Il dizionario essenziale per una prestazione ottimale.

 

Eccoci alla terza parte del dizionario essenziale attraverso il quale è possibile assicurarci una prestazione ottimale.

Dopo l’incontro iniziale con le prime quattro lettere del dizionario essenziale,  A B C D,  e dopo il successivo appuntamento con E F G , continuiamo l’esplorazione mettendoci in cerca di altre tre preziose chiavi con le quali aprire la porta della prestazione ottimale, in ogni campo e ad ogni livello.

Ciò che assolutamente dobbiamo sempre ricordare è che il nostro cervello deve essere resettato di continuo, ripulito totalmente dalle interferenze, in particolar modo in quei frangenti  in cui è necessario offrire il meglio di noi, come per esempio in prossimità di una delicata performance in cui lo scopo è di realizzare una prestazione ottimale.

Altrettanto è necessario fare non solo per la mente, ma anche per tutte le altre componenti interiori: energetica, fisica, emozionale e spirituale.

Occorre affidarci all’essenziale togliendo tutto il superfluo, soprattutto le inutili zavorre che ci impediscono di spiccare il volo.

Una volta resettati i comandi si riparte da capo.

Oggi si riparte da qui:

 

H: HARA

Gli orientali  sono custodi di un grande segreto.

Molti di loro sanno da sempre che il segreto della saggezza, della felicità, del benessere e della vitalità, dell’equilibrio, della forza e del successo si trova proprio al centro del proprio corpo, nel basso ventre, poco al di sotto dell’ombelico.

I giapponesi hanno denominato questo punto hara, i cinesi tan tien, gli indiani chakra.

Un centro interiore vitale, comunque noto in molte altre aree e tradizioni del pianeta, come quella andina, in cui è denominato qosqo.

In tutte queste tradizioni l’hara è considerato un centro energetico di indiscussa importanza, una sorta di porta segreta della vita e anche della morte. Attivare questo nucleo di energia significa risvegliare tutto il proprio potere personale e padroneggiarlo implica la possibilità di divenire capaci di enormi trasformazioni e operazioni rigenerative e creative ad ogni livello dell’essere.

Proprio per la sua posizione centrale all’interno del corpo, l’hara è una sorta di elemento equilibratore, una bilancia interiore che ci aiuta a pesare e a misurare, ma anche una bussola interna che ci consente di orientarci, un rilevatore con cui cogliere sensazioni ed emozioni profonde che ci possono fare da guida nel fitto dedalo di stradine interiori che attraversiamo e incrociamo ogni giorno. Possiamo quindi lasciare che sia l’hara a condurre per noi, in modo da orientarci al meglio tra i migliaia di impulsi da cui siamo perennemente sollecitati, lasciando prima all’hara il compito di digerirli, masticarli e metabolizzarli.

In questo senso si caratterizza come una sorta di valido e sensibilissimo cervello viscerale, che ci spinge a sentire, pensare e agire attraverso la “pancia”.

Durante la performance affidarci al nostro hara ci consente di sostituire il pensare con il sentire, il che significa divenire più rapidi, agili, snelli, immediati, istintivi, semplici, efficaci.

Una vera e propria macchina da guerra, perfettamente oliata.

Con e attraverso l’hara è possibile agire in accordo con il proprio termometro interiore, bypassando la mente razionale ed analitica, critica e tumultuosa, in cui si annidano le innumerevoli trappole e le consuete abitudini e credenze dannose in cui tanto spesso indugiamo. Attitudini che possono tradursi in modo automatico e inconsapevole in pericolose interferenze interne che ostacolano, rallentano, danneggiano la prestazione ottimale, soprattutto in termini di complicatezza e disattenzione.

I: INTENZIONE

La nostra intenzione utilizzata in modo consapevole funziona come un agente catalizzatore indispensabile al processo di trasformazione delle informazioni energetiche nelle corrispondenti forme ed espressioni materiali.

È come dire che nessuna forma esisterebbe senza consapevolezza.

