Entrando subito in merito all’argomento tennistico di questa settimana, il prezioso supporto del mental coach nel tennis , l’azione del coaching orientata a questo sport non può prescindere da 3 semplici obiettivi, che vedremo in seguito, e dalla necessaria preparazione mentale per conseguirli.

Dopotutto, a detta di molti giocatori, coach e addetti ai lavori, il tennis ad alti livelli, e non solo, è soprattutto uno sport mentale, in cui la componente psichica ha un ruolo fondamentale. Prepararsi adeguatamente in tal senso non è soltanto auspicabile ma anche imprescindibile, se desideriamo dare il massimo in funzione di ciò che abbiamo da offrire.

Il tennis coach, parallelamente alla sua competenza tecnica, dovrebbe anche essere un esperto nella comprensione dei processi mentali interiori e di quelli specifici legati alla prestazione, dato che riguardano anche i giocatori e le giocatrici che segue.

Talvolta questa grossa mole di lavoro, soprattutto a lungo termine, diventa insostenibile per diverse ragioni. È difficile infatti concentrarsi su più aspetti contemporaneamente, come il tennis richiede in funzione dei 4 pilastri che ne reggono la sua struttura portante: tecnico, fisico, mentale, tattico/strategico.

Inoltre, spesso il coach è troppo coinvolto nella vita privata dei propri giocatori, e nei processi interiori a livello mentale ed emozionale, e questo provoca non di rado uno spiacevole effetto alone che distorce parzialmente la comprensione vera e propria del giocatore con le sue reali necessità.

Quando il tennis coach risulta particolarmente invischiato nei processi interiori del proprio giocatore, come comprensibilmente accade, al punto da salire nella sua stessa barca, come si suol dire, diventa anch’egli molto vulnerabile a causa delle variegate sollecitazioni psicoemotive cui è sottoposto.

Le trappole derivate da eventuali proiezioni e identificazioni sono sempre pronte a scattare pericolosamente, all’improvviso, e in questi casi la collaborazione tra coach e tennista può divenire infruttuosa e addirittura controproducente.

Ecco dunque perché la collaborazione con il mental coach nel tennis diventa in funzione del team non solo un semplice optional, ma una vera e propria necessità che ad alti livelli è ormai un modus operandi ben consolidato.

Sempre di più ormai, in tutti i campi, si è compresa l’utilità di agire in senso sistemico, ovvero di procedere parallelamente, e allo stesso tempo, su tutti i fronti che compongono lo scenario e il panorama affrontato; un’azione specifica rivolta ad ogni ambito che caratterizza l’insieme, poiché le parti combinate perfettamente tra loro, in una relazione reciproca, costituiscono l’insieme.

Un insieme che si può intravedere e perseguire più facilmente grazie ad un’azione sinergica che un’equipe specializzata, molto meglio di un singolo, può realizzare, nel tennis come in tutti gli altri sport e campi professionali.

In un team tennistico ben assortito, in cui interagiscono il coach e il preparatore atletico, non può di certo mancare anche il supporto offerto dalla figura di un mental coach professionista, esperto nei processi e nelle dinamiche di attivazione interiore finalizzate al conseguimento di obiettivi sfidanti. Difatti, il mental coach nel tennis può sicuramente offrire il suo pregevole e specifico contributo per vincere la partita interiore, ottimizzare la prestazione e gestire quelle strategie interiori su cui imbastire e impostare la tattica di gioco.  

 I 3 OBIETTIVI DEL MENTAL COACH NEL TENNIS

Questi dunque i 3 obiettivi specifici che ogni coach e tennista devono porsi, e che un mental coach nel tennis può aiutare a realizzare:

  • Vincere la partita interiore.
  • Ottimizzare la prestazione sportiva.
  • Gestire le dinamiche interiori in funzione delle strategie di gioco.

 VINCERE LA PARTITA INTERIORE

La consapevolezza, quella peraltro alimentata di continuo in una buona relazione di coaching, è necessaria nel superare le molteplici interferenze e vincere il gioco interiore, la partita che ciascun tennista gioca al proprio interno; questo è senz’altro il primo obiettivo nel mirino di qualsiasi tennista ogni volta che scende in campo, dato che perlopiù i punti e le partite si decidono e si vincono dentro di noi ancor prima che all’esterno, proprio come afferma Venus Williams:

“Il tennis è soprattutto mentale. Ovviamente, è necessario disporre di un sacco di abilità fisica, ma non si può giocare bene a tennis e non essere un buon pensatore. Si vince o si perde prima ancora di andare là fuori”.

Questa affermazione ci ricorda tutta l’importanza della nostra mente e la necessità di saperla orientare e guidare. Una padronanza che, anche a livello professionistico, non si può dare certo per scontata, ma che bisogna continuamente guadagnarsi, curandola e allenandola.

