Considerare in un semplice articolo tutti gli aspetti mentali del tennis è impresa titanica, ma a me piacciono certi tipi di sfide, quando comunque mi ritengo preparato a sostenerle.

E questa è una di quelle.

Inoltre, porsi degli obiettivi sfidanti è fortemente motivante e rappresenta peraltro un piccolo stratagemma per procedere offrendo il meglio di quello che si ha a disposizione in quel momento.

In qualità di sport coach, agonista, palleggiatore e istruttore di tennis, ho maturato una lunghissima esperienza sul tennis e sempre più mi rendo conto degli innumerevoli aspetti mentali che coinvolgono il tennis, che tra l’altro sono la stragrande maggioranza degli elementi che lo costituiscono.

Questa non è soltanto una mia opinione, naturalmente, ma quella di moltissimi giocatori e giocatrici, coach e addetti ai lavori; nonostante ciò non ci si dedica ancora abbastanza a questo settore e raramente con la giusta professionalità e profondità.

In un certo senso questo è un paradosso, un’imperdonabile superficialità, una evidente incoerenza, ma non sempre l’agire e il cammino dell’essere umano si è contraddistinto per saggezza e coerenza.

Perlopiù si procede inconsapevolmente, errando, nel tentativo di trovare le nostre verità.

La mancanza di attitudine psichica nella pratica del tennis rende il settore mentale del nostro sport un territorio in parte oscuro e non ancora del tutto esplorato.

Qui le possibilità di progredire sono enormi.

Proveremo quindi, qui e ora, a convogliare  e orientare quanta più luce possibile sugli aspetti mentali del tennis in modo da illuminare il necessario e assicurarci un piccolo vantaggio.

ILLUMINARE GLI ASPETTI MENTALI DEL TENNIS

In una estrema sintesi, utile quanto confortante, possiamo affermare che il compito essenziale che aggrega a sé tutti gli aspetti mentali del tennis è quello di rendere la propria psiche una guida efficace al servizio della prestazione tennistica.

Si tratterà di avvalersi al meglio di tutte le proprie risorse e le potenzialità del proprio bagaglio, la cosiddetta cassetta degli attrezzi, guidando con efficacia se stessi, in modo da ottimizzare e valorizzare a pieno il nostro agire.

Come?

Ponendo la mente alla guida della macchina biologica che stiamo guidando , la quale è un complesso e perfetto strumento di realizzazione personale.

Un armonioso sistema che è ben di più di quello che potrebbe apparire.

Un prodotto senz’altro maggiore della semplice somma delle singole parti che lo compongono, che risulta piuttosto la moltiplicazione di tali fattori, dato che è l’equilibrata interrelazione di tutte le parti combinate insieme, che si accordano in modo ordinato e sinergico, a costituire il complesso sistema biologico umano.

E la mente è la guida, saggia e lucida, di questo articolato meccanismo, in cui si tratta di tenere insieme e coordinare energie, pulsioni,  pensieri, sensazioni, emozioni, sentimenti, azioni, atteggiamenti…

Pazzesco vero?

Non ci si stupisce, quindi, se ancora oggi questo territorio non risulta esplorato fino in fondo.

Ok, misuriamoci noi con questa sfida.

GLI ASPETTI MENTALI DEL TENNIS IN UNA IMMAGINE

Provando a raccontare tutto con un’immagine, di solito ben più eloquente di molte parole, possiamo avvicinare gli aspetti mentali del tennis, e non solo, agli strumenti di un’orchestra.

Ciascuno di essi, se suonato a dovere, nel rispetto del proprio spartito e di quello generale, è in grado di generare e partecipare a un meraviglioso progetto globale, sistemico, capace di concepire una perfetta sinfonia, con tutti i necessari requisiti di ritmo, armonia, melodia e bellezza corale.

Accordandosi allo strumento accanto e alla partitura complessiva, ecco che la combinazione di strumenti e dei loro rispettivi suoni crea una sorta di piccolo grande miracolo, che ri-conosciamo come musica: suoni gradevoli per allietare le orecchie, i cuori e le anime di chi ascolta.

Il tennis ha qualcosa di tutto questo, anche i suoi suoni che diventano musica per chi sa ascoltare.