L’intento, o intenzione, è proprio questa consapevolezza superiore che diventa agente veicolante della vita nelle sue molteplici espressioni e manifestazioni. In fondo, tutto ciò che esiste è nato da una precedente visione, da un’idea e da un’intenzione, una volontà o proposito di realizzarla, mettendola poi in pratica. L’intenzione è dunque, semplicemente, la somma di pensiero ed energia volti all’azione e alla realizzazione di uno scopo, una necessità, una precisa finalità.

È la scintilla che ci mette in moto per garantire forma e consistenza alla nostra esistenza: organizza, muove e orienta le energie che ci attraversano, che sono a loro volta mosse da un intento superiore, sistemico.

Avendo il nostro intento scopo e potere, appare necessario fare estrema pulizia e chiarezza nell’ambito del suo utilizzo, soprattutto prima di una prestazione importante in cui chiediamo il meglio di noi.

Utilizzare l’intenzione consapevole durante una qualsiasi performance può aiutarci a muovere con più facilità l’energia nella direzione desiderata, senza impedimenti né fraintendimenti, consentendoci di rendere al meglio delle nostre reali possibilità, in modo da garantirci il successo in ogni campo e a qualsiasi livello.

Quando invece ci sentiamo bloccati, inibiti, impotenti o quantomeno inefficaci durante una prestazione, la condizione è chiaramente connessa con un uso improprio e inefficace della propria intenzione, incapace in quel senso di tradurre in espressione e manifestazione corporea adeguata la volontà propositiva ideale.

Più in generale, il nostro intento, nella sua essenziale finalità, non è poi diverso da quello dell’universo: salvaguardare al meglio la vita, permettendole di accrescersi, migliorarsi, espandersi in relazione alle specifiche necessità di ciascuno.

Più evolviamo e più tali necessità e l’intento che le muove coincidono con la volontà stessa dell’universo.

E allora anche alcuni tra quelli che consideriamo e definiamo miracoli diventano finalmente possibili.

Lo sport ad alto livello ne è spesso una valida dimostrazione.

L: LUNGIMIRANZA

È possibile definire la lungimiranza come uno sguardo che vede lontano, un’occhiata lanciata in avanti, una consapevolezza capace di scrutare nel futuro, abile a cogliere, leggere e a decifrare tracce e segnali lungo la via.

Per analogia possiamo accostare la lungimiranza alle tradizioni esoteriche che descrivono l’esistenza di un terzo occhio, l’occhio interiore che vede l’invisibile, l’occhio onnipotente.

L’occhio di Dio.

È chiaro che una consapevolezza che sappia guardare e vedere veramente ciò che c’è davanti può rivelarsi molto utile tanto in chiave di performance che di costruzione della stessa, nella fase di progettazione, programmazione e costruzione, a breve come pure a medio e a lungo termine.

In alcune prestazioni è necessario considerare più di una tappa intermedia in relazione all’obiettivo finale, e in questo percorso la lungimiranza può senza dubbio essere un valore aggiunto, spesso decisivo. Può venirci infatti in soccorso aiutandoci a scandire perfettamente tutti i ritmi, le modalità e i tempi più adeguati, in modo da non vincere soltanto singole battaglie ma anche e soprattutto l’intero conflitto.

La lungimiranza può inoltre aiutarci a posporre una soddisfazione immediata preferendole una conquista futura, divenendo a questo proposito un efficace antidoto al principio del piacere, spesso fuorviante in ambito di performance.

Meglio senz’altro sostituirvi il principio della realtà, più adatto a ottimizzare e a valorizzare ogni aspetto e fattore nella chiave performativa dell’obiettivo finale.

Ma la lungimiranza non è soltanto la capacità di vedere più lontano degli altri, bensì anche di esserci, di riuscire a precedere tutti di almeno un passo.

Questo può offrirci un vantaggio notevole in alcune circostanze, minimo in altre, ma pur sempre un vantaggio che può romper gli equilibri di qualsiasi contesa, anche in quella più equilibrata.


 

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