I segreti per una combinazione vincente.

Il binomio flow e tennis può risultare vincente a diversi livelli.

È una combinazione esemplare attraverso cui assicurarsi prestigiose esperienze di picco.

Le condizioni propedeutiche attraverso cui accostare ed esaltare flow e tennis non possono prescindere dalla conoscenza di questi principi generali, su cui ogni atleta  e tennista dovrebbe focalizzarsi.

elementi costitutivi del flow e tennis

Se applicati correttamente essi garantiscono l’armoniosa combinazione di flow e tennis, un viatico preferenziale per la prestazione vincente.

L’INTENTO CONSAPEVOLE

L’intento consapevole, nella vita, è la chiave di ogni espressione.

È soprattutto grazie all’intento utilizzato in modo consapevole e alla relativa attenzione che l’energia può convertirsi e consolidarsi nella data forma e frequenza vibrazionale scelta, soprattutto in assenza di tensione.

Pertanto, la formula elementare della materializzazione dell’energia è: Intenzione+Attenzione- Tensione= Energia.

Una formula sempre valida anche sul campo da gioco.

Equivale a dire che quando riusciamo a decidere chiaramente l’obiettivo e lo perseguiamo con attenzione rilassata, allontanando ogni possibile tensione, convertiamo nel processo una tale quantità e qualità di energia che si traduce infine nell’espressione desiderata: un’azione mirata, un punto ben giocato, una sfida ottimamente sostenuta, una prova superata con efficacia.

L’intento diventa così il catalizzatore principale del processo di trasformazione delle informazioni in energia e quindi in materia. Dopotutto la materia è l’altra faccia dell’energia.

L’intento è dunque la forza che muove e concretizza la missione che abbiamo scelto di realizzare.

È pensiero, scopo, energia, necessità, potere. La scintilla che ci mette in moto per garantire consistenza, forma e direzione alla nostra esistenza.

Sul campo da tennis l’intento significa una volontà da tradurre e che possa tradurre i mezzi a propria disposizione in fine.

È l’intento a scegliere la vision, il focus, l’obiettivo e a farne una missione da perseguire.

La missione, nel nostro specifico, diventa scegliere e realizzare l’atteggiamento più congeniale per avvicinare e coniugare flow e tennis.

L’ATTEGGIAMENTO

Un buon atteggiamento, come sappiamo, è alla base di tutto.

In generale, l’atteggiamento che più di ogni altro ci predispone al flow è quello di aver trovato una sfida, una prova, un impegno adeguato con cui confrontarci, che ci consenta di esaltare le nostre potenzialità. Una situazione ideale in cui sentirci del tutto a nostro agio, che ci piaccia e in cui possiamo anche divertirci.

Nel tennis significa sapersi concentrare sulla performance e su ogni punto, dando il massimo a nostra disposizione, senza curarci di altro se non di trarre il massimo giovamento e soddisfazione da ciò che stiamo facendo.

Richiamando a noi l’atteggiamento che ci ha spinto a iniziare a giocare a tennis, e poi a continuare, dobbiamo ricordarci che il tennis, anche a livello professionistico, è comunque un gioco, anche se per noi importante, il cui obiettivo è quello di divertirsi.

Un tennista si diverte quando riesce a tradurre il proprio potenziale in azioni efficaci di gioco.

Tutto il proprio essere, e saper essere, in saper fare.

Occorre allora ri-trovare in campo questo atteggiamento in cui si gode di ciò che si fa.

Paradossalmente, il più delle volte in cui si gioca per puro piacere, con entusiasmo, gioia e divertimento, vincere è persino più facile. E anche rilassarsi, coniugando flow e tennis.

IL RILASSAMENTO

Ci troviamo in una condizione di pieno rilassamento quando sentiamo di poterci lasciare andare interamente ad un’esperienza piacevole, situazione in cui possiamo aprirci alla vita e alla relativa esperienza dimostrando una maggiore accettazione e flessibilità, abbandonando, per contro, resistenze e difese con le consuete tensioni.