Ma per rendere possibile questa melodica assonanza è anche necessario un direttore d’orchestra che sappia convogliare e armonizzare gli strumenti e i suoni, accompagnandoli nella direzione desiderata. Una sorta di pifferaio magico di Hamelin.

Ecco, rispetto a tutti gli aspetti mentali del tennis , questo pifferaio magico capace di condurre nella direzione desiderata tutti i topolini, ovvero gli innumerevoli impulsi, è il cervello.

Uno strumento capace di suonare la musica della consapevolezza accompagnandola perfettamente.

È, in modo particolare, la neurocorteccia, nella veste di direttore d’orchestra interiore, che dirige perfettamente tutti gli altri sistemi cerebrali e i corrispettivi aspetti, compresi quelli emozionali.

È riduttivo pensare alla mente in termini soltanto di cervello, ma per indagarla cominceremo proprio da qui.

IL CERVELLO E GLI ASPETTI MENTALI DEL TENNIS

Sarebbe bello, ma inutile, a questo punto, disquisire sulla bellezza e sulla complessità del cervello tripartito; ritengo più utile rimandare in altra sede e offrire qui soltanto un breve spunto di riflessione idoneo al nostro scopo, adatto  anche a ricordarci della nostra straordinaria complessità ed efficienza psichica e di come il cervello la gestisca.

Sì perché il cervello è la nostra sede operativa, una sorta di centralina elettrica.
Riceve gli impulsi provenienti dal corpo, nella forma di sensazioni, attraverso gli organi percettori ed invia a sua volta segnali e messaggi destinati ai diversi segmenti dell’organismo.
Il cervello è composto da fibre nervose e neuroni. Questi ultimi sono tanti piccoli ma potenti computer indipendenti, che comunicano tra loro attraverso un esteso reticolo di fibre nervose.

Ognuno di noi possiede parecchi miliardi di neuroni, i quali hanno il compito di interpretare e tradurre le informazioni che ricevono dagli organi sensoriali, trasmetterle al cervello e riportare ai diversi sistemi interni le relative istruzioni, distribuendo i compiti.

Tutto avviene in modo autonomo, automaticamente, anche in modo indipendente dalla nostra volontà e nel brevissimo tempo di microsecondi.

La domanda, a questo punto, per ritornare al nostro obiettivo specifico, è: cosa passa di solito nella mente del tennista durante un match?

I giocatori e le giocatrici di tennis, una volta in campo, si trovano nella spiacevole situazione in cui dover gestire una grande quantità di impulsi e informazioni in frangenti di rilevante difficoltà: massimo sforzo, elevato dispendio energetico a livello psicofisico, emergenza emozionale, situazioni con un alto contenuto di agenti stressogeni, estrema competitività e aggressività, insomma un compito tutt’altro che semplice, tant’è che a volte vanno in tilt  e “danno di testa”.

GLI ASPETTI MENTALI DEL TENNIS NELLA PARTITA INTERIORE

Si tratta infatti di dover coordinare e guidare, oltre alle ordinarie informazioni, tutta una serie di elementi che nell’insieme costituiscono i più salienti aspetti mentali del tennis ; mi riferisco alla partita interiore, in special modo, e a molti dei fattori che la caratterizzano: giudizi, critiche, valutazioni, credenze, dubbi, incertezze, timori, paure, conflitti, mancanze ed eccessi, difficoltà di diverso ordine, genere ed entità, impulsi aggressivi e autodistruttivi…

Chiunque e qualsiasi sistema andrebbero in stallo con una tale qualità e quantità di informazioni da coordinare tutte insieme; soprattutto quando diventano  interferenze: disturbi, intrusioni e sovrapposizioni mentali tossiche e mal gestite.

Bisogna allora diventare maestri nel gioco interiore, quello mentale, parallelamente al gioco del tennis, fatto di aspetti tecnici, fisici e tattici.

Vincendo la partita interiore, sarà poi più semplice occuparci del nostro avversario.

Per intenderci meglio, la partita interiore è il gioco che ciascuno di noi conduce di continuo dentro di sé in ogni azione in cui si impegna.

Nel tennis è particolarmente attivo ed evidente.

