Un modo efficace per risvegliare e attivare in noi la forza interiore è quello di richiamarla attraverso delle immagini adeguate che la contengono e rappresentano; il Daimon è una di queste.

Da sempre, espressione di questa forza nelle culture tradizionali erano gli animali e le loro rappresentazioni, tant’è che presso i nativi americani erano definiti, appunto, animali di potere ed erano spesso elevati al ruolo di totem, elemento fondamentale della loro cultura.

In tutte le antiche tradizioni gli animali erano infatti tenuti in debito conto per le loro caratteristiche e qualità, le quali potevano essere apprese, riproposte, imitate, adottate, in quanto modello di ispirazione. Gli insegnamenti che ne conseguivano per quanti erano pronti a coglierli erano sempre a disposizione di ogni buon osservatore e praticante.

Per coloro che un tempo vivevano a stretto contatto con la natura era pressoché normale confrontarsi quotidianamente a viso aperto con questa realtà: un mondo popolato da creature d’ogni genere, libere, forti e selvagge, animali padroni di scorrazzare ovunque in territori condivisi e ripartiti equamente.

Non erano certo insolite pratiche iniziatiche e danze rituali propiziatorie per entrare in contatto con lo “spirito” dell’animale scelto e con le sue qualità specifiche.

I nativi americani ne erano così convinti, tanto da assumerne i nomi, adornandosi pure con i relativi ornamenti per incarnarne meglio l’essenza, il potere e la forza.

Certo, questo mondo per noi è soltanto un lontano ricordo ancestrale che possiamo richiamare a noi solo attraverso l’immaginazione e le relative immagini. Ma il nostro cervello non fa differenza tra la realtà e ciò che siamo in grado di figurarci perfettamente in termini di immagini, per cui il potere di quelle immagini è perfettamente in grado di ricollegarci con la nostra forza interiore, destandola e orientandola al meglio.

LA FORZA DEL DAIMON E DELLA VOCAZIONE

Platone nella sua massima opera “La Repubblica”, riproponendo il mito di Er, ci ricorda il potere delle immagini, le quali ci guidano disegnando e determinando la direzione e la forma della nostra esistenza.

Sono le immagini primordiali, originarie, direttive, che conferiscono necessità, scopo e significato alla nostra vita, dalle quali scaturiscono il concetto di vocazione e di chiamata all’azione.

Spesso le immagini interiori fanno della nostra vita una visione da perseguire, una missione da realizzare, un destino da compiere.

Secondo il mito cosmogonico di Er riproposto da Platone, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine da realizzare in vita, un disegno e un progetto da replicare, e riceve anche un invisibile e personale compagno di viaggio, che in mille modi possibili ci ricorda l’immagine direttiva da perseguire, dato che quando veniamo al mondo ce ne dimentichiamo, credendoci vuoti. Questa figura è il daimon secondo la tradizione greca, il genius in quella romana, l’angelo custode nella tradizione cattolica e l’animale di potere in molte delle antiche tradizioni sciamaniche.

Comunque si definisca non cambia la sostanza delle cose: il daimon è il testimone che ci ricorda il contenuto della nostra immagine originaria direttiva aiutandoci a perseguirla praticamente, poiché è soprattutto la sua concretizzazione a renderci realizzati e immensamente felici.

Ciascuna anima sarebbe dunque guidata dal proprio daimon, una sorta di guida, guardiano e custode, che in termini di necessità, vocazione e scopo ci aiuta a realizzare la nostra natura essenziale in modo che il nostro destino si compia. La nostra anima sarebbe quindi depositaria, attraverso un’immagine, di un particolare destino da compiere.

Tuttavia, per dipanare questa immagine, comprendere e compierne il relativo disegno, occorre una vita intera, e spesso non solo; se pure l’immagine sia sempre, o quasi, percepita, impieghiamo molto tempo a riconoscerla davvero, ad accettarla e accoglierla in noi, permettendole di diventare ciò cui è destinata. E solo in questo modo possiamo venirne interamente a capo.

Anche in questo caso il paradigma RiconosciAmaDiventa diventa la bussola necessaria per comprendere e guidare la nostra essenza.

DAIMON E ANIMALI DI POTERE

Molto bella e significativa  nel film “La bussola d’oro” la traduzione descrittiva del daimon; qui emerge  un esemplare accostamento del daimon all’anima-le di potere che in qualche modo ci rappresenta.

Nel mondo parallello in cui si svolgono le avventure narrate nel libro “Queste Oscure Materie”,  e nel successivo riadattamento cinematografico”La Bussola D’Oro”, l’anima delle persone risiede al di fuori del corpo e acquista l’aspetto di un daimon, un animale in grado di cambiare aspetto con il mutare delle emozioni provate.

Il film descrive soprattutto il daimon come una sorta di coscienza fisica inseparabile con sembianze di animale, allo stesso tempo indipendente e appartenente al suo corrispondente aspetto umano: fino alla pubertà i bambini hanno un daimon in grado di assumere forme diverse, in seguito questi assumono un aspetto definito che rivela la vera natura del loro possessore.

Esseri umani e daimon hanno un forte legame che consente loro di comunicare telepaticamente.

I daimon sono dunque parte integrante della persona che accompagnano e ne riprendono lo spirito e l’essenza con le loro le movenze esteriori. In questo modo i daimon rendono evidenti le nostre personalità.

Ecco allora che il daimon si erge nella nostra vita al ruolo di protagonista nel suo compito di incarnare e raffigurare la nostra più intima essenza: è lì proprio per ricordarci, con la sua presenza, di ciò che siamo e di ciò che ancora ci resta da realizzare per diventare sempre più integri, richiamando così tutta la nostra forza interiore.

Parallelamente, per i nativi americani, il concetto di daimon è rivisitato in termini di animali totem, onnipresenti nella loro cultura per conferire i necessari insegnamenti, racchiusi in modo particolare nella loro Ruota di Medicina, una via sapienziale per la conoscenza, la comprensione e la connessione con la vita e le leggi cosmiche che ne governano l’esistenza.

Gli insegnamenti connessi alla Ruota di Medicina risultano senza dubbio ancora validi, anche alla nostra diversa latitudine, uno strumento operativo valido e pratico per autorealizzarsi, che vale la pena sicuramente approfondire in un altro post.

 


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2 commenti. Nuovo commento

Ho visto il film “La bussola d’oro”, davvero un bel film soprattutto perchè sono affascinata dagli animali di potere! Ho i miei preferiti, quelli con cui mi sento più affine, ma mi rendo conto, che cambio spesso, che scelgo dei Daimon diversi in diversi periodi della mia vita, chissà se è giusto fare così o si deve essere fedeli sono a uno in particolare. Tu che ne dici?

Gianfranco Santiglia
1 Maggio 2017 8:32

Io ritengo che sia giusto se funziona.
Quindi, se scegliere dei Daimon diversi in relazione alle differenti situazioni ti è utile ed è funzionale al tuo scopo, allora la decisione è corretta.

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