Quando questo accade nel tennis, tutto inizia ad avvenire con disarmante semplicità e minor sforzo. Dopotutto la scienza ci è in questo caso testimone; essa ha dimostrato che quando siamo rilassati l’energia scorre nel corpo con una maggiore facilità, i muscoli lavorano con minor sforzo e tutte le informazioni circolano con una maggiore efficacia.

Tutto questo si traduce nella mente del tennista con una maggiore chiarezza di intenti e nel corpo con una più armoniosa capacità di movimenti.

Quando siamo rilassati non percepiamo più lo sforzo né la stanchezza, quindi possiamo totalmente abbandonarci a ciò che facciamo.

Ecco, il rilassamento che percepisce il tennista nel flow è uno stato, comunque attivo, di dolce abbandono. L’osservazione e l’ascolto del suono del respiro può svolgere in tal senso un’azione altamente rilassante nella mente e nel corpo del tennista durante la prestazione, moltiplicando allo stesso tempo le sue energie.

L’ENERGIA

Nella sua essenza più significativa, l’energia è informazione.

L’energia è una varietà di complessa intelligenza in azione; dato che non può essere interamente creata dal nulla né distrutta, essa viene continuamente scambiata e modificata all’interno di un invisibile ma reale campo energetico, di cui noi tutti facciamo parte.

Il corpo umano è di fatto un campo energetico, perché contiene tutte le impressioni e le informazioni di questa energia in azione.

Alla stregua di certi sofisticati e minuziosi sistemi ed apparati energetici, ciascuno di noi riceve e trasmette segnali e informazioni che si trovano a una data frequenza vibratoria.

Guardiamo adesso all’energia e ai suoi movimenti in un campo d’azione più definito, come ad esempio quello da tennis. Immaginiamo per un attimo che questo campo “energetico” da tennis sia attraversato e permeato di una buona dose di energia. Così è in effetti.

Chi tra i contendenti sarà più bravo a raccoglierne le relative informazioni, proprio come un’antenna, e a sintonizzarsi sulla corrispondente frequenza vibrazionale, avrà maggiore possibilità di successo, traducendo il tutto con una quantità di energia pronta all’azione.

Forza lavoro, per intenderci. Energia con cui realizzare le nostre migliori intenzioni.

Il respiro è senza dubbio il modo migliore per tradurre e convertire l’energia in un carburante a nostra piena disposizione. Benzina con cui supportare al meglio la macchina ben accessoriata del flow, che ci guida verso la prestazione vincente.

Nel campo da tennis, e non solo, chi ha più energia qualitativa alla fine la spunta.

Ma è anche una questione di giusta attenzione.

L’ATTENZIONE

L’attenzione segue l’energia del nostro intento.

Non v’è dubbio che la vita sia negata dalla mancanza di attenzione e, all’opposto, si esalti in sua presenza.

Molto spesso la nostra attenzione è rapita e tenuta in ostaggio dalle nostre continue incursioni nello spazio tempo errato, quello che non corrisponde al qui e ora.

Ecco perché ritornare al qui e ora riporta l’energia a nostra disposizione.

Più di una volta ci ri-troviamo, senza neanche averlo scelto, nel passato oppure nel futuro, sognando ad occhi aperti, mentre la vita, la vera vita, continua a svolgersi dinanzi a noi.

Quando questo accade sui campi da tennis, come del resto in molti altri campi in cui sia necessaria una presenza consapevole costante, è un vero disastro.

Certo siamo distanti anni luce dal fluire senza sforzo, condizione in cui è indispensabile veleggiare con un’attenzione modulata, morbida, rilassata, senza sforzo.

Già, perché l’attenzione cui si fa qui riferimento a proposito di flow e tennis non deve essere sorretta dalla coercizione e dalla ferrea volontà, bensì guidata da una mente pacificata, rilassata, piacevolmente intrattenuta e divertita dall’impegno stesso contratto.