In certe situazioni di gioco, l’avversario che si nasconde in noi diventa molto più temibile di quello che stiamo affrontando dall’altra parte del campo, a causa delle molteplici interferenze interiori, mentali ed emozionali, che emergono in certi frangenti topici del match, quando sale la tensione.

Tali intrusioni agiscono come fattori nocivi e molesti, fastidiosi disturbi e rumori interni: un dialogo fatto di voci malsane e tossiche tra le diverse pulsioni interiori, che a volte si trasforma in conflitto diventando estremamente debilitante e penalizzante. È uno spiacevole sottofondo che aumenta in proporzione alle difficoltà presenti nei momenti problematici della partita, episodi che spesso fanno la vera differenza in campo.

A questo proposito Novak Djokovic afferma:

“ Ti sembra che l’incontro si svolga in campo, in realtà si svolge fra le tue orecchie”.

E tra le nostre orecchie, oltre al suono melodioso della pallina,  rimbalzano anche gli echi stridenti delle nostre peggiori paure e mancanze, che come fantasmi si aggirano in campo, alimentati dal dialogo interiore tossico.

Si chiamano, specificamente, paura di perdere e di vincere, timore del giudizio e di non essere all’altezza, paura di fallire, carenza di autostima e autoefficacia, mancanza di concentrazione e disciplina, credenze limitanti, pensiero compulsivo, errate abitudini e altro ancora.

OTTIMIZZARE LA PRESTAZIONE SPORTIVA

Una volta che si è superato il primo grande ostacolo delle interferenze negative, imparando a gestirle al meglio, grazie anche all’intervento del mental coach nel tennis e alle sue specifiche competenze e tecniche, ci si può dedicare con la massima cura al secondo step, quello connesso alla prestazione ottimale, che in ambito tennistico amo definire Flow Tennis.

È l’espressione del miglior tennis che il tennista è capace di giocare in relazione al proprio potenziale, quando è finalmente libero dalle interferenze negative e può innalzare il livello del proprio gioco, raggiungendo peraltro uno stato di coscienza superiore denominato flow, che gli consente di realizzare una prestazione di picco.

Naturalmente esistono molteplici tecniche ideate allo scopo di ottimizzare la prestazione, e tra queste bisogna essere accorti nello scegliere quelle che maggiormente si adattano alla struttura del giocatore nonché alla situazione specifica che dovrà affrontare.

Più in generale, queste tecniche hanno lo scopo di affrancare il corpo dalla tensione, la mente dalla confusione e le emozioni dalla nociva tossicità e pesantezza, in modo da lasciare il giocatore libero di agire senza freni né zavorre. A questo scopo occorre recuperare il corretto atteggiamento che consente al tennista di giocare come un bambino, divertendosi, pur pensando come un vecchio saggio e combattendo come un giovane, valoroso guerriero.

Con questa perfetta combinazione di archetipi che agiscono con un sol fine, la prestazione è senz’altro garantita, soprattutto se e quando l’eliminazione temporanea delle consuete interferenze ci consente di aprirci un varco nel flow, ossia nell’esperienza ottimale realizzata dalla coscienza.

 GESTIRE LE DINAMICHE INTERIORI IN FUNZIONE DELLE STRATEGIE DI GIOCO

Infine, il terzo elemento fondamentale per ogni tennista agonista: la partita.

Ci si assicura maggiori possibilità di successo se e quando si riesce a gestire perfettamente le dinamiche interiori e sulla base di queste si è abili a imbastire delle adeguate tattiche di gioco.

Anche in questo processo il mental coach nel tennis può darci un’enorme mano, poiché ci aiuta a comprendere e a focalizzarci sui nostri punti di forza, interiori e tecnici, e sulla base di questi individuare le azioni con cui sfruttare al meglio il proprio potenziale per limitare la forza d’urto del nostro avversario in quella situazione specifica.

Una fotografia che raffigura perfettamente questa situazione è rappresentata dalle tre strategie: conosci te stesso, conosci il tuo avversario, conosci il terreno dello scontro.

Non si tratta solo e semplicemente di tattica, in quella è già perfettamente ferrato il coach di tennis, ma di comprendere chi siamo veramente come giocatori, la nostra identità specifica combinata con l’essenza tennistica, badando a far funzionare perfettamente questo binomio nella situazione contingente richiesta dalla partita, in cui ci si deve confrontare con le difficoltà che ci propone il nostro avversario. Il mental coach nel tennis è sicuramente in grado di fornire il proprio contributo anche in questa direzione, supportando così le esigenze specifiche del giocatore.

Messe dunque a tacere le interferenze, finalmente neutralizzate, almeno momentaneamente, raggiunto lo stato di flow per realizzare un’esperienza ottimale e una prestazione di picco, non dobbiamo dimenticare che occorre fare il nostro meglio per vincere l’incontro.

