ora facilitarlo?

Semplicemente:

  • Riconoscendo tutto ciò che è senza distorsioni.
  • Amandolo così com’è, senza cercare di manipolarlo.
  • Lasciando che diventi ciò che è senza interferenze.

Per guarire le ferite interiori dobbiamo allora imparare a riconoscerle.

Questo è senza dubbio il primo vero passo verso la guarigione interiore, una volta espresso il relativo intento e incarnato il corretto atteggiamento.

Occorre disporsi nella posizione privilegiata dell’osservatore e da lì guardare con compassione a noi stessi.

Riconosci significa, tra l’altro, accettare la paternità dei nostri disagi, delle imperfezioni e dei conflitti interiori, ammetterli a noi stessi ma senza giudicarli né criticarli, e non sentirci per questo sbagliati.

Cosa soprattutto dobbiamo accettare?

Innanzitutto la nostra temporanea imperfezione, facendocene carico senza proiettarla, evitando tuttavia che tale nuova consapevolezza comprima e logori la nostra interiorità.

Più di ogni altra cosa temiamo dagli altri, e spesso rimproveriamo loro, tutto ciò che a nostra volta facciamo a noi stessi e agli altri. Accettare incondizionatamente le nostre ferite vuol dire riconoscerne l’appartenenza e tutto ciò che consegue, ad esempio i nostri errati comportamenti e il fatto che siamo qui, nei nostri panni, anche per sanarli.

Ma come?

“Semplicemente” riconoscendo le nostre ferite e accettandole incondizionatamente per poi facilitare la loro guarigione e la nostra trasformazione.

Semplice ma tutt’altro che facile.

Il tema dell’accettazione ci conduce inevitabilmente verso il secondo necessario passo: l’amore.

Le ferite, una volta riconosciute, per poter veramente guarire hanno necessità di essere alleviate, alleggerite, sanate; hanno soprattutto bisogno di essere pacificate, perdonate, e noi con loro.

Abbiamo a questo punto la necessità di lasciar andare i nostri pensieri giudicanti e perdonare i nostri genitori, che per noi hanno rappresentato il modello originario…ferito. E perdonare anche tutti coloro che riteniamo più o meno direttamente responsabili e colpevoli delle nostre sofferenze e ferite.

A quanto pare una lunga lista, in relazione al perdono, la quale si assottiglierebbe notevolmente se anziché giudici diventassimo soltanto i testimoni degli eventi.

In quest’ottica non ci sono colpe, solo ignoranza, e la necessità di acquisire consapevolezza, maturità e responsabilità.

Ama significa, in ordine al nostro metodo, acquisire ed esprimere responsabilità, accettazione, accoglienza, comprensione, tolleranza, compassione, perdono in merito all’agente conflittuale, e non certo giudizio né critica.

Ama diventa in questo senso un modo per esercitare l’arte della resilienza, anziché inutile resistenza.

Dato che è essenzialmente per essere accettati e amati e per paura di perdere questo privilegio che indossiamo le nostre maschere con i corrispettivi comportamenti malsani che ci allontanano dalla nostra vera essenza, è attraverso e per mezzo dell’amore che possiamo guarire, ovvero ritornare integralmente a noi stessi.

Il medicamento che cerchiamo, che è la fonte del nostro benessere, è essenzialmente l’amore incondizionato per noi stessi, che è anche totale accettazione. Una condizione di cessazione delle ostilità, di totale pacificazione, di empatica integrazione tra interno ed esterno, entrambi finalmente percepiti come alleati e amici.

Dato che il nostro ego percepisce questa situazione come “pericolosa”, dobbiamo spostarci su un altro piano dell’essere. È infatti soltanto a questo livello che possiamo intraprendere il terzo e decisivo passo verso la guarigione delle ferite interiori, propedeutico a qualsiasi altra trasformazione interiore: la facilitazione.

La facilitazione é quel particolare frangente, l’ideale momento interiore e l’atteggiamento ottimale in cui si cessa finalmente di creare interferenze negative attraverso le nostre continue resistenze e le scelte volitive dettate dall’ego, ma all’opposto si facilitano le situazioni attraverso il saggio agire suggerito dall’amore.

L’ego lascia finalmente spazio all’anima, al servizio della quale si pone, e le consente di agire secondo la propria visione, con altri fini e diverse prospettive, utilizzando un’intelligenza meno ordinaria e speculativa, senza dubbio più ricca emotivamente e adatta a comprendere delle situazioni complesse e profonde connesse all’animo umano e al senso della vita.

Lo fa annullando la propria resistenza interiore, con massima resilienza, cessando di creare inutili e fuorvianti interferenze.

Ecco espressi in sintesi i 3 passi fondamentali del metodo RiconosciAmaDiventa, utile anche per guarire le ferite interiori.

È interessante osservare come, rispetto alle ferite interiore, sia necessario compiere un viaggio simbolico: il viaggio di guarigione diventa infatti un progressivo ritorno a Casa, il nostro originario tempio spirituale.

Un viaggio eroico in cui, dopo aver riconosciuto la nostra condizione, ci spogliamo del senso ineluttabile di rassegnazione che ci portiamo spesso dietro in relazione alla nostra condizione e smettiamo di legittimarla e alimentarla in senso vittimistico e masochistico.

Ascoltando e assecondando dentro di noi quel senso di rivolta e rivalsa per la nostra situazione, individuiamo le giuste motivazioni che ci spingono ad agire per il nostro sommo bene, che in ultima analisi ci vuole individui sani e felici, persone uniche e irripetibili.

Quest’ultima consapevolezza ci induce ad accettare i nostri passi falsi, i passati errori, le imperfezioni,  le ferite e il nostro continuo errare, che ora ci sta riportando nei pressi di Casa nostra, quella zona franca dove non abbiamo più bisogno di alcuna maschera dell’ego con cui proteggerci poiché non c’è più nulla da difendere né da attaccare.

Restiamo soltanto noi, con il nostro vero volto originario, completamente risanato e rigenerato dall’amore per noi stessi e per la vita.

È attraverso questo amore che possiamo infine concederci di essere ciò che siamo senza più alcuna necessità o urgenza di doverlo nascondere.

Sii ciò che sei!

Con amore.

 


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