Solo in questo modo può tradursi in attenzione modulata e rilassata, uno degli elementi portanti del flow tennis, una sorta di via maestra, una superstrada veloce attraverso cui raggiungerlo.

Una vera e propria manna per ogni tennista, di cui dobbiamo ricordarci e servirci quando non tutto va invece come ce lo aspettavamo e come avremmo desiderato.

È soprattutto in questi casi che occorre agire con resilienza.

LA RESILIENZA

Difatti, che lo accettiamo o no, la vita è qualcosa che accade, spesso a dispetto della nostra volontà.

Non tutto è sempre sotto il nostro controllo, anzi ben poco, e a noi non resta che adattarci a questa idea facendo del nostro meglio.

Quando combattiamo con la realtà, del resto, non possiamo che perdere.

E la realtà è che non abbiamo il controllo su tutto.

Meglio arrenderci all’evidenza dei fatti, quando non possiamo fare niente per modificarli.

Nella maggior parte di queste circostanze resistere diventa controproducente; dimostreremmo maggiore saggezza smettendo  di opporci agli eventi, scegliendo invece di adattarci al meglio a questa danza suadente della vita, anche quando si accanisce contro di noi, diventando all’apparenza crudele.

Sono quelle circostanze in cui soltanto dimostrando massima accettazione, flessibilità, capacità di adattamento, anche estremo, mantenendo inoltre inalterati o quasi i propositi e le motivazioni iniziali, possiamo farcela davvero. Ecco la resilienza che si esprime attraverso il massimo adattamento.

Sul campo da tennis significa che non sempre le aspettative e i piani iniziali ottengono gli effetti desiderati. Dobbiamo allora mantenerci duttili e flessibili, caparbi ma non così cocciuti e ostinati da non cambiare il nostro atteggiamento, che si deve rimodellare sulla base di questa nuova inaspettata situazione e di ogni successiva alterazione.

Dopotutto il tennis è uno sport di situazione soggetto a numerosi e repentini cambi di scenario e colpi di scena; il giocatore deve essere disposto e bravo a adattarvisi nel modo più rapido, indolore ed efficace possibile.

Di solito chi sa adattarsi meglio esce comunque vittorioso dall’incontro.

Quando questa ricerca resiliente è andata a buon fine ci ha infine donato un altro assetto, un nuovo armonioso equilibrio, nonostante i cambiamenti e le difficoltà incontrate,  o forse grazie a questi, e ora ci introduce magicamente ad una condizione di flow attraverso la quale è piacevole fluire con calma ed esprimere il nostro miglior tennis.

LA CALMA

Nei momenti di difficoltà cui si faceva poc’anzi riferimento è necessario mantenere la massima e proverbiale calma.

È proprio in questi casi che essa, com’è noto, diventa la virtù dei forti.

Quando il mare là fuori è in tempesta al punto da agitare anche le acque interne, ecco la necessità di isolarsi quanto più possibile dal contesto mantenendo inalterato, inamovibile e inattaccabile il proprio centro.

Tutto questo è reso possibile dalla calma.

Nel campo da tennis perdere le staffe non è mai una situazione congeniale e auspicabile; spesso è l’anticamera della sconfitta. Viceversa, la calma che deriva dalla completa accettazione di tutto ciò che accade conferisce la tranquillità e la fiducia necessarie a continuare serenamente il proprio impegno, senza lasciarsi disturbare né tramortire da alcunché.

Una condizione che di per sé è già espressione del flow e che in campo fa tutta la differenza possibile e immaginabile. Soprattutto quella tra il divertirsi e il dannarsi l’anima.

E si sa che soltanto se e quando riusciamo a divertirci e a provare massimo piacere e gioia nell’azione che questa diventa del tutto impeccabile ed efficace.

Anche il nostro tennis può diventare più pro-positivo.

LA PRO-POSITIVITÀ

Per far sì che l’azione in questione diventi quanto più brillante possibile possiamo accompagnarla con un atteggiamento di pro-positività. Essa consiste nel presentare se stessi e l’azione con iniziative sorrette da comportamenti fiduciosi e positivi.