Spesso diventa una lotta tra il nostro sé pensante e l’io che agisce, un conflitto tra le diverse pulsioni dell’essere che premono insieme per autodeterminarsi, ma desiderano procedere in direzioni diverse.

Quando tra l’istinto all’azione e la sua programmazione non vi è armonia né equilibrio, ecco che veniamo sballottati, destabilizzati e non siamo più in grado di lasciare il nostro naturale istinto libero di agire per realizzare ciò che desidera e sa fare meglio.

I risultati in campo sono sotto gli occhi di tutti: iniziamo a essere inefficaci e a criticarci per questo; ci insultiamo, parliamo ad alta voce ci accusiamo, compiendo gesti tutt’altro che edificanti.

Diventiamo cioè i peggiori avversari possibili di noi stessi, anziché validi alleati, risultando un ostacolo insuperabile per le nostre stesse aspirazioni: propositi che vengono negati e disattesi.

La mente si riempie di pensieri molesti, il cuore di emozioni pesanti e tossiche, il corpo di spigoli e tensioni, la tecnica si sporca, e siamo in completa balìa del mare interiore in tempesta che minaccia di travolgerci.

Tali interferenze ci impediscono di sintonizzarci sulle reali intenzioni ed esigenze interiori, ed esterne, sbilanciandoci in ogni espressione.

Ecco perché focalizzarci e vincere la partita interiore deve essere il primo obiettivo di ogni tennista ogni volta che scende in campo.

Non può esserci vittoria sul campo senza prima aver sconfitto i nemici, le ombre, i timori, le paure e i demoni che si annidano dentro e ci ostacolano interiormente, i quali interferiscono con la  prestazione vincente.

Le interferenze interne, molteplici e variegate, rappresentano nello specifico i nostri peggiori eccessi come pure le mancanze, le lacune e i deficit più evidenti che dovremo saper affrontare, riequilibrare e colmare.  È con loro che si gioca la nostra sfida più importante.

“L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”afferma Timothy Gallwey  il padre del Gioco Interiore, peraltro maestro di tennis e coach.

Ci troviamo spesso a giocare due partite contemporaneamente, e la meno semplice non è contro il nostro avversario, sebbene anche quella, spesso, non scherzi.

Cosa accade di preciso nella partita interiore, quando giochiamo contro noi stessi?

Ecco come lo spiega Gallwey: “Tale gioco si svolge nella mente del giocatore, ed è una partita contro alcuni ostacoli, quali ad esempio cali di concentrazione, nervosismo, dubbio e disapprovazione. In sostanza, è la partita che si gioca per superare le abitudini della mente che ci impediscono di raggiungere una performance eccellente”.

È questa  l’essenza della partita dentro la partita che giochiamo come tennisti, e come individui, ogni volta che cerchiamo di esprimerci al meglio nei diversi campi della vita.

Il modo in cui affrontiamo e giochiamo questa partita nella nostra mente fa tutta la differenza possibile, anche quella tra vincere e perdere.

“C’è sempre una partita interiore che è giocata nella tua mente qualsiasi sia la partita che stai giocando. Il modo con cui affronti questa partita fa la differenza fra il successo e il fallimento” ribadisce Gallwey.

Ecco, dunque, cosa c’è nella mente del tennista e con cosa deve confrontarsi ogni volta che scende in campo: un mostro dalle mille teste.

Per questo, a detta di molti giocatori e addetti ai lavori, il tennis è uno sport innanzitutto mentale ed è nella testa che, il più delle volte,  si vince o si perde la partita.

“Il tennis è soprattutto mentale” afferma Venus Williams. “Si vince o si perde la partita prima ancora di andare là fuori”.

Non la puoi vincere in campo se non l’hai vinta nella tua testa.

Pensate allora a quanto diventa importante guidare al meglio tutti gli aspetti mentali del tennis .

E tu, in che modo ti prepari e ti impegni a farlo?

Pensi di dedicare abbastanza attenzione al processo mentale?

Meditate tennisti, meditate!

E, nel caso, apportate le necessarie modifiche.

Sono queste che vi fanno continuare a migliorare e progredire.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


Se l’articolo ti è piaciuto seguimi ancora: ti rimando al prossimo post ancora in costruzione per valutare altri specifici aspetti mentali del tennis. Considera questa soltanto una sorta di introduzione all’argomento.

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