Uno degli obiettivi, spesso il più importante per gli agonisti, resta infatti quello di vincere la partita. Una vera e propria ossessione, a volte, che non di rado ci si ritorce contro, in quanto alimenta indirettamente la tensione, l’ansia da prestazione, la pressione interiore combinata con quella che, come giocatori, sentiamo provenire dall’esterno, che come un mantra ci chiede il risultato ad ogni costo.

Meglio senz’altro, in questi frangenti, concentrarci sulla prestazione in sé e su tutti gli aspetti che la costituiscono, a partire dalla tecnica e dalla corretta esecuzione dei colpi abbinata al “sentire” interiore, dimenticandoci di tutto il resto, incluso il “bisogno” di risultato.

Anche perché a questo proposito occorre però fare i conti con l’oste, cioè con l’avversario dall’altra parte della rete.

É comunque questo un momento fondamentale, in cui è necessario dare prova in campo della nostra consapevolezza, della maturità tennistica e della capacità di gestione strategica dell’incontro attraverso la padronanza mentale ed emozionale acquisite, quelle che il mental coach nel tennis ci ha aiutato gradualmente a realizzare, attraverso una efficace relazione e collaborazione, sostenendoci passo dopo passo nel nostro processo di emancipazione tennistica ed umana.

Non dimentichiamoci mai, infatti, che essere umano e giocatore procedono parallelamente, uno accanto all’altro, condizionandosi reciprocamente, tanto in senso positivo e virtuoso che, all’opposto, in una direzione purtroppo depotenziante.

Come possiamo a questo punto riuscire a neutralizzare e disinnescare le armi vincenti dell’avversario?

Individuando i suoi punti deboli, facendo breccia in essi con le nostre migliori risorse.

Semplice no?

Ma tutt’altro che facile!

Compito del coach, qui inteso anche e soprattutto come preparatore mentale, è rendere semplice quello che è tutt’altro che facile.

Oltre ad applicare il consueto e tradizionale metodo esclusivo proprio del coaching professionistico, il mental coach nel tennis utilizza alcune particolari tecniche che ben si adattano a risolvere le problematiche specifiche del tennista, allo scopo di ottimizzare le sue performance in campo.

A questo scopo si impiegano specifiche pratiche, adattate da caso a caso vista l’unicità della persona e della situazione: esercizi di meditazione, di respirazione, visualizzazione, centratura, focalizzazione, gestione dello stress, pensiero positivo, persuasione verbale e quant’altro di volta in volta si riveli utile alla causa del giocatore nel differente contesto in cui si trova.

Essendo il tennis uno sport complesso, in cui cambiano frequentemente e talvolta in modo improvviso le sollecitazioni interiori e le condizioni esterne, cioè l’umore, le sensazioni, le condizioni atmosferiche e ambientali, l’usura delle palline, e poi anche l’ avversario e il modo in cui gioca, la superficie di gioco, i materiali utilizzati e le situazioni di gioco, vengono anche allenati dal tennis coach certi aspetti legati allintelligenza emotiva e al sentire in modo da affiancarsi al pensiero analitico, completandolo; ci si focalizza inoltre su alcune attitudini caratteriali, in modo particolare sulla resilienza, la quale consente di ottenere il miglior adattamento possibile in relazione alle differenti e mutevoli circostanze, mantenendo sempre elevato il livello di motivazione interiore che ci consente di non abbassare la guardia.

Naturalmente, il compito di base del mental coach nel tennis resta quello di individuare, sollecitare e allenare di continuo le potenzialità specifiche del tennista; esse costituiscono le sue principali risorse e i suoi punti di forza sui quali è possibile costruire i necessari percorsi di crescita e maturità interiore e sportiva.

Un processo che stimola, motiva e prepara progressivamente i propri atleti a diventare dei giocatori vincenti, grazie anche  all’utilizzo di una crescente consapevolezza e maturità combinate con un tennis sempre più maturo, esperto, intelligente, ordinato; un metodo peraltro sintetizzato ottimamente dal coach Brad Gilbert, e definito “vincere sporco”, ovvero l’arte di utilizzare con astuzia tutte le risorse a propria disposizione, intaccando così parallelamente, e in modo graduale, le certezze dell’avversario.

Consiste essenzialmente in tre punti focali:

  • Individuare le opportunità.
  • Esaminare le alternative.
  • Capitalizzare le opportunità utilizzando la miglior alternativa possibile.

Qui prevalgono tattica, strategia e piani d’azione studiati a tavolino su misura per neutralizzare le migliori qualità e risorse dell’avversario, aspetti che spesso in campo fanno la vera differenza incidendo enormemente sull’esito dell’incontro.

Un momento di preparazione mentale pre match è essenziale per giocare al meglio la partita, in cui il tennis coach e il mental coach dello stesso team possono incontrarsi per interagire sinergicamente, disponendo la propria preziosa collaborazione al servizio del giocatore.

Parola di Coach! gianfranco santiglia parola di coach


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