È molto facile mantenersi propositivi quando viaggiamo sulle ali dell’entusiasmo e tutto sembra scorrere con facilità nel verso desiderato. Poi basta un piccolo ostacolo o una semplice contrarietà per toglierci tanto l’iniziativa che la prospettiva positiva.

Ci lasciamo in breve risucchiare le nostre energie, vampirizzate dallo sconforto derivato dall’aggressione ricevuta, capitanata da emozioni grezze e pesanti come la rabbia, la tristezza, la paura, l’impotenza, la frustrazione, la vergogna, spesso ingiustificate rispetto all’effettiva portata degli eventi.

Abbiamo quindi smarrito il sorriso, il buonumore e, soprattutto, la via.

Come ritrovarla?

Rendendosi conto che, in effetti, non l’abbiamo mai persa. È ancora dentro di noi.

Dobbiamo soltanto riprendere a guardare senza paura né sovrapposizioni mentali, solo allora riprenderemo a vedere e a cogliere la nostra natura e l’essenza stessa della vita.

In questo consiste la via: guardare ciò che è, per accettarlo e amarlo così com’è.

Posso allora riprendere a dire sì a me stesso, al mio potenziale, alla vita.

Posso fluire con essa.

In questi termini tutto riprenderà ad apparirmi come in effetti è.

E io non smetterò di propormi con il necessario entusiasmo, realizzando la mia massima centratura.

LA CENTRATURA

Un’ultima considerazione sulla centratura può infine chiudere il cerchio.

L’elemento della centratura lega indissolubilmente a sé molti altri aspetti, per esempio principi ed immagini di bilanciamento e allineamento e, indirettamente, il moderno concetto di focus, o focalizzazione.

La centratura risulta essere un punto di partenza ma anche un concreto riferimento come punto d’arrivo per quanti desiderano percorrere la via del flow.

Di partenza, in quanto soltanto partendo sinceramente dal proprio centro, ovvero con i giusti presupposti e con l’atteggiamento adatto, è possibile individuare il flusso di energia, impulsi e movimento, lasciandosene poi trasportare.

Di arrivo, in quanto seguire e vivere interamente il flusso ti riconduce fino al punto di partenza, il quale è adesso illuminato da una nuova luce che porta la nostra coscienza, espansa ed arricchita, ad un’ottava superiore.

La centratura del tennista, punto che si focalizza grossomodo tra l’ombelico e il plesso solare, è intesa da un punto di vista fisico, ma anche mentale ed emozionale.

Un aspetto che si lega allo spazio, al tempo, in connessione con l’intento e la sua energia.

Conseguire la centratura significa poter disporre di un punto interiore, fermo e saldo, che non vacilla nonostante le continue intemperie cui il giocatore è sottoposto, in campo e fuori.

Essere ben saldo nel proprio centro comporta una maggiore facilità nell’individuare un focus esterno, ossia un bersaglio che in termine di obiettivi aiuta a restare integro, ancorato, centrato, allineato, connesso.

Dato che il nostro centro interiore, fermo e immobile, rappresenta il nostro vero Sé, non esiste per noi esseri umani un punto migliore su cui restare focalizzati.

Colui che non è centrato inevitabilmente confonde il centro con la periferia, la profondità con ciò che è in superficie,  il Sé con il proprio io: l’ego!

Sicuramente l’ego è ciò che più ci tiene distanti dal flow.

Parola di Coach gianfranco santiglia parola di coach

 


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2 commenti. Nuovo commento

Salve, sono un tennista e solo ora con questo post mi approccio al Flow, Mi ha aperto nuove e molto interessanti prospettive da attuare in campo. Grazie Coach!

Gianfranco Santiglia
17 febbraio 2017 12:55

Si guido. Il flow è veramente un nuovo orizzonte da cercare ed esplorare con la massima attenzione.
Le possibili applicazioni sono innumerevoli e prodigiose.

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